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Mostre ed eventi // Pagina 23 di 216
29.04.2015 # 4148

Daria La Ragione // 0 comments

Modigliani e la Bohème di Parigi

a Torino fino al 12 luglio 2015

La stagione 2015 delle mostre alla GAM di Torino prosegue con uno straordinario protagonista: Amedeo Modigliani, in un itinerario che aiuta a scoprire l’opera di colui che forse più di tutti incarna la figura dell’“artista maledetto”, ancora oggi considerato uno dei grandi interpreti della pittura europea del Novecento.
Saranno esposte circa 90 opere, tra cui sessanta capolavori provenienti dal Musée National d’Art Moderne ‐ Centre Pompidou di Parigi e da importanti collezioni pubbliche e private d’Europa.

Intorno alla figura centrale di Modigliani si presenta la straordinaria atmosfera culturale creata dalla “École de Paris”, la corrente che ebbe protagonisti alcuni artisti attivi nel primo dopoguerra, spesso esuli ebrei perseguitati nel loro paese di origine, che si raccolsero intorno a Montmartre e Montparnasse uniti dal desiderio di vivere in pieno il clima artistico e culturale di Parigi, creando una completa simbiosi tra vita e arte e distinguendosi per uno stile personalissimo e una vita dissoluta e priva di regole.

La mostra è costruita in cinque sezioni, che analizzano la vitalità parigina del periodo, con uno sguardo non solo alla pittura, ma anche al disegno che ha dato origine ai capolavori, e con un occhio particolare alla scultura in cui il protagonista, insieme a Modigliani, è Costantin Brancusi, lo scultore nel cui atelier Amedeo lavorerà per molto tempo. Tra le opere esposte in questa sezione le celebri Principessa X e Mademoiselle Pogany III, accanto a una serie di fotografie originali che Brancusi stesso scattò alle sue opere.

Modigliani è raccontato in mostra come il principale testimone della realtà cosmopolita della Bohème parigina, che ha segnato la sua indipendenza dai movimenti ufficiali delle avanguardie artistiche. Un particolare momento storico in cui, alla creazione dei capolavori, si affianca un’esistenza fatta di alcool e miseria che, uniti alla morte prematura, hanno contribuito ad avvolgere il personaggio in un'aura di leggenda.

29.04.2015 # 4147

Daria La Ragione // 0 comments

Fernando Botero. Via Crucis. La Pasión de Cristo

a Palermo fino al 21 giugno 2015

La mostra “Via Crucis. La Pasión de Cristo” di Fernando Botero sbarca a Palermo. Dopo aver fatto tappa a New York, Medellin, Lisbona e Panama, la mostra (costituita da 27 dipinti ad olio e 34 disegni) sarà ospitata nelle Sale di Duca di Montalto del Palazzo Reale dal 21 marzo al 21 giugno 2015.
Promossa dall’Assemblea regionale siciliana, dalla Fondazione Federico II e dal Museo colombiano di Antioquia quella di Palermo sarà l’unica tappa italiana.

Donate dall’artista al Museo di Medellin, sua città natale, nel 2012 le opere rappresentano uno dei grandi temi dell’arte fin dal XVI secolo. “Poi cominciò gradualmente a scomparire e, al tempo della rivoluzione francese, era praticamente scomparso. Oggi è inesistente”, ha spiegato l’artista a Beatriz Manz, docente di Geografia e Studi Etnici all’Università di Berkeley. “Non sono religioso, ma questo tema ha una bellissima tradizione artistica. A quei tempi, i pittori mescolavano la realtà quotidiana con la Storia (…) Mi sono preso la stessa libertà di mescolare certe realtà latinoamericane col tema biblico”.

