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Mostre ed eventi // Pagina 38 di 216
30.08.2014 # 3837
Paolo Vallorz. I miei alberi

Daria La Ragione // 0 comments

Paolo Vallorz. I miei alberi

a Caldes fino al 19 ottobre 2014

alla prossima primavera, la suggestiva sede di Castel Caldes entrerà nella preziosa rete dei “Castelli del Trentino”. La mostra "Paolo Vallorz. I miei alberi" rappresenta quindi una prima, parziale, apertura del maniero e un’occasione per approfondire l’indagine sul lavoro di un artista straordinario.


Paolo Vallorz (Caldes 1931) è un grande artista contemporaneo di notorietà europea, trentino di nascita e parigino di adozione, che ha espresso nella sua pittura figurativa i colori, le luminosità, persino i profumi della sua terra di origine. 

Nel corso degli anni, grandi critici hanno riconosciuto le doti e le capacità di Vallorz, tra questi: Giovanni Testori, Roberto Tassi, Jean Clair, Vittorio Sgarbi.

Giovanissimo si trasferisce a Parigi e negli anni Cinquanta è ben inserito nei circoli d’avanguardia della capitale francese, intessendo contatti con artisti come Yves Klein, Jean Paul Riopelle, Jean Tinguely, Alberto Burri, Cesar. 

In quegli anni, la sua pittura rientra nei canoni dell’astrattismo e dell’informale europeo tanto che le sue opere vengono presentate nel 1954 in una mostra curata dal critico d’avanguardia Pierre Restany. 

Dopo questi inizi astratti Vallorz, insofferente verso l’esigenza di un’arte fatta di continue sorprese, ritorna a una pittura figurativa alla ricerca della sua espressione più autentica e sincera. 

Il suo ritorno alla figurazione si ricollega a diverse ricerche artistiche che negli anni del dopoguerra hanno tentato di reinserire l’immagine all’interno dell’arte. 

Nei decenni successivi l’artista ha vissuto costantemente tra Parigi a Caldes, mediando gli stimoli internazionali della capitale francese con la tradizione e le radici del centro trentino. Ha realizzato ritratti, nature morte, paesaggi e nudi, tutta la “semplicità del mondo”.

Da sempre molto coerente con un’idea figurativa della pittura, la costanza è il leit-motiv di una vita e di una produzione artistica rigorosa, segnata da un’attività silenziosa, raccolta e meditata. 


La sua opera è ben nota agli amanti dell’arte che ne apprezzano l’intensità e la capacità di cogliere i ritmi della natura. 

In questa mostra, significativamente organizzata nei luoghi della sua vita, verranno esposti gli alberi, entità con cui l’artista intrattiene un rapporto profondo e sentito. 

Per  Paolo Vallorz gli alberi sono veri e propri e propri amici, “persone” con le quali è cresciuto e che simboleggiano un delicato equilibrio in cui uomo, mondo vegetale e animale sono strettamente intrecciati in un ciclo senza tempo. 

“Per conto mio, quando dipingo intendo cogliere le cose essenziali del mondo. Mondo in cui hanno creduto generazioni e generazioni di uomini: la terra che diventa albero, l’albero che dà i frutti; l’orto e il campo coi loro frutti sepolti; l’uomo che li fa crescere e li attende, il tempo che li matura, la gente che li coglie, se ne nutre e li ripianta. Natura dunque come storia dell’uomo.”

In mostra anche “Il castello di Caldes” un olio del 1946, realizzato da un giovanissimo Vallorz che in qualche modo oggi, con questa mostra, ritorna a casa.


L’iniziativa è organizzata da Castello del Buonconsiglio, Mart, museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, Provincia autonoma di Trento - Servizio Attività Culturali, Comune di Caldes, Comunità della Valle di Sole e Apt della Valle di Sole.

30.08.2014 # 3839
Paolo Vallorz. I miei alberi

Daria La Ragione // 0 comments

Scenario di terra

a Rovereto fino al 8 febbraio 2015

Sviluppata dai curatori del Museo, l’esposizione poggia su un nucleo di opere provenienti dalla collezione permanente e su una selezione di materiali dai fondi archivistici del Mart, completati da prestiti e produzioni inedite.


Il percorso espositivo si propone, attraverso un libero movimento nel tempo, nei media e nelle produzioni artistiche, di narrare alcuni momenti di sintesi nel rapporto fra l’uomo e il suo ambiente. Pur lasciando intravedere uno sviluppo d’ordine storico-artistico, la narrazione evita la successione cronologica delle opere al fine di lasciar emergere, nel ritmo dell’esposizione, la ricerca di differenti empatie con gli elementi del paesaggio.


