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Mostre ed eventi // Pagina 54 di 216
23.03.2014 # 3507
Close-up

Daria La Ragione // 0 comments

Close-up

a Venezia fino al 23 marzo 2014

“Close-up”, antologica delle opere di Fabrizio Campanella, ricorda come nell'arte contemporanea i nuovi linguaggi siano spesso memori dei “codici semantici delle avanguardie storiche”, come scrive il curatore Gianluca Marziani, metabolizzati dal tempo e dalla sensibilità di ogni artista.

Scrive ancora Gianluca Marziani: “Plasmare l’archetipo mi sembra la giusta chiave per connettere le opere di Campanella. Ogni quadro detiene, infatti, una matrice storica (….). L’archetipo plasmabile implica, di fatto, un costante camminare sul confine tra figura e astrattismi. Campanella ci sta dicendo che non esiste astrazione pura, impossibile astrarsi da qualcuno/qualcosa senza portarsi appresso le tracce, i codici genetici e le memorie che ogni forma esistente trattiene con sé”.

L’antologica delle opere di Campanella illustra oltre vent’anni di ricerca, in cui la sua pittura ha dimostrato resistenza e curiosità, plasmando il proprio potenziale tecnologico, le innate contaminazioni, la rigenerazione endogena.

24.03.2014 # 3547
Close-up

Daria La Ragione // 0 comments

GIANNI PIACENTINO

a Roma fino al 18 maggio 2014

Dal 7 marzo al 18 maggio 2014, Giacomo Guidi Arte Contemporanea è lieta di presentare la mostra personale di Gianni Piacentino. In mostra una selezione di opere dell’artista torinese dagli anni ’90 ad oggi che testimoniano la grande vitalità e versatilità della sua produzione nell’ultimo ventennio, oltre alla presentazione di un nuovo veicolo - “GP” - appositamente realizzato per la mostra.

Il lavoro di Gianni Piacentino risulta essere un caso unico nel panorama italiano e internazionale in quanto originale punto di contatto tra alcuni dei movimenti più significativi degli anni Sessanta e Settanta, come l’Arte Povera e il Minimalismo americano di Dolald Judd, Sol LeWitt, Robert Morris e John McCracken.

Inizialmente associato appunto con l’Arte Povera, ha partecipato alle prime mostre del movimento presso la galleria Gian Enzo Sperone di Torino nel 1966 e, in particolare, “Arte Povera Più Azioni Povere” presso l’ex arsenale di Amalfi nel 1968 - e poi alla mostra “Prospect ‘68” alla Kunsthalle di Düsseldorf.

Piacentino ha però sviluppato un proprio linguaggio autonomo distaccandosi dal gruppo. I simboli o forme geometriche dei suoi primissimi lavori, lasciano prima il posto a oggetti di uso quotidiano, e conseguentemente, dalla fine degli anni ’60, le sue sculture minimaliste si traducono in forme aereodinamiche che tendono sempre più a celebrare il mito della velocità e dei motori, il movimento e la dinamicità della macchina.

Piacentino é sia artista che costruttore, unisce un approccio ludico ad una maniacale autodisciplina e perfezionismo tecnico nella resa formale - è stato infatti anche consulente di un produttore di vernici speciali, progettista e pilota di moto da corsa.

La sua passione per “L’Estetica della Tecnica” diventerà il suo marchio di fabbrica.

Le sue opere sono oggetti improbabili, prototipi impossibili di veicoli, automobili, motocicli e velivoli, contemporaneamente metafore di un oggetto e indagine costante del rapporto tra creatività artistica e processo industriale, del confine tra arte e design.