Sull’apparizione dello stesso artista ne “Il bacio di Giuda”, Botero ha aggiunto: “Un’altra tradizione era quella di dipingere il proprio ritratto all’interno dei temi biblici. Masaccio accanto a Gesù nella Cappella Brancacci a Firenze, Pinturicchio negli affreschi di Siena e Michelangelo nel Giudizio Universale alla Cappella Sistina e via dicendo. Ho indossato il miglior vestito della festa per apparire accanto a Cristo. Non poteva essere diversamente”.Come nei dipinti su Abu Ghraib del 2005, anche qui crudeltà e dramma si espandono in forme rassicuranti, solide. Il corto circuito è assicurato e le tele già si attestano come momento cruciale dell’intera produzione boteriana.

La “Passione di Cristo” secondo Botero, intende fornire una riflessione sul dramma della passione e morte di Gesù Cristo, e il lavoro presentato dimostra un cambiamento nelle motivazioni dell’artista, pur mantenendo la forza del proprio stile. “Ho fatto queste opere – spiega l’artista colombiano – perché è un momento fondamentale della vita di Gesù e perché è un argomento che è andato scomparendo poco a poco nella storia della pittura: non ci sono elementi satirici in questo lavoro che è pervaso di grande rispetto”.

20.04.2015 # 4120

Daria La Ragione // 0 comments

DAVID BOWIE “HEROES”: fotografie di Masayoshi Sukita

a Bologna fino al 10 maggio

ONO arte contemporanea presenta DAVID BOWIE “HEROES”: fotografie di Masayoshi Sukita, la prima mostra italiana dedicata al maestro della fotografia giapponese che ha immortalato e ispirato David Bowie per oltre 40 anni.
L’archivio di Sukita su Bowie è probabilmente uno dei più importanti di quelli che riguardano l’artista londinese. Sebbene il suo lavoro sia universalmente noto attraverso gli scatti iconici che illustrarono la copertina dell’album “HEROES”in pochi sanno che la relazione tra Bowie e Sukita si è negli anni trasformata in una relazione di amicizia che ha dato vita a un vero e proprio sodalizio tra i due artisti, nonché a scatti intimi e di disarmante bellezza per la loro quotidianità che sono presentati, alcuni per la prima volta, da ONO arte. La relazione tra Bowie e Sukita nasce nel 1972 quando il fotografo arriva a Londra per immortalare Marc Bolan e i T-Rex, e sebbene ignaro su chi fosse David Bowie, decide di
andare a un suo concerto perché irresistibilmente attratto dal cartellone di
The Man Who Sold the World che lo promuoveva.
Una volta entrato Sukita ricorda: “Seeing David Bowie on stage opened up my eyes to his creative genius. I watched Bowie perform with Lou Reed and it was so powerful, Bowie was different to the other rock and rollers, he had something special that I knew I had to photograph”.
Sukita riesce finalmente ad incontrare Bowie di persona grazie all’aiuto dell’amica e stylist Yasuko Takahashi, pioniera di questo mestiere in terra nipponica nonché mente dietro alle prime sfilate di londinesi di Kansai Yamamoto, lo stilista che disegnò i costumi di scena diBowie durante il periodo di Ziggy Stardust, come saranno visibili nella foto in mostra. La Takahashi propose un portfolio con i lavori di Sukita all’allora manager di Bowie che gli accorda uno shooting.
È così che comincia una relazione professionale e umana tra i due che dura sino ad oggi.


