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Libri e riviste // Pagina 31 di 103
31.03.2014 # 3570
Brand 111. Centoundici domande e risposte per sapere di più sulla Brand e sul suo futuro.

Daria La Ragione // 0 comments

Brand 111. Centoundici domande e risposte per sapere di più sulla Brand e sul suo futuro.

Elio Carmi

Dappertutto è Brand, la prima bibita che pensiamo è una Brand, una cioccolata spalmabile o un detersivo più bianco del bianco sono una Brand, lo sono la star di Hollywood e il dottore claudicante della fiction, la città di New York e Capri, Apple e IBM, Ernesto Che Guevara e Mao Tse-tung, Padre Pio e la Chiesa, Topolino e Superman, Emergency e la Nato, il Louvre e gli Uffizi, l’Italia e la Nuova Zelanda. Sembra che esista un nuovo paradigma del contemporaneo, una sorta di punto di vista per cui tutto appare riconducibile a un unico concetto interpretativo: la Brand.
La domanda è: cos’è una Brand? Nel libro il lettore – studente o ex studente, designer o professionista della comunicazione – troverà un tentativo di risposta articolato su 111 domande nate ciascuna come conseguenza di quella che la precede, spunti di discussione intorno a un tema che tocca concretamente molti aspetti dei discorsi sociologici ed economici, incidendo nel contemporaneo e coinvolgendo innovazione, creatività e arte, passando attraverso la globalizzazione e la rete. Più livelli di indagine, con idee e citazioni, e risposte accompagnate da commenti illustrati. Ne risulta un racconto costruito da chi ha imparato cos’è la Brand interrogandosi e facendola, passando sempre attraverso una pratica verificata con la teoria, cercando le risposte anche in strada, tra la gente, potremmo dire sul terreno di battaglia in cui le marche si rivelano e si affermano o soccombono. Un’indagine i cui confini si insinuano tra la politica, il territorio, il mercato, l’antropologia, il design, la semiotica, l’architettura, l’arte, la persona, la parola e l’immagine. Una storia in progress, sempre più di interesse globale, dentro la quale chiunque può sentirsi autorizzato a intervenire.

Questo libro è anche un lavoro di sintesi, costruito per comunicare complessità con semplicità. Una sorta di sequenza di idee organizzate in un flusso di pensieri. Come dire che fare Branding è progetto, direzione creativa e regia, anche come, ma soprattutto è un processo di Design.

31.03.2014 # 3571
Brand 111. Centoundici domande e risposte per sapere di più sulla Brand e sul suo futuro.

Daria La Ragione // 0 comments

Quando il coraggio cambia la storia di una marca

Marco Benadì

Il coraggio è scelta ma non sempre la scelta è coraggiosa: può essere valida, lucida, razionale, anche furba ma spesso è semplicemente ovvia, conformistica, auto-protettiva. La verità è che il coraggio implica un certo grado di divergenza dalle opinioni correnti, di contrapposizione all’andazzo dominante, di oppositività. Tutto ciò, a me pare, mette in luce il carattere etico e innovatore del coraggio, oltre che la sua indispensabilità in una società – come la nostra – in crisi d’innovazione e di produttività, schiacciata dalla reiterazione e dal conformismo, infragilita da insopportabili disuguaglianze sociali, carente di leader, in arretramento impaurito e depresso."
Enrico Finzi-Ricercatore sociale-AstraRicerche.

"Essere leader oggi non basta più. Non ci sono rendite di posizione, nemmeno per i primi della classe. Il mercato segue logiche complesse e quanto più si è vicini alla vetta, tanto più alto è il rischio. Una possibile strada è quella di riconnettersi continuamente con il mercato e riposizionarsi adottando scelte creative"

Fausto Lupetti editore

27.02.2014 # 3515
Brand 111. Centoundici domande e risposte per sapere di più sulla Brand e sul suo futuro.

Daria La Ragione // 0 comments

LUSSO 2.0, EVOLUZIONE DIGITALE

Jarvis Macchi

I nuovi paradigmi della comunicazione dei marchi di alta gamma nuova edizione


Christopher Bailey, direttore creativo di Burberry, risponde direttamente alle domande che gli oltre dieci milioni di fan del brand gli pongono attraverso Facebook. Zegna organizza su Google+ un vero e proprio talk show in diretta, coinvolgendo blogger, giornalisti e opinion leader. Guerlain, per lanciare una nuova edizione del profumo Shalimar chiede alle fashion blogger più influenti di realizzare una serie di scatti che reinterpretino la fragranza attraverso uno storytelling digitale più vicino agli utenti della rete.

E ancora: Tiffany affida a Scott Schuman di The Sartorialist la sua comunicazione nel periodo più importante dell’anno, quello di San Valentino; Cartier sceglie YouTube per lanciare Odyssée, un corto che racconta la storia del brand e che non ha nulla da invidiare, per qualità e costi di realizzazione, a una produzione hollywoodiana.

La comunicazione dei brand di lusso e della moda è diventata sempre più digitale.

Se marchi come Burberry oggi investono online il 60% del loro imponente budget dedicato ai media, quasi tutti i marchi della moda stanno interiorizzando parole come e-commerce, social media, digital pr, cercando di trasformarle nei nuovi capisaldi della loro comunicazione. Mentre l’e-commerce continua a crescere, i social media e gli user generated style leader influenzano in maniera determinante il processo d’acquisto tanto che oltre il 67% degli europei e il 63% dei cinesi, prima di acquistare un bene di lusso in una boutique hanno cercato informazioni online. Dove? Soprattutto sui social media e sui blog, considerati come prima fonte d’informazione.

