• Adobe-Authorized-Training-Centre
  • Autodesk-Authorised-Training-Centre
  • Pearson-Vue-Authorized-Training-Centre
Mostre ed eventi // Pagina 96 di 216
04.12.2012 # 2802
Gabriele Basilico

Daria La Ragione // 0 comments

Gabriele Basilico "Bord de mer"

a Napoli fino al 6 gennaio 2013

La Soprintendenza Speciale per il Patrimonio storico, artistico, etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Napoli e gli Incontri Internazionali d’Arte, dedicano a Gabriele Basilico la mostra dal titolo “Bord de mer”, a cura di Achille Bonito Oliva, con il progetto scientifico e il coordinamento di Umberto Zanetti.

Tra i maestri indiscussi della fotografia contemporanea, Gabriele Basilico ha esordito alla fine degli anni Settanta con il lavoro Milano ritratti di fabbriche avente per soggetto la periferia industriale del capoluogo lombardo. Da allora la sua ricerca si è concentrata sulla metamorfosi del paesaggio urbano, sulla forma e l’identità della metropoli, producendo mostre e libri tra i quali Porti di mare (1990), Beirut (1991), L’esperienza dei luoghi (1994), Italy, cross sections of a country (1998), Berlino (2000), Istanbul (2010), Mosca verticale (2008), Shanghai (2010), Rio (2011).

Nel 1984-85, Gabriele Basilico viene invitato dal Governo francese a partecipare alla “Mission Photographique de la D.A.T.A.R.” (Délégation à l’Aménegement du Territoire et à l’Action Régionale), un imponente progetto che coinvolgeva un gruppo internazionale di fotografi chiamati a documentare e a interpretare le trasformazioni del paesaggio francese.
Da questa esperienza nasce nel 1990 il volume “Bord de mer”, di cui la mostra ospitata nelle sale di Villa Pignatelli offre la più completa e ricca testimonianza. Attraverso una selezione di 27 fotografie di grande formato che ripropongono paesaggi già esposti in altre occasioni e ben noti e apprezzati dal pubblico e dalla critica internazionale e 65 vintage prints fino ad oggi inedite ed appositamente scelte dall’autore per questa mostra, è possibile ripercorrere le tappe di un lungo viaggio lungo le coste del Mare del Nord, dal confine con il Belgio fino al confine con la Bretagna, tra Normandia, Picardia e Nord-Pas de Calais.

Questo lavoro segna una momento importante nella carriera del fotografo milanese, che sembra scoprire un nuovo atteggiamento “contemplativo” verso il paesaggio che gli consente di cogliere nell’immagine tutti i particolari fino alla complessità delle cose che il paesaggio può restituire.
«La distribuzione dei ruoli», sottolinea il curatore, «assegna all’artista il posto dello sguardo eccentrico ed al fotografo quello dello sguardo statistico, all'arte il privilegio di assecondare la malattia della soggettività e alla fotografia il compito di sviluppare l'impossibile atteggiamento dell'impassibilità e della neutralità. Gabriele Basilico che pratica da molti anni una tangenza con il mondo dell'arte e dell’architettura, capovolge questo luogo comune e introduce nell'ambito dell'immagine fotografica la torsione che appartiene alla storia della pittura, adoperando rigorosamente gli strumenti del linguaggio fotografico (…). Basilico tende sempre a dimostrare che la realtà è complessa, sezionabile quanto si vuole ma mai annullabile. Anche per merito di una metafisica dello sguardo». Ed è questo sguardo che nella minuziosa descrizione delle geometrie urbane e naturali di Boulogne, Calais, Étaples, Dunkerque, Le Havre, Crotroy, Fécamp, Le Tréport, Ault, riesce a catturare la vita silenziosa, l’atmosfera, la luce, le ombre dei luoghi, restituendoli nella loro interezza e globalità.

In occasione della mostra verrà pubblicato presso la casa editrice Baldini Castoldi Dalai editore di Milano un nuovo volume intitolato “Bord de mer”, che racchiuderà anche queste immagini mai presentate al pubblico in precedenza.

