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Mostre ed eventi // Pagina 7 di 216
15.06.2016 # 4557

Daria La Ragione // 0 comments

The Mind's Eye. Henri Cartier-Bresson

a Napoli fino al 28 luglio 2016

Il genio della composizione, la sorprendente intuizione visiva, la capacità di catturare momenti fugaci e significativi fanno di Henri Cartier-Bresson,1908_2004, uno dei più grandi fotografi del Ventesimo secolo.

La sua ricerca lo ha spinto in ogni luogo del mondo, lui è stato testimone dei momenti più significativi della storia, Cartier-Bresson ha fuso la poesia alla potenza della testimonianza generando una nuova grammatica visiva.

Ha attraversato: surrealismo, Guerra Fredda, Guerra Civile Spagnola, seconda Guerra Mondiale con uno sguardo lucido attento e mai retorico. Dal 1926 al 1935,

Cartier-Bresson frequenta i surrealisti, compie i primi passi nella fotografia e intraprende i suoi primi viaggi; dal 1936 al 1946, si assume un grande impegno politico lavorando per la stampa comunista e affrontando grandi esperienze nel cinema. Dal 1947 al 1970, apre la prestigiosa agenzia Magnum Photos allontanandosi dal fotoreportage. 

Al PAN una mostra delle sue opere fotografiche, una selezione dell'immenso corpus di immagini che Cartier-Bresson ci ha lasciato: l'esposizione, al secondo piano, coprirà l'intero percorso professionale del grande fotografo.

Saranno esposte 54 opere fotografiche tra le più importanti icone del grande maestro.

Questa un'occasione imperdibile per ammirare alcuni tra i capolavori più toccanti e 

realistici del famoso fotografo francese, considerato un pioniere del foto-giornalismo.


20.05.2016 # 4547

Daria La Ragione // 0 comments

DOPPIO RITRATTO - ANTONIO E XAVIER BUENO

a Firenze fino al 18 settembre 2016

Contrappunti alla realtà tra avanguardia e figurazione


Dal 21 maggio al 18 settembre 2016, Villa Bardini a Firenze ospita una grande mostra in grado di ripercorrere, in parallelo, l’intera parabola artistica dei due fratelli Bueno.

L’esposizione, dal titolo DOPPIO RITRATTO - Antonio e Xavier Bueno. Contrappunti alla realtà tra avanguardia e figurazione, curata da Stefano Sbarbaro, è promossa dalla Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron e dall’Ente Cassa di Risparmio di Firenze in collaborazione con l’Associazione Culturale Bueno.

La rassegna raccoglie oltre 130 opere tra le più significative della produzione dei due pittori di origine spagnola. Il nucleo più consistente è rappresentato da quelle concesse dagli eredi a cui si sommano i prestiti provenienti da importanti realtà museali, da prestigiose fondazioni e da collezionisti privati con diversi inediti.

Il progetto segue le fortunate iniziative realizzate a Villa Bardini attorno alle figure di Pietro Annigoni e Gregorio Sciltian e chiude il doveroso approfondimento (impreziosito anche dalla monografica su Alfredo Serri) sull’intricata e breve esperienza del Gruppo dei Pittori Moderni della Realtà (1947-1949).

Il catalogo della mostra - Edizioni Polistampa - contiene contributi di Susanna Ragionieri, Giorgio Bedoni e l’introduzione di Philippe Daverio, presidente onorario dell’Associazione Culturale Bueno che ha sede a Firenze.

La mostra celebra e documenta la vicenda creativa e umana di due complesse personalità votate alla più autentica pratica pittorica che, con originalità, ebbero modo di avvicinarsi al vivace ambiente culturale fiorentino a partire dagli anni quaranta, guadagnandosi in un lungo e tormentato percorso di crescita e adattamento stilistico, un ruolo da protagonisti nel panorama artistico italiano del secondo Novecento.

Sullo sfondo dei profondi cambiamenti culturali nei vivaci anni del dopoguerra, segnati dall’antinomia avanguardia e figurazione, l’indagine approfondisce, per la prima volta, la simbiosi esistenziale tra i due fratelli mettendone in luce, da una parte, i punti di tangenza nel delicato meccanismo dei reciproci condizionamenti e scambi di influenze, specie negli anni della formazione e, dall’altra, le fasi del distacco e dell’affrancamento individuale che portarono alle rispettive maturità stilistiche.


DOPPIO RITRATTO – Antonio e Xavier Bueno

Contrappunti alla realtà tra avanguardia e figurazione

Firenze, Villa Bardini (Costa San Giorgio 2 – Tel. biglietteria/bookshop 055 2638599)

21 maggio – 18 settembre 2016

20.05.2016 # 4546

Daria La Ragione // 0 comments

SOL LEWITT

a Milano fino al 25 novembre 2016

La mostra presenta 34 opere su carta - gouache, disegni, acquerelli - e tre progetti per i famosi Wall Drawings dell’artista americano, uno dei padri fondatori dell’arte concettuale.

