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Mostre ed eventi // Pagina 130 di 216
26.01.2011 # 1943
Linz e Bolzano | VALIE EXPORT.  Time and Countertime

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Linz e Bolzano | VALIE EXPORT.
Time and Countertime

Fino al 01/05/2011

Valie Export è un’artista ( nata a Linz, Austria, nel 1940) che ha sempre fatto molto parlare di sé. Fotografa e artista, inveterata femminista, famosa per le performance fatte con il suo stesso corpo per denunciare atteggiamenti culturali discriminatori nei confronti del sesso femminile. Lo ha fatto in maniera brutale, icastica, perfettamente calata nello spirito degli anni settanta. Basta dare un’occhiata a performance come Aktionshose: Genitalpanik / Action Pants: Genital Panic del 1969. Silkscreen on paper, in cui posa con un fucile in mano e una tuta in pelle strappata sul pube. Una denuncia, una provocazione. Tempo e controtempo non racconta però il corpo femminile e la donna, le oppressioni sociali ma l’architettura, la guerra, il linguaggio. Lo stile è sempre a metà tra performance e fotografia. Ci sono, tra le varie opere, decine di lampadine che pendono dal soffitto, calate a ritmi alterni in contenitori d’acqua, creando una situazione di ansia, di attesa irreversibile che porta ad un nulla di fatto e ad una sensazione di tensione continua, di instabilità e di precarietà, un po’ metafora delle condizioni in cui oggi tutti viviamo. Tornano i fucili, o meglio, i kalashnikov, in tutto 109, riflessi in uno specchio e video presentati in sequenza e raffiguranti parti interne del corpo umano. In tutto si avverte un senso di disagio, uno stridere anche nell’immagine fotografica. Non c’è ricerca del bello, dell’armonia, ma l’occhio critico, la denuncia, aleggiano in ogni opera, in ogni immagine presentata dalla Export. La sua è un’arte vissuta, agita, in movimento, mai ferma, mai statica e ridondante, ma attiva e propulsiva, piena di spunti e riflessioni importanti, di metafore della realtà odierna. La mostra è ospitata al museo Lentos di Linz e dal 19 febbraio al 1 maggio al Museion di Bolzano.

30.01.2011 # 1718
Linz e Bolzano | VALIE EXPORT.  Time and Countertime

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Milano | Salvador Dalì. Il sogno si avvicina

Fino al 30/01/2011


Dalì è colui che, a suo dire, aveva tanto da insegnare a Freud. Era anche colui che, sempre a suo dire, si differenziava da un pazzo semplicemente perché pazzo non era. Il mistero di Salvador Dalì ( Figueras, Catalogna, 1904-1989), a vent’anni dalla sua morte continua. Pazzo? Genio? Icona costruita ad hoc ( con il suo travestimento perenne mutuato alla figura fisica di Velasquéz), precursore di un’arte diffusasi in tutti gli anfratti visivi della comunicazione pop, precursore di Wahrol per l’impatto visivo e iconografico. Oggi Dalì è entrato a far parte più che mai della cultura visiva occidentale. Cartoons, video, film, pubblicità, manifesti, il richiamo non finisce mai. Anche i Simpson lo hanno più volte evocato, scimmiottando gli orologi che si sciolgono nel celebre La persistenza della memoria. Di certo onirico, surreale e mostruosamente geniale. Nella mostra di Milano, inaugurata a Palazzo Reale il 22 settembre, sono in mostra 50 opere che mettono in luce il rapporto tra il sogno e la memoria, assieme a materiale inedito sulla vita dell’artista. Ma c’è di più. Ci sono le scene originali realizzate da Dalì per il film Destino della Walt Diney rimasto incompiuto e vincitore del Festival di animazione Annecy nel 2003. Dalì, con il suo sapiente ( studiato, spontaneo, non importa ) mix di superba e insopportabile provocazione ( quando elogiava il dittatore Franco), dandismo, egocentrismo e visionarietà ai confini con la pazzia resta ancora oggi un artista impossibile da superare. La mostra è allestita dall’ architetto Oscar Tusquets Blanca,  suo amico e collaboratore. Curata da Vincenzo Trione è realizzata in collaborazione con la Fondazione Gala-Salvador Dalí di Figueres ( sua ex casa) e si avvarrà di importanti prestiti provenienti da musei nazionali e internazionali quali la Fondazione stessa, il Dalì Museum di St. Petersburg in Florida, il Boijmans Museum di Rotterdam, l’Animation Reserch Library dei Walt Disney Animation Studios di Burbank in California, la Peggy Guggenheim Collection di Venezia, il Mart di Rovereto e i Musei Vaticani. In più, per la prima volta la sala di Mae West verrà realizzata all’interno del percorso espositivo così come fu ideata dallo stesso Dalì. “Salvador Dalì. Il sogno si avvicina” si avvale di un comitato scientifico d’eccezione composto da studiosi di altissimo livello internazionale: Montse Aguer, direttore del centro di studi daliniani Hank Hines, direttore del Dalì Museum di St. Petersburg in Florida; Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani; Francisco Calvo Serraller, eminente studioso di arte moderna spagnola, e Robert Storr, curatore e critico statunitense decano della Yale School of Art. Una mostra da vedere quasi ad ogni costo, realizzata anche s soprattutto grazie al Comune di Milano – Assessorato alla Cultura e prodotta da Palazzo Reale con 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE.


