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Mostre ed eventi // Pagina 131 di 216
23.01.2011 # 1777
Firenze | Ritratti del potere. Volti e meccanismi dell'autorità

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Firenze | Ritratti del potere. Volti e meccanismi dell'autorità

Fino al 23/01/2011

Uomini e donne di potere, rappresentati in posa, nei club esclusivi, alle sfilate di moda o alle corse di cavalli, tra eccessi e immagini in bilico tra essere e apparire. La mostra ospitata al Centro di cultura contemporanea Strozzina di Firenze, consta in 52 ritratti fotografici( realizzati, tra gli altri, da Annie Leibovitz, Martin Parr, Sugimoto, Jim Dow e Daniela Rossell) e ha come tema centrale quello che oggi può essere considerato il ritratto del potere. Come viene raffigurato? Attraverso quali simboli, pose, vestiario, oggetti? Ogni fotografo ne coglie un aspetto saliente, in tutto, venti sguardi diversi a creare un insieme armonico e vivido. Non più ritratti di re, regine, nobili e signorotti su tele, in pose particolari, sfoggiando “gli abiti del potere” e “gli oggetti del potere” che spesso erano mappamondi per “svelare” un animo colto, onnisciente, informato, contemplativo, a seconda dei casi, o cavalli( i re conquistatori). Oggi i simboli del potere sono cambiati, così come è cambiata l’immagine del potere e di conseguenza l’arte del ritratto, fotografico, segue nuove, interessanti e sorprendenti dinamiche. Ritratti del Potere è un progetto del CCC Strozzina, con la consulenza scientifica di Peter Funnell (National Portrait Gallery, Londra), Walter Guadagnini (progetto “UniCredit & Art”), Roberta Valtorta (Museo di Fotografia Contemporanea, Cinisello Balsamo), con il coordinamento di Franziska Nori (CCCS, Firenze). In collaborazione con Ambasciata del Regno dei Paesi Bassi, Roma, Institut français de Florence e Residenza del Moro, Firenze.

23.01.2011 # 1805
Firenze | Ritratti del potere. Volti e meccanismi dell'autorità

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Mannheim | Fausto Melotti

Fino al 23/01/2011

Melotti, è uno di quegli artisti affascinanti, di formazione matematica, fisica, ingegneristica, prestati all’arte. Un nemico della “materia bella”, rappresentante dell’arte concettuale prima ancora che questa avesse preso piede. Trentino (nato a Rovereto nel 1901, morto a Milano nel 1986), si laurea in ingegneria elettrotecnica nel ’24, ma sente un irresistibile richiamo artistico e assiste, di fatto, lo scultore Pietro Canonico. Collabora poi con Gio Ponti realizzando piccole sculture per Richard Ginori. Il successo arriva tardi, a più di 60 anni, durante la Biennale di Venezia del 66 dove le sue sculture hanno un buon successo di critica e di pubblico. Riceve, post mortem, il leone d’oro dalla Biennale. Le sue sculture hanno nomi come Toccata, Canone, Capriccio, Preludio, Contrappunto ed evidenziano come la musica, così come la matematica nella sua forma fisica, sia stata fondamentale per il processo creativo. Cugino di Carlo Belli, teorico dell’astrazione e dell’architettura razionalista, pensava come quest’ultimo che la musica, attraverso il ritmo potesse calarsi perfettamente in una precisa forma artistica che potesse suscitare emozioni nello spettatore. Le sue opere sono un eterno gioco con lo spazio, la forma, il ritmo, la geometria, il canone, appunto. Gli accordi formali tra le cose, l’interazione plastica che invece di aggiungere toglie e crea la sintesi. Calvino, nel ’72, gli dedicò le Città invisibili, memore di una medesima leggerezza espressiva, che era testimoniata anche dallo studio in cui Melotti lavorava, giradischi sempre acceso, labirintiche costruzioni e giochi effimeri per personaggi chimerici, da lui inventati( come le donne uccello). Infine, lo scopo principale dell’arte, oltre a sorprendere, per Melotti era la conquista della libertà, attraverso il superamento di ritmo, contrappunto e l’acquisizione di un’assoluta padronanza e libertà di movimento. A Mannheim, Germania, presso la Kunsthalle.