24.03.2014 # 3546
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Daria La Ragione // 0 comments

I DODICI RIFLESSI

a Milano fino al 26 marzo

Dal 15 al 26 marzo 2014, la Biblioteca Sant’Ambrogio di Milano (corso di Porta Vittoria 6) ospita la mostra I dodici Riflessi che presenta le opere dei giovani fotografi: Debora Barnaba, Alessandro Belgiojoso, Giuseppe Biancofiore, Ugo Dalla Porta, Carola Ducoli, Caroline Gavazzi, Chiara Luxardo, Annalisa Mazzoli, Paola Meloni, Marco Menghi, Nicolò Parsenziani, Marco Pezzetta, Talitha Puri Negri, Simone Renzi, Uberta Sioli.

L’iniziativa è organizzata dalla Fondazione Serbelloni, nell’ambito del programma dell’Accademia dei 5 sensi, che prevede l’esplorazione dei cinque sensi umani attraverso varie forme di espressione artistica.
Il primo capitolo è dedicato alla Vista che sarà investigata dall’occhio e dall’obiettivo di dodici fotografi scelti (singoli o in coppia), in maniera equa, dalla Fondazione Serbelloni e dall’AFIP - Associazione Fotografi Italiani Professionisti.

L’esposizione è la seconda tappa di un percorso che toccherà varie biblioteche, sia a Milano che nei suoi quartieri, cui si affiancherà una serie di personali, una per ciascun fotografo, ospitate da luoghi simbolo della milanesità.
Il fine è quello di promuovere e far conoscere a un vasto pubblico il lavoro di questi giovani artisti, in vista dell’appuntamento conclusivo che si terrà al Piano Napoleonico di Palazzo Serbelloni, i prossimi 24 e 25 maggio. In quella data, ciascuno di essi presenterà un trittico di immagini - selezionate dal comitato scientifico - rappresentativo di tre soggetti tipicamente milanesi, come la Città, intima e personale, solitaria o affollata, piccola e grande, la Cittadinanza, sia quella che è nata a Milano, sia quella che vi è approdata e Palazzo Serbelloni, inedito o quotidiano, nella sua essenza storica o sotto i riflettori che lo illuminano di luci e musica, di cultura e di solidarietà.
Questo lavoro saprà trasmettere le emozioni che Milano e le sue bellezze, nascoste o a portata di mano, hanno riflesso nei loro occhi e nei loro obiettivi.

24.03.2014 # 3545
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Daria La Ragione // 0 comments

FRANCA GHITTI. Ultima cena

a Milano fino al 19 luglio 2014

L’opera, ritenuta da alcuni il capolavoro dell’artista bresciana, presenta un dipinto a olio di grandi dimensioni realizzato nei primi anni sessanta, e ripreso tra il 2010 e 2011 per creare una installazione dove, in un ordine geometricamente calcolato, elementi e materiali diversi danno vita a un austero rito conviviale fortemente segnato dal presagio e i simboli della passione.

Dal 20 marzo al 19 luglio 2014, Galleria d'Arte Sacra dei Contemporanei di Villa Clerici a Milano, ospita l’Ultima cena (1963-2011) di Franca Ghitti.
Ritenuta da alcuni il capolavoro dell’artista bresciana, l’Ultima cena, opera di grande impegno e profondo significato, ripropone in una sintesi di intensa suggestione, aspetti e momenti diversi della sua produzione, e li riformula in una prospettiva di assoluta novità.
Il lavoro è composto da un dipinto a olio di grandi dimensioni, che Franca Ghitti aveva realizzato nei primi anni sessanta, e su cui era tornata tra il 2010 e il 2011, creando tre installazioni, diverse per ciascuna sede espositiva: la chiesetta di San Gottardo a Erbanno (BS) (2010), l’Antiquum Oratorium Passionis di Sant’Ambrogio a Milano (2011) e il Museo Diocesano di Brescia (2011).
Per dare forma a uno austero rito conviviale, Franca Ghitti raccoglie e organizza, in un ordine geometricamente calcolato, elementi e materiali diversi, come scarti della lavorazione del ferro, la rete metallica, frammenti di carbone, coppelle in ferro contenenti granaglie varie, pagine e libri chiodati, sbarre, lance, ritagli e polvere di ferro, che segnalano drammaticamente il presagio e i simboli della passione.
Una serie di pani rotondi, posati ai piedi dell’altare o tra le sbarre di ferro che sostengono il dipinto, le 12 posate dei convitati perfettamente allineate, a fronte dell’immagine effigiata 50 anni prima, sono tutte presenze evocative e modi che a distanza di millenni ricostruiscono un evento che appartiene profondamente alla nostra cultura.
Come ha scritto John Freccero, uno dei massimi intellettuali americani,“L’universalità dell’opera della Ghitti è tale da permettere a ciascuno di noi di leggere in essa la nostra storia; la sua Ultima Cena, non celebra solo un rito di addio, ma è anche capace di evocare simbolicamente la riunione di corpo e anima, dell’umano e divino”.
La mostra è organizzata dalla Galleria d'arte Sacra dei Contemporanei di Villa Clerici di Milano in collaborazione con la Fondazione “Archivio Franca Ghitti”, col contributo di Forni Industriali Bendotti e di Fope gioielli, e sarà inaugurata giovedì 20 marzo 2014, alle ore 18.00, da Angela Bonomi Castelli, Paolo Biscottini, Cecilia De Carli, Pietro Petraroia, Elena Pontiggia.

