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Libri e riviste // Pagina 34 di 105
29.12.2013 # 3405
Dada e Surrealismo riscoperti

Daria La Ragione // 0 comments

Dada e Surrealismo riscoperti

Schwarz Arturo

Oltre 500 opere tra oli, sculture, readymade, assemblaggi, collage, disegni automatici, ripercorrono nella sua interezza la nascita, il susseguirsi dei Manifesti e delle principali mostre, il cammino figurativo dei tanti protagonisti di questi due movimenti rivoluzionari che tanto potere eversivo hanno avuto tra le avanguardie artistiche del Novecento e tanta influenza hanno esercitato sull'arte successiva alla prima metà del secolo scorso.


Pubblicato in occasione di una delle più imponenti e complete mostre mai realizzate su Dada e Surrealismo a cura dello storico dell'arte, saggista, poeta e filosofo Arturo Schwarz, il volume documenta tutti i diversi aspetti di queste correnti che segnarono un momento di netta cesura con tutta l'arte del passato e che furono tra di loro in rapporto non di continuità, ma di rottura reciproca.

Come ben descrive nei suoi testi il curatore dell'esposizione, Arturo Schwarz, Dada fu "una rivolta per la rivolta" nata da un bisogno profondo di indipendenza e di eversione, ma priva di un progetto politico-filosofico, mentre, al contrario, il Surrealismo nacque proprio sotto l'egida dell'impegno più assoluto in ogni campo, senza nessuna separazione tra l'arte e la vita stessa.

Assolutamente originale il taglio del progetto, inteso come "riscoperta" perché non si limita a proporre l'opera dei singoli e più celebrati artisti dei due movimenti, ma intende "riscoprire" e restituire, nel suo complesso, le atmosfere, le istanze etiche ed estetiche e più in generale la temperie di quel periodo cruciale per la storia dell'arte e non solo.

Se per Dada parliamo di artisti come il rumeno Tzara, l'alsaziano Arp, il francese Duchamp e l'americano Man Ray, per il Surrealismo l'onda d'urto arriva davvero negli angoli più remoti del pianeta: da Francia, Germania, Inghilterra e Svizzera, a Danimarca, Norvegia, Cecoslovacchia, Croazia e Spagna, a Stati Uniti, Cile, Cuba e Russia.

La riscoperta di Dada e del Surrealismo, a quasi un secolo di distanza dalla loro nascita, può essere, dunque, un'occasione importante per rileggere al meglio le ragioni e l'eredità di questi movimenti.

Skira

29.12.2013 # 3408
Dada e Surrealismo riscoperti

Daria La Ragione // 0 comments

La Fotografia

Guadagnini Walter

Nel 1940, con la nascita del Dipartimento di Fotografia all'interno del MoMA di New York, la fotografia viene definitivamente riconosciuta come una delle arti più importanti del XX secolo: è la conclusione di un percorso durato cento anni, e insieme l'avvio di una nuova stagione. Su questa data cruciale si apre questo volume, che giunge sino al 1980, attraversando quarant'anni di eventi storici e sociali che la fotografia ha raccontato, documentato e interpretato dalle pagine dei giornali, attraverso libri epocali e mostre memorabili. È questa la stagione del grande fotoreportage, della mitizzazione di figure come Henri Cartier-Bresson e Eugene Smith, della nascita dell'Agenzia Magnum, della diffusione planetaria delle riviste illustrate, da "Life" a "Paris Match" a "Epoca". Sono gli anni in cui emergono i protagonisti del neorealismo italiano e della fotografia umanista francese, un mondo che trova la sua sintesi perfetta nell'esposizione "The Family of Man" del 1955.

