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Mostre ed eventi // Pagina 129 di 216
31.01.2011 # 1953
Riehen | SEGANTINI

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Riehen | SEGANTINI


Fino al 25/04/2011

In Giovanni Segantini (1858-99) non c’è solo il mito della montagna e il divisionismo. I Giovanni Segantini si ammirano il bisogno di appartenenza, legato in maniera indissolubile al mito contadino e soprattutto alla montagna come luogo non solo fisico, ma spirituale, dell’anima. Il divisionismo, è un pretesto per sezionare la realtà in migliaia di frammenti che, ad una certa distanza, la restituiscono ancora più viva e vibrante. Una settantina di sue opere sono adesso esposte alla Fondazione Beyeler in Svizzera , a Riehn. E la Svizzera deve molto a questo artista eccezionale, per certi versi apolide. Segantini non ha avuto vita facile. Nato povero in Tirolo, è rimasto orfano in tenera età e da Milano è “emigrato” a Savognin, da cui ritrasse le splendide vedute della Alpi svizzere. Dopo il lago brianzolo e la celebre Ave Maria a trasbordo, arriva a quell’incredibile opera che è Trittico delle Alpi. Che passi dall’acqua alla montagna, il risultato è simile. Ovvero, la ricerca di un mondo perfetto, qualcosa che esiste soltanto nella mente, nella memoria e forse in qualcosa che non si è mai visto se non a tratti. Un’illuminazione improvvisa, un bagliore lontano, qualcosa che si è sognato o che si è vissuto, anche per poco, durante l’infanzia, ma che ha sublimato e segnato tutta la vita. Quello di Segantini è un mondo fatto di luce, colore, atmosfere vibranti, serene, qualcosa di veramente sublime. Non a caso, le ultime parole dell’artista, in punto di morte, sono state: “voglio vedere le mie montagne”, come per avere, l’ultima, salvifica, illuminazione.

30.01.2011 # 1908
Riehen | SEGANTINI

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Parigi | Basquiat

30/01/2011

Basquiat è uno di quegli artisti morti troppo presto ma che hanno lasciato il segno. Come Masaccio, Janis Joplin, Jimi Hendrix e Jim Morrison, è morto tra i 27 e i 28 anni. Basquiat, un graffitaro che si firmava SAMO (per « Same Old Shit ») sui muri di New York, alla fine degli anni ’70, periodo d’oro per i graffitari occidentali. Presto Jean-Michel Basquiat, nato a Brooklyn nel 1960 e morto di overdose nell’’88, passò dai muri ai quadri. Il suo stile è spesso stato considerato naif, ma di fatto resta un artista che ha riscritto e reinterpretato l’espressionismo contemperaneo. Un universo fatto di mitologia voudou e biblica, così come accadeva per molti media dell’epoca( fumetti, pubblicità, musica , mondo della boxe) che cercavano di affermare la loro “negritudine”. Egli definì anche una contro cultura urbana, violenta, anarchica, underground e piena di libertà e vitalità. Basquiat ebbe presto un grande successo e fu il primo artista “nero”  ad esporre alla Biennale del Whitney Museum of American Art à New York. Il Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris (11, avenue du Président Wilson) presenta una retrospettiva dedicata a Jean-Michel a 50 anni dalla sua morte, composta di un centinaio di opere maggiori, tra quadri, oggetti e disegni. In attesa, inoltre, del docufilm  di Tamra Davis, The Radiant Child.




30.01.2011 # 1879
Riehen | SEGANTINI

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Milano | Arte della
civiltà islamica

30/01/2011

Dopo Cina e Giappone, non poteva mancare al Palazzo reale di Milano una grande mostra dedicata all’arte islamica. Un tuffo in una civiltà millenaria attraverso la splendida collezione al-Sabah degli Sceicchi Nasser Sabah Ahmed al-Sabah e Hussah Sabah Salem al-Sabah. La mostra è interessante perché raccoglie, attraverso gli oggetti, i tappeti, i tessuti, i vetri smaltati, gli ori, i capitelli, gli oggetti in avorio, i pugnali di giada e le pedine degli scacchi in cristallo di rocca le suggestioni, gli incroci culturali, le influenze e le commistioni che l’arte islamica ha registrato nel corso dei secoli, attraverso la sua diffusione nel bacino del mediterraneo e non solo. Quando pensiamo all’arte islamica non dobbiamo orientarci esclusivamente verso un’arte racchiusa nei bei palazzi arabi o nei minareti in terra araba, ma alla anche alla Spagna ad esempio, con le sue città così marcatamente influenzate dalla cultura artistica islamica. 350 opere che testimoniano, nella preziosità degli ori e dei tessuti, nella sapienza calligrafica dei manoscritti, una cultura millenaria, diffusasi fino alla fine del 1500 e oltre in tutta l’Europa meridionale. Dalla Spagna all’’Estremo Oriente, la mostra si snoda in un percorso geografico e un o di tipo storico-estetico, in cui si evidenziano la calligrafia, la decorazione geometrica, gli arabeschi e l’arte figurativa che smentisce il luogo comune che vede l’arte islamica sostanzialmente come iconoclasta.Le opere sono state scelte da Giovanni Curatola, professore di Archeologia e storia dell’arte musulmana alle Università di Udine e Milano.


