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Mostre ed eventi // Pagina 125 di 216
15.03.2011 # 1454
Napoli | Napoli novecento ( 1910-1980). Per un museo in progress

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Napoli | Napoli novecento ( 1910-1980). Per un museo in progress

Mostra permanente

Apre a Napoli negli ambienti del Carcere alto di Castel Sant’Elmo, Napoli Novecento, uno spazio completamente nuovo dedicato all’arte del ventesimo secolo. Napoli Novecento è un museo in progress permanente che segue l’apertura del Madre, Museo per l’arte contemporanea Donna Regina, il Pan, Palazzo delle arti Napoli. La vicenda è cominciata con il pittore Filippo Palizzi nel 1891 che fu il primo ad inaugurare nella città una galleria d’arte moderna, aperta nel 1916. Nella mostra permanente di Napoli Novecento, Nicola Spinosa e Angela Tecce hanno riunito in ordine cronologico le opere di circa 100 artisti, divisi per movimenti, a cominciare dal futurismo, dal gruppo 58 e tutti gli altri che hanno caratterizzato la grande storia artistica di questa città e la sua evoluzione sostenuta da galleristi come Lucio Amelio, Lia Rumma, Pasquale Trisorio, Beppe Morra e Alfonso Artico. Tra i nomi degli artisti ospitati nella mostra ci sono Fortunato Depero, Enrico Prampolini, Felice Csorati, Emilio Notte, Carlo Alfano, Joseph Beuys, Jannis Kounellis, Francesco Clemente, Mimmo Paladino.

20.03.2011 # 1963
Napoli | Napoli novecento ( 1910-1980). Per un museo in progress

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Venezia | Jheronimus
Bosh

20/03/2011

Chi non ama Bosch, tra i più visionari artisti della storia dell’arte? Che appartenga ad un’epoca ormai così apparentemente lontana dalla “nostra”, è un dettaglio insignificante.  Jheronimus Bosch (‘s Hertogenbosch, Olanda 1450 – 1516), in realtà Jeroen Anthoniszoon van Aken( ma aveva scelto, appunto, Bosh come nome d’arte), è fantastico e inquietante, un’artista spesso difficilmente interpretabile per la critica più allineata. La mostra presentata a palazzo Grimani a Venezia, in realtà, non è una grande mostra, ma presenta tre grandi opere, provenienti dal Palzzo Ducale di Venezia: la Visione dell’Aldilà (1500 – 1503), il Trittico di santa Liberata (1505) e il Trittico degli eremiti (1510). Tutte opere dal tema strettamente religioso. Ma interpretate alla maniera di Bosh, spesso caricaturale, ai confini del grottesco, del deforme, forse perché magari con quel tratto deformante soleva immaginare vizi e virtù, bassezze  ipocrisie,  paure e inquietudini degli esseri umani, che, sovente, cercavano nella religione e nella rappresentazione della santità, un tentativo di espiazione. Una cosa è certa: l’umanità p condannata all’inferno per i suoi peccati e deve espiare per forza, attraverso la passione di Cristo, magari. Magari, appunto, calcava un po’ la mano nel rappresentare i vizi, i peccati capitali e quant’altro ci potesse essere di”orrendo” nel comportamento e nella moralità umana. Ma se non avesse “calcato la mano” così, non lo avremmo amato come lo amiamo ancora e soprattutto oggi.  La decadenza, l’orrore, gli spettri del presente, trovano un perfetto riscontro nelle opere di Bosh.  Anche se, la soluzione che ci propone (la meditazione sulla vita dei Santi e sulla Passione di Cristo) probabilmente va un po’ reinterpretata e sostituita, magari, con un po’ di meditazione e di ricerca del sé perduto, oppure, con una semplice auto analisi collettiva e un parziale abbandono di tutto ciò che appare strettamente materiale e che, quindi, confonde troppo gli animi, disperdendone l’essenza  e creando, appunto “ipotetici” mostri.


