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Mostre ed eventi // Pagina 21 di 216
29.05.2015 # 4197

Daria La Ragione // 0 comments

MAURIZIO SACRIPANTI. EXPO OSAKA ’70

a Roma fino al 25 ottobre 2015

“Uno spazio che si muove può significare un paese che si muove”.

In movimento, pulsante e racchiuso da un involucro che muta in modo imprevedibile, vivente: è il progetto del Concorso per il padiglione italiano all’Esposizione Internazionale di Osaka’70 di Maurizio Sacripanti in cui, allo spazio statico tradizionale, si contrappone uno spazio in movimento dove il tempo, effettiva quarta dimensione, diventa un parametro manipolabile al pari degli altri.

In mostra disegni, fotografie, documenti, un modello e video interviste dedicate allo spazio del padiglione, per conoscere la poetica e le riflessioni progettuali di un grande architetto.

Carlo Scarpa, Luigi Moretti, Pier Luigi Nervi, Ludovico Quaroni, Giovanni Michelucci, Michele Valori, Alessandro Anselmi, a questi autori il MAXXI dal 2010 ad oggi ha dedicato delle mostre monografiche. In questo panorama risulta imprescindibile un omaggio a Maurizio Sacripanti anche in prospettiva dell’avvicinarsi del centenario della sua nascita.


17.05.2015 # 4173

Daria La Ragione // 0 comments

Bob Dylan. Like a Rolling Stone

a Bologna fino al 13 giugno 2015

ONO arte contemporanea presenta Bob Dylan: “LIKE A ROLLING STONE” una retrospettiva che ripercorre i primi anni della carriera di Bob Dylan attraverso le immagini di tre tra i più importanti fotografi che lo hanno immortalato: Barry Feinstein, le cui opere sono presentate per la prima volta in Italia, Joe Alper e Tony Frank. A questi si aggiungono le opere grafiche di Bob Masse, che lavorò alle locandine dei primi concerti di Dylan, quando ancora era pressoché sconosciuto. Gli anni Sessanta rappresentano probabilmente il periodo più controverso, creativo e vitale di Bob Dylan che, a 73 anni, è oggi considerato una delle figure che più hanno influenzato la cultura popolare americana del XX secolo.

Cinquant’anni fa veniva pubblicata, nel disco Highway 61 Revisited la canzone “Like a Rolling Stone” che, con i suoi cinquanta versi della stesura iniziale, cambiò le regole della composizione della musica popolare. Ispirato dalla musica folk e politicamente impegnata di Woody Guthrie, Robert Zimmerman (il nome d’arte è un omaggio al poeta gallese Dylan Thomas) lascia la nativa Duluth in Minnesota per approdare nella New York in cui i poeti della beat generation avevano già scritto pagine memorabili della cultura moderna e il fermento creativo era al suo apice. Sarà proprio Allen Ginsberg ad ammettere che con l’avvento di Bob Dylan il testimone viene passato alla generazione successiva. Le prime canzoni di protesta sociale che Dylan compose furono talmente incisive da proiettarlo, dallo sconosciuto ragazzo di campagna quale era, a “paladino” dei diritti sociali. Dylan suonò con l’allora compagna Joan Baez alla March on Washington for Jobs and Freedom del 28 agosto 1963 durante la quale poté assistere al discorso di Martin Luther King Jr. nel quale pronunciò lo storico “I Have a Dream”, che il cantante accrediterà come passaggio fondante del proprio pensiero. Le foto in mostra ripercorrono i primi anni della carriera di Dylan, dai concerti al Caffè Lena - una storica Coffe House nello stato di New York -, in cui presentava sul palco le prime canzoni di protesta fino alla svolta elettrica che, pur alienandogli numerosi fan della prima ora, lo farà assurgere a figura chiave della scena musicale e culturale di quel periodo.

Tra gli scatti presentati per la prima volta in Italia quelli di Barry Feinstein relativi al secondo tour inglese, considerato da molti non solo il miglior live di Bob Dylan ma con ogni probabilità uno dei migliori della storia della musica popolare contemporanea.


