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Mostre ed eventi // Pagina 26 di 216
27.02.2015 # 4058

Daria La Ragione // 0 comments

FROM & TO

a Merano fino al 12 aprile 2015

La mostra, curata da Éric Mangion, direttore del centro d’arte di Villa Arson e Valerio Dehò, direttore artistico di Merano Arte, presenta le opere di cinque giovani artisti italiani e cinque giovani artisti francesi: Tony Fiorentino, Leander Schwazer, Sonia Leimer, Julia Frank, Roberto Pugliese, Diane Blondeau, Lorraine Châteaux, Quentin Derouet, Vivien Roubaud, Thomas Teurlai.
"FROM & TO" è un'iniziativa nata dalla volontà di supportare da vicino la crescita dei giovani artisti, dando loro la possibilità di instaurare nuove relazioni e confrontarsi con il panorama internazionale. Al centro del progetto è la collaborazione e il confronto. Dentro e fuori, "from" and "to" è in questo senso una sorta di metafora degli scambi diretti o mediati che avvengono tra gli artisti ogni giorno nel tempo. Il progetto è giunto quest'anno alla sua terza edizione. Nei due appuntamenti precedenti (2007 e 2011) alcuni artisti italiani selezionati, avevano invitato un artista straniero a lavorare a quattro mani o ad esprimersi su un tema comune. In occasione di questa nuova edizione 2014-2015
"FROM & TO" si è sviluppato in forma rinnovata ed è diventato un'occasione d'interscambio culturale tra Francia e Italia. I dieci artisti, selezionati dai direttori dei due musei, hanno dato vita a una mostra che è stata ospitata da Novembre 2014 a Gennaio 2015 a Villa Arson, Nizza e che a partire da Febbraio fino ad Aprile 2015 viene presentata negli spazi di Merano Arte.


16.02.2015 # 4049

Daria La Ragione // 0 comments

La dolce vita di Pais

a Bologna fino al 1 marzo 2015

ONO arte contemporanea in collaborazione con Guido Gambetta e Salvatore Mirabella presenta La Dolce Vita di Pais, mostra personale di Rodrigo Pais, il fotografo romano che negli anni Sessanta ha documentato dall’interno i set dei più grandi film del periodo.
Quando Federico Fellini vince la Palma d’oro al festival di Cannes con La dolce vita e Michelangelo Antonioni il Premio della Giuria con L’avventura, si inaugura una stagione cinematografica di grande interesse per l’Italia che Rodrigo Pais (1930 – 2007), fotoreporter con all’attivo numerose collaborazioni illustri (il Corriere della Sera, il Corriere d’informazione, L’Unità e La Stampa), è riuscito a penetrare e svelare. In mostra non solo un compendio dei film più importanti della cinematografia nazionale che Pais ha fotografato, ma anche e soprattutto le protagoniste al femminile di quel periodo così fecondo: Sophia Loren, Silvana Mangano, Virna Lisa, Claudia Cardinale, Anita Eckberg o Anna Magnani sono solo alcuni dei nomi che sono passati sotto all’obiettivo attento di Pais, che non si è lasciato sfuggire nemmeno dive del calibro di Brigitte Bardot (Il Disprezzo, 1963) o Bette Davis durante le riprese de La noia (1963). Dai ritratti alle foto di scena, Pais ci restituisce uno sguardo del tutto personale di una stagione così florida come quella della “dolce vita” romana, confermandosi come uno dei più grandi fotoreporter del secondo dopoguerra.
La Noia (D. Damiani, 1963), L’eclisse (M. Antonioni, 1961), Matrimonio all’Italiana (V. de Sica, 1964), sono alcuni dei film dai quali sono tratti gli scatti in mostra, che riprendono momenti di pausa e di backstage, e ci restituiscono in modo inedito i retroscena delle opere cinematografiche che hanno reso l’Italia famosa a livello internazionale.
Gli scatti in bianco e nero si alternano a quelli a colori, più posati e calibrati, e fanno parte di un archivio di quasi 400.000 fotografie fra stampe e negativi che Pais stesso ha catalogato secondo il doppio criterio cronologico e per argomenti. Fatti di cronaca, politica, costume e società che da soli bastano a raccontare e scandire la storia del nostro paese dalla metà degli anni Cinquantafino alla fine degli anni Novanta, quando Pais conclude la sua attività di fotoreporter.