23.01.2011 # 1800
Firenze | Ritratti del potere. Volti e meccanismi dell'autorità

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Milano | Brasilia. Un'utopia realizzata.1960-2010

Fino al 23/01/2011

Una città costruita nel deserto del Planalto, in Brasile e diventata la sua nuova capitale. Ecco cos’è Brasilia. Una storia affascinante, quasi surreale e avveniristica, estraniante eppure così moderna e antica allo stesso tempo. Parte il 12 novembre la mostra dedicata a Brasilia, ne descrive la storia, la vicende politiche, culturali e sociali a 50 anni dalla sua realizzazione. Si parte con un percorso cronologico, dalle origini coloniali fino ad oggi, con il supporto di materiali tecnici, documenti storici, aneddoti, storie personali, oggetti, testimonianze della vita quotidiana. Disegni, materiali fotografici, audio e video, documenti scritti raccontano un’utopia, un sogno che si è concretizzato nella costruzione avveniristica di una nuova, immensa città in mezzo ad un deserto, simbolo di un paese enorme, caratterizzato da aspetti diversissimi, un mix di culture e tradizioni distanti tra loro eppure messe insieme e spalmata su un territorio comune. La mostra propone anche una riflessione sul Movimento Moderno, in campo architettonico e urbanistico, accompagnata dalle critiche e dalle riflessioni di sempre. Nella seconda sezione si potranno ammirare gli scatti di Oscar Niemeyer, ne La costruzione di Brasilia capitale. Come sono stati realizzati i suoi spazi, le sue architetture? In base a quale criterio? Una cosa è certa, ci è voluto uno sforzo enorme, testimoniato dalle parole di Lucio Costa nella sezione brasiliana alle XIII Triennale di Milano del 1964, con la frase: “…la stessa gente che passa il tempo libero nelle amache, quando il tempo stringe, è capace di costruire in tre anni una capitale nel deserto”. E dopo? Cosa è accaduto nel post Brasilia? La terza sezione della mostra ce lo racconta con i dibattiti e gli editoriali di Bruno Zevi. Infine, uno sguardo su ciò che oggi vede il visitatore, nella Brasilia odierna, nella quarta sezione. Una mostra ricchissima di materiali, intensa e affascinante, su una città misteriosa e maestosa, moderna e avveniristica, nata da un’utopia, di cui la storia, soprattutto quando si trattava di immaginare e disegnare uno spazio urbano, si è sempre nutrita.

23.01.2011 # 1746
Firenze | Ritratti del potere. Volti e meccanismi dell'autorità

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Pisa | Joan Mirò. I miti del mediterraneo

Fino al 23/01/2011

Torna Mirò, si torna ad indagare sui miti del Mediterraneo. Perché il Mediterraneo è lo strumento utilizzato per reclamare l'identità catalana. “All'inizio del ‘900, gli artisti della Catalogna condividono con i compatrioti la necessità di rivendicare un'identità che, fino ad allora, era un dato di fatto che non necessitava di una narrazione. Miró ritrova questa identità nel paesaggio, nella luce, nelle montagne, nei campi lavorati e nelle spiagge brillanti sotto il sole. Tutto ciò conduce Miró verso un'identificazione intensa, quasi atavica, con la natura e il paesaggio del Mediterraneo. I motivi preferiti di Miró, che poi ritorneranno trasfigurati nel corso di tutta la sua lunghissima produzione artistica, sono insetti, lumache e serpenti, oltre naturalmente alle donne, simbolo stesso della Madre Natura, e agli uccelli, visti come animali mitologici.” In esposizione ecco allora le opere dedicate al mito di Dafne e Cloe e a quello del Minotauro fino alle illustrazioni per le Costellations di André Breton, in cui la poesia, grande passione di Miró, si associa con la sua rappresentazione di uno spazio infinito in cui linee, colori e forme si compongono e si scompongono. Si possono ammirare, al Palazzo Blu di Pisa, le serie Archipel Sauvage del 1970 e L'espoir du navigateur del 1973 e chiudono invece il percorso, le sezioni dedicate al mito della donna, della Madre Natura e dell'uccello mitologico. Mirò, infine, rappresenta il mito e il suo tentativo di esorcizzarlo, perché ilo mito reca in sé anche i mostri, gli archetipi, ciò che probabilmente è nascosto nell’inconscio e che nell’arte e con violenza, viene fuori, attraverso colori, forme, luci e la rarefazione sempre più potente del linguaggio espressivo.