24.03.2014 # 3544
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Daria La Ragione // 0 comments

NEL SEGNO DI PICASSO. 100 incisioni dal periodo blu al dopoguerra

a Lecco fino al 13 luglio 2014

L’esposizione, che celebra i 30 anni della Galleria Bellinzona, presenta i capolavori grafici del genio catalano, dal periodo blu al dopoguerra.

Il Palazzo delle Paure di Lecco (piazza XX settembre 22) ospita dal 23 marzo al 13 luglio 2014 la mostra Nel segno di Picasso, che presenta 100 incisioni del genio catalano per celebrare i trent’anni di attività della Galleria Bellinzona.

La rassegna, promossa dal Comune di Lecco, col patrocinio della Regione Lombardia, propone una serie di capolavori grafici di Pablo Picasso in grado di rivelare la sua evoluzione stilistica, dal cosiddetto periodo blu al dopoguerra.

“Per tre decenni la galleria di Oreste Bellinzona - afferma Michele Tavola, Assessore alla Cultura del Comune di Lecco -, nelle sedi di Lecco, Milano e, per un certo periodo, anche di Como, ha dato molto all’arte e ha contribuito alla crescita culturale del territorio, con grande competenza e, soprattutto, con sorprendente originalità. Per questa ragione il Comune di Lecco ha ritenuto doveroso dare vita alla collaborazione che ha portato a realizzare l’importante iniziativa culturale”.

Il percorso espositivo si apre con i Saltimbanchi, realizzati tra il 1904 e il 1906, a cavallo tra i periodi blu e rosa che racchiudono in maniera esemplare l’immaginario figurativo del giovane Picasso. È questa una delle serie più importanti e formalmente più eccelse della storia della grafica, tra cui spicca l’acquaforte su zinco Le repas frugal, uno dei massimi vertici di Picasso che raffigura un uomo e una donna seduti a tavola, avvolti in un’atmosfera grigia e irrequieta e che rispecchia il momento di vita disagiata che Picasso stava attraversando.

Quindi, si passa a Sogno e menzogna di Franco (Sueño y Mentira de Franco), incisioni contemporanee a Guernica, che riflettono il periodo tragico della guerra civile spagnola, in cui l’esercito repubblicano si contrapponeva alle milizie fasciste di Francisco Franco, che Picasso ritrasse come un mostro ripugnante impegnato nelle azioni più disdicevoli.