20.04.2015 # 4119

Daria La Ragione // 0 comments

ELLIOTT ERWITT. RETROSPECTIVE

a Lucca fino al 30 agosto 2015

Che cosa significa raccontare la storia di un grande fotografo attraverso 136 scatti legati a oltre 60 anni di carriera? Ripercorrerne la vita, intercettare le sue passioni, percepire la sua filosofia esistenziale e comprenderne la grandezza attraverso la professionalità e l'originalità dei suoi scatti.
Pur avendo avuto come mentori Robert Capa, Edward Steichen e Roy Stryker, la fotografia di Erwitt ha assunto uno stile proprio, al tempo stesso intimista, ironico, sorprendente, certe volte impertinente e dolcemente irriverente, ma sempre tecnicamente impeccabile. Anche  gli scatti più evocativi, però, sono legati all'occasionalità del momento, al qui e ora di un luogo e di un tempo, al sorriso spontaneo di fronte a una scena atipica o a un ossimoro visivo.
Tutti i suoi lavori sono stati filtrati dall'emisfero destro del cervello, tutte le sue immagini sono frutto di un'elaborazione cerebrale istantanea che, attraverso un generoso utilizzo di più scatti, bloccano un momento che colpisce la sua attenzione creativa. Tra tutti i negativi ce n'è sempre uno che corrisponde a un compiuto equilibrio tra struttura compositiva e visione. “Tutte le immagini dovrebbero essere – afferma Erwitt rispondendo a una domanda di Angela Madesani –, se non perfette, per lo meno bilanciate, graficamente e geograficamente corrette. La composizione è assolutamente fondamentale e basilare per qualsiasi fotografia”.  
Non deve sorprendere la sua dimestichezza con il mondo del cinema: a New York frequenta corsi di cinematografia alla New School for Social Research e, successivamente, si trasferisce a Hollywood dove starà sul set di molti film. Erwitt dichiarerà più volte di amare il cinema neorealista italiano, che considera tuttora il migliore, e di aver imparato molto dalle pellicole di Rossellini e Visconti, o quantomeno di aver cercato illuminazione dal bianco e nero e dal “realismo senza artificio”.
“Un professionista per mestiere e un dilettante per vocazione” che ama la sottile ironia: il senso dell'umorismo è qualcosa di innato in un fotografo. È possibile affinare la tecnica, educare il senso estetico e compositivo, ma di certo non si può migliorare l'acutezza percettiva, la sagacia di spirito, la fantasia e l'estro intellettivo che determina la creazione di scatti unici. Erwitt, oltre ad avere una fervida immaginazione, possiede una grande capacità di osservare le persone, gli animali, le cose e la vita attraverso ironia e disincanto, perspicacia e intelligenza, spirito ludico e raffinatezza mentale. Potremmo parlare di ironia esistenziale che corrisponde al desiderio di prendere le distanze dal consueto e dal convenzionale per concepire un confine tra se stesso e tutte le cose che lo circondano.


20.04.2015 # 4118

Daria La Ragione // 0 comments

Milo Manara: Le Stanze del Desiderio

a Napoli fino al 30 maggio 2015

L’esposizione è inserita nel programma principale di Napoli COMICON, il Salone Internazionale del Fumetto, che avrà luogo dal 30 aprile al 3 maggio alla Mostra d’Oltremare. Milo Manara è stato nominato Magister del Festival per il 2015, una sorta di Presidente culturale a cui verrà dedicata appunto la mostra principale, che ha realizzato il manifesto del Salone e collabora a altre sezioni del programma culturale.
L’esposizione sarà riepilogativa dell’opera dell’autore de Il Gioco, che compie 70 anni nel 2015. Dalle primissime storie, di carattere storico e biografico, alle prime incursioni nel fumetto popolare e d’autore, fino alle grandi creazioni che gli hanno donato la fama di più importante autore di fumetti italiano al mondo. La saga di Giuseppe Bergman, le storie di Miele e di Claudia, le tante collaborazioni con grandi firme del mondo artistico italiano, da Fellini a Piovani, da Cerami a Celentano, tutte le storie a fumetti saranno in mostra al PAN in un percorso sì cronologico, ma che sarà anche scandito in sezioni tematiche dell’opera dell’autore e di quella componente erotica per cui è così conosciuto anche fra i non cultori della materia.
Ci si incamminerà, quindi, in questo percorso di meravigliose figure femminili, tra illustrazioni, tele, tavole originali, dalla nuova serie dello Zodiaco fino alle stupefacenti copertine in grande formato della collana creata per RCS. Tutto ciò per un totale di quasi 120 tavole in mostra, oltre a tanti altri materiali storici, con la consueta cura espositiva delle mostre di COMICON, tra scenografie e risorse audiovisive. La mostra si avvale di una bellissima illustrazione inedita di Manara, in mostra e come manifesto, messa a disposizione da un collezionista partenopeo.

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