Un rapporto sempre aperto, che si confronta con il profilo del territorio, la persistenza della materia, il lirismo delle forme mitiche e la loro astrazione. A cura di Veronica Caciolli, Daniela Ferrari, Denis Isaia, Paola Pettenella, Alessandra Tiddia, la mostra Scenario di terra si articola secondo diverse angolazioni che mescolano e confrontano linguaggi artistici e periodi della storia dell’arte moderna e contemporanea, in un suggestivo allestimento curato dall’architetto Giovanni Maria Filindeu.

Artisti in mostra
Nico Angiuli, Giovanni Anselmo, Riccardo Arena, Giusy Calia, Claudio Cintoli, Ugo Claus, Davide Coltro, Salvador Dalí, Vittore Fossati, Alberto Garutti, Sergio Gioberto e Marilena Noro, Giorgio Guidi, Franz Hogenberg, Dario Imbò, Marcello Jori, Jannis Kounellis, Alexandre Koester, Caterina Lai, Giuliano Mauri, Peter McGough e David McDermott, Mario Merz, Umberto Moggioli, Elena Munerati, Gastone Novelli, Giovanni Ozzola, Federica Palmarin, Gino Pancheri, Luca Maria Patella, Giuseppe Penone, Franco Piavoli, Michelangelo Pistoletto, Mario Raciti, Matteo Rubbi, Lucia Sterlocchi, Antoni Tàpies, Arturo Tosi, Giuseppe Uncini, Paolo Vallorz, Gigiotti Zanini, Anton Zoran Music.


30.08.2014 # 3838
Paolo Vallorz. I miei alberi

Daria La Ragione // 0 comments

Inside the Human Being

a Rovereto fino al 8 febbraio 2014

"Trasformare lo spazio allo stesso modo in cui trasformiamo noi stessi: mediante pezzi confrontati con ‘gli altri’. La natura come dimora dell’uomo, e l’uomo, come creatore della natura, assorbono entrambi tutto, accettando o respingendo ciò che aveva una forma transitoria, perché tutto lascia in essi il segno. Partendo da pezzi isolati, cerchiamo lo spazio che li sostiene."

Così Álvaro Siza, vincitore nel 1992 del Pritzker Prize (il Nobel dell’architettura), racconta il proprio modo di intendere l’esercizio del mestiere del’architetto: una “professione poetica” dedicata alla progettazione di spazi per la vita dell’uomo nella natura.


Con la mostra Álvaro Siza. Inside the human being, il Mart rende omaggio a un grande protagonista della cultura architettonica contemporanea, maestro indiscusso di intere generazioni di architetti che, attraverso lo studio e l’interpretazione del suo pensiero e delle sue opere, hanno rinnovato il rapporto tra le spinte internazionaliste dell’avanguardia moderna e la continuità con le tradizioni costruttive locali.

 

Per i meriti ottenuti dalla qualità del suo lavoro, Siza ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti internazionali, fra cui il prestigioso Pritzker Architecture Prize (1992), fino al recente Leone d’Oro alla Carriera in occasione della 13ª Biennale di architettura di Venezia (2012).


La mostra al Mart, attraverso una selezione di progetti (realizzati o in corso di realizzazione), approfonditi con un ricco apparato di disegni, fotografie e modelli, vuole raccontare la pratica progettuale di Álvaro Siza entro un itinerario “metodologico” basato sulle esperienze personali, le curiosità e il metodo di osservazione della realtà che attribuisce un ruolo centrale alle relazioni tra uomo e natura come motore della storia.


30.08.2014 # 3836
Paolo Vallorz. I miei alberi

Daria La Ragione // 0 comments

Linguaggi plastici del XX secolo

a Trento fino al 12 ottobre 2014

“Scultura Lingua Morta” è il titolo che Arturo Martini volle dare a una breve raccolta di riflessioni, data alle stampe nel 1945: per parlare della scultura del Novecento non si può prescindere da questa espressione che negli anni ha assunto il carattere di aforisma, ripresa nel 2003 da una fortunata mostra allestita al Mart e curata da Penelope Curtis per l’Henry Moore Institute di Leeds. In quell’occasione, accanto ad alcuni maestri del Novecento come Fausto Melotti, Arturo Martini e Lucio Fontana, veniva presentato al pubblico un omaggio a Othmar Winkler.

