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Mostre ed eventi // Pagina 161 di 216
17.01.2010 # 1242
Milano | Norman Parkinson: A Very British Glamour |  Galleria Carla Sozzani

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Milano | Norman Parkinson: A Very British Glamour | Galleria Carla Sozzani

Fino al 17/01/2010

Parkinson, scomparso nel 1990, diceva di sé : "Sono stato abbastanza fortunato da fotografare un'intera epoca". Infatti, aperto il suo Norman Parkinson Studio, specializzato in ritratti, con Norman Kibblewhite in One Dover Street nel 1934, ha proseguito per ben 56 anni con bellissime e rivoluzionarie fotografie con cui ha reinventato il mondo della fotografia di moda inglese. Pioniere negli anni '40, portò le modelle fuori dagli atelier in ambienti dinamici, cogliendo momenti di quotidianità della donna, pose spontanee, allora inconcepibili e della donna diceva : "L'essere fotografata è parte integrante dell'identità di una donna. La donna deve essere ammirata…". Uomo e artista molto eccentrico, credeva che il sense of humour fosse un elemento indispensabile anche nella fotografia, operando con un approccio distaccato, ironico, che da l'impronta a tutti i suoi ritratti fotografici, da Londra a New York fino a Tobago, fotografando molte celebrità e diventando anche il fotografo ufficiale della famiglia reale inglese.. Da Harper's Bazar a Vogue, fino a Queen Magazine, la sua carriera è stata lunga e ricca di successi. Nel 1964 fotografò i Beatles mentre registravano negli Abbey Road Studios. Il segno che lo contraddistingue è sempre una sorta di surrealismo, dovuto proprio a questo distacco dall'immagine, questa ironia che intride le opere. Nel 1982 l' American Society of Magazine Photographers gli conferisce un premio per i progressi fatti nel settore fotografico e per il grande apporto dato alle riviste americane. Qui viene mostrata una panoramica delle sue opere dagli anni trenta agli anni ottanta, con l'esposizione di negativi e foto originali, compresi alcuni inediti.

17.01.2010 # 1280
Milano | Norman Parkinson: A Very British Glamour |  Galleria Carla Sozzani

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Roma | Niki De Saint Phalle

Fino al 17/01/2010

Per la prima volta l’Italia celebra Niki De Saint Phalle, grande artista della pop-art nata a Neuillysur-Seine nel 1930 e scomparsa a San Diego nel 2002. Oltre 100 le opere esposte, provenienti dalla Niki Charitable Art Foundation di San Diego in California. La mostra è visibile presso il Museo Fondazione Roma (già Museo del Corso). In questa occasione, il curatore, Stefano Cecchetto, ha allestito le Stanze della memoria, ovvero cinque isole tematiche in cui viene narrata la nascita delle opere fino alla maturità artistica della Saint Phalle. Il racconto di questi lavori è straordinario sia dal punto di vista umano che artistico, sono particolarmente adatte ad un pubblico infantile e in questo senso la Fondazione Roma e Arthemisia Group che ne sono i promotori, danno la possibilità a tutti i bambini fino ai 14 anni di entrare gratuitamente, cogliendo anche lo spirito dell’artista che spesso faceva interagire i più piccoli con le sue opere. Il percorso della Saint Phalle è legato ad un’indescrivibile energia e alla ricerca continua nell’arte collegata alle vicende personali che si intrecciano con gli eventi e i personaggi della storia. Dalle sculture policrome di Nantes al celeberrimo giardino dei Tarocchi di Capalbio, Saint Phalle è famosissima in tutto il mondo come performer, pittrice, scultrice e il suo percorso trascende ogni moda o tendenza producendo un contributo significativo all’immaginario artistico contemporaneo.

17.01.2010 # 1226
Milano | Norman Parkinson: A Very British Glamour |  Galleria Carla Sozzani

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Bolzano | Madame Hirsch di Brigitte Niedermair

