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Blog // Pagina 2 di 24
24.10.2016 # 4682

Daria La Ragione // 0 comments

Steve Cutts featuring Moby

Blog! di Daria La Ragione

L’ultimo video di Moby è appena uscito e ha già sbancato: condiviso sul profilo Facebook dell’artista ha raggiungo le 10.014.626 visualizzazioni in meno di due giorni. Sono ovviamente destinate ad aumentare parecchio, perché questi numeri riguardano esclusivamente Facebook e bisogna aggiungere un altro milione per il canale YouTube ufficiale.

 

 

Non è la canzone che sta raccogliendo tutto questo successo, ma il video disegnato e animato dall’illustratore inglese Steve Cutts: un racconto pessimista, disperato di una società schiava della tecnologia, iperconnessa ma incapace di comunicare, così attenta a mostrare agli altri ciò che accade che dimentica di guardare.

Steve Cutts non è nuovo a queste tematiche, anzi, al di là dei tanti lavori su commissione, i suoi progetti personali sono invece tutti in linea con quest’ultimo. Il più celebre di questi, Man, è un racconto angosciante di come l’uomo stia devastando il pianeta abusandone, uccidendo, devastando.



Ma ci sono anche tasselli davvero insospettabili in questo mosaico e uno dei più gustosi è questo:

Cutts ha disegnato una delle famosissime Couch Gag (le gag del divano) nella 27esima stagione dei Simpson, una versione Miami Vice di Homer tutta da gustare, ma soprattutto un Ned Flanders come non l’avete mai visto.


14.10.2016 # 4677

Ilas Web Editor // 0 comments

Watermopylaegrad

Blog! di Daria La Ragione

Diciamolo subito, la cosa migliore di questo commercial è il titolo: Watermopylaegrad, che è un mash-up di nomi di battaglie epiche che più non si può. 

Come dire che questa è più tosta di Waterloo, più delle Termopili (quella in cui Leonida e il suo sparuto gruppo di spartani hanno fatto vedere i sorci verdi a Serse), più di Stalingrado.

E che tutti questi eserciti insieme non sono ancora abbastanza per abbattere il nuovo pick-up Mitsubishi.

  

Watermopylaegrad - Mitsubishi from Agência Africa on Vimeo.


Una spacconata mica piccola.

Un’altra cosa veramente pregevole di questo commercial sono i costumi: dai Vichinghi a MadMax, dalla seconda guerra mondiale a una specie di tribù Maya, costumi, trucco e parrucco fanno la loro bella figura.

E anche la location funziona.

La musica sostiene bene il ritmo, è coinvolgente, molto giusta. Ed è anche ben girato: senza badare a spese per effetti speciali, camera car, riprese.

Sembra un film. Ma uno di quei film in cui costumi, musica, effetti speciali servono a sostenere una struttura che altrimenti non si reggerebbe da sola, perché qui l’idea è deboluccia. 

Si salva in corner con la scena finale: il pick up contro tutti gli eserciti di questa Watermopylaegrad schierati, si sposta in avanti e tutti indietreggiano spaventati.

Una spacconata, vero, ma ben fatta!


Advertising Agency: Africa, Brazil

Creative Directors: Alexandre Popoviski, Paulo Junger

Director: Vellas

Art Director: Marcelo Reginato

30.09.2016 # 4669

Daria La Ragione // 0 comments

Dove - Real beauty (for men)

Blog! di Daria La Ragione

Non sbagliano un colpo quelli Dove!

Sono anni che ci raccontano la bellezza autentica, che ci spiegano quanto sia irreale il concetto che stiamo costruendo di perfezione, anni eppure ancora non ci annoiano.

Il nuovo spot arriva perfino a proporre una metrica per valutare la bellezza: la frequenza cardiaca.

La storia è ben costruita, perché all’inizio ci lascia quasi delusi: uomini in poltrona, davanti a loro uno schermo su cui vengono proiettate foto di donne molto avvenenti, a loro viene chiesto di descrivere in cosa consista la bellezza che hanno davanti; lo sguardo, l’inaccessibilità, le labbra, l’idea di innocenza, la sfrontatezza. Insomma un bouquet di ovvietà che ci propinano ogni giorno le riviste, i social network, la televisione etc.

Quando la donna in questione piace molto, allora la frequenza cardiaca aumenta leggermente.

Poi sullo schermo le sconosciute lasciano il posto a una donna cara, amata: una figlia, una moglie, una nonna, una sorella.

E la musica cambia: allora la bellezza diventa una questione di intimità, di vicinanza, di condivisione, di percorsi comuni.

E la frequenza cardiaca sale e tanto, perché la vera bellezza tocca il cuore.

 



Cosa mi è piaciuto di questo commercial Dove è fin troppo ovvio. Poi però c’è anche qualcosa che mi ha lasciato un po’ di amaro in bocca: erano solo uomini, soltanto uomini chiamati a parlare (a giudicare?) della bellezza femminile.

Insomma lo stereotipo che si vuole combattere forse non è quello giusto: prima ancora della bellezza falsificata, bisognerebbe iniziare a discutere della necessità che sia uno sguardo maschile a decidere se una donna è bella o non lo è. la risposta potrebbe perfino essere un SÌ, non ne ho idea, ma credo che sia proprio arrivato il momento di cominciare a porre la questione.


Advertising Agency: Black Ship, Lisbon, Portugal

Creative Director / Copywriter: Henrique Neves

Art Director: Daniel Neves, Luis Stone

16.09.2016 # 4667

Daria La Ragione // 0 comments

KnowNo: se non posso dire no, allora non posso dire sì

Blog! di Daria La Ragione

KnowNo è un progetto nato per ribadire un concetto che purtroppo ha ancora bisogno di chiarezza: no vuol dire no, ma se una persona non è in condizioni di pronunciare il suo diniego non significa che abbia acconsentito.

