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Mostre ed eventi // Pagina 29 di 216
13.01.2015 # 3999

Daria La Ragione // 0 comments

GIACOMETTI E L'ARCAICO

a Nuoro fino al 25 gennaio 2015

Curata da Pietro Bellasi e Chiara Gatti, la mostra, ricca di una settantina di pezzi, svelerà al pubblico il grande fascino che la statuaria antica (egizia, etrusca, greca, celtica o africana), esercitò agli occhi del maestro del Novecento celebre per le sue figure in cammino, le donne immote e silenziose come idoli del passato.
«Tutta l'arte del passato, di tutte le epoche, di tutte le civiltà, apparve davanti a me. Tutto era simultaneo, come se lo spazio avesse preso il posto del tempo». Da questa intensa confessione nasce l'idea di restituire ai capolavori di Alberto Giacometti (1901-1966) la loro dimensione d'eternità, avvicinando alle sue sculture sottili e longilinee, scavate nella materia come reperti archeologici, una selezione preziosa di reperti usciti da alcuni tra i più importanti musei italiani d'arte antica.
I prestiti delle opere di Giacometti, concessi da importanti collezioni svizzere oltre che dalla Kuntshaus di Zurigo e dalla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia, saranno accostati per la prima volta alle opere arcaiche del Museo Archeologico Nazionale di Cagliari, del Museo Civico Archeologico di Bologna, del Museo Civico di Palazzo Farnese a Piacenza e del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia.
I lavori di Giacometti e quelli dei suoi antenati animeranno un percorso avvincente, sviluppato per temi e iconografie, basato su un gioco di rimandi, di sguardi incrociati fra capolavori, sottratti alla dimensione del tempo e ricollocati nello spazio della contemporaneità.
Dagli studi condotti negli anni sui punti di contatto fra l'opera di Giacometti e la statuaria d'epoca antica – dall'arte egizia a quella sumera, dai manufatti dell'età del bronzo all'arte greca fino alla scultura africana – è emersa infatti la possibilità di costruire una mappa delle iconografie del passato e delle culture più amate dall'artista, prese a modello per la sua riflessione contemporanea, tesa alla ricerca di forme espressive ancestrali, capaci di rappresentare l'uomo moderno in una visione eterna, in un recupero delle origini e della nostra storia.

13.01.2015 # 3998

Daria La Ragione // 0 comments

LA NASCITA DI MAGNUM

a Cremona fino all’8 febbraio

“La nascita di MAGNUM. Robert Capa Henri Cartier-Bresson George Rodger David Seymour” esplora la nascita della più celebre agenzia fotografica del mondo, la Magnum Photos. E lo fa, al nuovo Museo del Violino a Cremona (dal 31 ottobre 2014 all’8 febbraio 2015), attraverso le immagini di coloro che di quella nuova, grande avventura furono i primi protagonisti. Un percorso ospitato all’interno di questa nuova struttura museale che rimarca il legame antico e indissolubile fra Cremona e la liuteria.

Il 22 maggio del 1947, dopo alcune riunioni presso il ristorante del Museum of Modern Art di New York, viene iscritta al registro delle attività americane la “Magnum Photos Inc”, nome che prendeva spunto dalla celebre bottiglia di champagne. A firmare erano Robert Capa, Henri Cartier-Bresson, George Rodger, David Seymour e William Vandivert. Nasceva così una realtà che era concretizzazione di una lunga riflessione avviata da Robert Capa durante la guerra civile spagnola e che, negli anni, era stata estesa anche ai fotografi che frequentava.
Un progetto che si fondava sulla tutela del lavoro del fotografo e sul rispetto degli associati diritti fotografici. Attraverso la formula della cooperativa, i fotografi diventavano proprietari del loro lavoro, prendevano decisioni collettivamente, proponevano autonomamente alle testate i propri lavori per non rimanere assoggettati alle esigenze editoriali delle riviste, e rimanevano proprietari dei negativi, garantendo così un pieno controllo sulla diffusione delle immagini. Un controllo che si estendeva anche ad un minuzioso controllo dei testi delle didascalie associate alle foto e al perentorio divieto di manipolare le immagini. Con questi presupposti, e con la qualità del lavoro dei suoi soci, Magnum diventa ben presto un riferimento nel mondo del fotogiornalismo.

Magnum rappresentava così una diretta conseguenza del grande sviluppo nella stampa illustrata e delle agenzie fotogiornalistiche che era avvenuto durante i due conflitti mondiali.
Fin dai suoi esordi viene prevista, per ogni fotografo, una suddivisione geografica dove operare: Henri Cartier-Bresson in Oriente, David Seymour l’Europa, William Vandivert l’America, George Rodger il Medio Oriente e l’Africa e Robert Capa piena libertà d’azione nel mondo.

L’avventura di Magnum, o meglio gli esordi di essa, viene raccontata al Museo del Violino da un corpus di ben centodieci fotografie che rappresentano una vera eccezionalità: per la prima volta infatti i primi reportage dei fondatori di Magnum vengono raccolti assieme permettendo di costruire uno straordinario spaccato sull’avvio di questa agenzia. Inoltre è occasione per avviare una riflessione sul ruolo del fotogiornalismo e sulle trasformazione che Magnum innescò in questo settore.

