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Mostre ed eventi // Pagina 109 di 216
26.07.2012 # 2543
Forte Piano

Daria La Ragione // 0 comments

Forte Piano

a Roma fino al 31 ottobre 2012

Secondo tempo della mostra Forte Piano: le forme del suono, curata da Achille Bonito Olivo. La mostra presenta l’originale ricerca di artisti internazionali di diverse generazioni che hanno lavorato e lavorano sulla smaterializzazione dell’opera, approdando a inedite forme di sonoro. Le opere saranno disseminate negli spazi interni ed esterni dell’Auditorium: foyer, corridoi, bar, ristoranti, sale di concerto, sale di registrazione, toilette, scale, spazi di passaggio, biglietteria. In tal modo la fruizione della mostra avverrà attraverso la ricerca sonora dell’opera invisibile che a sua volta intercetterà l’attenzione anche imprevista dello spettatore. Da John Cage e dalle Neo-avanguardie fino a un panorama sugli artisti d’oggi, le opere sonore introducono un’attesa e una sospensione delle difese che colgono lo spettatore di sorpresa, circondandolo da ogni parte e aggirando così l’invalicabile frontalità delle cose. Attraverso la vaporizzazione di ogni forma visiva gli artisti coinvolti capovolgono l’affermazione di Paul Klee “L’arte rende visibile l’invisibile”. Il risultato di tale operazione sviluppa un nuovo tipo di contemplazione aperta ad esperienze polisensoriali e integrazione nell’architettura dei luoghi. In tal modo diventa anche una descrizione visiva di tutti i luoghi architettonici dell’Auditorium progettato da Renzo Piano.


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26.07.2012 # 2546
Forte Piano

Daria La Ragione // 0 comments

Mimmo Paladino - Le grandi ceramiche

a Faenza fino al 30 settembre 2012

Un viaggio sperimentale dentro la materia. 

Un centinaio di opere d’arte tra cui inediti realizzati ad hoc per questa mostra


Sono un centinaio le opere di Mimmo Paladino esposte nella grande mostra personale che il MIC di Faenza gli dedica dal prossimo 25 maggio 2012.


Il percorso espositivo si snoda lungo gli spazi museali con il coinvolgimento diretto ed immediato del visitatore: sculture di grandi dimensioni, installazioni complesse accanto a produzioni minori testimoniano della colta e poliedrica personalità dell’artista.


A tratti quasi brutale nell’utilizzo di un materiale primordiale come la terra nella sua forma più primitiva e meno accattivante, Paladino espone opere fondamentali della sua produzione e alcuni inediti, realizzati appositamente per la mostra faentina che testimoniano del suo felice connubio con la città.


Una mostra imperdibile che pone l’accento sul linguaggio dell’artista campano in un susseguirsi di segni, simboli e rimandi all’epos.


Lo stesso Paladino ha voluto contribuire all’elaborazione del progetto espositivo con la scelta di opere che ripercorrono tutta la sua poetica: sculture dipinte che assumono la forma di quadri tridimensionali, lastre nelle cui concavità sono celati oggetti dal forte impatto emotivo, dischi e torri di dimensioni tali da rimandare alle ciclopiche fortificazioni micenee. Il percorso diventa quasi una narrazione di storie ed emozioni in un viaggio di sperimentazione dentro la materia.


 

26.07.2012 # 2544
Forte Piano

Daria La Ragione // 0 comments

con gli occhi, con il cuore, con la testa

a Rovereto fino al 9 settembre 2012

Cosa hanno in comune i dagherrotipi del 1846 di Ferdinando Brosy e gli scatti di Gregory Crewdson di 160 anni dopo? Hanno attirato l’attenzione di Mario Trevisan e sono così entrati nelle sua collezione. Dal 24 luglio al 9 settembre 2012 questa ricca e appassionata collezione di fotografia è visibile in una mostra al Mart di Rovereto intitolata “Con gli occhi, con il cuore, con la testa. La fotografia della collezione Trevisan”, a cura di Walter Guadagnini con Veronica Caciolli e Francesco Zanot.


La raccolta Trevisan, oggi in deposito a lungo termine presso il Mart, è tra le più significative collezioni private italiane di fotografia: è composta da circa 250 opere, 200 delle quali sono state selezionate per questa mostra.

