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Mostre ed eventi // Pagina 33 di 216
16.11.2014 # 3930
BOHNCHANG KOO | open-end

Daria La Ragione // 0 comments

BOHNCHANG KOO | open-end

a Milano fino al 11 gennaio 2014

La Galleria Carla Sozzani presenta per la prima volta in Italia un’antologica del fotografo coreano Bohnchang Koo, immagini selezionate dalle serie: “Vessels”, “White”, “Portraits of Time”, “Riverrun” e “Everyday Treasures”. 

La sua ricerca è incentrata sulla provvisorietà, sul passaggio del tempo, sulla scomparsa e sul patrimonio culturale. 

Per la serie “Vessel” (Veliero) ha fotografato rare porcellane della dinastia Joseon (1392-1910), visitando musei in varie parti del mondo per riportare alla memoria questo squisito vasellame bianco, ripreso su uno sfondo bianco con luce morbida.

“Ho cercato di catturare il punto di vista in cui il vaso è di più che un antico oggetto prezioso, maun veliero che trasporta un’anima con infinite capacità di accogliere il cuore dell’osservatore e del vasaio.” dice l’artista. È il recupero dell’eredità culturale coreana e, nel contempo, la possibilità di trascendenza dell’oggetto. Mentre in “White” il soggetto è la natura, o meglio quei fragili segni che la natura lascia quando oramai lo splendore è scomparso: esili rami di edera ancora abbarbicati sul muro e punteggiate forme di rampicanti, aghi di pino sulla neve, creano una nuova insospettata “calligrafia” e ci obbligano ad osservare la bellezza racchiusa in semplici ed effimeri scenari quotidiani, sui quali non ci soffermiamo per superficialità.

E non dissimile è l’indagine “Portraits of the Time”: protagonista è una parete, rigorosamente bianca, perché quasi tutto il lavoro di Koo si svolge sul più elementare dei cromatismi, il bianco e nero. La parete porta le tracce del tempo trascorso. Rugosità e pieghe, fenditure, autentica “pelle”di un vissuto. Ed anche “Riverrun” è leggermente increspato o liscio e morbido come il velluto di seta, metafora di un’altra età dell’uomo.

Nell’ultimo lavoro, “Everyday Treasures” Bohnchang Koo ha radicalizzato ancora di più la sua ricerca. “Everyday Treasures” raccoglie immagini di saponette. Tesori di ogni giorno che utilizziamo senza la minima consapevolezza. Il sapone si consuma come le nostre vite, giorno per giorno. Le immagini sono di una semplicità disarmante e potrebbero apparire persino banali, però una volta ancora l’autore sottolinea la fragilità, la fugacità del nostro mondo. 

Immagini di elegante estetica, non aggressive e dai toni sommessi, ben rappresentano la sensibilità coreana e la capacità di osservare le più sottili espressioni della reale.


25.11.2014 # 3941
BOHNCHANG KOO | open-end

Daria La Ragione // 0 comments

LA PITTURA DIMENTICATA. Mario Lattes e l'Informale in Italia

a Torino fino al 31 gennaio 2015

L’esposizione, curata da Ettore Ghinassi, presenta una selezione di opere di Mario Lattes, risalenti al suo periodo astratto, che fanno da corollario a quelle di 6 artisti - Antonio Carena, Alfredo Chighine, Mario D’Adda, Tancredi Parmeggiani, Sergio Romiti e Piero Simondo - protagonisti dell’astrazione informale italiana, tra gli anni ’50 e ’60 del secolo scorso.

La loro ricerca si pone nell’alveo di una cultura figurativa di matrice italiana ed europea, caratterizzata da una sintesi di invenzione e rigore formale.

La rassegna si pone l’obiettivo di riportare sotto la giusta considerazione storico-critica, una generazione di autori che ha scritto un’importante pagina dell’arte contemporanea italiana del Novecento, la cui memoria si è trasformata, in alcuni casi, in oblio, come per Mario D’Adda, o nella comprensione solo parziale di una sperimentazione multiforme, com’è avvenuto per le opere astratte di Mario Lattes, per quanto non numerose e di breve periodo.


