Marco Maraviglia //
Danel, il figlio de la Revolución, con la passione del ring in mostra
Federico Righi espone a MUSEUM venti immagini che documentano la vita di una nascente stella del pugilato cubano
Chi è Federico Righi
Lasciando stare che è un plur ilaureato (Ingegneria e Architettura), Federico Righi è un grande appassionato di fotografia facendo della street photography una sua ragione di vita in cui la Leica è ormai da anni sempre a tracolla come fosse un tutt’uno con lui stesso. Non va a caccia di scene di strada di proposito ma immortala ciò che gli si presenta innanzi, con colpo d’occhio.
Partecipa a mostre personali, collettive e competizioni fotografiche anche internazionali, dandogli riscontri positivi.
Cuba. Maggio 2012
Chi l’ha detto che i workshop fotografici sono un’industria per spillar quattrini agli aspiranti fotografi? Non è sempre così, basta individuare quelli in cui ci sono fotografi professionisti che hanno tutti gli strumenti e le abilità nel riuscire a trasferire le proprie conoscenze. Federico Righi nel maggio 2012 partecipa a uno di quei workshop giusti, organizzato da Nicolas Pascarel che conosce Cuba quasi come se fosse la sua seconda casa.
Il workshop si sviluppa su diversi temi e Federico Righi si appassiona alla storia di Danel, un ragazzo diventato pugile quasi per caso.
Federico Righi racconta Danel, una storia minimalista
Checché se ne dica, tra i frutti della rivoluzione cubana c’è l’istruzione gratuita per ogni grado ma la vita di Danel prese una piega diversa di cui ad oggi non sappiamo quale sia stato l’esito e Federico Righi si è ripromesso di tornare a trovarlo.
Danel era un ragazzo che studiava ingegneria ma la sua vita cambiò nel momento in cui i suoi genitori morirono a poca distanza l’uno dall’altro. Sebbene gli studi universitari fossero gratuiti, doveva pur mantenersi per vivere e si trasferì all’Avana iniziando a fare molteplici lavori fin quando fu assunto come guardia giurata.
Da ragazzino un suo idolo era Teófilo Stevenson, campione di pugilato cubano e, senza tante pretese, Danel inizia a frequentare una palestra dove viene notato dall’ex pugile Carlos Manuel Miranda che lo invita a frequentare la scuola di boxe allestita al piano superiore della sua casa. Miranda da talent scout diventa il coach di Danel che fa un primo incontro nella categoria welter e stravince.
Federico Righi si appassiona a questa storia e intende documentarne alcuni suoi aspetti entrandoci dentro perché, detto un po’ alla Robert Capa, se non sei vicino non potresti fare buone foto.
Federico Righi entra nella vita di Danel
Vicino, vicinissimo, Federico Righi diventa per qualche giorno l’ombra di Danel. Lo ritrae in palestra durante gli allenamenti in condizioni critiche. Palestra poco areata, alto tasso di umidità che si condensa a terra, tanta sudorazione non solo degli atleti ma anche di Federico; luce al neon debole che lo costringe a usare tempi di esposizione lenti rischiando di ottenere foto inaccettabilmente mosse. Coglie i dettagli, il sudore che scende sul volto di Danel, particolari della muscolatura del boxer, le mani fasciate dopo aver tolto i guantoni, l’intensità degli sguardi che evocano impegno, concentrazione. Sacrificio.
Nella precarietà di una palestra arrangiata, le immagini in bianco nero di Federico Righi esaltano una bellezza nascosta che trasmettono quell’energia coinvolgente che quasi sembra di esserci anche tu. Dentro. Da vicino.
Ma il reportage non si limita solo agli allenamenti in palestra.
Un giorno accompagnai Danel a casa, quasi due ore dal centro dell’Avana, prendemmo un taxi e poi un autobus e poi, a piedi, per le campagne.Giungemmo ad un caseggiato, costituito, perlopiù, da baracche in legno e poche abitazioni in muratura. Danel, viveva in una baracca tinta di un rosa acceso.
Federico Righi entra nella vita di Danel ritraendolo nel suo contesto privato. Nella sua casa tinta di rosa che è un misto di muratura e lamiere; con conigli, piantine speziali che coltiva, galli da combattimento che dal 1980 sono nuovamente legali nel Paese. E conosce la sua compagna che potrebbe essere la madre.
Perché Cuba ha i suoi lati che condizionano tristemente il benessere della popolazione: se sei giovane e povero, non puoi permetterti di vivere con una ragazza coetanea. Un gap generato dalla prostituzione a Cuba.
Mi domando spesso se Danel fosse riuscito a coronare il suo sogno di diventare un pugile professionista.
Io spero di sì e, appena mi sarà possibile, tornerò a cercarlo presso la scuola di Carlos Miranda all’Avana.
Danel, il figlio de la Revolución, con la passione del ring
di Federico Righi
Rassegna Un Altro Sguardo sulla Fotografia, a cura di Mario Laporta
MUSEUM – Largo Corpo di Napoli, 3
Fino al 14 luglio
Ingresso libero