06.03.2011 # 1896
Napoli | Napoli novecento ( 1910-1980). Per un museo in progress

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Miami Beach | Isaac
Julien. Creative
Caribbean Network

06/03/2011

Isaac Julien è un rappresentante, di fama e di successo, della Videoarte. Ma cos’è la video arte? Si può considerare arte tout court oppure ha a che vedere con il cinema, con il cortometraggio, che a sua volta è considerato un’opera d’arte? Quando si parla di un certo cinema, a volte, si usa la parola “capolavoro”. La Videoarte è un messaggio, è la trasmissione di un’idea attraverso un mezzo a suo modo artistico. L’arte di mettere insieme immagini, anche un’unica immagine, imprimendole un’idea specifica, attraverso un linguaggio fortemente voluto e spesso coniato dall’artista spesso, a volte preso in prestito da altri codici rappresentativi, come pittura, performance, istallazioni, cinema d’autore, pittura, fotografia, scultura, tutto può servire allo scopo. Julien, artista londinese con origini creole, si presenta con una personalità ibrida, amante della cronaca, delle leggende, delle favole e di allegorie sensuali e incombenti. L’oggetto principale della sua opera è spesso il conflitto di identità scaturito dalle società multietniche, la diversità culturale, sociopolitica e sessuale. Sopra tutto, il mare, costante che l’artista usa per placare gli istinti di libertà e avventura, mare che separa e che unisce, spesso un ostacolo insormontabile ma anche simbolo di vita e di liberazione( come i viaggi degli immigrati per approdare su lidi migliori). Si attinge a man bassa da favole, leggende e storie vere, spesso tragedie, come quella accaduta a un gruppo di 20 clandestini cinesi morti annegati mentre pescano molluschi nella baia di Morecambe in Inghilterra. I clandestini sono simbolicamente avvolti nel mito, in un istallazione video di 55 minuti, Ten Thousand Waves. C’è un po’ anche dell’allegoria di Géricault, con la sua Zattera della medusa e tra gli interpreti figurano, oltre alle moltissime comparse, attori emergenti, un video artista, un maestro calligrafo, una poetessa(  Wang Ping la cui Small Boat fa da sfondo a tutta la videositallazione). Prima dell’esposizione presso il Bass Museum di Miami Beach, Julien ha esposto alla Haywartd Gallery di Londra fino al 9 gennaio 2011 e, spempre per restare nel Vecchio continente, le sue opere sono trattate dalla galleria londinese Victoria Miro.



06.03.2011 # 1730
Napoli | Napoli novecento ( 1910-1980). Per un museo in progress

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Passariano di Codroipo | Munch e lo spirito del nord | Scandinavia nel secondo ottocento

Fino al 06/03/2011

Quanto può essere miracoloso un girasole fiorito su una spiaggia del nord Europa? In una luce estiva intensa e digradante verso il bagliore notturno, di quelle notti estive scandinave che durano poche ore. Ci sono i fiordi norvegesi, le lunghe notti finlandesi, le lune estive abbaglianti, le luci e i sogni delle estati svedesi e c’è Munch. Con 30 quadri malinconici e sognanti e 10 opere su carta che identificano lo “ spirito del nord”, compreso in 130 dipinti di Norvegia, Svezia, Finlandia e Danimarca. Paesaggi, più che figure, compaiono a rappresentare luci e ombre del nord. I paesaggi la fanno da padroni per via di quell’esclusivo rapporto che l’uomo del nord ha con la natura, un rapporto privilegiato che lo avvicina alla sua idea divina. L’asse uomo, arte, natura, Dio è sempre presente nelle opere scandinave, anche in quelle letterarie e filosofiche. A Villa Manin possiamo ammirare le opere della "Golden Age" in Danimarca, con le opere prima di Eckersberg e poi di Kobke, Lundbye, P.C. Skovgaard e Dreyer. Per la Norvegia una breve presentazione sarà riservata a Dahl, Fearnley, Balke e Gude; in Svezia almeno a Larson, Berg e Wahlberg e in Finlandia a von Wright e Holmberg. Il percorso tende ad evidenziare come il paesaggio fisico diventi man mano paesaggio dell’anima. Si prosegue con Ring, Philipsen, Krøyer e soprattutto Hammershøi (cui sarà dedicata un'intera sala a Villa Manin) in Danimarca. Si continua con Hertervig, Cappelen, Killand, Thaulow, Krøgh, Sohlberg in Norvegia; e poi Larrsson, Nordström, Zorn, Ekström, Prince Eugen, Strindberg in Svezia; Edelfelt, Gallen- Kallela, Järnefelt, Churberg, Halonen, Thesleff in Finlandia. Un’ottima occasione per il pubblico italiano di conoscere, con una mostra ampia e documentata, pittura in Scandinavia e di coglierne e comprenderne più da vicino l’humus e l’essenza primaria. Dopo questa mostra anche Munch avrà una “luce diversa”.

