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Blog // Pagina di 24
30.08.2014 # 3835
SEGNO FORMA GESTO. Afro, Burri, Fontana e gli artisti italiani negli anni '50 e '60

Daria La Ragione // 0 comments

SEGNO FORMA GESTO. Afro, Burri, Fontana e gli artisti italiani negli anni '50 e '60

a Città di Castello fino al 16 novembre

Tutto va rimesso in causa. L’artista è libero per la sua libera esplorazione, come lo è lo scienziato che non domanda il permesso a nessuno per una scoperta. Non esistono soltanto scoperte scientifiche, esistono scoperte poetiche.

Con queste parole Emilio Vedova, in un breve scritto del 1954, condensò lo spirito del tempo e dei fermenti artistici che lo andavano scuotendo. Rimettere tutto in causa voleva dire una cosa profondamente diversa da ciò che avevano inteso le avanguardie del primo Novecento. Negli anni immediatamente successivi alla fine della seconda guerra mondiale nessuno poteva consentire – a sé stesso e agli altri – alcun tipo di rivoluzione meramente estetica, un rinnovamento che non rimettesse in discussione il senso stesso del fare arte, la funzione sociale dell’artista.

La libertà d’espressione, dunque, il rifiuto delle norme – tanto quelle dettate dalla tradizione, quanto quelle ormai ridotte a formalismo stabilite dalle avanguardie storiche – la forte componente esistenziale furono i principali elementi comuni che condussero gli artisti a sperimentare tecniche, materiali e modalità espressive molto diverse tra loro. I risultati di questa incessante sperimentazione sono perfettamente leggibili anche nelle opere su carta, esiti spesso perfettamente compiuti e autonomi, piuttosto che abbozzi e appunti di carattere progettuale. I principali orientamenti linguistici dell’Informale italiano e delle coeve ricerche sono ben rappresentati all’interno della collezione della Galleria civica di Modena, i cui fogli testimoniano il prevalere, di volta in volta, del segno, del gesto, della forma, della materia, dell’articolazione spaziale. Ai disegni si aggiungono le incisioni della collezione di Don Casimiro Bettelli, che la Galleria civica ha ricevuto in comodato dalla Curia modenese nel 1999, esempi spesso straordinari di capacità d'invenzione e sorprendente sperimentazione tecnica, come nei casi rappresentati dalla grafica di Alberto Burri e di Lucio Fontana.

Queste testimonianze artistiche saranno ben visibili all’interno della mostra SEGNO FORMA GESTO allestita presso la Pinacoteca Comunale di Città di Castello e curata dal direttore della Galleria Civica di Modena Marco Pierini, con il supporto tecnico e operativo di Atlante Servizi Culturali, in collaborazione con la Fondazione Burri e il sostegno del Comune di Città di Castello e l’Associazione Palazzo Vitelli a S. Egidio. L’esposizione proporrà più di settanta opere in un iter studiato per spiegare al pubblico il particolare rinnovamento artistico e culturale, che per la prima volta nella storia dell’arte si è diffuso in paesi e continenti diversi sviluppando soluzioni analoghe e di cui gli artisti italiani attivi intorno anni ’50 e ’60 sono stati protagonisti non secondari.


29.11.2016 # 4715
SEGNO FORMA GESTO. Afro, Burri, Fontana e gli artisti italiani negli anni '50 e '60

Daria La Ragione // 0 comments

Wes Anderson e il nuovo spot di H&M

Blog! di Daria La Ragione

Prendi un premio Oscar, prendi un regista visionario (pluricandidato ma mai vincitore di Oscar), aggiungi un po’ di neve, un cappello rosso con pelliccia bianca e una scenografia tutta in tonalità pastello, agita bene ed ecco servito il commercial natalizio di H&M.


Quest’anno l’azienda svedese ha deciso di affidare gli auguri a un genio del cinema, conosciuto per i personaggi surreali e incantati, Wes Anderson, regista di Grand Budapest Hotel, in cui tra l’altro aveva diretto anche lo stesso Adrian Brody, protagonista del commercial.

Come Togheter racconta la mattina di Natale in un treno costretto a una deviazione dal mal tempo. Lontani da casa e dalle rispettive famiglie, i passeggeri si ritrovano a festeggiare lo stesso, tra sconosciuti, grazie al capo treno e alla sua perseveranza nel creare il perfetto clima natalizio.

