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Mostre ed eventi // Pagina 94 di 216
21.01.2013 # 2858

Daria La Ragione // 0 comments

SURPRISE. Pietro Gallina. Ombre, profili, impronte

a Torino fino al 24 febbraio

Dopo la mostra dedicata ad Ugo Nespolo, il protagonista del secondo appuntamento è Pietro Gallina (Torino, 1937), che esordì nel 1967 con una personale alla galleria La Bertesca di Genova, avendo avviato da qualche tempo una originale ricerca incentrata sulla rappresentazione di figure umane e animali. L’ombra e il profilo sono stati da lui utilizzati come metonimie della figura umana, e in queste icone bidimensionali si condensa una ricchezza di osservazioni e particolari che rendono attuale il loro abitare lo spazio espositivo. Presenze diverse – gli archetipi della madre e del bambino, alcuni ritratti (inedito quello di Aldo Passoni), un uomo specchiante, l’ombra di una giovane donna seduta (donata dall’artista alla GAM nel 1967 per il Museo di Arte Sperimentale) e quella di una scultura di Giacometti – dialogano in mostra tra loro e con i riguardanti, o riflettono e inquadrano l’ambiente che le incornicia. Dopo aver lavorato sul tema della silhouette, Gallina affrontò il paradosso dell’impronta, nella serie effimera delle Nevigrafie e, per contrasto, nell’opera in bronzo del 1970 presentata qui per la prima volta, in cui è fissata per sempre la traccia di un suo passo.  

21.01.2013 # 2857

Daria La Ragione // 0 comments

WUNDERKAMMER. Davide Calandra scultore.

a Torino fino al 24 febbraio

A partire dal 17 gennaio 2013, in attesa del prossimo appuntamento dedicato ad opere preziose di Giovanni Migliara, Wunderkammerdiviene lo spazio dove accogliere e valorizzare un’importante opera di Davide Calandra rientrata da un lungo periodo di restauro: si tratta del gesso L’aratro, il cui bronzo si trova alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma.  

Protagonista di una delle carriere più fortunate nel panorama della scultura italiana tra Otto e Novecento, Davide Calandra (Torino 1856 – 1915) si formò all’Accademia Albertina di Torino sotto la guida di Enrico Gamba e Odoardo Tabacchi: un’educazione che sarebbe stata completata da un soggiorno a Parigi nel 1881 con il fratello Edoardo. Il suo lungo e importante impegno nel campo della scultura monumentale prese avvio da una produzione decorativa e di genere, in cui Calandra sperimentò varie possibilità espressive sulla scia della tarda Scapigliatura milanese. Una sensibilità che si intrecciò a suggestioni tardo romantiche, filtrate anche dalla narrativa, ravvisabili in opere comeCuor sulle spine (1882) o Fior di chiostro (1884) entrambe nelle collezioni della GAM. A segnare una svolta breve, ma significativa nella produzione giovanile dello scultore torinese fu l’adesione, intorno al 1888, ad un verismo legato a temi rustici e campestri di cui è principale testimonianza il gesso qui esposto, L’aratro, cui l’anno dopo si affiancherà, Attraverso i campi, conservato alla Gipsoteca di Savigliano.  

Giunto nelle collezioni del Museo nel 1922 attraverso la donazione di Giorgio Calandra, il modello in gesso descrive senza abbellimenti il procedere di un contadino che dissoda con l’aratro il terreno per prepararlo alla semina: una scelta che introduceva in scultura un soggetto che aveva salde radici nella pittura piemontese, da Antonio Fontanesi a Carlo Pittara. In quello stesso 1888 il gesso fu tradotto nel bronzo che Calandra presentò all’esposizione della Società Promotrice delle Belle Arti di Torino. Noto anche come Il primo solco, il bronzo fu nuovamente esposto a Brera nel 1891 e infine all’Esposizione Nazionale di Palermo del 1891-1892, dove fu acquistato per le collezioni della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, un lusinghiero riconoscimento che avrebbe contribuito a consolidare la carriera dello scultore torinese.  La breve stagione di questi temi agresti ha suggerito che essa abbia rappresentato per Calandra soprattutto un significativo aggiornamento in direzione antiromantica, in stretto parallelo con le scelte letterarie del fratello Edoardo. In questa prospettiva il modello conservato alla GAM rappresenta un primo, originale esito di una ricerca che sarebbe proseguita sino a condurre lo scultore a maturare una peculiare cultura eclettica capace di coniugare un colto storicismo con le eleganti cadenze fin de siècle, la cifra che avrebbe improntato la sua grande scultura celebrativa e di cui è nobile esempio Il conquistatore, posto nel giardino del Museo.  

La scultura in gesso è stata restaurata dal laboratorio Nicola Restauri ad Aramengo (AT). I modelli in gesso del braccio sinistro e della mano destra del contadino, che erano compromessi sul gesso originale, sono stati ripristinati eseguendo un calco direttamente sulla scultura bronzea conservata alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma. Il gesso si presentava inoltre con una tonalità tendente al grigio a causa della polvere che si era depositata nel corso degli anni, così come un alone giallastro era stato provocato dall’ossidazione dei materiali. Tramite un’accurata pulitura eseguita agendo sotto aspirazione, è stato possibile riportarlo alla sua tonalità originaria.



