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Mostre ed eventi // Pagina 100 di 216
13.11.2012 # 2756
PROGRAMMARE L'ARTE.  OLIVETTI E LE NEOAVANGUARDIE CINETICHE

Daria La Ragione // 0 comments

PROGRAMMARE L'ARTE. OLIVETTI E LE NEOAVANGUARDIE CINETICHE

a Milano fino al 3 marzo 2013

Programmare l’arte riprende, a cinquant’anni di distanza, l’esposizione che ebbe luogo nel 1962 nei negozi Olivetti di Milano e Venezia e che fu curata da Bruno Munari.
L’edizione del Museo del Novecento,  dopo la tappa veneziana allestita presso il Negozio Olivetti di proprietà del FAI (30 agosto- 28 ottobre 2012), oltre a presentare una selezione di opere di Bruno Munari, Enzo Mari, Getullio Alviani, del Gruppo N (Biasi, Chiggio, Costa) e del Gruppo T (Anceschi, Boriani, Colombo, De Vecchi, Varisco) – del quale il museo espone permanentemente oggetti cinetici e ambienti – offre una selezione di materiali d’archivio, fotografie, testi e manifesti dell’epoca e due filmati.
Ricordare a cinquant’anni di distanza la mostra che diede a questi artisti rilievo nazionale, e non solo, significa riflettere sulle possibilità di ricerca che l’Arte Programmata e Cinetica ha aperto nel dopoguerra non solo in campo strettamente artistico, ma abbracciando grafica, architettura e design e spingendosi fino al confronto con le nuove tecnologie.

13.11.2012 # 2758
PROGRAMMARE L'ARTE.  OLIVETTI E LE NEOAVANGUARDIE CINETICHE

Daria La Ragione // 0 comments

WOMEN IN FLUXUS & Other Experimental Tales

a Reggio Emilia fino al 10 febbraio 2013

A Fluxus parteciparono, come raramente accade nella storia dell'arte, diverse donne, artiste provenienti da luoghi e percorsi disparati - Yoko Ono, Charlotte Moorman, Alison Knowles, Shigeko Kubota, Takako Saito, Mieko (Chieko) Shiomi - oltre a figure che incrociarono Fluxus nel corso di un cammino artistico e teorico individuale, come Kate Millet, femminista ed attivista, Simone Forti e Carolee Schneemann attive al Judson Dance Theater di New York all'inizio degli anni Sessanta.
Ed è proprio da questa angolazione, ampliata ad una ricostruzione genealogica dell'intero percorso artistico, che la mostra WOMEN IN FLUXUS & Other Experimental Tales - promossa dalla Fondazione Palazzo Magnani di Reggio Emilia dal 10 novembre al 10 febbraio - intende raccontare la storia e la filosofia Fluxus. Due saranno i percorsi tematici di lettura proposti dall'esposizione: da un lato l'aspetto (proto)concettuale del fenomeno sperimentale, già implicito nel termine 'Concept Art' coniato da Henry Flynt che prese corpo nei concerti di Musica Antiqua et Nova (s)coordinati da George Maciunas nella AG Gallery (New York, 1961); dall'altro, la selezione di opere di artiste che indaga(ro)no, parallelamente all'implicita critica al sistema dell'arte, nuovi concetti di identità considerando il ruolo e pertanto l'immagine femminile come prodotti dalla realtà sociale e culturale - identità non più solo scritte, ma anche scriventi, in senso linguistico e performativo.

Tra le molte mostre che in Europa ma anche in Asia e in America del Nord sono dedicate a Fluxus nel cinquantesimo della sua nascita ufficiale (al festival di Wiesbaden nel 1962) e in occasione del centenario della nascita di John Cage (Los Angeles 1912 - New York 1992), questa di Reggio Emilia riveste quindi un carattere di autonomia e novità. "È una mostra che proprio qui ha la sua ragione d'essere", chiarisce la Presidente della Fondazione Palazzo Magnani Avde Iris Giglioli. "In questo territorio, infatti, tra Reggio Emilia e Cavriago, ebbe vita per un ventennio uno dei poli del gruppo, intorno all'attività editoriale e di organizzazione di eventi Pari&Dispari di Rosanna Chiessi. Qui arrivano tutti i grandi protagonisti europei di Fluxus, proponendo, all'insegna di Tutto è arte, azioni dirompenti che restano ancora ben vive nei racconti di paese. E, per sottolineare il taglio critico scelto dalla mostra di Palazzo Magnani, non a caso a guidare a Cavriago questa colonia di artisti e intellettuali è stata una donna Rosanna Chiessi".


13.11.2012 # 2757
PROGRAMMARE L'ARTE.  OLIVETTI E LE NEOAVANGUARDIE CINETICHE

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FREEDOM NOT GENIUS. Opere dalla collezione Murderme di Damien Hirst

a Torino fino al 10 marzo 2013

“Collezionare è come raccogliere oggetti portati a riva in un posto sulla spiaggia e quel posto sei tu. Quando poi muori, tutto sarà di nuovo portato via.” Damien Hirst

La Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli, continua la sua ricerca sul tema del collezionismo e presenta per la prima volta in Italia, una selezione di opere dalla Murderme collection, la collezione privata di Damien Hirst.
Freedom not Genius, curata da Elena Geuna, intende approfondire la personalità stessa di uno degli artisti viventi più noti al mondo.
“Tra gli obiettivi della Pinacoteca Agnelli vi è lo studio delle diverse tipologie di collezionismo e questa mostra si interroga sul significato delle opere collezionate rispetto alla poetica dell’artista stesso. La collezione di Damien Hirst è un’indagine su come gli oggetti che lo circondano influenzano il suo lavoro e su come il suo lavoro influenza le cose di cui si circonda,” spiega Ginevra Elkann, Presidente della Pinacoteca Agnelli.
Damien Hirst ha iniziato a collezionare alla fine degli anni Ottanta, scambiando sue opere con quelle di artisti amici che con lui formavano il gruppo Young British Artists, gettando le basi di una delle più interessanti collezioni di arte al mondo.
La collezione Murderme ha continuato poi ad ampliarsi negli ultimi tre decenni con l’acquisizione di una sorprendente varietà di opere d’arte e tipologie di oggetti realizzati con tecniche e materiali diversi.