La passione di Trevisan per la fotografia nasce oltre venti anni fa e si è concentrata sulla fotografia delle origini (anni Quaranta e Cinquanta del XIX secolo) e su quella di matrice surreale, in cui, come scrive Walter Guadagnini “alla rappresentazione del mondo si sostituisce la sua invenzione”.

Ma la vera singolarità della raccolta – particolare motivo d’interesse per il visitatore – sta nella sua ampiezza cronologica: dai primi, affascinanti dagherrotipi si giunge attraverso un percorso segnato da celebri capolavori e da sorprendenti scoperte, alle più recenti prove di autori come Vanessa Beecroft. 

Un’estensione fuori dal comune, che permette alla mostra una notevole ricchezza tematica: le vedute urbane, il paesaggio naturale, il ritratto e il corpo sono i nodi centrali attorno a cui si articola l’esposizione. 


In questo percorso non mancano i grandi maestri della fotografia e gli artisti che hanno scelto di privilegiare il mezzo fotografico tra i quali si segnalano in particolare Lewis Carroll, Man Ray, Henri Cartier-Bresson, Wilhelm von Glöden, Margaret Bourke-White, Lee Friedlander, Irving Penn, Weegee, Helmut Newton, Diane Arbus, Nobuyoshi Araki, Nan Goldin, Robert Mapplethorpe, Cindy Sherman, Olivo Barbieri, Vik Muniz, Marina Abramović, Andres Serrano.



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26.07.2012 # 2537
Forte Piano

Daria La Ragione // 0 comments

Oltre il muro

a Rivoli (TO) fino al 31 dicembre 2012

Il Museo: i muri, pareti e quinte, segni del sogno incompiuto di Vittorio Amedeo II e del suo architetto, sono spesso testimonianze esorcizzate – degradate dal tempo e dalla storia – di altri artisti che nelle sale del Castello lavorarono al tempo della Residenza storica e che ora offrono la sfida agli artisti contemporanei per un confronto con se stessi, con la propria capacità e volontà di attraversare le barriere, fisicamente, concettualmente e politicamente, mettendosi in gioco per superare – profeticamente – la logica della distanza e della separazione. Nell’interpretazione dell’arte i muri nati come separazione si ritrovano ad essere elementi per estreme comunicazioni, luoghi ed epifanie di situazioni dolorose di convivenza, di scontro o di oppressione, di speranza o d’inquietudine. I blocchi e le pareti possono essere mentali, fisici, culturali o economici. Oltre il muro, tramite i propri percorsi che si intersecano dialogando, propone non solo una rilettura della collezione ma anche dello stesso ruolo del Museo nella civiltà contemporanea. Una sorta di gioco ribalterà i ruoli di curatore e visitatore, portando quest’ultimo a cercare la chiave per stabilire un discorso tra le opere e il concetto di limite, confine, luogo e memoria. Nell’ambito del riallestimento della collezione viene proposto Viaggio intorno alla mia camera progetto speciale di Marzia Migliora. Il progetto dialoga non solo con gli spazi e la storia del museo, ma coinvolge – attraverso una chiamata alla partecipazione attiva – la struttura vivente dei visitatori. Ai cittadini del territorio è richiesto di diventare prestatori di un oggetto personale, ovvero una poltrona del proprio salotto. Circa una decina di sedute, selezionate dall’artista, saranno ospitate temporaneamente al Museo, entrando in relazione con le opere della collezione. Il pubblico potrà – durante il percorso di visita – utilizzarle per una sosta o per la contemplazione, mettendo in atto un processo di scambio tra dimensione pubblica e privata. Il progetto di Marzia Migliora si realizza in collaborazione con il Dipartimento Educazione del Museo.


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16.07.2012 # 2527
Forte Piano

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ELAD LASSRY. Verso una nuova immagine

a Milano fino al 16 settembre 2012

Promossa e prodotta dal Comune di Milano – Cultura, Moda, Design e dal PAC, a cura di Alessandro Rabottini, la mostra è la prima monografica che un’istituzione italiana dedica al lavoro di Elad Lassry (1977, Tel Aviv; vive e lavora a Los Angeles): la più ampia panoramica mai realizzata sul lavoro dell’artista israeliano, che il pubblico italiano ha già avuto modo di apprezzare nell’ultima edizione della Biennale di Venezia.