17.05.2015 # 4172

Daria La Ragione // 0 comments

Stratis Vogiatzis. Memorie sospese

a Torino fino al 21 Giugno 2015

Saranno esposte 26 fotografie della collezione Inner World, un progetto realizzato tra il 2007 e il 2010 sull’isola di Chios.
Stratis Vogiatzis è un sognatore e un artista appassionato, determinato a conservare i valori in cui crede. Dopo aver lavorato in diversi paesi del mondo, con questo progetto torna alla sua amata terra e rivisita i luoghi della sua infanzia. Con la macchina fotografica Vogiatzis cattura un pezzo della cultura popolare dell’Egeo, scopre e ci rivela il mondo nascosto dei cosiddetti “villaggi del mastice” di Chios.
Questi borghi medievali sono diventati ricchi e famosi grazie alla coltivazione di un piccolo albero che "lacrima" una resina profumata ampiamente utilizzata dal 14° secolo. In epoca recente questo commercio ha perso la sua importanza, così interi villaggi sono stati abbandonati.

Case, bar, negozi, cantine, scuole: luoghi dimenticati di una cultura popolare collettiva, che è rimasta come sospesa nel tempo e nella memoria. Stratis usa il suo talento e la sua sensibilità per esplorare, senza invadenza, questi luoghi privati, per cogliere l'anima delle persone che vi abitavano, per intuire il senso della loro vita. La figura umana è completamente assente negli scatti, ma dietro ogni assenza si avverte una presenza forte: gli oggetti abbandonati, tracce evidenti di semplice vita quotidiana, tradiscono abitudini e raccontano tradizioni. La polvere che li ricopre è un monito all’effimera condizione dell’esistenza. Sono cose lasciate come se all’improvviso qualcuno potesse entrare… le persone non torneranno, ma hanno lasciato un segno indelebile. Sono paesaggi interiori e scenari al limite tra memoria e realtà, che diventano testimonianze di un passato recente, un documento storico di vita vissuta.

Le immagini sono sobrie ed essenziali, mai pretenziose, caratterizzate da colori drammatici e dettagli così sorprendenti da creare un'intensa atmosfera emotiva. Avevo la netta sensazione che ogni stanza fosse il ritratto del suo proprietario, uno spaccato nell'anima delle persone che l’avevano abitata. Si potrebbe pensare che gli oggetti, dopo così tanti anni trascorsi a fianco delle persone e delle loro storie, abbiano acquisito un'anima. Mi muovevo e respiravo lentamente per paura di disturbare questo rapporto erotico tra gli oggetti e il tempo.
Stratis Vogiatzis



17.05.2015 # 4171

Daria La Ragione // 0 comments

Güler Ates - Il segreto nel silenzio

a Napoli fino al 30 Giugno 2015

Espone per la prima volta in Italia l'artista turca Güler Ates.
Il segreto nel silenzio è la personale curata dal critico Massimo Sgroi e sarà inaugurata venerdì 15 maggio alle 19 in esclusiva per la Galleria Spazio Nea. Le donne invisibili sotto i veli colorati che attraversano con la leggerezza silenziosa dei luoghi fortemente evocativi, incidono nella memoria profonda attraverso gli spendenti cromatismi della nuova visione medialica. Esse appartengono alla terra come all’infosfera; sono ragionamento oggettuale sulle pratiche di trasformazione dell’umano, risonanze di un'appartenenza alla storia così come proiezioni virtuali della natura indeterminata contemporanea.

Güler Ates attraversa i luoghi contaminando gli spazi, facendoli diventare potenti alterità della visione, universi fisici e mentali in cui il passaggio delle donne velate piega lo spazio facendole abitare il mondo. Le sue figure vivono l’alterità dello specchio laddove la topologia dell’immagine fotografica sovrappone ciò che è vicino a ciò che è lontano, l’interno e l’esterno, l’oggetto della visione ed il soggetto fino a proiettare queste contiguità all’interno della nostra stessa mente. È la forza di una evocazione straordinaria che non prescinde dalla profonda percezione sensoriale.