Fino al 17/01/2010

Un anno di vita della signora Renate Hirsch Giacomuzzi raccontato per immagini, in tutto 26, dall'artista meranense Brigitte Niedermair. Gli scatti come una sorta di diario di bordo della vita di questa signora, in cui vengono immortalati alcuni momenti sospesi tra finzione e realtà. La Niedermair è anche una famosa fotografa di moda e di certo questo punto di vista è importante nella realizzazione dei suoi lavori. In particolare è famosa per la messa in scena del Cenacolo di Leonardo tutto al femminile per la casa di Moda francese Marithe' + François Girbaud. In ogni caso ha sempre prediletto soggetti femminili, in una sorta di iperrealismo. In questi 26 scatti il punto di vista è quello antropologico, seppur in una cornice mondana, che vede la Signora Hirsch passare da Cortina per le vacanze invernali a Cala di Volpe in Sardegna, attraverso i riti delle feste natalizie e quelli pasquali, in una specie di teatro dipinto, dove la messa in scena è centrale nell'opera e ricalca situazioni poco naturali, con la Hirsch sempre al centro del quadro, un soggetto quasi pittorico, fuso nel paesaggio come un elemento decorativo. In effetti l'insieme è veramente impressionante, sembra a volte di essere davanti ad una tela dipinta ad olio e in alcuni casi, come la fotografia che ritrae la Signora a Cortina, bisogna veramente sforzarsi per capire che si tratta di un'immagine fotografica e non di un vero e proprio dipinto. Con i suoi abiti sontuosi, la Signora Hirsch ci porta al ballo delle debuttanti all'Opera di Vienna e la vediamo anche scendere con la grazia di una Madame settecentesca da una gondola a Venezia, come in una serie di tableaux vivant, di set cinematografici. La mostra è ospitata nel foyer del Museion di Bolzano.

10.01.2010 # 1274
Milano | Norman Parkinson: A Very British Glamour |  Galleria Carla Sozzani

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Milano | Spaghetti Grafica 2 | Contemporary Italian Graphic Design

Fino al 10/01/2010

Quali sono le tendenze principali e qual’è la ricezione formale e creativa nel campo della grafica italiana di oggi? Triennale Design Museum e Ministero della Grafica ci offrono l’opportunità di scoprirlo attraverso una grande collettiva dedicata alla grafica italiana. 125 progetti selezionati tra 1300 pervenuti, la partecipazione di 95 studi di grafica e comunicazione, questo il “resoconto” espositivo della mostra. Importante la divisione in tre settori che consentono di individuare in maniera più chiara e lineare il percorso dell’odierna grafica nostrana: l’area progetti, dove si possono visionare i lavori, l’area incontro dove è possibile consultare i portfolio degli studi e un’area fotografica dove i designer mettono in mostra le fotografie fatte all’interno dei loro studi. Il risultato è un racconto corale organizzato per immagini in cui ognuno, dal professionista al curioso di turno, dall’appassionato allo studente, ma anche il critico e lo storico dell’arte, possono fare il punto della situazione espressiva della grafica contemporanea in ambito territoriale. Questi i designer selezionati: &1 lab, 45gradi, Accademia di Belle Arti - Urbino, Alessandro Busseni & Stefano Temporin, Alessandro Costariol, Alizarina, Andrea Geremia, Aartiva design, BCPT associati, Bellissimo, Bonsaininja Studio, Bunker, Canefantasma, Cdm associati, CLAC srl - Laboratorio Multimediale, Co.Mo.Do. Comunicare Moltiplica Doveri, Cristina Chiappini, Davide Falzone e Daniele Ghiraldini, Deft design gruppe, Dissociate, DM+B&Associati, Donatello D’Angelo, Due mani non bastano, Ed Testa Design, Elena Giavaldi, Elyron.it, Emmaboshi, Esploratori dello spazio, Filippo Nostri, Francesco Franchi e Luca Pitoni, Francesco Pirro,Ginette Caron Communication Design, Grooppo.org, Happycentro, Heartfelt, Iceberg, Ifix, Iknstudio, Istituto Superiore per le Industrie Artistiche (ISIA Urbino), Jekyll & Hyde, Josephrossi, JVLT/JoeVelluto Studio, Kalimera, Lalalab, Laura Bortoloni, Lcd, Leftloft, LLdesign, Ma:design, Maddalena Pignatiello, Makkiadesign / fleka, Manu7, Margodesign, Marina Turci progetti di comunicazione, Mauro Bubbico, Michele Cecchini, Miulli associati, Molly&partners, Mood magazine, Mousse magazine, Multisize/ConTesta, Nasonero, O zone, Ondesign, Permezzografico, Philipp Heinlein, Piero Di Biase Graphic Design, Sabato Urciuoli, Sartoria.com / Longe Design, Sic et simpliciter, Stefano Rivolta, Stefano Tonti, Studio cheste, Studio FM milano, Studio Kmzero, Studio Sancisi, Studiocharlie, Studiofluo, Studiolow, Subtitle, Thomas berloffa design studio, Tonidigrigio, Twister design e comunicazione srl, Undesign, Zagù associati, Zaven, Zetalab, Zup associati.