Undici anni dopo viene inaugurata presso la Galleria Civica a Trento una nuova significativa mostra: “Linguaggi plastici del XX secolo”, a cura dell’architetto Michelangelo Lupo, con cui il Mart approfondisce il tema della scultura scegliendo quali portavoce alcuni tra i più rilevanti interpreti trentini: Fausto Melotti, Alcide Ticò, Othmar Winkler, Eraldo Fozzer e Mauro De Carli, scomparso nel 2008 e mai adeguatamente valorizzato. Ad eccezione di quest’ultimo, si tratta di artisti nati nei primi anni del XX secolo che hanno privilegiato quale mezzo espressivo quello della scultura, in aperto contrasto con quanti negli stessi anni ritenevano la scultura un linguaggio antico, inadeguato alla narrazione artistica contemporanea.
La Civica diventa per l’occasione un immaginario e inedito atelier collettivo, condiviso da importanti maestri del ‘900. Allestite come in un grande studio d’artista, infatti, le sculture dialogano con alcune fondamentali opere pittoriche, in un dialogo basato sulla tridimensionalità reale delle sculture con quella suggerita da tele a forte connotazione plastica. Si possono così ammirare alcuni capolavori provenienti dalle prestigiose collezioni del Mart di Giuseppe Capogrossi, Carlo Carrà, Giorgio de Chirico, Lucio Fontana, Mariano Fracalossi, Tullio Garbari, Alberto Magnelli, Piero Manzoni, Joan Miró, Enrico Prampolini, Alberto Savinio, Mario Schifano, Emilio Scanavino, Mario Sironi, Graham Sutherland ed Emilio Vedova.

Come sottolinea in catalogo il curatore Michelangelo Lupo: “Questa mostra non ha la pretesa di ripercorrere tutta la carriera artistica di questi scultori, ma ricorda di loro i periodi più significativi, mettendoli a confronto (e qui ho accolto con piacere il suggerimento di Cristiana Collu) con alcune opere pittoriche dei maggiori interpreti del dibattito artistico nazionale presenti nelle collezioni del MART, che con le loro sculture hanno assonanze e rimandi”.

La mostra sarà quindi l’occasione per approfondire la conoscenza di alcuni tra i maggiori artisti contemporanei, per ripensare criticamente il secolo scorso e le sue correnti e, non ultimo, per scoprire alcuni angoli suggestivi e spesso poco noti di Trento e Rovereto dove molti di questi autori vennero chiamati a installare opere d’arte pubblica e monumenti.
Ai visitatori viene infatti suggerito un vero e proprio percorso espositivo attraverso le due città trentine alla ricerca delle opere presenti in luoghi pubblici realizzate da Melotti, Ticò, Winkler, Fozzer e De Carli. Questo particolare viaggio parte idealmente dal Parco delle sculture del Mart, dove è esposta Scultura H (La grande clavicola) di Fausto Melotti, del 1971, e si conclude a Trento dove si trovano tre realizzazioni pubbliche di Mauro De Carli il cui anelito sociale si fa forte e drammaticamente espressionista.


30.08.2014 # 3835
Paolo Vallorz. I miei alberi

Daria La Ragione // 0 comments

SEGNO FORMA GESTO. Afro, Burri, Fontana e gli artisti italiani negli anni '50 e '60

a Città di Castello fino al 16 novembre

Tutto va rimesso in causa. L’artista è libero per la sua libera esplorazione, come lo è lo scienziato che non domanda il permesso a nessuno per una scoperta. Non esistono soltanto scoperte scientifiche, esistono scoperte poetiche.

Con queste parole Emilio Vedova, in un breve scritto del 1954, condensò lo spirito del tempo e dei fermenti artistici che lo andavano scuotendo. Rimettere tutto in causa voleva dire una cosa profondamente diversa da ciò che avevano inteso le avanguardie del primo Novecento. Negli anni immediatamente successivi alla fine della seconda guerra mondiale nessuno poteva consentire – a sé stesso e agli altri – alcun tipo di rivoluzione meramente estetica, un rinnovamento che non rimettesse in discussione il senso stesso del fare arte, la funzione sociale dell’artista.

