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Mostre ed eventi // Pagina 30 di 216
29.12.2014 # 3984

Daria La Ragione // 0 comments

LA COLLEZIONE DELLE ICONE RUSSE AGLI UFFIZI

a Firenze fino al 1 febbraio 2015

L’esposizione, nuovo appuntamento del ciclo ‘i mai visti’, propone 81 icone di proprietà delle Gallerie fiorentine, che costituiscono il più antico nucleo collezionistico d’immagini sacre russe esistente fuori dal mondo ortodosso.
Dal 20 dicembre 2014 al 1° febbraio 2015, la Sala delle Reali Poste del Museo fiorentino accoglie la mostra della “Collezione delle icone russe agli Uffizi”.
La rassegna, promossa dall’Associazione Amici degli Uffizi e curata da Valentina Conticelli, Daniela Parenti della Direzione della Galleria e Vincenzo Gobbo, è parte integrante del ciclo ‘i mai visti’, che ogni anno offre al pubblico l’opportunità di approfondire temi legati ad opere poco note delle sue collezioni.
La mostra presenta 81 icone delle Gallerie fiorentine, costituenti il più antico nucleo collezionistico di icone russe esistente al di fuori del mondo ortodosso.
I due esemplari più antichi, un’icona mariana e quella raffigurante la Decollazione del Battista, sono databili fra la fine del XVI secolo e l’inizio del XVII e conservano ancora la coperta d’argento, detta oklad, che le rendeva gradite al gusto principesco di casa Medici, trovando posto fin dal Seicento fra le suppellettili della cappella di Palazzo Pitti.

29.12.2014 # 3983

Daria La Ragione // 0 comments

OUT OF FRAMES. BERGAMASCHI, CALORI&MAILLARD, CUMIA, HELL, SPERA

a Lissone fino al 15 febbraio 2015

Dopo la “pittura espansa”, tema che ha rin-novato la formula del Premio Lissone 2014, è ora la volta delle opere “fuori cornice” di Agostino Bergamaschi (Milano, 1990), Calori&Maillard (Bologna, 1986 - Bourg La Reine, 1984), Stefano Cumia (Palermo, 1980), Silvia Hell (Bolzano, 1983), Stefano Spera (Monza, 1983). Apprezzati dalla giuria del premio appena concluso, i cinque finalisti sono stati invitati a esporre nuovamente al museo di Lissone, dando così seguito alle loro ricerche individuali.
Come recita il titolo dell’installazione di Agostino Bergamaschi, Un gesto originario è «un'azione infinitamente originata, un fascio di luce che diviene forma nello spazio e che vuole essere percepito sensibilmente in una nuova materia, in una superficie mutevole, leggera e visibile, ma allo stesso tempo pesante e percepibile». Una fotografia, che da terra viene spinta verso l'alto, ritrae il momento in cui dei pulviscoli di polvere attraversano un fascio luminoso; la luce si rifrange su di essi e illuminandoli dà vita a un vortice che sembra concentrarsi in un punto, come se ad attirarli fosse un'energia che li trasforma in materia. Viceversa, un elemento in marmo raccoglie questa energia e la attrae a sé per allungarsi nello spazio, fino a diventare leggero, quasi impercettibile.
LAMPS #2 (SCP-trittico GBR) di Stefano Cumia è il risultato di una serie di azioni rituali che ribaltano e mettono in discussione l'ordine interno del “discorso sulla pittura”, riorganizzandone la sintassi. Il disegno si definisce a partire dalla traccia della struttura del telaio che affiora sulla tela ribaltata, diventando elemento portante che viene rei-terato con minime variazioni. La gamma cro-matica è limitata ai tre colori primari che si alternano in altrettante combinazioni, sia per quanto riguarda la posizione che occupano sulla superficie, sia per la scelta dei materiali connessi alle diverse fasi del lavoro.
Le sculture di Silvia Hell sono parte di due progetti basati su un processo di codifica che intende far confluire in una forma estetica una gamma di valori multidimensionali.
In A Form of History il focus è posto sulle complesse riconfigurazioni della fisionomia dell’Europa; i diversi diametri di ogni scultura corrispondono agli anni, dal 1861 al 2011, in cui il confine di uno stato è cambiato. In Cosa accade quando si dice: ‘ecco, ho un’idea’?, citazione di Deleuze tratta da Cos'è l'atto di creazione, vi è una corrispondenza tra titolo e forma. Il processo di sostituzione dal testo al volume si attua in due fasi, la prima è l’abc, cioè la traduzione delle lettere, per altezza e larghezza, in solidi; la seconda riguarda il si-gnificato dell’enunciato, rispetto al quale si delinea la scultura.
Calori & Maillard, che al Premio Lissone avevano partecipato con una Chaise lounge costruita con semplici telai da pittura e tela dipinta, presentano ora una variante dello stesso ciclo: Study on painting n9 (Henri). «Henri», spiegano le artiste, «era un amico caro che ogni giorno guardava le montagne per riprodurle. Henri era un amico caro che ogni giorno seguiva l'andamento in borsa. Henri era un amico caro che stringeva sem-pre gli occhi per vedere il doppio delle cose. Henri si perdeva nel disegno del tappeto che diventava un mondo».
Il tema indagato da Stefano Spera è il rapporto tra uomo-spazio-opera rispetto al concetto di reale/virtuale. Il vero protagonista di questi dipinti è lo spazio, che il world wide web distorce e altera; la pittura diventa quindi rideterminazione e appropriazione di immagini legate agli spazi museali. L’opera rappresenta una raccolta di esperienze frammentarie (con annesse distorsioni) attinte dalla rete che, come dice Jean Baudrillard, diventa il nostro terzo occhio, o forse un’altra dimensione tra il reale, il virtuale e l’immaginazione.