Ma è anche il periodo in cui inizia a incrinarsi la sicurezza della fotografia nella sua capacità di guardare e raccontare oggettivamente il mondo; figure come Robert Frank, Ed van der Elsken, William Klein aprono la strada a quel documentario soggettivo che Urs Stahel analizza in uno dei tre saggi che compongono il volume insieme alle monografie dedicate ai singoli autori ed eventi. Monografie redatte da Francesco Zanot, autore anche dell'articolato saggio incentrato sullo sviluppo e sull'affermazione della fotografia a colori. Guardata dapprima con sospetto dal mondo dell'arte perché troppo compromessa con la quotidianità, a partire dagli anni settanta la fotografia a colori inizia quel percorso che la porterà a dominare la scena a cavallo tra i due secoli. Questo anche grazie alle riflessioni nate nei decenni sessanta e settanta nell'ambito dell'arte concettuale, che adotta la fotografia come strumento espressivo privilegiato: su questo tema si sofferma il saggio conclusivo di Camiel van Winkel.

Skira

29.12.2013 # 3407
Dada e Surrealismo riscoperti

Daria La Ragione // 0 comments

Storia generale del Nudo

Gualdoni Flaminio

Qual è l'itinerario che conduce dalla Venere paleolitica di Willendorf alle algide modelle di Vanessa Beecroft?

Cosa accomuna la nuda veritas e le lascive odalische care all'Ottocento? Non la nudità fisica, con tutto quanto ciò comporta sul piano del pudore e dello sguardo, ma la concezione del nudo come fondamento stesso della raffigurazione artistica, come immagine per antonomasia in cui confluiscono umori metafisici – la raffigurazione del divino concepito a immagine d'uomo – pensieri intorno alla perfezione della forma e più prosaiche considerazioni carnali.

Un fatto è certo. Una storia dell'arte non può essere, di necessità, che una storia del nudo, delle concezioni che l'hanno determinata e delle forme in cui si è incarnata, dei gusti che l'hanno orientata e delle istanze che l'hanno resa ogni volta cultura viva.

Misurare quale distanza separi la nudità degli eroi greci dalle patinate immagini digitali di oggi vuol dire comprendere molte cose, non solo a proposito delle figurazioni artistiche, ma in generale dell'idea stessa di umanità.

Skira

29.12.2013 # 3406
Dada e Surrealismo riscoperti

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Dalí

Mattarella Lea, Aguer Montse

in collaborazione con la Fondazione Gala-Salvador Dalí

Attraverso oli, disegni, documenti, fotografie, filmati, lettere, oggetti, il volume – che accompagna l'esposizione organizzata in collaborazione con la Fondazione Gala-Salvador Dalí – vuole tessere il filo tra l'artista e il genio per restituire a tutto tondo il Salvador Dalí che ha saputo creare dalle sue eccentricità caratteriali e biografiche un universo affascinante e suggestivo di immagini plastiche e letterarie davvero uniche. Viene presentato l'artista la cui pittura visionaria di sogni, incubi e ossessioni, è stata sempre alla ricerca di quel "meraviglioso" che André Breton, il teorico del Surrealismo, considerava il fine dell'arte, ma anche il genio con le sue invenzioni e l'uomo con le sue bizzarrie.

Dopo un capitolo introduttivo che porta il lettore alla scoperta del Dalí artista e uomo, la monografia racconta per la prima volta le relazioni tra il Maestro e il nostro paese e quanto l'arte italiana sia stata fondamentale per la sua opera. Un rapporto strettissimo, eppure quasi del tutto sconosciuto, fino ad oggi inesplorato. Questo nesso rivive attraverso le rievocazioni dei suoi viaggi: tra Roma, Venezia e anche Bomarzo, dove visita quei giardini popolati da mostri che sembrano venir fuori dalle rocce animate dei suoi dipinti. Viene inoltre indagato non solo lo scambio fecondo con gli artisti del passato e suoi contemporanei (dall'ossessione per Raffaello e più tardi per Michelangelo fino alle suggestioni del mondo di Valori Plastici e di de Chirico), ma anche quello con registi, attori, industriali come Luchino Visconti, Anna Magnani, Alberto Alessi.