Per l’artista turca vale l’assunto di far divenire, attraverso il suo progetto artistico, le forme della vita meno aleatorie e transitorie pur cercando di rappresentare ciò che paradossalmente non è rappresentabile. Nel testo critico si legge: "La valenza estetica delle donne velate e dei landscape della memoria in cui sono inscritte mette in relazione, nel suo produrre sensi comunicabili, tutte le cose che entrano nel raggio della visione. L’opera finisce di essere inerte per diventare qualcosa che serve alla vita piuttosto che mero bene di consumo.L’immagine centrale delle opere di Güler Ates finisce per essere uno degli archetipi, in particolare mediterranei, che amplificano l’interazione fra persone, cose e luoghi del mondo. E proprio questo genere di versazioni affettive sono alla base di quella che noi definiamo, anche in senso più esteso, cultura; è l’oggetto dell’arte che crea, per dirla con una definizione di Durkheim, il cambiamento intorno a sé. La funzione, allora, di questo genere di opere, proprio perché presuppone memoria, attestazione di realtà (contemporanea) e creazione di un immaginario futuro, allorchè si basa su di una grande forza istintuale estetica, assolve esattamente al suo compito: quello di ri-velare, di s-velare esattamente coprendo il centro stesso dell’opera con un velo". Tutto questo fascino, questo mistero e questo silenzio sarà in mostra allo Spazionea fino al 30 giugno 2015.

17.05.2015 # 4170

Daria La Ragione // 0 comments

Ghizzardi/Berengo Gardin

Boretto | Reggio Emilia fino al 2 giugno 2015

La Casa Museo Al Belvedere “Pietro Ghizzardi” e l’Associazione Culturale “Pietro Ghizzardi” – Centro Documentale e Archivio Storico sono liete di presentare, nell’ambito del Festival Fotografia Europea 2015 – Effetto Terra, l’esposizione fotografica GHIZZARDI/BERENGO GARDIN, 15 scatti inediti degli anni ’70 del grande fotografo italiano, appartenenti all’Archivio Storico della Casa Museo, in cui è immortalata l’essenza del pittore-contadino di Boretto.

La mostra inaugurerà, alla presenza di Gianni Berengo Gardin, sabato 16 maggio 2015 alle ore 17.30 e resterà aperta al pubblico, ad ingresso gratuito, per tutti i week-end del mese di maggio ed il 2 giugno, giorno del finissage.
Le fotografie di Berengo Gardin, vincitore, tra gli altri, di World Press Photo e del Leica Oskar Barnak Award, mai divulgate prima della mostra, costituiscono un patrimonio unico e prezioso, custodito sul territorio reggiano, presentato quindi in prima nazionale a Boretto.

La cornice della mostra sarà la sala espositiva principale della Casa Museo “Pietro Ghizzardi” e l’esibizione snoderà una narrazione che è al contempo privata e collettiva, poiché, attraverso le immagini della quotidianità di Ghizzardi – realizzate mentre erano in corso le ricerche per Un paese vent’anni dopo – viene registrato il ‘canto del cigno’ della civiltà contadina, l’inesorabile perdita delle radici che profondamente legano l’uomo alla terra. Inoltre, le fotografie di Berengo Gardin esposte all’interno della Casa Museo hanno la possibilità di dialogare direttamente con le opere di Ghizzardi, attraverso un confronto iconografico immediato di grande suggestione.
Per la Casa Museo Al Belvedere “Pietro Ghizzardi” la realizzazione di questa mostra inserita all’interno del circuito di Fotografia Europea 2015 – Effetto Terra rappresenta un ulteriore momento per promuovere e valorizzare il patrimonio artistico ed archivistico che essa conserva, rafforzando la propria presenza sul territorio ed allo stesso tempo aprendosi ad una fruizione più ampia legata alla circuitazione di un pubblico eterogeneo per composizione ed interessi – quello del Festival –  offerta dalla manifestazione, particolarmente in forza della qualità estetica della proposta espositiva.


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