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Mostre ed eventi // Pagina 57 di 216
25.02.2014 # 3487
MATISSE, LA FIGURA. La forza della linea, l'emozione del colore

Daria La Ragione // 0 comments

MATISSE, LA FIGURA. La forza della linea, l'emozione del colore

a Ferrara fino al 15 giugno 2014

Quel che più mi interessa non è né la natura morta, né il paesaggio, ma la figura.

La figura mi permette ben più degli altri temi di esprimere il sentimento, diciamo religioso, che ho della vita

Henri Matisse, 1908


Il genio di Matisse ha cambiato il corso dell’arte del Novecento, imprimendo la sua visione nuova ad ogni genere artistico. Nessuno di questi, però, l’ha affascinato quanto la rappresentazione della figura, soprattutto femminile, al punto da impegnarlo per l’intero arco della sua carriera in una ricerca incessante attraverso tutte le tecniche. È questo il tema attorno a cui è incentrata la mostra che Palazzo dei Diamanti dedica ad un gigante della storia dell’arte moderna, evocando il suo percorso creativo e, al tempo stesso, mettendo in luce le strette relazioni tra la sua produzione pittorica, scultorea e disegnativa.

Con questa rassegna, curata da Isabelle Monod-Fontaine, già vicedirettrice del Centre Pompidou e studiosa di Matisse riconosciuta in ambito internazionale, la Fondazione Ferrara Arte intende proporre un ritratto a tuttotondo e non scontato del maestro francese, che metta in risalto le sue doti di alchimista del colore, ma anche il suo grande talento grafico e scultoreo. Una selezione di opere provenienti da musei e collezioni private di ogni parte del mondo, racconterà l’avventura attraverso la quale Matisse, al pari di Picasso, si è ispirato al più classico dei temi, quello della figura, e ne ha sovvertito la rappresentazione tradizionale.

Ad accogliere il visitatore sarà il magnetico Autoritratto del 1900 (Parigi, Centre Pompidou) assieme a giovanili e potenti prove di studio sul modello. La gioiosa vitalità della stagione fauve verrà poi rievocata da un dipinto raggiante di colori puri, quale il Ritratto di André Derain (1905, Londra, Tate), e dalle creazioni nate sotto la suggestione della pittura di Cézanne e della scultura africana, come il fondamentale bronzo Nudo disteso (1907, Centre Pompidou) e la tela Nudo in piedi (1907, Tate), entrambi sorprendenti per la scansione delle forme e il potenziale espressivo.

La mostra metterà quindi il visitatore di fronte a tre pietre miliari del 1909: il bronzo La serpentina, la tela Nudo con sciarpa bianca, provenienti dallo Statens Museum for Kunst di Copenaghen, e la Bagnante del MoMA, opere che costituiscono uno dei più alti raggiungimenti matissiani, nell’arabesco fluttuante dei corpi capace di trasmettere un senso di primordiale fusione con l’ambiente.


25.02.2014 # 3486
MATISSE, LA FIGURA. La forza della linea, l'emozione del colore

Daria La Ragione // 0 comments

FOTOGIORNALISMO E REPORTAGE

a Modena fino al 13 aprile 2014

Dopo lunghi anni di lavoro sulla fotografia artistica questo allestimento consente di compiere una ricerca che dà conto della fotografia considerata dal punto di vista del suo potenziale documentario e di testimonianza ed è l'occasione per mostrare la ricchezza del genere nella collezione che comprende alcuni dei nomi che hanno fatto la storia della fotografia di reportage a livello mondiale come  Weegee, Henri Cartier-Bresson, Tim N. Gidal, Robert Capa, Werner Bischof, William Klein,  oppure, per stare sul territorio italiano,  Caio Mario Garrubba, Mario De Biasi, Gianni Berengo Gardin  e  Ferdinando Scianna


Per la prima volta saranno esposte tutte assieme fotografie che illustrano momenti storici diversi di cui sono stati protagonisti fra gli altri  Che Guevara, Fidel Castro, Konrad Adenauer, Bill Clinton  e  Nelson Mandela,  oppure che documentano episodi cruciali, conflitti, viaggi, esplorazioni e indagini sociali come le drammatiche vicende del Cile durante la dittatura di Pinochet, la rivoluzione ungherese del '56, la strage dei Watussi in Burundi nel '64, la caduta del muro di Berlino.