13.11.2012 # 2755
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COLLEZIONARE IL NOVECENTO

a Milano fino al 3 marzo 2013

Collezionare il Novecento. Claudia Gian Ferrari, collezionista, gallerista e storica dell'arte è il primo appuntamento di un ciclo di mostre dedicate a importanti collezioni e collezionisti milanesi che hanno al centro delle loro raccolte opere dell’arte del XX secolo.
Claudia Gian Ferrari a partire dagli anni ottanta è stata una figura di riferimento nella scena culturale milanese attraverso l’attività della storica galleria Gian Ferrari, ereditata dal padre, e la curatela di importanti mostre sull’arte del secolo scorso, tra le altre si rammentano quelle dedicate a Arturo Martini e al gruppo di Novecento.
Questa esposizione costituirà l’occasione per presentare il considerevole nucleo di opere della collezione di Claudia che, grazie alla donazione della famiglia, entreranno a far parte delle raccolte del Museo del Novecento. Le 15 opere donate appartengono ad alcuni degli artisti più significativi del secondo dopoguerra, come Vincenzo Agnetti, Pier Paolo Calzolari, Lucio Fontana, Piero Manzoni, Giulio Paolini, Gilberto Zorio.
Inoltre, verrà esposta una selezione di materiali provenienti dai documenti dell’archivio storico della galleria Gian Ferrari che Claudia ha destinato con un legato testamentario agli Archivi del Novecento e una serie di capi d’abbigliamento della gallerista donati dalla stessa al Museo della Moda – Palazzo Morando.
La mostra proseguirà con una sala dedicata agli artisti attivi tra le due guerre -  Arturo Martini, Filippo De Pisis, Giorgio Morandi, Cagnaccio di San Pietro, Fausto Pirandello, Mario Sironi - a cui Claudia Gian Ferrari ha dedicato una vita di studi, pubblicazioni e esposizioni.
Infine, due degli artisti contemporanei più vicini alla gallerista, Luigi Ontani e Claudio Parmiggiani, hanno contribuito ad allestire due piccole sale monografiche di particolare intensità.
Il suggestivo allestimento realizzato da Daniel Libeskind è stato progettato per valorizzare al meglio le opere e le sezioni espositive.


06.11.2012 # 2744
PROGRAMMARE L'ARTE.  OLIVETTI E LE NEOAVANGUARDIE CINETICHE

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Bridget Baker - The Remains of the Father. Fragments of a Trilogy

a Bologna fino al 6 gennaio 2013

Nell’ambito della sua prima personale in Italia promossa da MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna dal 28 ottobre 2012 al 6 gennaio 2013 negli spazi espositivi della Collezione Permanente, l’artista sudafricana Bridget Baker presenta in anteprima assoluta l’opera video The Remains of the Father – Fragments of a Trilogy (Transhumance) (2012, 24’).
Fortemente influenzata dalla sua vicenda biografica di sudafricana bianca cresciuta durante e
dopo l’Apartheid, Bridget Baker indirizza la propria ricerca verso l’esplorazione delle dinamiche di potere e dominazione tra i popoli, inserendosi all’interno di quelle esperienze, sempre più numerose nella produzione artistica attuale, che si interrogano sulla legittimità dell’eredità storica e delle sue fonti ufficiali per metterne in discussione i codici di interpretazione.
The Remains of the Father – Fragments of a Trilogy (Transhumance), da cui trae titolo il progetto espositivo a cura di Elisa Del Prete, rappresenta la prima parte di una trilogia in cui l'artista intraprende un percorso di riflessione su un tema ancora scarsamente indagato dalla
storiografia italiana quale la storia coloniale in Eritrea durante il regime fascista.

06.11.2012 # 2743
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1944 - Man Ray

a Milano fino al 24 novembre 2012

1944 è il titolo del romanzo, anno in cui il mondo è ancora teatro della terrificante Seconda Guerra Mondiale; di solito nei titoli delle sue opere Man Ray è sempre stato molto più originale, ma probabilmente l’artista intuisce l’importanza che quell’anno avrebbe rivestito per il corso della storia, intravedendo la fine della guerra e con essa l’illusione di un mondo più sicuro. In occasione della pubblicazione del libro, la Fondazione Marconi presenta una mostra con alcune opere di Man Ray realizzate nel periodo in cui è stato scritto 1944. Nel 1940 Man Ray è costretto ad abbandonare Parigi e a rifugiarsi a Los Angeles, dove incontra personalità importanti, ottiene riconoscimenti e diverse mostre e qui soprattutto conoscerà Juliet Browner, sua musa, modella e dal 1946 moglie a cui dedicherà la bellissima serie di fotografie The Fifty Faces of Juliet, di cui alcune sono presentate in mostra.