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Mostre ed eventi // Pagina 87 di 216
25.03.2013 # 2982
Hans Glauber:

Daria La Ragione // 0 comments

Hans Glauber: "Dalla città meccanica" 1963 - 1973

a Brescia fino al 20 novembre 2013

Museion e la Galleria Prisma del Südtiroler Künstlerbund presentano opere di Hans Glauber. Con circa cinquanta lavori su carta tratti dalla propria collezione, Museion offre una panoramica d’insieme sull’opera di Glauber. La Galleria Prisma espone  tredici opere fotografiche di grande formato provenienti anch’esse dalla collezione di Museion.

Hans Glauber era un artista? In Alto Adige – e non solo – era noto ai più per il suo impegno nelle questioni ecologiche. Ma Glauber, nato a San Candido nel 1933 e morto a Bolzano nel 2008, tra la metà degli anni Sessanta e la metà dei Settanta svolge anche un’intensa attività come fotografo ed espone le sue opere in numerose istituzioni di prestigio. Varie sono le mostre personali come quelle nel Gewerbemusem di Zurigo nel 1965, nella Galerie nächst St. Stephan di Vienna nel 1969, nel Museo de Bellas Artes di Santiago del Cile e nel Kaiser-Wilhelm-Museum di Krefeld nel 1972, nella Kunsthalle di Basel nel 1973 o nel Joanneum di Graz nel 1974.
Fra il 1963 e il 1973 nascono circa 150 lavori fotografici con il titolo “Dalla città meccanica”. Sono immagini che rappresentano visioni urbane e architettoniche, affascinanti e minacciose al contempo, di una vita determinata dalla tecnica. Le opere di Glauber si possono interpretare come rappresentazione, nello spirito di Adorno e Horkheimer, di un mondo che si va facendo sempre più ostile all’uomo.
I lavori di Glauber prendono le mosse da fotografie di elementi meccanici delle macchine da scrivere e calcolatrici come quelle prodotte dall’Olivetti. Glauber sottopone queste fotografie a un complesso processo di solarizzazione, riconversione e collage. La fotografia di Glauber, pertanto, non è una semplice riproduzione fotografica delle cose, bensì genera la visione nel momento stesso della sua costruzione.

25.03.2013 # 2983
Hans Glauber:

Daria La Ragione // 0 comments

Tina Modotti. Fotografa

A Roma fino al 7 aprile 2013

Dopo la mostra dedicata a Charlotte Rampling, la rassegna La fotografia al femminile, realizzata in collaborazione con Contrasto, prosegue con l’esposizione dedicata a Tina Modotti. Dal 14 marzo al 7 aprile in AuditoriumArte sessanta fotografie dell’artista, tra le quali spiccano i capolavori scattati durante gli anni trascorsi in Messico. La mostra ricostruisce in maniera documentata sia la straordinaria vicenda artistica della Modotti (che la vide attrice di teatro e di cinema a Hollywood prima, e fotografa nel Messico post-rivoluzionario poi), sia la sua non comune vicenda umana che la rese protagonista in quegli anni in Messico, Russia, Spagna, Germania.

25.03.2013 # 2981
Hans Glauber:

Daria La Ragione // 0 comments

MeMus/Terrae Motus

a Caserta fino al 3 giugno 2013

La mostra intende valorizzare la collezione Terrae Motus, legata alla Reggia fin dal 1992 per volontà del collezionista Lucio Amelio, facendola dialogare per la prima volta con “Arte all'Opera, Opera ad Arte”, la mostra con cui il primo ottobre 2011 è stato inaugurato il MeMus, Museo e Archivio Storico del Teatro di San Carlo, a cura di Laura Valente, Giusi Giustino, Nicola Rubertelli e Giulia Minoli.

Alle importanti opere di Kiefer, Ontani, Paladino, Paolini e Rauschenberg, si affiancano i preziosi manufatti realizzati dagli stessi artisti per la messa in scena di rappresentazioni al Teatro di San Carlo, poi successivamente esposte nell’ambito della mostra “Arte all’Opera” negli spazi del MeMus, lo spazio museale del Lirico di Napoli sito nel Palazzo Reale, all'interno del quale sono raccole foto di scena, bozzetti, costumi e altri suggestivi elementi di scenografie.