Fra le immagini che documentano l'indagine sociale vanno ricordate una selezione dalla serie "Native Americans" di Adam Clark Vroman che racconta la vita quotidiana delle popolazioni indigene della zona di confine fra Messico e Stati Uniti d'America alla fine dell'Ottocento, alcuni scatti di Gianni Berengo Gardin dedicati alle comunità di zingari in Italia e alcuni ritratti di donne algerine costrette a farsi fotografare a volto scoperto per i documenti di identificazione durante la colonizzazione francese degli anni Sessanta. Il ritratto di una anziana donna scattato nelle Filippine nel 1976 porta la firma di  Gina Lollobrigida.


Le fotografie ora presentate sono state in gran parte utilizzate in passato per essere pubblicate sulla stampa quotidiana o periodica, come le indicazioni manoscritte sul retro (misure, tagli da operare) testimoniano. Si tratta di oggetti, o se vogliamo, di strumenti, oggi totalmente caduti in disuso, radicalmente soppiantati dalla velocità d’esecuzione e di trasmissione delle immagini digitali e possono anche essere considerati come documento, o come la testimonianza di un tempo e di una pratica professionale oggi scomparsi.

18.02.2014 # 3477
MATISSE, LA FIGURA. La forza della linea, l'emozione del colore

Daria La Ragione // 0 comments

Small wheel, big wheel - Agostino Iacurci

a Roma fino al 22 marzo 2014

Agostino Iacurci (Foggia, 1986) è uno degli artisti italiani più promettenti sulla scena della Street Art. Nelle sue opere dalle forme sintetiche e toni vivi e attraverso un linguaggio essenziale è capace di veicolare molteplici livelli di lettura. L'ironia cinica e intelligente colloca i racconti di Agostino sulla soglia perenne tra innocenza e malizia, serenità e catastrofe, in una tensione tra opposti che è chiave interpretativa dell'intera esistenza. 


Dal 2008 l'artista dipinge storie sulla pelle degli edifici e in spazi urbani: ha realizzato interventi per Living Walls ad Atlanta, Bien Urbain Festival a Besançon in Francia, per Outdoor Urban Art Festival 2011 a Roma, alla Saba School insieme agli studenti in Algeria, all'interno del cortile dell'area di massima sicurezza del carcere di Rebibbia a Roma in collaborazione con i detenuti, alla 55° Biennale di Venezia per il progetto B2B, sulla facciata vetrata del Fubon Art Center di Taipei, su Le M.U.R di Oberkampf e su la Tour 13 a Parigi. I suoi lavori sono stati presentati in diverse mostre e festival in Europa ma anche in Giappone, Korea, Russia e Stati Uniti. 


La mostra “Small wheel, big wheel” indaga il tema del gioco come momento di sospensione della vita ordinaria e fondazione di nuove convenzioni. Se da un lato il gioco è infatti il luogo della liberazione della fantasia, dall'altro si fonda sull'adesione di una comunità a delle regole rigide, seppur provvisorie. A questo rigore si contrappone una enorme fragilità, data in parte dalla sua insita transitorietà, dall'altra dalla possibilità che un imprevisto ne infranga l'incanto. Il gioco è allo stesso tempo "spazio magico" fuori dal tempo (Huizinga, 2002) e "isola incerta", caratterizzata, nel pensiero di Caillois, “dall'aleatorietà, dall'ambiguità della maschera e dall'effetto squilibrante della vertigine” (Rovatti, 2013, 9).


I lavori in mostra esplorano i delicati e complessi equilibri che si innescano a partire da azioni apparentemente semplici. Limite, azzardo, dedizione, transitorietà, ossessione, sono solo alcuni dei molteplici ingredienti dell'attività ludica che trovano un forte parallelo nei processi creativi della produzione artistica. In linea con il progetto Public & Confidential, Iacurci pone la sua attenzione sulla dimensione atemporale del parco-giochi: luogo simbolo della scoperta del gioco come pratica sociale e spazio pubblico dove si creano i primi incontri e prendono forma i parametri culturali. Nella mostra saranno presentate nuove opere dell’artista: disegni, dipinti, oggetti ed interventi nello spazio pubblico che concorrono a tracciare il ritratto di un'umanità "teneramente irrigidita" nella riscoperta dell'incertezza.