23.01.2011 # 1726
Firenze | Ritratti del potere. Volti e meccanismi dell'autorità

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Rovereto | Mario Botta. Architetture 1960-2010

Fino al 23/01/2011

Mario Botta è colui che ha progettato il Mart di Rovereto. Ora, il Mart, gli dedica un omaggio con l’esposizione dei più interessanti schizzi e modelli originali. In tutto sono presentati 60 modelli, realizzati nello studio di Lugano dell’architetto ticinese. Il cuore dei progetti di Botta è senza dubbio il legame con il territorio volto a rappresentare un’identità europea. Chiese, biblioteche, teatri, musei e sinagoghe, con una predilezione per le chiese per il connubio tra luce, spazio e materia che da vita ad una visone di architettura pura. Lo dimostra la chiesa di San Giovanni Battista a Mogno ( Svizzera) che è una vera e propria opera d’arte. In questo senso lo sono anche il Moma di San Francisco e il Mart di Rovereto, che raccolgono l’humus della buona capacità costruttiva tipicamente svizzera e la straordinaria sensibilità ancorata al territorio e ad una cultura contadina. Il tutto, proiettato solidamente nel futuro. Botta ha avuto la fortuna di lavorare per Le Corbusier e ha avuto come maestro Carlo Scarpa, che gli insegnò a “far parlare i materiali”. Citando un’intervista recentemente apparsa sul Venerdì di Repubblica: Quando parlava ai suoi studenti Scarpa diceva “ Volete fare una strada? Se la fate in terra dovrà essere larga dieci metri, in asfalto sei, in cemento tre, in pietra uno. Se in oro, basta un filo”. Un altro grande mastro per Botta fu Louis Kahn, con cui lavorò quando nel ’69 progettava il Palazzo dei Congressi di Venezia. Da lui apprese il limiti dello sviluppo tecnologico,  e la capacità di cogliere gli archetipi delle cose, così come alla domanda “ Cos’è una scuola?”, la risposta era “ Due uomini che parlano sotto un albero”. I debiti culturali di Botta ( evidenziati nella mostra nella prima sezione) risiedono anche nel Pasto frugale di Picasso ( periodo blu) e la Casa sulla Cascata di Frank Llyod Wright. Nelle opere di Botta, l’architettura ritrova l’essenzialità della sua forma primitiva e sella sua funzione originaria che deve modellare lo spazio e la vita dell’uomo. In questa mostra c’è anche posto per il design, con la terza sezione dedicata alla creazione di oggetti e allestimenti di interni. Come dire, in piccolo, una sintesi del grande. Da vedere.


 

23.01.2011 # 1699
Firenze | Ritratti del potere. Volti e meccanismi dell'autorità

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Basilea | Andy Warhol. The Early Sixties | Paintings and Drawings 1961-1964


Scade il 23/01/2011

Da non perdere la mostra che il Kunstmuseum di Basilea dedica ad Andy Warhol, il padre della pop art negli anni cruciali della sua formazione e del successo internazionale, i primi anni '60. I sixties vedono grandi cambiamenti nella vita e nella carriera di Warhol: in soli 4 anni, infatti ( dal 1961 al 1964), si assiste all'abbandono di una brillante carriera come illustratore pubblicitario per dedicarsi completamente alla pittura; la definizione di uno stile che, partendo da soggetti banali e presi dalla cultura popolare lo porteranno ad eliminare del tutto la pennellata espressionista e la pittura manuale per un genere che ha rivoluzionato l'arte del '900. Prodotti da supermercato, imballaggi, attori di Hollywood, eventi luttuosi e catastrofici, tutto ciò che è pop, insomma. A partire dai famosi soggetti, come la banconota da 2 dollari, Liz Taylor, la celebre zuppa Campbelle e i Do it yourself, figure da colorare per i bambini. Ciò che affascina sta esattamente in quel prima e dopo, nell'evoluzione artistica del Warhol post grafico al Warhol creatore della pop art. In tutto circa 70 dipinti presi in prestito dai più grandi musei mondiali, come il San Francisco Museum of Modern Art, il Metropolitan Museum, New York,il Museum of Modern Art, New York e l' Andy Warhol Museum di Pittsburgh.