 


 

28.01.2011 # 1950
Linz e Bolzano | VALIE EXPORT.  Time and Countertime

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Chicago | Jim Nutt: Coming
into Character

Fino al 29/05/2011

Chi è Jim Nutt? Un pittore settantenne, nato a Chicago e facente parte di una compagine di artisti chiamati Imagists. Gli Imagists, non sono stati contaminati dalle correnti artistiche americane come la pop art. Sono estranei alla cultura newyorchese, non hanno avito una grande fama. Eppure, fu proprio il Museum of Contemporary art di Chicago a consacrarli e in particolare proprio Jim Nutt, nel 1969. Adesso lo stesso museo gli dedica una retrospettiva che ospita almeno 70 opere. Opere soprattutto pittoriche, che raffigurano spesso il medesimo soggetto: una donna a mezzo busto, ritratta con una pennellata fine in acconciature improponibili, sempre diverse, volti di donna nati dalla sua fantasia, caratterizzate sempre dallo stesso segno grafico. La sua arte è contaminata dalla cultura popolare americana, dall’advertising, dai comic books, i jukebox e le pinball machine art e anche da una forma di cubismo reinterpretato. C’è un po’ di Henri Matisse di Joan Mirò, un po’ di John Graham, Max Ernst, Arshile Gorky e H. C. Westermann. In gocce, surrealismo, espressionismo e cubismo. Una curiosità: uno del gruppo degli Imagist, Ed Pasche, è noto soprattutto per essere stato maestro di Jeff Koons. Come Raffaello e il Perugino. Solo che qui, probabilmente, l’allievo è andato un po’ oltre e certo, i due , non si possono confondere. Negli Imagist c’è la storia dell’arte di una parte del ventesimo secolo, in Koons si apre un altro capitolo, per molti fatto più di quotazioni sul mercato che di valore artistico vero e proprio.

27.01.2011 # 1946
Linz e Bolzano | VALIE EXPORT.  Time and Countertime

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Roma | SHEPARD FAIREY (OBEY)
A Private Collection

Fino al 24/02/2011

Si, Shepard Fairey è l’artista di Hope, celebre manifesto elettorale a favore di Obama. Nel 2008, il manifesto campeggiava su tutti i muri d’America, facendo conoscere al popolo mondiale il futuro presidente degli States. Ma Fairey non è solo l’artista di Hope. Per scoprirlo, basta dare un’occhiata alla mostra ospitata presso la Mondo Bizzarro Gallery, piattaforma per le arti ipercontemporanee del XXI secolo, a Roma. Oltre 60 opere, tra serigrafie e pezzi unici, con molti inediti per l’Italia. Ma Fairey è un’artista di nuova frontiera, proveniente dallo skatebording, ai confini con la pop art e spesso paragonato a Warhol, si è fatto artefice anche dell’etichetta Obey. C’è tutto il succo, l’essenza dell’arte popolare degli anni ’80-’90, intrisa di cultura dei ’70 ma finalizzata a diventare brand, icona pop, commerciale e commerciabile. Ma chi sono i soggetti preferiti di Fairey? Sono spesso coloro che appartengono all’America liberal e progressista, le donne guerrigliere, Angela Davis, il subcomandante Marcos. Non personaggi baciati dal successo, come faceva Warhol, ma logiche diverse accompagnano la decisone di ritrarre un personaggio piuttosto che un altro. Il richiamo è l'artista americana Barbara Kruger e i movimenti radicali degli anni Settanta, insieme alle influenze (dichiarate) di Heidegger e Marshall McLuhan. Fairey è l’esponente più conosciuto dell’Urban Art, assieme a Bansky. Uno dei pochi che raccoglie tutte le contraddizioni del sistema, un’esponente di spicco della controcultura americana, saldamente inserito nel circuito delle gallerie.