21.01.2013 # 2856

Daria La Ragione // 0 comments

Michele Valori - Abitare le case

a Roma fino al 17 febbraio 2013

Grande sperimentatore di edilizia residenziale, promotore di una nuova edilizia popolare, tra gli autori del nuovo Piano Regolatore di Roma negli Anni Sessanta: è Michele Valori, uno dei protagonisti dell’architettura italiana del secondo Novecento. A questo architetto di grande rigore, urbanista illuminato e docente, il MAXXI Architettura insieme all’Associazione Michele Valori dedica la mostraAbitare le case.
Allestita a Palazzo Zenobio in occasione dell’ultima edizione della Biennale di Architettura di Venezia, la mostra arriva nelle sale del MAXXI arricchita di 35 nuovi disegni, parte dei progetti Torre Spagnola (Matera 1954) e Progetto INA Casa (Civita Castellana 1950) che vanno ad aggiungersi agli oltre quaranta tra disegni originali, fotografie, modelli, video interviste d’epoca e di testimonianze sul portato della sua opera.
Protagonista della mostra è l’Archivio Valori, donato nel 2006 dalla famiglia per le collezioni del MAXXI Architettura: un patrimonio di grande interesse di cui l’esposizione presenta una selezione di progetti e realizzazioni che documentano l’attenta ricerca dell’architetto sul tema dell’abitare nelle sue molteplici declinazioni. In mostra anche uno schermo touch screen da cui sarà possibile accedere ad altri progetti degli oltre 100 che costituiscono il patrimonio complessivo dell’Archivio Valori.
Dalle sperimentazioni di edilizia residenziale pubblica al fianco di architetti come Ludovico Quaroni e Mario Ridolfi, per la ricostruzione dopo il conflitto mondiale, fino alla travagliata definizione del nuovo piano regolatore di Roma (1955 – 1962), la mostra evidenzia la passione civile, il rigore metodologico e la qualità professionale dei progetti di Michele Valori sul tema dell’abitare.


18.12.2012 # 2821

Daria La Ragione // 0 comments

Oltre il muro

a Rivoli fino al 31 dicembre 2012

Il Museo: i muri, pareti e quinte, segni del sogno incompiuto di Vittorio Amedeo II e del suo architetto, sono spesso testimonianze esorcizzate – degradate dal tempo e dalla storia – di altri artisti che nelle sale del Castello lavorarono al tempo della Residenza storica e che ora offrono la sfida agli artisti contemporanei per un confronto con se stessi, con la propria capacità e volontà di attraversare le barriere, fisicamente, concettualmente e politicamente, mettendosi in gioco per superare – profeticamente – la logica della distanza e della separazione. Nell’interpretazione dell’arte i muri nati come separazione si ritrovano ad essere elementi per estreme comunicazioni, luoghi ed epifanie di situazioni dolorose di convivenza, di scontro o di oppressione, di speranza o d’inquietudine. I blocchi e le pareti possono essere mentali, fisici, culturali o economici. Oltre il muro, tramite i propri percorsi che si intersecano dialogando, propone non solo una rilettura della collezione ma anche dello stesso ruolo del Museo nella civiltà contemporanea. Una sorta di gioco ribalterà i ruoli di curatore e visitatore, portando quest’ultimo a cercare la chiave per stabilire un discorso tra le opere e il concetto di limite, confine, luogo e memoria.

18.12.2012 # 2820

Daria La Ragione // 0 comments

Paola Pivi. Tulkus 1880 to 2018

a Rivoli fino al 6 gennaio 2013

Tulkus 1880 to 2018 è un progetto che consiste nella progressiva raccolta dei ritratti fotografici di tutti i tulku, dagli esordi della fotografia sino ad oggi.
 
Nel Buddismo tibetano, un tulku è la reincarnazione riconosciuta di un maestro Buddista precedente che, avendo raggiunto un alto livello di realizzazione (ad esempio Sua Santità Il Dalai Lama, o Sua Santità Karmapa), è in grado di scegliere i modi della propria reincarnazione e, spesso, di comunicare attraverso degli indizi criptati, il luogo della propria rinascita.
 
Il Castello di Rivoli Museo di Arte Contemporanea ospita la prima mostra di questo progetto esponendo più di 1000 fotografie. L’intero progetto, un work in progress, aspira a raccogliere almeno 1500 ritratti ai fini di creare una collezione quanto più completa se non esaustiva di immagini raffiguranti i tulku, appartenenti alle diverse scuole Buddiste e Bonpo, in tutte le diverse aree del mondo dove è praticato il Buddismo Tibetano. Un unico archivio fotografico di questa portata non era mai stato realizzato in precedenza.
I ritratti esposti sono del tipo comunemente diffuso nella cultura tibetana: ritratti del singolo tulku sul trono in abiti formali oppure ritratti del volto del tulku. Si ritiene che ci siano oggi più di 2000 tulku.
 
Queste fotografie hanno valore spirituale e sono sacre per i Buddisti poiché si crede che la fotografia di un tulku abbia lo stesso potere del tulku ritratto.


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