30.01.2011 # 1840
Riehen | SEGANTINI

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Torino | Licini e
Rosler

30/01/2011

Osvaldo Licini e Martha Rosler, due artisti che hanno fatto la storia dell’arte italiana e mondiale, entrambi ospitati in due interessanti retrospettive al Gam di Torino. La mostra dedicata a Licini(Vidon Corrado, 1894 – 1958), Capolavori, comprende ben 100 opere che testimoniano dell’influenza del post impressionismo, l’ adesione al ‘900 italiano, alla tradizione figurativa ma anche la svolta degli anni ’30, con i colori piatti e le forme essenziali. Personaggi fantastici, raffigurati dal tratto sintetico ed espressivo, semplice e pulito. Licini ottenne il Gran Premio Internazionale per la Pittura alla XXIX Biennale di Venezia del 1958 per le opere segnate dal suo contatto con l’astrattismo internazionale, soprattutto quello parigino. Di carattere internazionale è la mostra dedicata a Martha Rosler, classe 1943, ospitata nel GAM Underground Project. La mostra è As if, Come se, riprende un modo di dire americano associato anche a You Wish, Ti piacerebbe. E’ il motto della Rosler: una sorta di risposta al pubblico che davanti alle opere d’arte dice, quello potrei farlo anch’io: please do it, fallo per favore, è la sua risposta. In questo senso è la responsabilità del pubblico di prendere coscienza delle tematiche che il lavoro dell’artista fa emergere. Non è un sistema cronologico o celebrativo che viene seguito ma la mostra prende in considerazione tutte le problematiche fondamentali della nostra cultura sociale ed emergente, quali lo sfruttamento del corpo femminile, il consumismo, la guerra, le classi e i conflitti sociali e più ancora l’interconnessione che tutti questi aspetti rivelano all’interno di un sistema capitalistico giunto alla propria parabola discendente. Tra video, testi, opere molto note e meno note, istallazioni e audio la mostra ripercorrerà 45 anni di lavoro e di ricerca della celebre artista che hanno fatto la storia dell’arte internazionale negli ultimi 40 anni.


30.01.2011 # 1763
Riehen | SEGANTINI

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Terni | Giulio Turcato. Libertà

Fino al 30/01/2011

Giulio Turcato (1912-1995) è uno degli artisti più importanti del secondo novecento, protagonista dell’astrattismo pittorico in ambito internazionale. Quasi alla vigilia del suo centenario, il comune di Terni ha voluto rendergli omaggio con una grande antologia delle sue opere, tra cui spiccano le 7 grandi sculture, restaurate per l’occasione, le Libertà. Le opere esposte sono circa 60, di cui alcune inedite e prestate dall’Archivio Giulio Turcato di Roma. L’arte di Turcato si contraddistingue per i suggestivi risvolti figurativi sconfinanti nella scultura e nella scenografia, come testimoniano le 7 sculture, bellissimo e fulgido esempio di astrattismo tradotto in chiave plastica. Un plasticismo visionario, difforme ma al contempo calato in un significato civile e morale preciso. Lo stesso Turcato diceva, riferendosi alle Libertà: ““Le Libertà sono strutture longilinee in spinta verso l’alto, per cercare di evadere verso uno spazio più consono alla loro natura . Erette verso il cielo e raggruppate, rappresentano i desideri a cui ogni persona può ambire anche in senso astratto, e le volontà di uscire contro i vari veti e tabù che incatenano alle obbedienze diurne e ai conformismi che pullulano intorno a noi e dentro di noi, alle abitudini della nostra esistenza corporale societaria.” La mostra comprende, oltre alle Libertà, un inedito Comizio del 1949-50, Giardino di Miciurin (1953), Deserto dei Tartari (1956), Tranquillanti per il mondo (1961), Superficie lunare (1965), Il Tunnel (1970), La passeggiata (1972).
Turcato fondò nel 1947 il gruppo “Forma 1” con Accardi, Attardi, Consagra, Dorazio, Guerrini, Sanfilippo, firmando il manifesto del “Formalismo”, aderendo in quell’anno al “Fronte Nuovo delle Arti”, con la partecipazione di Vedova, Santomaso, Guttuso, Leoncillo, Corpora, Morlotti, Birolli, Franchina, Fazzini, Pizzinato e Viani. Nel 1950 entrò nel “Gruppo degli Otto”, avviato da Lionello Venturi, insieme ad Afro, Birolli, Corpora, Moreni, Morlotti, Santomaso, Vedova. Dopo diversi successi ed esposizioni all’estero, l’ultima sua comparsata è nel 1993 alla Biennale di Venezia, ospitato nella sezione intitolata “Opera Italiana”.

30.01.2011 # 1760
Riehen | SEGANTINI

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Rozzano | La scultura italiana del XXI secolo

Fino al 30/01/2011

Quali sono le tendenze nella scultura italiana di oggi? Si va più verso l’istallazione o l’architettura, l’effimero o il duraturo? L’esposizione che si aprirà il 19 ottobre alla Fondazione Pomodoro di Rozzano(MI) vuole fare il punto sulle discipline plastiche in Italia, attraverso artisti come Nunzio, Dessì, Cattelan, Arienti, Beecroft, Cecchini, Demetz, Simeti, solo per citarne alcuni. In tutto, 80 artisti nati nella seconda metà del secolo scorso a rappresentare lo stato di salute della scultura italiana contemporanea. I linguaggi sono ibridati, le discipline si sono mischiate e i codici tradizionali sono stati ribaltati trasformando la scultura, da disciplina salda e certa, tra le più effimere e incerte, a metà tra istallazione, scultura, performance. Di certo, una disciplina in continua evoluzione, che ha saputo reinventarsi abilmente e al passo con i tempi.