25.01.2011 # 1939
Linz e Bolzano | VALIE EXPORT.  Time and Countertime

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Milano | Il cinema con il
cappello. Borsalino e altre
storie

Fino al 20/03/2011

Il cinema e la moda, da sempre s’intrecciano e creano immagini e miti indelebili nella storia del costume e nell’immaginario collettivo. Un esempio ne è questa interessante mostra ospitata alla Triennale di Milano, dedicata al centenario binomio tra cinema e cappello, promossa e ideata dalla curatrice della Fondazione Borsalino, Elisa Fulco. Come dimenticare, il celebre cappello, sulle teste di Jean Paul Belmondo e Alain Delon? Il mito non è stato scritto solo da film come Borsalino (1970) e Borsalino & co (1974), ma innumerevoli sono le pellicole che hanno visto protagonista il famoso cappello sulle teste dei divi, europei e americani, incrementandone il mito, creando mode e tendenze ancora presenti iconograficamente in una certa idea di cinema, associata ad un’idea di stile e di costume. Il nome dell’azienda fu scelto da Jacques Deray per rappresentare il gusto degli anni Trenta, e attraverso le immagini cinematografiche, ha contribuito al funzionamento e alla fabbricazione perfetta della “macchina dei sogni”, così come il cinema spesso viene inteso. Presenti alla mostra anche disegni e documentari inediti, come quello di cinema industriale della ditta Borsalino del 1912, realizzato dal regista Luca Comerio: “un esempio unico nel suo genere in cui la fabbricazione del cappello viene introdotta da una vera e propria fiction”.

23.01.2011 # 1858
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Roma | Spazio.
Omaggio a Fabio
Mauri

23/01/2011

Ogni angolo del MAXXI nasconde un pezzo di storia artistica e culturale del secolo scorso. Un excursus toccante sulla società, sull’arte e l’architettura, sul pensiero astratto e sul pensiero razionale. Difficile non parlare dell’omaggio che lo splendido museo progettato dall’archi star Zaha Adid, ha dedicato al grande Fabio Mauri( Roma, 1926, 2009), con le sue due opere più famose: Manipolazione di cultura / Manipolation der Kultur, 1976, 11 stampe fotografiche riportate su tela, acrilico, cm 45 × 72 ciascuna, Associazione per l’Arte Fabio Mauri, Roma e Il muro occidentale o del pianto, 1993, valigie, borse, casse, involucri in cuoio, tela e legno, pianta di edera, fotografia intelata, cm 400 × 400 × 60, Associazione per l’Arte Fabio Mauri, Roma. Le opere sono due ma in realtà rappresentano uno spazio infinito in cui si mescolano arte, sentimenti, riflessioni, cultura, immagini indelebili nello spirito e nell’immaginario storico-sociale dell’uomo occidentale. Chiunque si soffermi, anche solo per un istante, ad osservare da vicino le due opere, non può che provare un senso di commozione profonda per un secolo, il ventesimo, intriso di guerre, emigrazioni, nazismo, fascismo, senso di estraniamento, di alienazione e molto altro. La prima opera, la Manipolazione della cultura, è concepita intorno alla manipolazione del linguaggio, grandi fotografie intelate da una struttura tripartita. Sopra, una fotografia che documenta l’iconografia nazi-fascista, al centro una fascia dipinta di nero e in basso, una scritta che riprende il soggetto, il tutto per svelare la manipolazione della cultura che si cela dietro le immagini, l’ideologia e il linguaggio che sono alla base della radice del male. Il muro occidentale del pianto è invece una delle opere più rappresentative di Mauri : vecchie valigie di cuoio issate le une sulle altre, accatastate come a rappresentare una sorta di monumento alle fughe, alle emigrazioni, alla trasmigrazione, alienante e destabilizzante, che costringe l’uomo a rivedere le sue radici, a ricostituirle in qualche dove, secondo possibili perché. Un muro occidentale del pianto, di espiazione, davanti al quale l’artista cerca di far convivere qualsiasi diversità.