Come anteprima alla mostra, l’artista ha realizzato l’opera pubblica “Zero infinito” sul muro dell’edificio dell' I.I.S.S. Di Vittorio-Lattanzio, in via Aquilonia, nei pressi della galleria. 


L’artista sarà presente in occasione del vernissage.


La mostra “Small wheel, big wheel” è parte del progettoPublic & Confidential, che vede coinvolti cinque tra gli street artists più influenti a livello internazionale. Dopo Dan Witz (NY) e Rero (Paris), è la volta di Agostino Iacurci (Roma/Nuremberg), seguito da Aakash Nihalani (NY) e Jef Aérosol (Paris).

10.02.2014 # 3470
MATISSE, LA FIGURA. La forza della linea, l'emozione del colore

Daria La Ragione // 0 comments

Ugo Mulas. Circus Calder

a Merano fino al 18 maggio 2014

Dal 31 gennaio al 18 maggio 2014, Merano Arte ospita la mostra “Ugo Mulas. Circus Calder”.

L’esposizione, curata da Valerio Dehò e organizzata in collaborazione con l'Archivio Ugo Mulas di Milano, presenterà una selezione di 36 immagini originali, scattate tra il 1963 e il 1964 dal fotografo italiano al Circus Calder, una delle opere giovanili più particolari di Alexander Calder, realizzata tra il 1926 e il 1931 e ora conservata al Whitney Museum di New York.

Il Circus Calder è costituito da piccole sculture, figure umane, animaletti, costruiti con filo metallico, spago, gomma, stracci ed altri oggetti di recupero, utilizzati e messi in scena da Calder stesso per dar vita a spettacoli improvvisati.
Le sculture circensi e fiabesche di Circus si sono rivelate di grande ispirazione per Mulas; questa serie fotografica di enorme delicatezza e ironia lascia emergere il suo lato più giocoso.

Calder decise di realizzare questi oggetti a Parigi, dove si era trasferito nel 1926, dopo aver conosciuto un produttore di giocattoli serbo e aver messo a punto i primi giochi articolati. Ogni componente era stato ideato per esser contenuto e trasportato in valigie, così da consentirgli di viaggiare e tenere spettacoli in posti diversi degli Stati Uniti, ricreando numeri ispirati a quello reale.
La serie segna certamente un passaggio decisivo nella poetica dell'artista, in questo periodo infatti, egli realizza per la prima volta delle sculture con il filo di ferro e s'interessa all'arte cinetica. Presta inoltre particolare attenzione al rispetto dell'equilibrio della forma, aspetto che divenne fondamentale poi per le opere astratte, quelle che Marcel Duchamp avrebbe definito "mobiles".

La storia di Ugo Mulas e di Alexander Calder è quella di una grande amicizia. I due si erano conosciuti nel 1962 a Spoleto, dove Mulas era stato invitato da Giovanni Carandente a ritrarre gli artisti presenti alla mostra che in occasione del Festival dei Due Mondi aveva trasformato Spoleto in “Città-museo a cielo aperto”.
Questo legame ha trovato espressione nel ciclo fotografico che Mulas ha dedicato alle opere ma anche ai gesti creativi e personali dello scultore americano. Attraverso di essi, ha fornito una chiave d'interpretazione dell’opera di uno degli scultori più importanti del XX secolo. Nei suoi scatti, i pupazzi del circo diventano i veri e propri soggetti delle immagini, colti spesso in primo piano, talvolta anche da un punto di vista più distante, che rende tutta la globalità di quello che era in effetti il loro “ruolo performativo”. Come di consueto, le fotografie di Mulas non fungono da documentazione critica del lavoro di un altro creativo, ma assumono uno statuto estetico indipendente, profilandosi come opere compiute, dotate di una cifra stilistica del tutto autonoma.