08.12.2014 # 3967

Daria La Ragione // 0 comments

RENATO AMORUSO. Il Colore dei Sentimenti umani

a Torino fino al 9 gennaio 2015

Il percorso espositivo raccoglie una selezione di cinquanta dipinti che riveleranno al pubblico la suggestiva storia di questo artista che vive a Firenze e che offre una pittura tutta personale, solitaria, silenziosa che non rientra in nessuna catalogazione metodologica del sistema dell’arte; una pittura che appartiene a quella zona intima dell’uomo che Aristotele chiama la Forma dell’Anima.

Come afferma Marisa Vescovo nel suo saggio in catalogo, “Tutta la ricerca di Renato Amoruso è divaricabile in due ampi capitoli, uno legato alla leggerezza (intesa come voleva Italo Calvino), e un altro legato alla materialità cromatica. (…) Si tratta di una vita di lavoro, in cui il nostro autore è rimasto straniero in patria, ma non straniero al suo stesso tempo, nel quale è possibile trovare la verità del proprio sé: una verità appunto che si può cogliere soltanto in esilio, da una extraterritorialità di ricerca, da cui si può leggere la costellazione chiave della modernità”.

Amoruso è nato artista. Le sue opere vivono nei colori che guardano la Natura e si rispecchiano nei suoi sogni. Sono lavori liberi da ogni titolazione che, oltrepassando ogni segno pittorico, parlano di Sentimenti Umani e hanno l’obiettivo di ricordare quei valori primari insiti nell’animo umano come il rispetto dell’Uomo e della Natura.

RENATO AMORUSO. Il Colore dei Sentimenti umani

Torino, Spaziobianco (via Saluzzo 23/bis)

29 novembre 2014 - 9 gennaio 2015

08.12.2014 # 3966

Daria La Ragione // 0 comments

Servet Kocyigit | TRUTH SERUM

a Milano fino al 7 febbraio 2015

Dal 27 novembre 2014 al 7 febbraio 2015, Officine dell’Immagine di Milano ospita la prima personale italiana di Servet Kocyigit (Kaman, 1971), uno degli autori più interessanti della scena contemporanea turca.

Curata da Silvia Cirelli, la mostra dal titolo Truth Serum esplora il percorso artistico di questo poliedrico interprete, raccogliendo una selezione di opere, tra fotografie, installazioni e video, mai esposte in Italia.

L’attuale ricerca espressiva di Servet Kocyigit cattura la mappatura intima di un paese, la Turchia, che da diversi decenni vive in costante bilico fra Occidente e Oriente, fra stato laico e islamico, nell’incessante disputa fra desiderio di modernizzazione e salvaguardia della tradizione.
Questa dialettica viene esplorata con grande originalità, traducendo le ambivalenze della propria nazione e soprattutto spostando l’attenzione verso una dimensione più collettiva, che evoca abilmente l’inaffidabilità della verità e la sua ingannevole alterazione.
Questi tratti stilistici sono sicuramente stati influenzati dalla sua esperienza personale; non bisogna dimenticare, infatti, che la sua generazione è cresciuta dopo il golpe del 1980, quando la censura sempre più rigida obbligava le persone a credere in una verità indiscussa e soprattutto imposta.
La precarietà della verità, come anche il suo confronto con il concetto di libertà, hanno un ruolo preponderante nella sua sintesi poetica. “È stato proprio attraverso l’arte - ha avuto modo di affermare lo stesso Kocyigit - che ho capito cosa fosse davvero la libertà”.


08.12.2014 # 3965

Daria La Ragione // 0 comments

AMOS GITAI. Strade/Ways

a Milano fino al 1 febbraio 2015

Una mostra/installazione creata dal grande regista israeliano per la Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale di Milano che, con sue fotografie in grande formato, sequenze di suoi film, dispositivi sonori e visivi, indica i legami che uniscono culture, storie e persone nelle terre del medio e del lontano Oriente.

Sequenze di film, fotografie, documenti, tappeti antichi e dispositivi visivi e sonori compongono l’opera che trae ispirazione da tre differenti percorsi. Il primo, è il film Lullaby to my father, dedicato alla vita di suo padre, l’architetto del Bauhaus Munio Weinraub che, costretto a fuggire dai nazisti, si trasferirà in Palestina e svolgerà un ruolo decisivo nella nascita dell’architettura israeliana; il secondo, è la conversazione tra Gitai e il grande fotografo milanese Gabriele Basilico, sulla fotografia, l’architettura, gli scenari del film Free Zone dedicato ad un luogo/non luogo che raggiunsero insieme; il terzo, che occupa l’intera sala delle Cariatidi, ricostruisce il processo che porta alla nascita di Carpet, il nuovo film del regista, le cui riprese non sono ancora iniziate.

La pellicola racconterà la storia a ritroso di un tappeto, dalla casa d’asta dove è stato battuto fino al luogo della sua produzione, attraverso immagini di luoghi, paesaggi, popoli e persone raccolte lungo tutto il viaggio.

In questa ambientazione, coinvolgente ed emozionante, alcuni straordinari tappeti, scelti da Moshe Tabibnia nella sua collezione, segneranno i passaggi dei luoghi, delle culture, delle storie e dei popoli che vivono e viaggiano tra il Mediterraneo e l’Oriente.

“Carpet - afferma Gitai - propone un viaggio in diversi territori e rappresenta al contempo un oggetto concreto, ossia un bellissimo tappeto, frutto di tradizioni e abilità artigianali secolari, ma anche una metafora delle relazioni che nel corso dei secoli sono state intessute tra i popoli orientali nonché tra Oriente e Occidente”.


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