Per il momento è poco più di un fail, ed è un peccato.

Dall’8 settembre, giorno in cui è partita la campagna, a oggi, il numero di like sulla pagina Facebook è tristemente basso, ancora peggio l’engagement su Instagram: l’invito a stampare il cartello con il claim della campagna e a condividerlo è stato seguito da pochissimi. L’hashtag funziona un po’ meglio su Twitter, ma non c’è da emozionarsi.

Come mai?


Proviamo a fare delle ipotesi.

Il commercial è abbastanza coinvolgente: è un montaggio di alcune performance in cui giovani donne (e un uomo) dormono per strada su letto, divani, coperte, circondate (ma non necessariamente) da bottiglie vuote, ai loro piedi un cartello che dice: se non posso dire no, allora non posso dire sì.

il messaggio è che quando una persona è ubriaca fradicia, sconvolta, quando non è pienamente padrona di sé, non è nemmeno in grado di partecipare volontariamente a un atto sessuale.

Ed è un messaggio importante almeno per un motivo: non c’è moralismo; quella concezione becera e medievale per cui il fatto di ubriacarsi, (insieme a un potenziale partner sessuale per di più, vergogna!), significa mettersi nelle condizioni di subire la volontà altrui, perché non si è abbastanza responsabili, caste, previdenti. Ecco, questa campagna non si ferma nemmeno a controbattere, perché in effetti dire “non è vero che te la sei andata a cercare” è già un modo di dare credito a questa obiezione assurda. 

Quindi, elementi a favore: è ben fatto, è un ottimo messaggio.

Però….


Per quanto sia ben girato, il commercial è poco coinvolgente: il tema sembra riguardare persone lontane e il target non si direbbe molto ben definito. Sono le donne? Ma loro lo sanno già che se sono incosciente allora non possono essere consenzienti. Sono gli uomini? E in che modo questo messaggi potrebbe convincerli a non abusare di una donna semisvenuta?

È l’opinione pubblica? In questo caso si poteva forse tentare una strada che coinvolgesse in modo più personale sul tema, facendo capire che a chiunque può capitare di trovarsi in difficoltà.

La gestione dei social è abbastanza triste: non c’è engagement, probabilmente non ci sono investimenti, tutto è lasciato alla buona volontà di qualcuno.

Risultato: 306 like sulla pagina e molta tristezza.


Advertising Agency: MarcUSA, Chicago, USA

Creative Directors: Snake Roth, Stephanie Franke

Art Director: Carly Neville

Copywriter: Tommy Crossen

Director: Robert Stockwell

  

08.09.2016 # 4658

Daria La Ragione // 0 comments

Lexmark e la responsabilità sociale

Blog! di Daria La Ragione

È un fatto che da quando esistono i computer usiamo un sacco di carta inutile: perché stampiamo cose che potremmo leggere online, per non stancarci, per sottolineare, per pigrizia, perché siamo spesso resistenti all’innovazione etc.

Lexmark ha una lunga tradizione di attenzione al tema della sostenibilità, iniziata 25 anni fa con il primo programma di raccolta delle cartucce esauste e poi rigenerate: oltre 42 milioni di Kg di materiali riutilizzati. L’attenzione va anche in direzione della riduzione dell’inquinamento dovuto al trasporto dei prodotti; inoltre l’azienda si propone di riciclare il 75% dei propri rifiuti.

Insomma una storia credibile.

Ultimo arrivato è il sistema Unison, che consente di ridurre significativamente le emissioni di carbonio.

L’azienda comunica alcune delle sue attività a favore dell’ambiente qui e qui.



E anche la sua ultima multisoggetto, uscita ad agosto in Colombia, rientra in queste attività: una seria di annunci in cui la stampante è stilizzata per ricordare un animale.

«Quanto meno riusciamo a vedere una stampante come una stampante, tanto più essa sarà sostenibile per il pianeta.»

Un invito a usare con responsabilità questa tecnologia, facendoci personalmente carico dell’impatto che i nostri gesti hanno sull’ambiente.

Advertising Agency: Publicis Visage, Kiev, Ukraine

Creative Director: Anton Savchuk

Head of the Creative Team: Artem Karelin

Art Director: Anastasia Roganova








Perché questa lunga premessa sulla storia di Lexmark?


Perché un paio di mesi fa mi sono trovata a partecipare a una discussione a cui ho ripensato oggi: una bottiglia di acqua minerale, non ricordo quale, recava sull’etichetta l’avviso che in molti casi si può tranquillamente bere l’acqua dell’acquedotto locale, risparmiando in tal modo l’inquinamento che deriva da tutto il ciclo che porta il prodotto bottiglia sullo scaffale del supermercato.

La questione era stata lanciata da un amico che si chiedeva che senso avesse scrivere una cosa del genere, e che si rispondeva pensando a una presa in giro del consumatore.

Io avevo allora provato a suggerire che il posizionamento di un’azienda può anche essere onesto; non tutte le aziende vogliono vendere a chiunque, anzi, sempre di più cercano un mercato specifico, magari una nicchia a cui rivolgersi per costruire un rapporto di fiducia. Per questo motivo, se hai a cuore l’ambiente, potresti coerentemente rivolgerti a un mercato che non compra l’acqua minerale per berla a casa tutti i giorni, ma solo in alcune occasioni o solo dove quella del rubinetto è terribile, o a chi usa una stampante e però ha a una coscienza ecologista, e parlare a queste persone in modo onesto e responsabile, senza che questo significhi circuirle con una subdola manovra di psicomarketing della scuola di Okuto.