Non è una novità che grandi brand si affidino a registi di primo piano per i loro spot: lo aveva fatto Barilla con Wim Wenders una quindicina di anni fa, e con il premio Oscar Gabriele Salvatores lo scorso anno, Kenzo si era affidata al genio di Spike Jonze e sempre di più i budget e le grandi produzioni sembrano allontanarsi dal cinema e spostarsi verso tv e nuovi media.

Tenero, trasognato, un po’ surreale, Come Togheter è un piccolo gioiellino che H&M regala ai suoi clienti.

 

21.11.2016 # 4712
SEGNO FORMA GESTO. Afro, Burri, Fontana e gli artisti italiani negli anni '50 e '60

Daria La Ragione // 0 comments

Il Natale sta arrivando!

Blog! di Daria La Ragione

Probabilmente nelle vostre case il Natale arriverà a dicembre, magari non il 24 a mezzanotte, un paio di settimane prima forse, se siete tradizionalisti e vi piace decorare l’albero nel giorno deputato (che sarebbe l’8).

Se però vi occupate di pubblicità, marketing e affini, il Natale per voi è arrivato già da qualche settimana. Lo hanno portato i clienti, quelli bravi, che sanno che bisogna muoversi per tempo e darvi la possibilità di riflettere sulle cose e farle bene (gli altri se ne ricorderanno dal 5 al 20, ‘tacci loro).

Per questo le campagne sul Natale sono già on air, tanto che possiamo già partire con la prima gallery di cose fatte bene, molto bene, benino.

La prima è per l’aeroporto inglese di Heathrow, che sceglie la via dei buoni sentimenti e della tenerezza: due vecchi orsacchiotti volano dai nipotini per festeggiare insieme: il vero regalo è proprio questo.


Creative Agency: Havas, London, UK

Creative Director: Ben Mooge

Creatives: Daniel Bolton, Barnaby Packham

 



La seconda focalizza l’attenzione su quella parte del Natale che tutti criticano: la dimensione consumistica. Ma a ben vedere le emozioni ci sono anche qui: sono quelle intense e senza filtro di quando eravamo bambini e scoprivamo sotto l’albero proprio quello che avevamo tanto desiderato. 

Best! Present! Ever! 3


Agency: The Viral Factory

 

 

 

 


Ancora sentimenti, quelli di amicizia, nel commercial Ikea: Natale è “stare in compagnia” e vale per tutti, alberi compresi. Ecco perché un gruppo di tre bimbi decide di rapirne uno per riportarlo nel bosco a festeggiare con la famiglia. L’idea non è nuovissima, ma l’atmosfera è davvero perfetta.



Advertising Agency: DDB, Brussels, Belgium

Creative Directors: Peter Ampe, Odin Saillé

 

11.11.2016 # 4705
SEGNO FORMA GESTO. Afro, Burri, Fontana e gli artisti italiani negli anni '50 e '60

Daria La Ragione // 0 comments

Corona - The wall

Blog! di Daria La Ragione

L’altra notte gli Stati Uniti hanno eletto il nuovo presidente. Un presidente che ha avuto la capacità di “parlare alla pancia del paese” come si usa molto dire da qualche anno, che è un giro di parole per dire che ha stimolato emozioni profonde, quasi sempre le peggiori: le paure, l’odio, la rabbia.

Attraverso un linguaggio violento, scegliendo un nemico a cui puntare, con slogan facili da propaganda del ventesimo secolo, Trump ha dato la scalato alla presidenza, facilitato non poco dall’avversario che scontava non pochi peccati originali (donna, esponente di un establishment molto odiato, membro di una famiglia di cui si ricordano più le ombre che non le luci).

Tra i suoi cavalli battaglia il famoso muro di separazione con il Messico, per tenere lontani (dagli occhi? dal cuore? dal mercato del lavoro?) i cittadini messicani ed essere certi (ma davvero basta un muro?) che non arriveranno più in USA.

Due giorni fa Corona, la famosa birra messicana, ha deciso di rispondere alla provocazione con una controprovocazione, ma non rivolta al neoeletto presidente, bensì - di nuovo - ai cittadini messicani.

Un gran bel commercial, sugli stereotipi, sul vittimismo, sulla necessità di reagire e di costruire il proprio futuro non “in risposta al comportamento altrui”, ma in modo proattivo: scegliamo chi vogliamo essere rimuovendo il muro più pericoloso, quello che abbiamo in testa, il limite che poniamo a noi stessi.