10.01.2010 # 1266
Milano | Norman Parkinson: A Very British Glamour |  Galleria Carla Sozzani

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New York | Ghost Stories: new designs from Nendo

Fino al 10/01/2010

Gli elementi portanti del designer Nendo: illusione ottica, stravaganza , un gioco di luci che conferisce agli oggetti un’anima fluttuante e impalpabile. Al secondo piano della Galleria newyorchese MADProjects i modelli di Nendo hanno creato un paesaggio magico, surreale. Le tendenze emergenti e le innovazioni del design si coniugano armoniosamente in una concezione improntata sull’illusionismo, sull’umorismo e sull’elemento sorpresa che Nendo propone nei suoi quattro nuovi modelli mostrati assieme a prototipi, video e materiali che indagano il processo di progettazione usato per realizzare le opere. Qui riuniti possiamo ammirare il Fade –out, una sedia molto semplice, rettangolare e dipinta in trompe l’oil in modo da dare l’impressione che essa fluttui nello spazio. Blown-color è l’insieme di più lampade realizzate in Smach, un tessuto in poliestere manipolabilissimo e polimorfo quando viene riscaldato. Raffreddandosi assume la forma desiderata, le luci sono nel classico stile vernacolare giapponese ma al posto del bambù lo Smach conferisce la caratteristica del vetro soffiato in un unico pezzo senza saldature. Cord-Chair sono delle sedie dall’apparenza sottilissima ma rinforzate da uno scheletro di alluminio che crea un effetto di contrasto con questa apparente fragilità. Infine, i Phantom-Waves, serie di prototipi per vasi da fiori, creati con una luce polarizzata che crea una solidità fittizia attraverso i dischi rettangolari e cilindrici, insomma, dei veri e propri vasi fantasma. Questa mostra sembra suggerire che il design del futuro e la grafica progettuale, saranno sempre più improntati verso l’impalpabiliità, essenza e forma tenderanno sempre più a fondersi lasciando a noi l’idea dell’oggetto, vuoi in chiave espressionista, onirica, simbolista, astratta, concettuale, il campo è vasto e lascia un’applicazione sconfinata.

10.01.2010 # 1223
Milano | Norman Parkinson: A Very British Glamour |  Galleria Carla Sozzani

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Milano | La città fragile | Triennale

Fino al 10/01/2010

Perché città fragile? Cos'è la città fragile? È quella in cui spesso ci troviamo a vivere, fatta di disarmonia, uno spazio diviso in zone che faticano a comunicare tra loro e ad elaborare visoni del futuro condivise e condivisibili. La fragilità e le paure che investono le persone, sempre più inglobate in un processo di modernizzazione a cui è difficile sottrarsi, in cui i riferimenti comunitari e familiari vengono facilmente spezzati e i valori tra una generazione e l'altra si assottigliano fino ad interrompersi del tutto. Ecco, la città fragile. Una mostra curata da Aldo Bonomi, dopo la Città infinita del 2003, La rappresentazione della pena del 2006 e La vita nuda del 2008. L'esposizione illustra attraverso fotografie, filmati, illustrazioni, mappe e dati statistici, in maniera emblematica, le fragilità della città contemporanea che espone le persone alle conseguenti debolezze sociali, in cui vediamo protagonista il rapporto, come scontro e incontro tra il rancore della comunità, tra la chiusura della comunità che cerca il capro espiatorio, tra la comunità privilegiata che opera nel campo produttivo e delle professioni e tra la comunità che si fa onere delle fragilità sociali attraverso la cura di esse. I percorsi su cui si snoda la mostra sono tre, paralleli, collegati da linee d'ombra in cui s'intrecciano rancore, cura e fragilità. In questo contesto il visitatore è parte attiva della mostra in quanto rappresenta egli stesso la comunità operosa secondo un processo di identificazione sociale. Al centro di tutto ci sono cinque schegge tematiche su: società securitaria, biscotto nero-il caso Abba, femminicidio, malaombra-i suicidi nel mondo, la secessione dei benestanti. Da qui si snodano due percorsi, quello dedicato alle fragilità dei giovani, degli stranieri, dei matti, degli anziani e delle donne accanto alle pratiche di cura come scuole, istituzioni, professioni della cura, impegno sociale, insomma, i buoni che si fanno carico dei fragili. L'identificazione del visitatore, alla fine della mostra, non può che realizzare il concetto di fusione tra comunità operosa, di cui egli è rappresentante e comunità di cura in cui troverà eco anche la comunità del rancore, in un'agorà finale in cui sarà possibile dibattere ciò che si è visto, ascoltato e vissuto.