Il lavoro di Lassry è caratterizzato da una riflessione sull’ubiquità dell’immagine nella società contemporanea e sulla possibilità di ridefinire codici visivi conosciuti e abitudini interpretative. A partire dalla sua recente comparsa sulla scena internazionale, il lavoro di Elad Lassry ha subito attratto l’attenzione di pubblico e critica tanto per la forza visiva quanto per il rigore concettuale che lo contraddistinguono. 


Se all’inizio della sua carriera i principali mezzi espressivi utilizzati da Lassry erano la fotografia e il film in 16 mm, la sua più recente produzione include anche la scultura, l’intervento architettonico, il disegno e la performance. 

La maggior parte di questi media sono presenti al PAC in un dialogo reciproco attraverso un’ampia selezione di opere a parete, quattro film, nuove opere di scultura e un’installazione che fonde fotografia, scultura e architettura realizzata appositamente per il PAC.


Nel lavoro di Lassry tutto esiste all’interno di un regime di orizzontalità, all’interno del quale ogni gerarchia tra figura, oggetto e ambiente è eliminata: persone, cose, animali e luoghi sembrano provenire da un universo dove la spontaneità è bandita e dove la memoria si confronta con un senso di fine imminente.


LE FOTOGRAFIE di Elad Lassry presentano soggetti all’apparenza familiari – persone, animali, luoghi e oggetti più o meno banali – ma è il modo in cui l’artista li ritrae a produrre un effetto ambiguo e straniante. Le pose delle persone sono artefatte, gli animali e, più in generale, la natura appaiono del tutto artificiali mentre gli oggetti – molti dei quali sono arrangiati in composizioni che ricordano la fotografia pubblicitaria – sembrano non appartenere al dominio della funzionalità, nonostante non sia chiaro se abbiano un significato simbolico.


Tra l’immagine e la sua cornice Lassry stabilisce corrispondenze cromatiche che rafforzano l’oscillazione tra bidimensionalità e tridimensionalità, trasformando l’immagine stessa in un oggetto che sembra prossimo alla scultura, mentre l’assenza di luce naturale produce un’intensità cromatica che acuisce la tattilità delle immagini.


16.07.2012 # 2526
Forte Piano

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The Small Utopia. Ars Multiplicata

a Milano fino al 25 luglio 2012

Il titolo della mostra, “The Small Utopia. Ars multiplicata”, fa riferimento al sogno, trasmesso dalle avanguardie storiche agli artisti di oggi, di arrivare alla diffusione democratica dell’arte, praticando una moltiplicazione dell’oggetto d’arte per favorire una sua diversa fruizione estetica e sociale. 

Il percorso espositivo analizza un periodo di 75 anni dagli inizi del Novecento al 1975 e documenta con oltre seicento lavori, multipli ed edizioni, la trasformazione dell’idea dell’unicità nell’arte e la sua percezione,  non solo attraverso la moltiplicazione degli oggetti, ma anche nei diversi linguaggi: dai libri d’artista, alle riviste, al cinema sperimentale, alla radio. 

Questa piccola utopia nata all’inizio del XX sec. dai tentativi di costruttivisti e produttivisti russi di intervenire su oggetti di uso popolare, come le ceramiche, e dall’ambizione, più individualista, di Marcel Duchamp, che ricreò in scala ridotta l’insieme delle proprie opere nella sua Boîte en valise, 1941 (di cui sono presentate tre edizioni), si è consolidata negli anni Settanta, quando anche il sistema dell’arte si è diffuso, sul piano dell’informazione e della comunicazione, a tutti i livelli della società. Un’avventura a cui hanno partecipato tutti i principali movimenti dal Futurismo italiano al Bauhaus, dal Neoplasticismo al Dada e al Surrealismo, dal Nouveau Réalisme all’Optical e al Fluxus per approdare all’esplosione di arte moltiplicata indotta dalla Pop art, promotrice di un vero “supermarket” dell’oggetto artistico, tradotto ora in libro, rivista, scatola di cibo, film, vestito, disco, piatto, mobile, giocattolo e molto altro ancora.



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