11.12.2012 # 2807
Gabriele Basilico

Daria La Ragione // 0 comments

Gillick & Lewitt

a Napoli fino al 26 gennaio 2013

LIAM GILLICK - Four Propositions Six Structures, 2012
Nel 2013 Liam Gillick terrà il ciclo di lezioni per le prestigiose Bampton Lectures alla Columbia University. E’ la ultima di una serie che è cominciata nel 1948 e che ha visto partecipare l’astronomo Fred Hoyle, lo storico delle scienze Jacob Bronowsky e il filosofo Paul Ricouer.
Per la sua prima mostra alla Galleria Alfonso Artiaco, Gillick presenterà le linee guida delle sue quattro lezioni, le quali toccano i principali temi della sua produzione degli ultimi venti anni: semplici proposizioni che vengono combinate con una serie di strutture astratte. Le opere testuali e quelle formali non hanno una connessione diretta – ciononostante nessuna sarebbe possibile senza le altre. Gillick ha affermato di aver scritto negli ultimi anni numerosi testi dove ha trattato vari aspetti strutturali dell’arte come l’ astrazione, le modalità del fare arte, il rapporto tra lavoro e vita, la collaborazione e lo stato dell’arte contemporanea. L’artista però continua dicendo che uno dei problemi di questo approccio è che tende a focalizzarsi troppo sul recupero e sulla reiterazione, poiché questi sono due aspetti dell’arte che possono essere verificati indipendentemente. “Io mi voglio rivolgere alle strutture sottostanti i principali progetti su cui ho lavorato negli ultimi venti anni. Questo significa dunque che le lezioni non saranno tanto sull’arte ma riguarderanno piuttosto ciò che è successo e succede per realizzare la possibilità dell’arte. O più precisamente, il modo in cui l’arte esiste come un problema e una costante attività umana che è essenzialmente connessa al rifiuto e alla reinvenzione piuttosto che alla classificazione e al giudizio. Cercherò di fare questo trattando delle strutture politiche e sociali che sono state al centro del mio lavoro”. (Liam Gillick, intervista di Tom Eccles, in: Art Review, volume 63, novembre 2012)

SOL LEWITT – Pyramids, 1986
Fin dagli anni ’60 Sol LeWitt (1928, Hartford, Connecticut, USA – 2007 New York, USA) concentra la sua arte sulle possibili combinazioni delle forme geometriche e sulla lenta derivazione da esse di quelle non-geometriche. LeWitt è universalmente riconosciuto come ilfondatore ed il principale sperimentatore dell’arte concettuale che si manifesta, agli inizi della sua opera, con le caratteristiche del minimalismo.
La serie di dodici gouaches Pyramids, esposta per la prima volta presso la galleria Peter Pakesch nel 1986 a Vienna, inedita in Italia, sviluppa le possibilità della forma del triangolo, solitamente acuto, affiancandone diversi sempre per il lato lungo e mai per quello corto. Disponendo i triangoli in questo modo risulta che questi convergano in una punta che irradia dal basso da una specie di curva angolare composta da linee corte allineate secondo diverse angolazioni. In questo modo si ottiene una forma che si muove isolata sullo sfondo. La relazione dei colori, che costituiscono il tono dello sfondo, non viene ripetuta in nessuno dei triangoli.

04.12.2012 # 2803
Gabriele Basilico

Daria La Ragione // 0 comments

Alighiero e Boetti

sottotitoloa Milano fino al 22 marzo 2013

Dal 28 novembre 2012 al 22 marzo 2013, lo Studio Giangaleazzo Visconti di Milano ospita una personale di Alighiero Boetti (Torino, 1940 – Roma, 1994), uno dei maestri italiani più importanti del Novecento, il cui lavoro ha influenzato, più di qualsiasi altro, quello di artisti più giovani che hanno iniziato a operare tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta e che è stato recentemente celebrato da un’importante retrospettiva tenuta al Reina Sofia di Madrid, alla Tate Modern di Londra e al MoMA di New York.
 
L’esposizione presenta 36 opere realizzate negli ultimi trent’anni di attività, nelle quali il tratto, il disegno e il colore sono diventati la materia essenziale della sua ricerca e che spaziano tra una pluralità di tecniche e di materiali che vanno dai disegni ai ricami, dai collage alle matite su carta, ai grandi acquarelli del Cielo, dai lavori postali alle biro, agli arazzi che rappresentano la sua icona più riconoscibile.
 
Personaggio versatile, in grado di sviluppare una poetica singolare e molto attuale. Boetti ha saputo cogliere la complessità del mondo contemporaneo, superando anche le barriere di un universo culturale che oggi sembra chiuso da confini insormontabili, come quelli dell’Afghanistan, dove Boetti ha vissuto e realizzato molti dei suoi lavori.
 
L’ecletticità dell’artista è evidente dall’appellativo col quale era solito firmare le sue creazioni, Alighiero e Boetti - da cui il titolo della mostra - che anticipava, a distanza di anni, il dibattito tra identità e alterità. “Alighiero - affermava lo stesso Boetti - è la parte più infantile, più estrema, che domina le cose familiari, Alighiero è il modo in cui mi chiamano e mi nominano le persone che conosco, Boetti è astratto, appunto, perché il cognome rientra nella categoria, mentre il nome è unico il cognome è già una categoria, una classifica. Questa è una cosa che riguarda tutti. Il nome dà certe sensazioni di familiarità, di conoscenza, di intimità. Boetti, per il solo fatto di essere un cognome, è un’astrazione, è già un concetto”.