25.11.2014 # 3940
BOHNCHANG KOO | open-end

Daria La Ragione // 0 comments

STEFANO ROBINO. Il fare, il limite, la bellezza

a Milano fino all’8 febbraio 2015

Stefano Robino lavorava nel cuore di quell’Italia industriale che nel dopoguerra stava ripartendo con tutta la fiducia in un futuro migliore dopo gli anni bui della guerra. Dal suo punto di vista privilegiato - responsabile fotografico e pubblicitario della FIAT Grandi Motori a Torino e Trieste - l’autore riuscì a cogliere la vita dei lavoratori e la potenza delle macchine in una interconnessione in cui l’orgoglio del fare si fonde con il vigore del costruire.

Una rassegna inedita che raccoglie 45 fotografie, per lo più vintage prints, di Stefano Robino, dagli esordi su LIFE del 1951 a L’Europeo del 2012, presentate insieme a documenti, riviste e materiali pubblicitari originali di un’epoca che inizia a guardare alla fotografia come mezzo privilegiato della comunicazione.

La vita e i motori dei poli industriali del Nord Italia, dove si intreccia la vicenda biografica di Robino, offrono all’autore l’occasione di sperimentare una nuova cifra nel linguaggio fotografico che non lascia spazio all’interpretazione melensa e punta invece sull’oggettività del racconto.

Le opere di Robino, stimato autore fin dal suo esordio nel mondo della fotografia, rispecchiano la sua formazione come pittore nella Torino degli anni ’40 e segnano anche uno scarto e una novità rispetto al panorama dell’epoca dominato dai circoli fotografici amatoriali alla ricerca di una sintesi tra arte e documento.

“Fotografo - dichiara Robino - con lo stesso spirito col quale si scolpisce un marmo. Cerco di scavare le mie luci ed ombre e ricavare, con cose vive, quelle forme che tanto mi appassionano”.


16.11.2014 # 3933
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Factory Photographs di David Lynch

A Bologna fino al 31 dicembre 2014

MAST  presenta in anteprima nazionale Factory Photographs di David Lynch.

Queste fotografie in bianco e nero testimoniano la fascinazione di Lynch per le fabbriche, la sua passione quasi ossessiva per comignoli, ciminiere e macchinari, per l'oscurità e il mistero. In un arco di tempo di oltre trent'anni ha fotografato i monumenti decadenti dell'industrializzazione, edifici in laterizio decorati con volte, cornicioni, cupole e torri, finestre e portali imponenti, impressionanti nella loro somiglianza con le antiche cattedrali. Rovine di un mondo che va scomparendo, in cui le fabbriche erano pietre miliari di un orgoglioso progresso e non luoghi desolati, scenografie per storie cariche di quell'aura emozionale caratteristica  di Lynch

Le fotografie sono state scattate tra il 1980 e il 2000 nelle fabbriche di Berlino e delle aree limitrofe, in Polonia, in Inghilterra, a New York City, nel New Jersey e a Los Angeles. È come se la fuliggine, i vapori o le polveri sottili che avvolgevano quei luoghi si fossero posate sulla superficie della carta: ne risultano immagini di straordinaria potenza sensoriale, come disegni fatti a carboncino, in cui il nero carico delle linee nitide, grafiche, taglia il grigio scuro dei campi.

L'inconfondibile cifra di Lynch si svela in modo suggestivo nei soggetti scelti, nelle atmosfere, nelle nuance di colore di mondi arcani e surreali, nelle sequenze oniriche che evocano la visionarietà labirintica ed enigmatica dei suoi film.

David Lynch, icona del cinema americano, è nato nel 1946 a Missoula, nel Montana, e vive a Los Angeles: è regista, sceneggiatore, produttore, pittore, musicista, designer e fotografo. La sua formazione accademica è nel campo della pittura: studente alla Pennsylvania Academy of Fine Arts di Philadelphia, realizza qui, nel 1966, il suo primo cortometraggio. Si trasferisce in seguito a Los Angeles; il suo primo film Eraserhead (1977) diventa ben presto un "cult classic". Per The Elephant Man (1980), Velluto Blu (1986) e Mulholland Drive (2001) ha ricevuto la nomination all'Oscar per la migliore regia. Dune (1984), Cuore selvaggio (1990), Lost Highway (1997), Una storia vera (1999), INLAND EMPIRE (2006) e la serie televisiva Twin Peaks (1990 -1991) hanno ottenuto numerosi riconoscimenti.


