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Mostre ed eventi // Pagina 10 di 216
17.02.2016 # 4456

Daria La Ragione // 0 comments

GOHAR DASHTI. Limbo

a Milano fino al 16 aprile 2016

Protagonista in prestigiosi Musei come il Victoria and Albert Museum di Londra, il Mori Art Museum di Tokyo, il Museum of Fine Arts di Boston o la National Gallery of Arts di Washington, Gohar Dashti è diventata uno dei punti di riferimento del panorama artistico del Medio Oriente. In occasione della mostra milanese, il Florida Museum of Photographic Arts le dedica poi un’importante personale, nella quale saranno presentati proprio i suoi ultimi progetti.

Da sempre testimone del complesso tessuto sociale e culturale iraniano, Dashti si contraddistingue per una cifra stilistica di rara suggestione, capace di proiettare nella dimensione metaforica dell’arte la collisione di tratti distintivi apparentemente opposti: ironia e amarezza, incanto e sofferenza, severità ed evasione. La raffinatezza del suo lessico, strettamente connesso a un’implicita connotazione autobiografica, si traduce in una simmetria creativa audace e incisiva, dove l’estetica dell’allegoria si scopre come costante elemento focale.


Il titolo dell’esposizione, LIMBO, prende spunto dall’ultimo progetto dell’artista, l’emblematica serie Stateless (2014-2015), presentata a Milano come nucleo centrale della mostra.

Realizzata in un remoto paesaggio desertico nell’isola di Qeshm, territorio iraniano che si affaccia sul Golfo Persico, la serie regala panorami incontaminati, dove una natura quasi prepotente incornicia scenari dal malinconico richiamo. Nonostante l’innegabile sublimazione del paesaggio circostante, i protagonisti degli scatti sembrano chiaramente abitare un luogo che non appartiene loro. Si riscoprono vulnerabili, davanti ad una strada che non riconoscono. 

È questo silenzioso senso di abbandono, e il dolore della separazione dalla propria terra, la propria storia e quindi la propria cultura, che hanno ispirato Gohar Dashti nella realizzazione di una delle sue serie più poetiche, un progetto che assorbe la sofferenza della difficile condizione di profugo ed esiliato, restituendo l’identità di una memoria a chi purtroppo - a causa di guerre, malattie o soprusi - è stato costretto ad abbandonarla.

L’evocazione di un paesaggio surreale in perfetto equilibrio - o volontario squilibrio - con la componente umana, è riconoscibile anche nella serie Iran, Untitled (2013) in cui l’artista si concentra sulla morfologia emozionale dell’individuo. Come gli evocativi haiku giapponesi, noti per la capacità di catturare un sentimento con l’utilizzo di un linguaggio sensoriale, così Gohar Dashti, con la potenza delle proprie fotografie, riesce a denudare la vulnerabilità umana, traducendo l’autentica essenzialità emotiva.
Di simile lirismo sono anche i trittici del progetto Me, she and the others (2009), nei quali, seppur si abbandoni il dialogo con la natura, rimane comunque il magnetismo di una confessione tanto privata quanto collettiva. Questa volta domina la questione femminile e il conseguente ruolo della donna nella cultura iraniana in tre differenti contesti sociali: al lavoro, nella propria casa e nella sfera pubblica.

17.02.2016 # 4455

Daria La Ragione // 0 comments

Scacco al rischio! Fortuna, sventura, calcolo nell'assicurazione dal Medioevo a oggi

a Milano fino al 9 aprile 2016

Dal 29 gennaio al 9 aprile 2016, lo Scalone Monumentale della Sala del Grechetto, alla Biblioteca Sormani di Milano, ospita una mostra che ripercorre 700 anni di storia dell’assicurazione, dal Medioevo a oggi.