Così West Go Ho (1986) di Robert Rauschenberg dialoga “alla grande” con i “neapolitan gluts” realizzati dall’artista americano da poco scomparso, per Lateral Pass di Trisha Brown (San Carlo, stagione 1986-1987); le invenzioni di Luigi Ontani per Garibaldi en Sicile di Marcello Panni (stagione 2004-2005) si misurano con l’opera casertana Fofo non ha fifa (1986); l’olio e terracotta su tela di Anselm Kiefer (Et la terre tremble ancore, 1982) si confronta con i costumi e le scene realizzati per Elektra di Strauss (stagione 2003-2004); Re Uccisi dal decadere della forza (1981) di Mimmo Paladino “parla” alle scenografie realizzate per il Tancredi di Gioacchino Rossini, rappresentato al Lirico di Napoli nel 2002 per la regia di Toni Servillo. Infine, quanto ideato da Giulio Paolini per i titoli wagneriani Die Walküre (stagione 2004-2005) e Parsifal (stagione 2007-2008), si raffronta con due opere dello stesso artista presenti nella collezione casertana: un intellettualistico Senza titolo (1966) ed un’istallazione di gusto decisamente neoclassico, L’altra figura (1986).

25.03.2013 # 2980
Hans Glauber:

Daria La Ragione // 0 comments

BORDERLINE. Artisti tra nomalità e follia. Da Bosch all'Art brut, da Ligabue a Basquiat

a Ravenna fino al 16 giugno 2013

Oggi il termine Borderline individua una condizione critica della modernità, antropologica prima ancora che clinica e culturale. In questo senso la mostra intende esplorare gli incerti confini dell’esperienza artistica al di là di categorie stabilite nel corso del XX secolo, individuando così un’area della creatività dai confini mobili, dove trovano espressione artisti ufficiali ma anche quegli autori ritenuti “folli”, “alienati” o, detto in un linguaggio nato negli anni ’70, “outsiders”.
La mostra curata da Claudio Spadoni, direttore scientifico del museo e da Giorgio Bedoni, psichiatra, psicoterapeuta, docente presso l’Accademia di Brera, con il supporto della Fondazione Mazzotta di Milano sarà inaugurata il prossimo 16 febbraio per proseguire fino al 15 giugno 2013.

Dopo una ampia introduzione introspettiva, con opere di Bosch, Géricault e Goya, l’esposizione sarà organizzata per sezioni tematiche. Le creazioni di Art Brut saranno comunque una presenza costante nel percorso della mostra.
Nel Disagio della realtà verranno presentate importanti opere di protagonisti riconosciuti quali Dubuffet, Basquiat, Tancredi, Chaissac, Wols, affiancate ai lavori di artisti dell’Art Brut, outsider della scena artistica, per stabilire confronti sull’ambiguo confine tra la creatività degli alienati e il disagio espresso dall'arte ufficiale dell’ultimo secolo.
Nella sezione del Disagio del corpo esporrà una serie di lavori dove è protagonista il corpo, che diviene l’estensione della superficie pittorica e talvolta opera stessa nelle sue più sorprendenti trasformazioni, descritte in toni ludici o violenti, con Moreni, Zinelli, alcuni protagonisti del Wiener Aktionismus e del gruppo Cobra come Jorn e Corneille.
All’interno dei Ritratti dell'anima ampio spazio verrà dedicato ad una sequenza di ritratti, e soprattutto autoritratti, una delle forme di autoanalisi inconsapevole più frequente nei pazienti delle case di cura, con opere di Ghizzardi, Kubin, Ligabue, Moreni, Rainer, Sandri, Jorn, Appel, Aleshinsky, Viani.
La mostra proseguirà con una sezione dedicata alla scultura, la Terza dimensione del mondo, con spettacolari sculture art brut, con inediti di Gervasi e grandi manufatti di arte primitiva.
Infine, nel Sogno rileva La natura delle cose (titolo che richiama una mostra della Fondazione Mazzotta del 1989), verrà definito l’onirico come fantasma del Borderline con una selezione di dipinti di surrealisti come Dalì, Ernst, Masson, Brauner, oltre a lavori di Klee, grande estimatore dell’arte infantile e degli alienati.