02.03.2011 # 2014
Napoli | Napoli novecento ( 1910-1980). Per un museo in progress

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Milano | INTOLERANCE ZERO
Fotografie di Donata Pizzi

Fino al 31/03/2011

Una profonda riflessione attraverso le immagini, fotografando i luoghi resi “famosi” per episodi di violenza, sopraffazione e discriminazione, come Ulitsa Lesnaja a Mosca, via Valdonica a Bologna, Barron Road a Barnwell, dove hanno perso la vita Anna Politkovskaja, Marco Biagi, Fiona e Francesca Pilkington. Un viaggio negli spazi della coscienza, per tentare di sensibilizzare il mondo sulla necessità del diritto ad una corretta informazione, sulla libertà di pensiero, sul rispetto di culture o valori diversi dai nostri, sull’integrazione di chi è portatore di handicap o parte di una minoranza etnica, religiosa o di genere. Una riflessione su tutti gli aspetti che riguardano la tolleranza, inizio di un progetto più grande e articolato. Si racconta, tra gli altri, di Hina Saleem, la ragazza pakistana uccisa l’11 agosto 2006 vicino a Brescia, nella casa di famiglia, dal padre e da alcuni parenti per non aver accettato il marito pachistano scelto dalla famiglia. Di padre Anthony Kaiser, ucciso a Naivasha, in Kenya, per aver denunciato la corruzione del governo e aver difeso il diritto agli insediamenti delle tribù keniote più deboli. E ancora: Eudy Simelane, capitano della nazionale sudafricana di calcio, 25 anni, violentata e uccisa nel 2008 in uno stupro collettivo nella township di Kwa Tema, nel Gauteng, in Sudafrica, dove era nata e dove viveva apertamente la sua omosessualità. L’ l’autrice di queste immagini, Donata Pizzi, racconta del suo lavoro: “Queste persone che muoiono ora, sono vicinissime a me, sono miei coetanei, e tante sono donne, che vivono e lottano nel mio stesso tempo. Ho pensato di testimoniare il loro impegno fotografando i luoghi dove sono state assassinate, per ricordarle oltre il momento cruento della cronaca. Tutti questi luoghi, lontanissimi tra loro, ma vicinissimi alla vita di ognuno di noi (una qualsiasi strada, un anonimo interno, un grande magazzino, un paesaggio), vogliono ricordare l’incongruità e la diffusione oggi di una violenza che ci riporta ai secoli bui. Nella mia convinzione le immagini ci aiutano a non dimenticare, a riflettere, per mantenere vivi l’energia e l’impegno di queste persone generose e libere, che hanno vissuto vite vere “. La mostra, ospitata alla Triennale di Milano, si pone come un work in progress, arricchita dalla partecipazione dei navigatori in rete, degli studenti, dei giornalisti e di chiunque vorrà portare una sua testimonianza su questo argomento.

27.02.2011 # 1831
Napoli | Napoli novecento ( 1910-1980). Per un museo in progress

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Roma | Mexico.
Carlos Amorales.
Remix

27/02/2011

 Amorales, artista messicano, classe 1970, è noto per le sue immagini e performances in bianco e nero, tutte facenti parte di un grande archivio digitale, L’Archivio Liquido, realizzato a partire dagli anni ’90. Un archivio in continua espansione, con immagini e disegni ricavati da riviste libri, cataloghi, foto di Amorales o prese da Internet. Il tutto rielaborato e trasformato con processi creativi tecnici in disegni, diapositive video, collage, dipinti, sculture, installazioni, copertine di dischi. Un glossario, insomma, da cui attingere non solo per se stesso ma anche per gli altri, come ha fatto, ad esempio, un gruppo di studenti che ha installato, re-interpretandoli, i lavori El estudio por la ventana e Black Cloud, nell’ambito del seminario del Professor Claudio Zambianchi della Facoltà di Scienze Umanistiche dell'Università degli Studi di Roma "La Sapienza". La mostra, presso il Palazzo delle Esposizioni di Roma, può essere considerata funzionale alle altre due grandi mostra ospitate nel Palazzo e dedicate al Messico e alla civiltà messicana attraverso le immagini, i documenti, la storia: Mexico. Immagini di una Rivoluzione e Mexico. Teotihuacan. La città degli Dei. Il passato, la politica, la storia e il futuro, con i suoi sogni, le sue tendenze, espresse nell’arte di Carlos Amorales. Il consiglio è quello di partire dalla mostra su Teotihuacan. La città degli Dei, di proseguire con le immagini della rivoluzione e di completare il percorso con Remix di Amorales. Que viva Mexico! Dunque.