L’esposizione, dal titolo Scacco al rischio! Fortuna, sventura, calcolo nell’assicurazione dal Medioevo ad oggi, curata da Marina Bonomelli e Claudia Di Battista, organizzata da Fondazione Mansutti e Biblioteca Sormani, con il contributo di Fondazione Cariplo, presenta rari materiali come libri, polizze, targhe, manifesti, provenienti dalla Fondazione Mansutti di Milano, che conserva una collezione specialistica unica al mondo.

La rassegna ripercorre le tappe fondamentali di un viaggio che dalla Firenze di Giotto e Petrarca, passa dalla Spagna per arrivare alla fine del 1500 in Olanda e in Inghilterra, da dove l’assicurazione si è infine diffusa in tutto il mondo, per giungere alla contemporaneità.


Il percorso si sviluppa seguendo tre aree cronologiche.

La prima - Il Medioevo - si apre con la polizza di assicurazione più antica a noi pervenuta, stilata da un notaio genovese il 18 febbraio 1343, proveniente dall’Archivio di Stato di Genova. Nel Trecento, il ceto mercantile aveva raggiunto una notevole potenza economica e politica, fino ad allora sconosciuta. I rischi dei viaggi oltremare con l’Estremo Oriente e con le ricche colonie levantine si erano così sviluppati che si riteneva indispensabile trovare il modo di non annullare il guadagno ottenuto con trasferimenti così avventurosi.

L’intuizione dei grandi mercanti fiorentini e genovesi portò alla creazione di uno strumento che potesse trasferire il rischio della perdita di un carico o della stessa nave ad altri che fossero disposti a prenderlo su di sé al fine di ottenere, a loro volta, un’analoga copertura per le loro spedizioni. Questa pratica si diffuse rapidamente per tutto il Quattrocento, al punto da diventare vitale per il commercio, nonostante la Chiesa e suoi illustri teologi cercassero di definire i confini tra liceità dell’assicurazione e pericoli di usura.

Nella seconda sezione – L’età Moderna - si analizza quanto la diffusione della pratica dell’assicurazione necessitasse di una sistemazione unitaria realizzata attraverso leggi organiche e con l’apporto di giuristi che hanno dedicato a questa materia interi trattati. Sarà esposto, ad esempio, il Consolato del mare nell'edizione veneziana del 1549, il Tractatus De assecurationibus nella rara prima edizione di Pietro Santerna del 1552, il De mercatura di Benvenuto Stracca del 1622. Molto interessante è anche l’Ordonnance de la Marine, promulgata da Luigi XIV nel 1681. Tra le sue norme, ad esempio, vi è quella che vieta l’assicurazione sulla vita delle persone ma dà la facoltà di assicurare la vita degli schiavi che erano trattati alla stessa stregua delle merci trasportate sulla nave. Di importanza fondamentale per lo sviluppo della tecnica assicurativa è stato il contributo dato da importanti scienziati quale Jakob Bernoulli, autore del primo trattato sul calcolo delle probabilità, esposto in mostra nella rara edizione del 1713.

L’età Contemporanea, oggetto d’indagine della terza sezione, segna la definitiva affermazione dell’attività assicurativa, ora non più in mano a singoli mercanti, ma a compagnie dotate di elevate disponibilità finanziarie che si dedicarono alla copertura di rischi diversi da quelli marittimi. Dopo l’assicurazione contro l’incendio e sulla vita, la prassi si è estesa ad altri rami assicurativi destinati a coprire i nuovi rischi determinati dalla società in continua evoluzione tra cui il furto, gli infortuni, le malattie, la responsabilità civile, i trasporti.

Nel Novecento, la nuova forma di comunicazione pubblicitaria non lasciò insensibili le compagnie assicuratrici che coinvolsero, per reclamizzare i loro prodotti, alcuni dei maggiori artisti dell’epoca. La mostra offre un’ampia selezione di manifesti, creati da autori quali Boccioni, Dudovich, Metlicovitz, Hohenstein, Mucha e un centinaio di targhe-incendio originali di compagnie di assicurazioni.