25.03.2013 # 2979
Hans Glauber:

Daria La Ragione // 0 comments

Fiona Tan. Inventory

a Roma fino al 8 settembre 2013

La mostra presenta, in anteprima mondiale, l’ultima opera di Fiona Tan, Inventory.
Inventory nasce dalle suggestioni della casa privata e del museo di Sir John Soane, appassionato collezionista che oltre duecento anni fa costruì, nei confini angusti della propria casa, il proprio monumento privato, incarnazione del fascino e della passione dell’architetto per Roma, in cui raccolse sculture classiche, frammenti e dettagli.

Attorno a Inventory ruotano altri tre importanti lavori video dell’artista: Correction, sei proiezioni allestite secondo il modello del Panopticon (il carcere ideale progettato nel 1791 da Jeremy Bentham), in cui l’artista presenta 330 ritratti di prigionieri e guardie americani; Disorient, doppia proiezione che partendo dai diari di Marco Polo arriva a immaginare come sarebbe stato il museo dell’esploratore veneziano, e Cloud Island opera che ha per protagonista l’isola di Inujima simbolo dell’industrializzazione del Giappone che hanno snaturato la vita dell’isola e le abitudini dei suoi abitanti.

Insieme ai video di Fiona Tan anche una serie di incisioni selezionate da Le Carceri d’Invenzione di Piranesi, opera fonte di ispirazione per Correction e che instaura un’affascinante conversazione con l’architettura di Zaha Hadid.

25.03.2013 # 2978
Hans Glauber:

Daria La Ragione // 0 comments

Jeff Wall/Actuality

a Milano fino al 9 giugno 2013

Le 42 opere in mostra, alcune presentate per la prima volta in Italia, tracciano il percorso creativo di uno fra gli artisti contemporanei più innovativi degli ultimi trenta anni, presente a Documenta Kassel e alla Biennale di Venezia e protagonista di mostre personali nei principali musei del mondo, come il MoMA di New York (2007), il Deutsche Guggenheim di Berlino (2007) il San Francisco Museum of Modern Art (2008) e la Tate Modern di Londra (2005).
I famosi “lightbox” di Jeff Wall, entrato ormai a far parte di importanti collezioni internazionali, mutuati dal linguaggio pubblicitario tipicamente americano e segno riconoscibile del suo lavoro, sono solo una parte della vastissima produzione del fotografo che inizia nel 1978. Pioniere della fotografia concettuale o post-concettuale della cosiddetta “ Scuola di Vancouver”, con le sue riflessioni Wall ha aperto la strada ad innumerevoli altri artisti influenzandoli con il suo lavoro.
Le opere di Wall esplorano campi diversi, che spaziano dai temi sociali a quelli politici. La violenza urbana, il razzismo, la povertà, le tensioni sociali, la storia: sono tutti soggetti che l’artista osserva e rappresenta con precisione e profondità.
In mostra insieme ai lightbox anche le stampe fotografiche, alcune scelte tra le produzioni in bianco e nero.
Le composizioni sono sapientemente costruite in studio, risultato della pianificazione di ogni dettaglio da parte di Wall e di giorni, a volte settimane, di prove e shooting. L’artista interviene alterando digitalmente molte delle sue creazioni, tuttavia le scene rappresentate sembrano afferrate dalla realtà e dalla quotidianità. Raffinato conoscitore della storia dell’ arte e autore di saggi e testi critici, il fotografo spesso ricorre a citazioni di grandi capolavori del passato o a ricostruzioni di scene trovate in famosi romanzi.
Come di consueto il PAC ha in programma attività didattiche gratuite, ideate e organizzate da MARTE e realizzate con il contributo del Gruppo COOP Lombardia, per avvicinare grandi e piccoli al lavoro dell’artista.

Inside Ilas