29.12.2014 # 3988

Daria La Ragione // 0 comments

Cavalieri, mamelucchi e samurai

a Torino fino all’8 febbraio 2015

Magnifiche armature italiane, tedesche, indiane, giapponesi e della tradizione islamica risalenti ad un lungo periodo che spazia dal Cinquecento all’Ottocento, presentate come “opere d’arte” che mettono a confronto usi, costumi e valori di società distanti e diverse: quella europea, quella medio-orientale e quella altrettanto raffinata dei samurai giapponesi.
La preziosa mostra sui Guerrieri d’Oriente e d’Occidente consente di scoprire e capire le differenze tra il “mondo” del guerriero europeo (rigido entro la sua armatura modellata in modo statuario), del combattente mediorientale (rivestito di maglie metalliche rinforzate con piastre d’acciaio nei soli punti vitali per meglio muoversi in combattimento), e dello stesso samurai giapponese (che privilegiava nel suo armamento difensivo una figurazione fantastica dai profili quasi geometrici). Le numerose opere esposte (oltre un centinaio) documentano inoltre la costante ricerca e l’impegno degli artigiani e degli artisti dell’epoca nell’inventare e fabbricare nuove armi ed oggetti bellici con forme e decorazioni sempre diversi rispondenti ad esigenze e mode che variavano di continuo.

Il percorso illustra una sorta di storia del costume “civile” e “guerresco", offrendo al pubblico degli adulti e delle scolaresche un’occasione per osservare il passato di popoli così distanti geograficamente tra loro attraverso una prospettiva inusuale ed allo stesso tempo spettacolare.


29.12.2014 # 3987

Daria La Ragione // 0 comments

Numeri. Tutto quel che conta, da zero a infinito

a Roma fino al 15 febbraio 2015

I numeri, i calcoli e le misurazioni fanno parte del mondo che ci circonda.
Nonostante molti cerchino di tenersene alla larga e conservino ricordi non piacevoli dell’incontro con questi temi ai tempi della scuola (o forse proprio per questo), il contare rimane una componente inevitabile della cultura umana e il mondo dei numeri sembra affascinare come non mai. I libri sulla matematica sono in cima alle classifiche di vendita, i giochi matematici non conoscono flessioni, i festival e gli eventi dedicati fanno il pieno di pubblico.
Questa mostra dedicata ai numeri, nella più vasta accezione del termine, è pensata per un visitatore generico, senza conoscenze pregresse, ma ha diversi livelli di lettura che potranno essere apprezzati anche da chi ne sa di più. L’idea di fondo è semplice: mostrare i numeri nella loro duplice, sconcertante e affascinante essenza. Da una parte sono oggetti naturali, che il cervello umano è predisposto a trattare senza problemi, e utili, perché la società ha bisogno di quantificare e misurare; ma sono anche oggetti artificiali e sociali, raffinate costruzioni matematiche e portati culturali carichi di fascino e bellezza. Fin dai tempi più antichi e nelle più diverse culture, i numeri racchiudono in sé bellezza e mistero e rappresentano lo specchio in cui si riflette, enigmaticamente, l’armonia del cosmo. Non solo forniscono il linguaggio di base di ogni discorso scientifico volto a esplorare e comprendere i fenomeni naturali, ma esercitano un fascino profondo e sottile sul pensiero filosofico e teologico, sull’arte, sull’architettura, sulla musica.
Con un argomento potenzialmente ostico come questo, il modello comunicativo è fondamentale. Abbiamo cercato di evitare al visitatore la frustrante sensazione del «devo capire a tutti i costi» e allo stesso tempo il paternalismo della posizione secondo cui «la matematica è facile e divertente». A seconda del livello di preparazione – e dell’umore del momento – i visitatori porteranno a casa diversi frammenti di conoscenza, curiosità, stimoli, consapevolezze nuove, dubbi, magari voglia di saperne di più, e avranno goduto degli exhibit più ludici e leggeri.


29.12.2014 # 3986

Daria La Ragione // 0 comments

MAN RAY A VILLA MANIN

a Codroipo fino al 11 gennaio 2015

Man Ray è autore di alcune delle opere più celebri del XX secolo come Le violon d’Ingres, nudo femminile con due intagli di violino all’altezza delle reni e Cadeau, ferro da stiro con la piastra percorsa da una fila di chiodi.
La straordinaria inventiva di un artista allo stesso tempo fotografo, pittore, ideatore di oggetti e autore di film sperimentali, viene raccontata a Villa Manin attraverso più di trecento opere che permettono di seguire Man Ray nella sua lunga e movimentata carriera fra Stati Uniti ed Europa, amori e amicizie. Per Man Ray non esiste infatti distinzione fra arte e vita, fra interesse estetico e sentimentale, desiderio e invenzione visiva. Pur mettendo in evidenza le diverse espressioni dello stile dell’artista, talvolta quasi disorientanti nel loro carattere enigmatico, la mostra permette di cogliere gli elementi di continuità nell’opera di Man Ray, le curiosità e le ossessioni che la punteggiano.
La creatività di Man Ray si esprime anche nei film sperimentali girati negli anni Venti: Retour à la raison, Emak Bakia, Les Mystères du Chateau du dé, Etoile de mer, oggi unanimemente considerati fra i capolavori della cinematografia surrealista.
A Villa Manin troverà spazio anche questa ulteriore manifestazione del talento visivo dell’artista.


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