Tra le rarità si segnalano il manoscritto membranaceo De contractibus et usuris di San Bernardino da Siena del 1470, polizze manoscritte e a stampa delle principali piazze italiane (Firenze, Venezia, Genova) strumenti di navigazione antichi, portolani e atlanti tascabili provenienti dalla Fondazione Mansutti e da collezioni private.

Un percorso virtuale interattivo, realizzato con il contributo scientifico e didattico di Forum-Ania Consumatori, riassume le fasi storiche del fenomeno assicurativo, offrendo ai visitatori l’opportunità di rivivere la mostra in formato digitale.

Accompagna la mostra il volume “L’affascinante storia dell’assicurazione. Manifesti, libri, targhe, polizze”, pubblicato da Silvana editoriale.


Milano, Biblioteca Sormani - Scalone Monumentale della Sala del Grechetto (via Francesco Sforza 7)
29 gennaio - 9 aprile 2016

17.02.2016 # 4454

Daria La Ragione // 0 comments

GESTURES - Women in action

a Merano fino al 10 aprile 2016

La Body art è stata una delle grandi novità del scolo scorso. La scoperta del linguaggio del corpo, l'accostamento tra arte e performance, l'elevazione dell'espressione corporea ad aspetto fondante dell'estetica contemporanea, alcune tra le grandi invenzioni dell’arte del Novecento. 

L'abolizione dei confini tra teatro, spettacolo, comunicazione e arte, ha contribuito a palesare vari aspetti che riguardavano la condizione della donna nel mondo. Con la Body art le donne si sono affermate come grandi protagoniste di questa rivoluzione culturale e la loro presenza nell'arte è diventata fondamentale. In tutto il mondo ci sono state artiste che hanno saputo utilizzare il proprio corpo come arma politica per denunciare in generale la condizione della donna nella società. Ma hanno anche sviluppato un approccio che intendeva abolire la distanza tra artista e pubblico, facendo dell'arte un fondamento della comunicazione sociale, uno specchio e un laboratorio dei cambiamenti in atto. Il pubblico non era più considerato uno spettatore passivo, ma parte integrante dell'opera stessa. Cosi, molte cose sono cambiate grazie al coraggio delle donne protagoniste della Body art degli anni Sessanta e Settanta, aspetti che hanno mutato profondamente il corso dell'arte contemporanea.


L'abolizione dei confini tra teatro, spettacolo, comunicazione e arte, è stata importante per palesare vari aspetti che riguardavano la condizione della donna nel mondo. Con la Body Art le donne si sono affermate come grandi protagoniste di questa rivoluzione culturale e la loro presenza nell'arte è diventata fondamentale, manifestandosi in molti paesi come scelta politica per la parità di genere proprio negli anni cruciali del movimento femminista. Le loro opere hanno sviluppato un approccio che intendeva abolire la distanza tra artista e pubblico, facendo dell'arte un fondamento della comunicazione sociale, uno specchio e un laboratorio dei cambiamenti in atto. Il pubblico non era più considerato uno spettatore passivo, ma parte integrante dell'opera stessa. L'esposizione si sviluppa in senso cronologico, fatta eccezione per l'androne del museo e la piattaforma dalla quale si ha accesso alle sale, dove è esposto il violoncello dell'artista e musicista americana Charlotte Moorman e il video che mostra la performance in cui l'artista ha impiegato tale strumento. Sulla grande parete che dal piano terra accompagna i tre piani espositivi, campeggia una grande fotografia di Marina Abramovic.


Artiste in mostra: 

Marina Abramovic, Sophie Calle, Silvia Camporesi, Jeanne Dunning, Valie Export, Regina José Galindo, Yayoi Kusama, Ana Mendieta, Charlotte Moorman, Shirin Neshat, Yoko Ono, Orlan, Odinea Pamici, Gina Pane, Carolee Schneemann.