La rassegna lecchese, inoltre, metterà a confronto i fogli creati per illustrare le poesie di Luis de Góngora, poeta del siglo de oro spagnolo, con quelli realizzati per la Carmen di Prosper Mérimée.
Il “Gongora” e la Carmen, i due libri illustrati dal maestro catalano con opere grafiche originali, apparsi tra il 1948 e il 1949, difficilmente sembrano riconducibili alla mano dello stesso artista: barocche, materiche e di gusto fortemente pittorico le prime, essenziali, geometriche, quasi astratte le seconde. Il confronto tra i due volumi dimostra con evidenza la libertà mentale e artistica di Picasso, il suo eclettismo e la sua tecnica inarrivabile.

La mostra si concluderà idealmente con la Celestina, la serie di sessantasei lastre, incise all’acquaforte e all’acquatinta apparsa nel 1971, anno in cui Picasso compì novant’anni. In questo caso, Picasso illustra il testo della Tragicomedia de Calisto y Melibea, meglio nota come La Celestina, capolavoro della letteratura spagnola, scritto da Fernando de Rojas nel 1499, concentrandosi sulla figura della mezzana Celestina, sulle sue macchinazioni diaboliche e sui consessi amorosi, con una particolare attenzione, al limite dell’ossessione, per i nudi femminili.

26.02.2014 # 3506
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Daria La Ragione // 0 comments

DALLE DOLOMITI A VENEZIA (E VICEVERSA)

a Venezia fino al 23 marzo 2014

“Dalle Dolomiti a Venezia (e viceversa). Migrazioni d’autore” nasce da una riflessione sul fil rouge che unisce Venezia alle sue Alpi, sul rapporto fra memoria, legame con la propria terra e arte, sui legami degli abitanti del Bellunese con “la pietra, il legno e l’acqua, i tre principali elementi alchemici delle Dolomiti (che) diventano anche i fattori determinanti della loro storia”, come scrive la curatrice Roberta Semeraro.

Migrazioni intellettuali sono stati gli spostamenti di quelle genti che, per proseguire gli studi o esercitare le professioni, abbandonavano le montagne portandone il ricordo con sé. In mostra si potranno ammirare quindi sculture di Augusto Murer, nativo di quei luoghi, che ha sempre ricordato la breve ma fondamentale collaborazione con Arturo Martini avvenuta proprio a Venezia, e di suo figlio Franco Murer, che studiò presso l’Accademia delle Arti di Venezia. Accanto, le opere di Dino Buzzati: originario di Belluno e stabilitosi a Milano, quando ebbe l’occasione di rappresentare piazza Duomo, dipinse la monumentale chiesa gotica sotto le spoglie di una cattedrale di roccia dolomitica e la piazza stessa come una verde valle.

Migrazioni si possono definire anche i percorsi degli artisti che s’incamminano sui sentieri della conoscenza, mantenendo vivo il ricordo delle loro origini. Franco

Fiabane, confrontandosi con le più moderne tendenze plastiche, ha preservato quel rapporto esclusivo con la pietra e con il legno de i suoi boschi, con le sue montagne e

la grande tradizione dell’artigianato; Isabella Bona, Barbara Taboni, Raul Rabattin e Giacomo Roccon, che rappresentano l’ultima generazione di artisti che vivono nelle Dolomiti, perseguono le loro intime ricerche artistiche nel silenzio delle montagne: per loro, figli dell’era tecnologica e digitale, lo spostamento fisico non è

più indispensabile per raggiungere altri luoghi del sapere.

Altre presenze in mostra evocano i forti legami con la memoria del territorio, dal lavoro dei fotografi del Collettivo Thema (Annamaria Belloni, Daniele Cinciripini, Marco Rigamonti) agli oggetti presentati dal Museo della Pietra e degli Scalpellini di Castellavazzo e dal Museo degli Zattieri del Piave di Codissago.

La mostra è promossa da Fondazione Vajont, con la partecipazione del Museo Etnografico degli Zattieri del Piave e del Museo della Pietra e degli Scalpellini e il patrocinio di Regione del Veneto e Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Provincia di Belluno e Provincia di Pordenone, Comune di Erto e Casso, Comune di Longarone, Comune di Vajont.

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