Defrontierizzatevi parte proprio da quel muro evocato tante volte da Trump, per invitare a prendere la vita per le corna sin miedo - senza paura, a non lasciarsi influenzare dallo stereotipo con cui si viene rappresentati online ma ad andare dritti verso i propri obiettivi.

Un’operazione di marketing intelligente e opportuna per Corona, che si racconta non soltanto come messicana, attirandosi di default tutte le simpatie di chi ha provato orrore per le proposte del neoeletto, ma come chi è orgogliosa di esserlo, con fierezza e grinta.

Advertising Agency: Leo Burnett, Mexico
Director: Rodrigo Saavedra
Art Direction: Julian Romera


  

Corona -  The Wall (English Subtitles) from Leo Burnett México on Vimeo.

11.11.2016 # 4704
SEGNO FORMA GESTO. Afro, Burri, Fontana e gli artisti italiani negli anni '50 e '60

Daria La Ragione // 0 comments

Vagina Varsity - l’università della vagina

Blog! di Daria La Ragione

In sedici lezioni, Vagina varsity promette di approfondire tutto quello che c’è da sapere sulla vagina: una promessa importante per questo commercial sui generis, che non ha scelto di certo l’understatement per promuovere un corso via email approfondito su una parte del corpo femminile la cui conoscenza è in genere meno che scarsa. Le due coloratissime signore protagoniste del corso e del commercial promettono di affrontare settimana dopo settimana temi importanti a partire, ça va sans dire, da “meet you vulva” per chiudere con quella davvero promette “all vaginas are amazing”. Il commercial per il mercato sud africano parte evocando la “V word” che terrorizza il mondo - e non è Voldemort - continua con le donne spaventate da “ciò che sta in basso” - e non è l’Australia - ma al di là del tono scanzonato e divertente affronta temi importanti che riguardano l’igiene, quando consultare un medico, cos’è l’imene. Argomenti che si pensa siano destinati alle giovanissime, ma che sono quasi sconosciuti anche a molte donne adulte.

Vagina Varsity è un’iniziativa di Libresse - in Italia conosciuta come Nuvenia - intelligente e molto interessante per una brand image ben definita, che per una volta non punta sulle emozioni ma su un universo scanzonato e ironico.

Advertising Agency: BBDO, South Africa





02.11.2016 # 4695
SEGNO FORMA GESTO. Afro, Burri, Fontana e gli artisti italiani negli anni '50 e '60

Daria La Ragione // 0 comments

Halloween - la gallery

Blog! di Daria La Ragione

Come ogni anno Halloween è passato tingendo di arancione, nero e viola praticamente ogni cosa.
Nata in Irlanda come capodanno celtico, All Hallows’ Eve - la vigilia di ogni santi - è diventata un grande evento commerciale che partendo dagli Stati Uniti ha finito per contagiare tutto l’emisfero occidentale. La pubblicità, va da sé, non perde l’occasione di celebrare a modo suo questo evento.
Ecco una piccola gallery di commercial che sfruttano la ghiotta occasione per una comunicazione ironica e divertente,

State Farm
La compagnia di assicurazioni americana gioca sul cliché dell’horror riproducendo le classiche situazioni in cui nei film i personaggi vengono aggrediti: il bosco di notte, la strada solitaria con la macchina bloccata. Qualche secondo di suspence che cresce e poi il finale, ovviamente tutt’altro che spaventoso.
 

 


Advertising Agency: DDB, New York, USA
Art Director: Dylan Ostrow
Copywriter: Turan Tuluy

Burger King
Un po’ come Coca Cola e Pepsi, anche Burger King e McDonald hanno una lunga storia di rivalità, prese in giro, botta e risposta. La battaglia di Halloween quest’anno è stata vinta senza dubbio dal primo, che per spaventare i suoi clienti si è travestito dal concorrente. Ha travestito perfino i propri panini, chiamandoli come quelli dei McDonald, mostrando un senso dell’ironia davvero notevole, ma non altrettanta originalità visto che già Coca Cola e Pepsi avevano giocato sullo stesso tema.
 


Advertising Agency: David, Miami, USA
Art Director: Ricardo Casal
Copywriter: Juan Pena



giffgaff
Chiude la gallery la compagnia telefonica inglese, famosa per inviare sim gratuitamente a chi pensa di trasferirsi in Inghilterra. Il commercial è una lunga serie di eventi spaventosi: la tribuna politica, un elenco infinito di email della mamma a cui rispondere, notifiche su notifiche dai social network e poi il peggiore di tutti gli incubi: un contratto telefonico della durata minima di due anni.
 


Director: Ninian Doff