16.02.2015 # 4048

Daria La Ragione // 0 comments

Hollywood Snapshot

a Bologna fino al 1 marzo

ONO arte contemporanea presenta Hollywood Snapshot. Sid Avery Photographs personale di Sid Avery (1918 – 2002), il fotografo americano che negli anni ‘50 ci ha restituito il ritratto più intimo dei divi hollywoodiani.
Sessant’anni fa, nel 1955 moriva James Dean, il bello e dannato di Hollywood, vero e proprio simbolo di quella Gioventù Bruciata che aveva incarnato nel film omonimo uscito nelle sale proprio in quello stesso anno. E a immortalare il mito, era presente Sid Avery, fotografo statunitense che seppe fare della snapshot il suo marchio di fabbrica, realizzando alcuni degli scatti più iconici dei più grandi divi hollywoodiani del dopoguerra. Audrey Hepburn, Marlon Brando, Paul Newman, Elizabeth Taylor o Frank Sinatra, tutti vengono ritratti con la stessa intensità, a metà strada tra lo scatto rubato e la foto posata, caratteristica che da sempre è stata peculiare di Avery, tanto che può essere considerato un pioniere dell’istantanea nel patinato mondo di Hollywood, introducendo uno stile “candid” inusuale per il ritratto divistico. Facendo incursione nella vita ordinaria e privata delle star, ne mostra il lato più intimo, quello che normalmente rimaneva nascosto dietro alle luci dei riflettori. Negli anni Cinquanta infatti, la ritrattistica più patinata e tradizionale non ha più l’appeal di un tempo e Avery sa cogliere in pieno questa inversione di rotta: nelle sue immagini, lo iato tra persona e personaggio che fino a qualche anno prima era stato enfatizzato da suoi colleghi come George Hurrell e Laszlo Willinger, lascia il posto ad un clima quasi familiare che pone l’accento sull’umanità dei divi ritratti e non più sul loro essere “dei” da adorare.


12.02.2015 # 4043

Daria La Ragione // 0 comments

HARRY BERTOIA. Dalla natura al segno

a Pordenone fino al 29 marzo 2015

Emigrato nel ’30 verso gli Stati Uniti, Bertoia riuscì a conquistarsi il successo e a raggiungere notorietà internazionale con la linea di sedie Diamond (1952), un’icona del design mondiale. Ma più in generale con la sua multiforme produzione artistica (sculture, incisioni, disegni, gioielli, ecc.) egli seppe imporsi per la spiccata originalità unita ad un’attitudine sperimentale sia nel campo dei materiali che delle forme.

Harry Bertoia appartiene alla schiera non foltissima degli artisti friulani del ‘900 che hanno saputo meritare davvero fama internazionale. Fino a pochi anni fa era però poco conosciuto nella sua terra d’origine: tale lacuna è stata poi colmata da due mostre in successione (la prima presso la sua casa natale a San Lorenzo, nel 2008, e la seconda, più vasta e particolareggiata, a Pordenone nel 2009) esposizioni che hanno fatto conoscere meglio la qualità del suo lavoro anche nella nostra regione. Nel 2014 il Comune di Pordenone ha voluto rimarcare il riconoscimento dell’autorevolezza dell’artista intitolandogli il nuovo spazio espositivo di Palazzo Spelladi, divenuto dunque Galleria Harry Bertoia.

Sarà proprio questa prestigiosa sede ad accoglie l’esposizione che il Comune di Pordenone ha deciso di proporre per celebrare il centenario della nascita di Bertoia. Qui il percorso documentario già al centro delle due mostre precedenti è arricchito da materiali prima mai esposti, provenienti dalla collezione personale di Celia Bertoia, figlia del maestro. Si tratta di un importante nucleo di 30 monotipi, raffinate e rare stampe su carta, realizzate in unico esemplare tra la fine degli anni ’40 e l’inizio degli anni ’70.

Queste opere offriranno al visitatore l’opportunità di confrontarsi con una parte originale ma ancora poco nota della produzione di Bertoia e pure evidenzieranno i diversi apporti, anche europei, che confluirono nella sua arte, mai del tutto appagata dai risultati sia pure innovativi appena raggiunti. I monotipi in mostra, con il loro accostamento espositivo ad alcune sculture e ad alcune sedie Diamond, consentiranno infatti di ben percepire i molti rimandi e le suggestioni tra i diversi generi artisti praticati dall’artista.


12.02.2015 # 4042

Daria La Ragione // 0 comments

Empatie. Un viaggio da Proust a Cattelan

ad Aosta fino al 26 aprile 2015

L’esposizione, curata da Alberto Fiz, è organizzata dall’Assessorato in collaborazione con l’Atelier Mendini, che ha ideato un allestimento spettacolare e coinvolgente composto da una serie di strutture verticali policrome, simili a paraventi, collocate nella navata centrale dell’ex-chiesa sconsacrata, in grado di modificare radicalmente la percezione dello spazio e la sua fruizione. In occasione dell’inaugurazione, è prevista la performance musicale Costume per Donna e Arpa in cui viene riproposto un emblematico lavoro del 1976 realizzato da Mendini durante il periodo del controdesign dove l’arpa e l’arpista sono avvolte da un unico abito a maglia puntinista, tanto da creare una vera e propria living sculpture.
Sono oltre 80 le opere esposte tra dipinti, disegni, progetti, sculture, mobili, oggetti d’arredo creati dall’inizio degli anni settanta sino a oggi in un percorso che si caratterizza per una serie di incontri e contaminazioni con grandi esponenti della letteratura, del design e dell’arte. Ne emerge un viaggio romanzesco quanto affascinante dove tra gli spazi del Centro Saint-Bénin fanno la loro comparsa i dialoghi con Marcel Proust, Ettore Sottsass, Kazimir Malevich, Alberto Savinio, Frank Stella e Maurizio Cattelan.
Mendini si rivolge a ciascuno di questi autori considerandoli parte integrante del suo processo creativo.


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