Il libro indaga questi cambiamenti oltre a offrire le esperienze dei first movers, le case history più significative, le interviste ai nuovi influencersdel lusso su internet: blogger, creativi, manager.

ed. Lupetti

27.02.2014 # 3514
Brand 111. Centoundici domande e risposte per sapere di più sulla Brand e sul suo futuro.

Daria La Ragione // 0 comments

IL DESIGN E LA SUA STORIA

Aa. Vv.

Primo Convegno dell’Associazione Italiana degli Storici del design

“La questione del design si presenta oggi come un problema storiografico, prima ancora che come tema di ricerca. Ciò pone subito dei sostanziali problemi di metodo: i nodi teorici e operativi che lo storico deve affrontare ogni qualvolta si pone a descrivere e a valutare la vicenda di un periodo, di un autore, di un progetto o di un prodotto si presentano in effetti non solo come difficoltà procedurali legate alla specificità dell'argomento, ma anche come interrogativi che riguardano gli stessi protocolli di indagine, ovvero i meccanismi e le strategie che concorrono alla formulazione del giudizio e del punto di vista storico.

Fare la storia del design significa dunque progettare ogni volta una metodologia storica capace di portare gli strumenti di indagine e di giudizio allo stesso livello di complessità e articolazione della materia da trattare. Non sarebbe quindi improprio capovolgerne la prospettiva e considerare la storia del design come momento di un rinnovato design della storia, ovvero di un progetto culturale capace di definire gli strumenti, le metodologie, i paradigmi di una riflessione critica in grado di dar conto del nuovo panorama culturale, economico e sociale nel quale il design si colloca attualmente. In questo senso è lecito affermare che la storia del design propone, in prima istanza, la questione del design della storia.”

da Il design e l’analisi multidisciplinare di Maurizio Vitta

Lupetti

27.02.2014 # 3513
Brand 111. Centoundici domande e risposte per sapere di più sulla Brand e sul suo futuro.

Daria La Ragione // 0 comments

LA PERCEZIONE DELLA MARCA

Graziano Cipollina

Un approccio psicometrico

Questo libro si propone di analizzare il processo di percezione della marca con particolare attenzione agli studi sulla personalità e alla loro modalità applicative.

Capire come una marca venga percepita dai consumatori e sviluppare appropriate tecniche di marketing è oggi un esercizio fondamentale per creare valore aggiunto e fornire un valido aiuto nella scelta dei mercati-obiettivo e nelle strategie di posizionamento.

La prima parte del volume analizza il rapporto tra brand perception e posizionamento e fornisce le basi per una corretta costruzione di mappe percettive dedicate alla brand image. Inoltre, si approfondiscono i temi dell’identità e dell’immagine di marca e si esamina il ruolo della comunicazione nelle operazioni di marketing.

La seconda parte presenta l’articolo della ricercatrice americana Jennifer Aaker, figlia del più noto David Aaker, Dimensions of Brand Personality, che viene analizzato e raffrontato con altri studi dedicati alla personalità di marca.

Alla luce di questa nuova prospettiva, il libro propone un’analisi di come le risorse immateriali e il loro corretto utilizzo siano indispensabili per supportare l'attività commerciale di un’azienda di successo e per arricchire l'identità e il valore del brand.

ed. Lupetti

27.02.2014 # 3512
Brand 111. Centoundici domande e risposte per sapere di più sulla Brand e sul suo futuro.

Daria La Ragione // 0 comments

VI MOSTRIAMO LA LINGUA

Enrico Accetola

Glossario 735 termini di comunicazione e marketing, relazioni pubbliche e web


Tutti coloro che operano in un settore che presenta dei confini di appartenenza, seppur non palpabili, utilizzano un linguaggio particolare: si tratta di sottocodici, come quelli impiegati nella burocrazia, nella didattica o nell’ambiente giuridico, che sono particolarmente difficili da comprendere da chi non lavora nel campo.

Anche nel linguaggio del marketing e della comunicazione on e off line imperversano i tecnicismi, i prestiti dall’inglese, i diminutivi collaudati “Per il riposizionamento del brand c’è bisogno di un payoff efficace” “Prepariamo un mock up?” “La nostra proposta è una strategia di comunicazione push” “È fatto in css” “Hai scritto il brief?”, solo per citare alcuni esempi.

Ecco svelato il motivo della stesura del glossario: l’intento è quello di fornire un prontuario che consenta ai non addetti ai lavori di rapportarsi al mondo della comunicazione evitando scivoloni e arrampicate sugli specchi, e che permetta agli addetti ai lavori non solo di confrontarsi con un linguaggio in evoluzione ma anche di addentrarsi in universi paralleli, forse ancora inesplorati.

 

«La grande rivoluzione dell’ascolto ha portato i destinatari al centro dei processi comunicativi e relazionali. Nel passaggio dal monologo al dialogo, le relazioni pubbliche hanno quindi assunto la funzione di aiutare le organizzazioni a governare le relazioni con i propri pubblici. Attorno alla professione c’è però ancora tanta confusione alimentata dall’errata convinzione che comunicare significhi solamente trasferire messaggi unidirezionali e persuasivi. Comunicare significa piuttosto “mettere in comune qualcosa con qualcuno”. Questo glossario è un ottimo strumento per approcciare la professione di rp e comprenderne le specificità.»

 

Giampietro Vecchiato

Vicepresidente ferpi, Federazione Italiana Relazioni Pubbliche


ed. Lupetti