La libertà d’espressione, dunque, il rifiuto delle norme – tanto quelle dettate dalla tradizione, quanto quelle ormai ridotte a formalismo stabilite dalle avanguardie storiche – la forte componente esistenziale furono i principali elementi comuni che condussero gli artisti a sperimentare tecniche, materiali e modalità espressive molto diverse tra loro. I risultati di questa incessante sperimentazione sono perfettamente leggibili anche nelle opere su carta, esiti spesso perfettamente compiuti e autonomi, piuttosto che abbozzi e appunti di carattere progettuale. I principali orientamenti linguistici dell’Informale italiano e delle coeve ricerche sono ben rappresentati all’interno della collezione della Galleria civica di Modena, i cui fogli testimoniano il prevalere, di volta in volta, del segno, del gesto, della forma, della materia, dell’articolazione spaziale. Ai disegni si aggiungono le incisioni della collezione di Don Casimiro Bettelli, che la Galleria civica ha ricevuto in comodato dalla Curia modenese nel 1999, esempi spesso straordinari di capacità d'invenzione e sorprendente sperimentazione tecnica, come nei casi rappresentati dalla grafica di Alberto Burri e di Lucio Fontana.

Queste testimonianze artistiche saranno ben visibili all’interno della mostra SEGNO FORMA GESTO allestita presso la Pinacoteca Comunale di Città di Castello e curata dal direttore della Galleria Civica di Modena Marco Pierini, con il supporto tecnico e operativo di Atlante Servizi Culturali, in collaborazione con la Fondazione Burri e il sostegno del Comune di Città di Castello e l’Associazione Palazzo Vitelli a S. Egidio. L’esposizione proporrà più di settanta opere in un iter studiato per spiegare al pubblico il particolare rinnovamento artistico e culturale, che per la prima volta nella storia dell’arte si è diffuso in paesi e continenti diversi sviluppando soluzioni analoghe e di cui gli artisti italiani attivi intorno anni ’50 e ’60 sono stati protagonisti non secondari.


30.08.2014 # 3834
Paolo Vallorz. I miei alberi

Daria La Ragione // 0 comments

Introduction. Annika Larsson

a Roma fino al 20 settembre 2014

Introduction è la prima esposizione personale presso un’istituzione pubblica italiana dell’artista svedese Annika Larsson. La mostra propone al pubblico le opere più recenti dell’artista, con due video – Blue (2014) e E.A.V. (2011) - insieme ad un’ampia installazione che ne elabora ulteriormente il discorso critico. Introduction è un progetto nato in collaborazione con l’Accademia Tedesca Roma Villa Massimo, dove attualmente l’artista è in residenza fino al prossimo dicembre. La ricerca di Annika Larsson in questa mostra si concentra su temi controversi della storia sociale dell’occidente moderno e contemporaneo.

Nel film Blue l’artista trae ispirazione principalmente dal libro che Georges Bataille scrisse nel 1935, L’azzurro del Cielo, pubblicato solo nel 1957 perché ritenuto troppo intimamente personale. Questo romanzo, scritto poco dopo l’ascesa al potere, in Europa, dei governi totalitari, porta i segni premonitori dell’avanzata del fascismo e dell’imminente guerra: “Quando lessi L’azzurro del cielo per la prima volta nel 2010, afferma Larsson, rimasi sbalordita per i numerosi parallelismi con la storia e gli eventi dell’Europa di oggi.”

Attraverso una riflessione approfondita sulle parole di Bataille e le ispirazioni sulle mostruose anomalie della nostra società contemporanea, l’artista ha avviato una ricerca sui video footage che la gente ha caricato online negli ultimi anni. Facendo una ricerca su internet attraverso parole o situazioni chiave del libro, il risultato è stato un viaggio attraverso l’Europa di oggi.

L’artista, con un’attenta selezione di immagini forti, ipnotiche, alcune volte provocatorie, pone l’accento sui fondamenti stessi della società odierna, che dovrebbe garantire la libertà di espressione e di dissenso, sensibilizzando il pubblico verso i rischi, i confini e le derive del sistema democratico.

Nell’installazione del MACRO convergono diverse componenti, anche contrastanti, ispirate integralmente all’opera di Bataille: immagini accattivanti e sgradevoli si alternano costantemente arrivando a tracciare un’intensa immagine della nostra storia contemporanea. I concetti di ciclicità storica, di relatività e soggettività interpretativa sono al centro dei due video in mostra. Lo spettatore viene quindi disorientato attraverso questo costante susseguirsi di immagini che accentuano la forza d’impatto sia razionale che psicologica ed emotiva dell’intera installazione.


Inside Ilas