"Mi piacerebbe produrre qualcosa che non mi vergognerei di mostrare a Giotto"
Sol LeWitt

Dal 24 maggio al 25 novembre 2016, lo Studio Giangaleazzo Visconti di Milano (c.so Monforte 23) dedica una mostra a Sol LeWitt, artista americano (Hartford, 1928 - New York, 2007) tra i più influenti della seconda metà del Novecento, uno dei padri fondatori dell’arte concettuale.


I suoi lavori sollecitano prima di tutto la mente dell’osservatore piuttosto che il suo occhio o le sue emozioni e si definiscono concettuali nella misura in cui è l’idea a presiedere all’esecuzione dell’opera.
L’esposizione propone 34 opere su carta - gouache, disegni, acquerelli - e tre progetti per i famosi Wall Drawing, i suoi murales, che rappresentano la sua cifra espressiva più alta e riconoscibile.


Il disegno e la pittura murale sono i due poli attorno ai quali si sviluppa la produzione dell’artista a partire dal 1968. È in questo periodo che LeWitt argomenta come l’idea sia la componente fondamentale della sua arte, ponendo l’esecuzione e l’oggetto come secondari. È infatti significativo che la realizzazione dei Wall Drawing sia lasciata ai suoi assistenti, e il risultato finale sia presentato insieme al progetto esecutivo, esposto a fianco del murales per aiutare l’osservatore a comprenderne l’idea di base e la conseguente complessità di sviluppo.

“Dal punto di vista espressivo - afferma Gianluca Ranzi nel testo in catalogo - quanto interessa a LeWitt è principalmente dato dal fatto che non solo il pensiero deve presiedere e superare d’importanza la realizzazione, ma che quest’ultima deve racchiude in sé il pensiero rendendolo manifesto allo spettatore”.


“Per far comprendere questo concetto - continua Gianluca Ranzi - LeWitt è ricorso all’esempio della musica: essa, come la udiamo, è il risultato finale, mentre le note che la producono esistono solo per essere lette da chi le può comprendere e utilizzare, cioè i musicisti che eseguono il pezzo musicale indicato sulla partitura. Il pubblico invece ascolterà la musica che nasce dall’esecuzione ma sarà all’oscuro delle unità minime che la sovrintendono, così come delle modalità del loro armonico relazionarsi le une con le altre”.


Le opere presenti in mostra ricostruiscono di fatto l’evoluzione creativa di LeWitt, da alcuni esempi di quella rigorosa e schematica moltiplicazione di un cubo di base (Cube Without a Cube, 1982, matita su carta, 56x56 cm) o di un rettangolo (Folded Paper, 1971, carta piegata, 15x30 cm) che svelano in bianco e nero il principio delle sue note sculture a griglie modulari, fino alle grandi figure di solidi geometrici irregolari che anche nell’uso astratto e matematico del colore si ricollegano alla pittura di Piero della Francesca (Geometric Figure, 1997, gouache su carta, 152,9x173 cm), per finire con molti significativi esempi delle famose linee colorate ondulate o aggrovigliate che sono alla base di importanti interventi pubblici come quelli per l’Ambasciata Americana alla Porta di Brandeburgo a Berlino o per la Metropolitana di Napoli.


11.05.2016 # 4537

Daria La Ragione // 0 comments

Dalla terra alla luna e oltre

a Piacenza fino al 12 giugno 2016

Le riproduzioni fedeli delle tute degli astronauti e le attrezzature originali usate nelle diverse missioni, i modellini delle stazioni orbitanti e i manuali di volo: una mostra racconta a Piacenza l’avventurosa conquista dello spazio.

Esposto un frammento originale del suolo lunare, raccolto nel 1971 dalla NASA.


Dall’11 maggio al 12 giugno lo Spazio Mostre di Palazzo Rota Pisaroni ospita, a Piacenza, la mostra Dalla Terra alla Luna e oltre, con decine di oggetti, documenti e memorabilia che ricostruiscono l’affascinante epopea della conquista dello spazio, facendo il punto su oltre sessant’anni di missioni alla scoperta dello spazio.
L’esposizione, organizzata dalla Fondazione di Piacenza e Vigevano in collaborazione con la NASA, il Gruppo Astrofili, l’associazione Daedalus e con il patrocinio del Comune di Piacenza, propone un viaggio nella storia e nella scienza declinato attraverso reperti e filmati: dagli esemplari di tuta (repliche fedeli di quelle in dotazione con le missioni Apollo, Mercury e Shuttle) alle attrezzature tecniche originali, dai documenti di volo ai modellini delle stazioni spaziali, arrivando alle razioni alimentari in uso nelle diverse missioni. Tra i reperti in esposizione, anche un autentico frammento del suolo lunare, raccolto dalla missione Apollo 14 nel 1971.


