Molti giovani designer sono spesso preoccupati dalla ricerca di un’idea per i loro progetti. Partiamo con il dire che cercare un’idea è già una buona notizia. Spesso, infatti, la cattiva progettazione parte dalla direzione opposta, ossia quella di produrre senza avere ben chiaro l’obiettivo. Quindi, iniziare con il piede giusto è sicuramente un buon modo di approcciarsi ad un nuovo progetto.
Innanzitutto cerchiamo di capire cosa si intende per “idea”.
Niente nasce da niente. La nostra mente è un nastro che parte dalla nascita e continua a girare per tutto il resto della nostra vita. Perciò, ogni azione è la conseguenza di qualcosa che abbiamo imparato, visto, fatto, letto o vissuto. L’idea, quindi, è la sintesi di un’esperienza.
È chiaro che questa sintesi deve essere strutturata e visualizzata per poter essere valutata e validata. La nascita di un’idea è spesso collegata ad un momento di relax mentale. Spesso, infatti, le idee migliori ci arrivano quando non stiamo lavorando o mentre ci occupiamo di altro, quando, appunto, non stiamo spingendo per far uscire qualcosa che, in realtà, non ha alcun bisogno di essere spinto.
Le idee vanno nutrite, non estratte.
FASE UNO
Quando cominciamo un progetto, la cosa migliore da fare è informarsi. La conoscenza è sempre potere, soprattutto quando lavoriamo su qualcosa di nuovo o fuori dalla nostra comfort zone. Cerchiamo di raccogliere tutte le informazioni possibili sull’argomento, creando una mappa mentale che colleghi e ordini tutto il materiale.
Dallo studio si acquisisce competenza dell’argomento. Nel campo della comunicazione visiva, questa fase include anche tutte le implicazioni commerciali, sociali o economiche che il nostro lavoro dovrà affrontare o generare. Per esempio, per creare un marchio di un’azienda, oltre a conoscere il campo in cui opera, il prodotto che crea, il settore di appartenenza, è utile anche conoscere gli obiettivi del progetto, le motivazioni, l’audience e tutto il contesto in cui stiamo per operare.
In questo modo il quadro sarà sufficientemente ampio per affrontare lo step successivo: ricerca di un linguaggio visivo adeguato alle nostre esigenze. Una volta individuati i confini del campo in cui dobbiamo giocare la nostra partita bisogna capire in che modo vogliamo giocarla. A questo punto è utile ricercare stili e codici visivi che possano suggerire una soluzione al nostro problema.
FASE DUE
È evidente che nulla si inventa dal nulla, perché è molto probabile che qualcun'altro abbia affrontato il nostro stesso problema in maniera più o meno esaustiva. Ecco che cercare competitor, progetti simili o che ci possano suggerire il linguaggio adatto da usare, può essere di grande aiuto nella costruzione dell’ambiente adatto alla nascita di un’idea.
Guardare, guardare, guardare e riempire quel contenitore infinito che è la nostra mente. La cosa più importante è ridurre l’ansia da prestazione. Non cerchiamo la grande idea che cambi il mondo, non cerchiamo la soluzione definitiva a tutti i problemi dell’umanità.
Il nostro obiettivo è semplicemente quello di realizzare un progetto coerente e originale che soddisfi le esigenze della richiesta o della commessa e produca risultati relativamente significativi.
Si, è un bell’impegno, ma rilassiamoci, perché lavorare in miniera sembra essere un tantino più duro, che ne pensate?
FASE TRE
Una volta raccolte tutte queste informazioni, mentre gli occhi ci bruciano e la deadline si avvicina e la macchina del caffè ormai non risponde più ai comandi, bisogna spegnere, staccare la spina.
Questo è il momento di sedimentare e di lasciare che tutto il materiale visto o letto, che tutti gli appunti segnati, le note e le idee che ci sono sembrate prima brillanti e poi stupidissime, si posino sul fondo e che a galla rimanga solo ciò che ci ha toccato davvero, che ha solleticato la nostra voglia di misurarci con l’ignoto.
Dopo questa pausa sarà il momento di produrre, di fare, fare e fare ancora. Non esiste una sola soluzione ai problemi, alla fine siamo creativi, quindi siamo abituati a trovare più soluzioni ai problemi più disparati. Legarsi ad una sola possibilità è come andare a Las Vegas e puntare tutto su un solo numero alla roulette. Un bel rischio.
Massimo Vignelli suggeriva che il Design è uno. Ed aveva ragione, perché uno è il modo corretto di interpretare un’idea, ma non esiste una sola idea ed ognuna ci porterà in una direzione differente.
IL PIANO B
E se non arriva l’idea? Non preoccupatevi, non sempre arrivano, ma quando non accadrà, grazie allo studio e alla raccolta che avrete fatto, potrete disporre di un’altra arma per districarvi nel fantastico mondo del “doveva essere pronto per ieri”.
Ovviamente parlo dell’esperienza.
Come ho scritto all’inizio, è dall’esperienza che nascono le idee.
Ecco. Tutto torna.