La monografia presenta quindi un gruppo di capolavori che raccontano il mondo onirico, inquietante e denso di suggestioni dell'artista spagnolo; la perfetta tecnica pittorica e lo spietato realismo di Dalí inquadrano un mondo immaginario, oggi diventato patrimonio universale dello sguardo, eppure emerso dalla profondità di un inconscio che ha saputo fare del delirio e della propria paranoia un'indicibile forza.

Skira

29.12.2013 # 3404
Dada e Surrealismo riscoperti

Daria La Ragione // 0 comments

Giorgio Armani. Catalogo della mostra

Cristina Garbagna, Laura Guidetti

Il catalogo riassume gli elementi principali della carriera di Giorgio Armani suddivisi in sezioni ampiamente illustrate: il rapporto con Hollywood e le sue star- Meryl Streep, Rechard Gere, Wynona Rider ecc. -; gli stili (minimale, etnico, androgino) ; le riletture al femminile di abiti maschili e la creazione di abiti sensuali per l'uomo; l'ispirazione dalla moda del passato e di altre culture (cinese, indiana e polinesiana). La prefazione del direttore del Guggenheim Museum, Thomas Krens, l'introduzione di Germano Celant e i saggi di ogni sezione sono accompagnati da moltissime immagini di sfilate, delle più famose campagne promozionali e di celebrità, da alcuni schizzi di lavoro e da fotogrammi tratti dai film per i quali Armani ha realizzato gli abiti, fra cui American Gigolò e The Aviator.

Mondadori Electa

29.12.2013 # 3403
Dada e Surrealismo riscoperti

Daria La Ragione // 0 comments

Il segno - La grafica come arte da Picasso a Morandi

Tino Gipponi

Un omaggio alla grafica, espressione artistica che vanta un proprio linguaggio autonomo dopo l'uscita dal cono d'ombra di una critica che la considerava forma semplificata e ancillare della pittura.

"È una raccolta di ampio respiro testimoniante la presenza dei più significativi esponenti dell'arte incisoria che unisce nomi di assoluta rilevanza internazionale (Picasso, Braque, Chagall, Kandinsky, Sutherland, Poliakoff, Miró, Dalí, Moore, Bacon, Hartung, Tápies, Fontana) con il contorno di altri, magari di apparente minor risonanza, ma altrettanto validi, unitamente ai maggiori rappresentanti del panorama italiano con le ultime mie scoperte di Gian Carlo Vitali e della sua vitalistica vena espressionista, del silenzioso panismo di Livio Ceschin, delle zoomate di puntasecca di Andrea Boyer e della rievocazione di un mondo perduto in Girolamo Battista Tregambe (però artisticamente bisognerebbe aggiungergliene una). Continuando con i grandi nomi, come non osservare le allucinazioni di Max Ernst, la bambola feticcia metamorfica di Hans Bellmer, il surrealismo visionario, non solo di Sutherland, ma di Masson, di Matta e di Lam, il purismo astratto di Ben Nicholson di contro all'architettura astrattista di Poliakoff, la white writing di Tobey, il "paesaggio del volto" del siriano-berlinese Marwan, fortunata conoscenza alla terza "Triennale dell'Incisione" alla Permanente di Milano nel 1975, insieme al rovinismo spiazzante delle costruzioni di Peter Ackermann, all'espressionismo surreale di Horst Janssen e a Peter Sorge. Ancora: il virtuosismo di Friedländer, il blot di Victor Pasmore e, rientrando in casa nostra, la triade dei nostri più grandi: l'intreccio ordinato di Morandi, la rapinosità fluente di Bartolini, lo stupore nei "fiori dell'anima" di Giuseppe Viviani che più lo si approfondisce più lo si innalza, cui occorre aggiungere i soffi tremuli di luce e di aria di Leonardo Castellani, l'insistito lenticolare puntinismo di Ferroni amico di un tempo passato, il segno incisivo e graffiante di Giuseppe Guerreschi negligentemente ora in un cono d'ombra.

Skira