11.01.2016 # 4442

Ilas Web Editor // 0 comments

Vivian Maier. Una fotografa ritrovata

a Milano fino al 31 gennaio 2016

La vita e l’opera di Vivian Maier sono circondate da un alone di mistero che ha contribuito ad accrescerne il fascino. Tata di mestiere, fotografa per vocazione, non abbandonava mai la macchina fotografica, scattando compulsivamente con la sua Rolleiflex. È il 2007 quando John Maloof, all’epoca agente immobiliare, acquista durante un’asta parte dell’archivio della Maier confiscato per un mancato pagamento. Capisce subito di aver trovato un tesoro prezioso e da quel momento non smetterà di cercare materiale riguardante questa misteriosa fotografa, arrivando ad archiviare oltre 150.000 negativi e 3.000 stampe.

La mostra presentata da Forma Meravigli raccoglie 120 fotografie in bianco e nero realizzate tra gli anni Cinquanta e Sessanta insieme a una selezione di immagini a colori scattate negli anni Settanta, oltre ad alcuni filmati in super 8 che mostrano come Vivian Maier si avvicinasse ai suoi soggetti.

Figura imponente ma discreta, decisa e intransigente nei modi, Vivian Maier ritraeva le città dove aveva vissuto – New York e Chicago – con uno sguardo curioso, attratto da piccoli dettagli, dai particolari, dalle imperfezioni ma anche dai bambini, dagli anziani, dalla vita che le scorreva davanti agli occhi per strada, dalla città e i suoi abitanti in un momento di fervido cambiamento sociale e culturale. Immagini potenti, di una folgorante bellezza che rivelano una grande fotografa.

Le sue fotografie non sono mai state esposte né pubblicate mentre lei era in vita, la maggior parte dei suoi rullini non sono stati sviluppati, Vivian Maier sembrava fotografare per se stessa.

Osservando il suo corpus fotografico spicca la presenza di numerosi autoritratti, quasi un possibile lascito nei confronti di un pubblico con cui non ha mai voluto o potuto avere a che fare. Il suo sguardo austero, riflesso nelle vetrine, nelle pozzanghere, la sua lunga ombra che incombe sul soggetto della fotografia diventano un tramite per avvicinarsi a questa misteriosa fotografa.

Vivian Maier. Una fotografa ritrovata presenta al pubblico l’enigma di un’artista che in vita realizzò un enorme numero di immagini senza mai mostrarle a nessuno e che ha tentato di conservare come il bene più prezioso.


11.01.2016 # 4441

Daria La Ragione // 0 comments

Barbie - The Icon

a Milano fino al 13 marzo 2016

Definirla una bambola sarebbe riduttivo. Barbie è un’icona globale, che in 56 anni di vita è riuscita ad abbattere ogni frontiera linguistica, culturale, sociale, antropologica.


Il suo vero nome è Barbara Millicent Robert, ma per tutti è solo Barbie. Definirla una bambola sarebbe riduttivo. Barbie è un’icona globale, che in 56 anni di vita è riuscita ad abbattere ogni frontiera linguistica, culturale, sociale, antropologica. Per questo motivo il Museo delle Culture di Milano le dedica una mostra, curata da Massimiliano Capella, dal titolo Barbie. The Icon, prodotta da 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE e promossa dal Comune di Milano-Cultura e da 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE in collaborazione con Mattel.

La mostra racconterà l’incredibile vita di questa bambola che si è fatta interprete delle trasformazioni estetiche e culturali della società lungo oltre mezzo secolo di storia, ma - a differenza di altre, o di altri miti della contemporaneità che sono rimasti stritolati dallo scorrere del tempo - ha avuto il privilegio di resistere allo scorrere degli anni e attraversare epoche e terre lontane, rappresentando ben 50 diverse nazionalità, e rafforzando così la sua identità di specchio dell’immaginario globale.


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