16.11.2014 # 3932
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Frida Kahlo e Diego Rivera

a Genova fino al 8 febbraio 2015

Frida Kahlo e Diego Rivera si videro per la prima volta nel 1922 sotto i ponteggi della Scuola nazionale preparatoria. Lui era il pittore più famoso del Messico rivoluzionario,

chiamato a dipingere un murale nell’anfiteatro dell’istituto, lei una ragazzina irriverente.
Sette anni dopo, Frida Kahlo e Diego Rivera erano moglie e marito. Fu l’inizio di un amore lungo e tormentato, costellato di tradimenti e colpi di scena (anche di pistola), destinato ad entrare nella leggenda.

La mostra di Palazzo Ducale, organizzata da Genova Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura, MondoMostre e Skira, racconta il legame arte-vita di questa coppia messicana yin e yang: l’opera di Frida Kahlo, da sola, sembra essere incompleta senza la spalla che Diego Rivera offre alla sua fragilità. Dopo la mostra presso le Scuderie del Quirinale di Roma, che metterà l’opera di Frida Kahlo nel contesto delle avanguardie internazionali del suo tempo, la mostra di Palazzo Ducale, curata dall’autrice del catalogo ragionato, Helga Prignitz-Poda, con la collaborazione di Christina Kahlo (pronipote di Frida) e Juan Coronel Rivera (nipote di Diego) cercherà di raccontare i legami segreti che unirono due artisti così profondamente differenti e quanto diversamente sia stata valutata la loro espressione artistica nel tempo. La realizzazione dell’esposizione è stata possibile grazie al contributo di Enel in qualità di sponsor.

Quella che veniva definita “l’unione di un elefante con una colomba”, superò le consuetudini di un legame sentimentale: Frida e Diego portarono nel loro rapporto e nella loro espressione dell’arte le personalissime esperienze di vita. La mostra indagherà questi temi presentando 120 opere di Frida Kahlo e Diego Rivera. Di Frida verranno esposti dipinti (ed in particolare i suoi autoritratti) su olio, su masonite, su alluminio come Diego in my mind, Self-portrait wearing a Velvet Dress, o Diego and I, o ancora il Self Portrait in a sun flower che dipinge pochi giorni prima di morire ma anche disegni ed il corsetto di gesso sul quale Frida dipinge la falce e il martello comunista sopra il feto del proprio doloroso aborto.
Di Diego saranno presentati in larga parte dipinti su olio (in particolare i grandi ritratti nei quali eccelleva comePortrait Dama Oaxaqueña, Portrait of Natasha Gelman, Calla lilly vendors) ma anche il taccuino del viaggio in Italia, mai esposto prima, il ritratto di Frida nuda e verrà ricostruito uno dei grandi murales.


16.11.2014 # 3931
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Nickolas Muray Celebrity Portraits

a Genova fino al 8 febbraio 2015

Nickolas Muray è uno dei più celebri e intriganti fotografi del XX secolo, ritrattista di star del cinema, personaggi dello spettacolo e dello sport, ma anche ideatore di campagne pubblicitarie per le più note riviste americane. In occasione dell’esposizione giungerà a Palazzo Ducale una selezione di circa 150 immagini in bianco e nero e a colori provenienti dalla George Eastman House, dagli archivi “Vanity Fair” e Condé Nast e da diverse collezioni private.

Una apposita sezione sarà dedicata ai ritratti fotografici di Frida Kahlo, sua amica e confidente, realizzati fra gli anni ’30 e ’40; è suo lo scatto che nel 2012 è divenuto copertina di “Vogue” ed ha definitivamente trasformato Frida in icona pop.
A cura di Salomon Grimberg con la collaborazione di Nickolas Muray Photo Archives e George Eastman House.

La mostra è promossa da Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura, Comune di Genova e prodotta da MondoMostre Skira.


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