04.12.2012 # 2801
Gabriele Basilico

Daria La Ragione // 0 comments

Le affiche dei magazzini Mele a Capodimonte

a Napoli, esposizione permanente

Da lunedì 26 novembre 2012 il Museo di Capodimonte apre al pubblico una nuova sezione. La nuova esposizione permanente è dedicata alla collezione delle opere donate al Museo di Capodimonte dagli eredi Mele. Trentadue grandi ed eleganti affiche che raccontano il gusto e lo stile di un’epoca, realizzati tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento, vennero commissionati ai maggiori artisti dell’epoca da Emiddio e Alfonso Mele che nel 1889 in via San Carlo inaugurarono "I Grandi Magazzini Italiani", un’azienda operante da Napoli sul piano internazionale nel settore della moda e del lusso.

I fratelli Mele furono antesignani nella committenza pubblicitaria, crearono un progetto promozionale articolato e senza confronti per quei tempi, proponendo uno stile di vita aristocratico con uno sguardo nostalgico alla belle époque ma i prodotti si prospettavano alla portata tutti, “massimo buon mercato” era lo slogan che accompagnava la quasi totalità dei cartelloni pubblicitari Mele, prodotti dunque destinati alla media borghesia. I manifesti Mele vennero realizzati da diversi artisti: Achille Beltrame, P. L. Caldanzano, Leonetto Cappiello, S. De Stefano, Marcello Dudovich, Franz Laskoff, Gian Emilio Malerba, A. L. Mauzan, A. Mazza, Leopoldo Metlicovitz, E. Sacchetti, A. Terzi, Aleardo Villa che, seppur con diverse interpretazioni stilistiche,    mantengono    l’impostazione    indicata dal committente, enfatizzando i capi d'abbigliamento e l'atmosfera che questi riescono a creare attorno.

04.12.2012 # 2800
Gabriele Basilico

Daria La Ragione // 0 comments

Cose da niente - Il fascino discreto degli oggetti

a Modena fino al 24 febbraio 2013

Alcune figurine più di altre catapultano lo spettatore in epoche passate, dando conto della quotidianità vissuta nelle case o a passeggio per la città. Ambienti popolati di cose cambiate negli anni, diventate fuori moda, tanto da non essere, a volte, nemmeno più riconoscibili.
La mostra Cose da niente. Il fascino discreto degli oggetti, realizzata con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena in occasione del festivalfilosofia, attraverso immagini e parole, racconta la storia di questi oggetti divenuti obsoleti, ma che hanno avuto grande peso nella vita delle persone, come il cono dello zucchero - da cui il colore 'carta da zucchero' -, il macinino e la cuccumella, il vaso da notte, il tabacco da fiuto, i sali d'ammonio e il biberon 'assassino'. Cose quasi 'da niente' al pari delle figurine, ma capaci di evocare emozioni ed atmosfere e ormai degne di far parte di collezioni pubbliche e private.
Da alcuni decenni, infatti, la museologia ha iniziato a prestare grande attenzione a cose che, anche povere e apparentemente insignificanti, possano essere raccolte e collezionate. Alla base di questa tendenza sta la volontà di restituire significato a oggetti che, privi di storia ed estrapolati dal loro contesto e vissuto, subirebbero definitivamente l'oblio del tempo. È così che cose 'da poco' vengono esposte in vetrine con accanto numeri di inventario e cartellini esplicativi, donando un'aura di sacralità a tutto ciò che è stato oggetto di esperienza umana, grande o piccola che fosse. Sembrano cose, oggetti inanimati, ma in realtà sono racconti, storie, curiosità, segni di vite vissute ancora in grado di attivare il ricordo, di evocare un'atmosfera, di sollecitare un'emozione.

04.12.2012 # 2799
Gabriele Basilico

Daria La Ragione // 0 comments

Cose di donna

a Modena fino al 6 gennaio 2013

La mostra prende spunto da un nucleo patrimoniale del Centro di Ricerca etnografica dei Musei di Carpi costituito da materiali documentari di forma diversa e da oggetti, che non sono classificabili come opere d’arte ma come testimonianze di cultura materiale, in quanto realizzati in origine come oggetti d’uso.
Per loro natura dunque si tratta di oggetti che, insieme ai materiali documentari multimediali, si “soggettivizzano”, possono cioè raccontare la loro storia prescindendo dal dato storico o materiale per i quali sono diventati oggetti museali: tornano insomma a diventare cose.
Per la mostra, la scelta delle cose si è concentrata su oggetti che appartengono all’universo produttivo femminile di Carpi del XX secolo e fanno riferimento a tre attività specifiche: la mondina, la trecciaiola, la magliaia.
Per quest ultimo aspetto, l’esposizione si avvale della disponibilità di Anna Molinari e Blumarine che prestano per la mostra il bluvi indossato da un personaggio noto in un’occasione mondana, protagonista nelle sale rinascimentali del palazzo dei Pio.

Inside Ilas