Dalla Terra alla Luna e oltre presenta diverse sezioni tematiche, tra cui una dedicata ai cosiddetti space memorabilia: manuali di volo, parti di veicoli spaziali, oggetti portati a bordo nel corso di varie missioni. Saranno esposti anche modelli di diversi veicoli, come quello della stazione spaziale internazionale, il razzo del programma Apollo, lo Space Shuttle e altri ancora. E poiché la storia dello spazio è fatta soprattutto di uomini, la mostra rende omaggio a scienziati, sognatori e precursori: a tutte le figure, insomma, che con le loro scoperte e le loro idee hanno gettato le basi che hanno permesso le conquiste e lo sviluppo della tecnologia moderna. Tra i più noti Jurij Gagarin e John Glenn, i primi due uomini in orbita attorno alla Terra, protagonisti della sfida a distanza tra Usa e Urss per la conquista dello spazio.


Non manca un’apposita sezione dedicata allo sbarco sulla Luna e ai suoi retroscena, ai successi e fallimenti del programma Apollo e delle missioni spaziali più note; ma anche ai segreti della Stazione Spaziale Internazionale, il nostro “avamposto nello spazio”: la sua costruzione, le sue finalità e curiosità sulla vita di tutti i giorni a bordo, nonché le scoperte e i risultati raggiunti nei suoi oltre quindici anni di servizio, documentati nell’apposita sezione video da contributi da spettacolari contributi realizzati dagli stessi astronauti.
Tra i pezzi esposti più affascinanti un campione di pietra lunare del peso di circa 160 grammi: si tratta di uno degli esemplari più grandi tra quelli messi a disposizione dalla NASA per esposizioni ed eventi, arrivato sulla Terra al termine della missione Apollo 14 del 1971, l’ottava del programma con equipaggio e la terza ad allunare. Per approfondire la conoscenza della roccia lunare, tutti i visitatori della mostra riceveranno un biglietto omaggio per entrare al Museo di Storia Naturale di Piacenza, forte di una ricca sezione mineralogica.
La mostra presenta anche un vasto programma di eventi collaterali e incontri. Attesi a Piacenza, tra gli altri, l’astronauta Maurizio Cheli – il primo italiano ad avere il ruolo di mission specialist durante la missione spaziale STS-75 del Programma Space Shuttle – e il giornalista Paolo Attivissimo, impegnato a smentire in modo rigoroso e scientifico le tesi che mettono in dubbio l’effettivo sbarco dell’uomo sulla Luna; tra gli appuntamenti più suggestivi quello con il Gruppo Astrofili di Piacenza, che sabato 14 maggio propone – dalle 21.15 alle 23.00 in p.zza Sant’Antonino – la visione via telescopio dei particolari lunari ingranditi e delle bande equatoriali del pianeta Giove, insieme alla cosiddetta danza dei suoi satelliti medicei, scoperti da Galileo Galilei nel 1610.


Dalla Terra alla Luna e oltre

Piacenza, Palazzo Rota Pisaroni – Sala Mostre

11.05.2016 # 4536

Daria La Ragione // 0 comments

La Città Utopica

a Trento fino al 25 settembre 2016

Nell’ambito delle celebrazioni nate intorno ai 500 anni dalla pubblicazione di Utopia di Tommaso Moro, il Mart presenta una mostra che, nella sua seconda sede, la Casa d’Arte Futurista Depero, raccoglie preziosi materiali d’archivio.


Vengono presentati disegni, progetti e documenti provenienti dalle collezioni del Mart; dal Museo Civico Ala Ponzone di Cremona; dall’Ordine degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori di Bologna; dall’Archivio Luigi Saccenti e dall’Archivio Quirino De Giorgio di Vigonza. Si tratta di disegni di artisti e architetti che, nelle prime decadi del XX secolo, hanno rappresentato il tema della città come luogo privilegiato della modernità, del futuro, della velocità e del movimento. 

Il paesaggio urbano da statico diventa mobile, cresce contemporaneamente alla nuova ideologia della macchina. Ma se la metropoli immaginata da Antonio Sant’Elia è un sogno solo progettuale, Angiolo Mazzoni e Adalberto Libera – due pilastri della progettazione architettonica razionalista – cercano di renderlo possibile. Entrambi infatti si sono cimentati con programmi utopici, il primo con alcuni edifici presenti nelle città nuove dell’Agro Pontino e il secondo nella grande realizzazione dell’EUR42, per l’Esposizione Universale. Tullio Crali e Quirino De Giorgio sviluppano invece tematiche e intuizioni futuriste grazie a tavole scenotecniche con punti di vista plurimi suggeriti dal manifesto dell’aeropittura futurista. 


Accompagnano l’esposizione alcuni frammenti di Metropolis di Fritz Lang (1927), primo film inserito nel progetto dell’UNESCO Memoria del mondo.

Inside Ilas