Il grande contributo innovativo dell’opera di Calder consta in generale nell’utilizzo di materiali non convenzionali e nella totale reinterpretazione del concetto di spazio attraverso forme scultoree astratte in movimento, che considerano elementi quali la gravità, l’equilibrio, lo spazio vuoto, come “materie creatrici”. Le sculture aeree e colorate di Calder disegnano lo spazio e invitano a esperire l’ambiente in maniera nuova, recuperando allo stesso tempo un senso fiabesco e quasi infantile che rimanda a un tipo d’interazione primaria, come quella appunto vissuta dai bimbi con i loro giochi, con i loro pupazzi e animali in miniatura.
Oltre ad aspetti che riguardano più strettamente la realizzazione formale, il periodo del Circus ben esprime un tratto tipico della poetica dello scultore, ovvero un atteggiamento di tipo ludico, giocoso. Al mondo del circo è associato un immaginario che ha trovato grande espressione nell'opera di numerosi artisti e che ha fortemente accompagnato la storia dell'arte del secolo scorso. Un universo affascinante, denso di contraddizioni, sempre in bilico tra meraviglia e disperazione, che non ha mancato di affascinare e attivare la fantasia di interpreti e autori. Basti pensare all'opera pittorica di Picasso, Cocteau, Chagall, Toulouse Lautrec, Kirchner, Seurat, Léger, alle poesie di Baudelaire, a opere letterarie quali Opinioni di un clown di Heinrich Böll, a film come Circus di Charlie Chaplin, Le notti di Cabiria di Feberico Fellini, Il cielo sopra Berlino di Wim Wenders.

10.02.2014 # 3469
MATISSE, LA FIGURA. La forza della linea, l'emozione del colore

Daria La Ragione // 0 comments

DOPPIO GIOCO. Fotografie di Giovanni Gastel e Toni Thorimbert

a Roma fino al 15 marzo 2014

Dal 24 gennaio al 15 marzo 2014, la Galleria del Cembalo di Roma (largo della Fontanella di Borghese, 19) ospita la mostra Doppio gioco. Fotografie di Giovanni Gastel e Toni Thorimbert, a cura di Giovanna Calvenzi.

All’interno dello spazio dedicato alla fotografia, inaugurato nel 2013 per iniziativa di Paola Stacchini Cavazza e Mario Peliti a Palazzo Borghese, nel centro di Roma, l’esposizione presenta 52 lavori di due importanti interpreti della fotografia italiana contemporanea.
Aperta in concomitanza con le manifestazioni romane dell’alta moda, la rassegna propone un dialogo fatto di rimandi e richiami tra le esperienze di due autori che hanno saputo incrociare il linguaggio della moda con suggestioni e personali ricerche in altri territori della fotografia.
Gastel e Thorimbert rappresentano sicuramente due personalità diverse, per esperienze vissute e per visione della fotografia, accomunate però dal rigore, dalla passione, dal rispetto reciproco, dall’amicizia, dalla generazione di appartenenza.
La mostra è realizzata in collaborazione con Peliti Associati

vai al sito della Galleria del Cembalo

10.02.2014 # 3468
MATISSE, LA FIGURA. La forza della linea, l'emozione del colore

Daria La Ragione // 0 comments

AMORE E PSICHE La Favola dell'anima

a Monza fino al 4 maggio

La mostra approfondisce la favola di Apuleio grazie a capolavori archeologici della Magna Grecia e dell’arte romana, per arrivare a Tiepolo, Tintoretto, Auguste Rodin, Salvador Dalì. La tappa monzese permette il confronto con la Rotonda dell’Appiani, edificio realizzato da Giuseppe Piermarini nel complesso della Villa Reale che conserva all’interno gli affreschi di Andrea Appiani del 1791 che rappresentano proprio i vari episodi della favola narrata ne L’asino d’oro di Apuleio.

Dopo il successo di pubblico e critica riscontrato a Palazzo Te di Mantova, arriva alla Villa Reale di Monza, dal 24 gennaio al 4 maggio 2014, uno dei principali appuntamenti espositivi del 2013: la mostra AMORE E PSICHE. La favola dell’anima. L’iniziativa, curata da Elena Fontanella, organizzata dalla Fondazione DNArt in collaborazione con il Consorzio Villa Reale e Parco di Monza, EXPO MILANO 2015, promossa dal Comune di Monza, con il patrocinio del MiBACT, della Regione Lombardia, della Provincia di Monza e della Brianza e della Camera di Commercio di Monza e Brianza presenta reperti archeologici della Magna Grecia e dell’età imperiale romana, provenienti dal Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, dal Museo Archeologico Nazionale di Venezia, dalla Pinacoteca Civica di Teramo e da altri importanti Musei, Istituzioni pubbliche e private.
A essi vengono accostate opere d’arte classiche di maestri quali Tiepolo, Tintoretto, Palma il Vecchio, Auguste Rodin, Salvador Dalì, Lucio Fontana, Tamara de Lempicka solo per citare i più importanti.

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