Marco Maraviglia //
Luca Stoppini, Tra il muro della terra e i martìri
Fino al 13 aprile nella chiesa di San Giuseppe delle Scalze, le alchimie visive dell’invisibile
Nulla è come sembra.
Non tutto è visibile di fronte all‘occhio guidato dalla razionalità della mente. Sei abituato a riconoscere lo spazio e il suo contenuto secondo regole e canoni standardizzati da sovrastrutture matematiche, estetiche, biologiche, esperienziali, ma non è tutto lì il mondo. Non finisce dove arriva l‘occhio.
Eppure è la stessa matematica che ci “promette” l‘infinito. Oltre il quale due rette possono incontrarsi.
È una strada, è LA strada da percorrere per superare la ragione affinché l‘irragionevolezza possa poi diventare ragione conclamata. Lì dove l‘invisibile diventi visibile.
Tra due specchi paralleli ci riflettiamo duplicandoci a perdita d‘occhio. L‘Io si annulla oltre l‘ultimo riflesso che non riusciamo a scorgere.
Proprio questo movimento ondulatorio fluido che la rifrazione crea è quello che io costantemente cerco di cristallizzare con le manipolazioni-distorsioni nelle mie immagini cercando di “vedere” anche quell‘immagine che la luce ha trasportato nella nostra parte inconscia e che muove le nostre emozioni più forti. Sono immagini quindi che riflettono il profondo costantemente agitato dal nostro inconscio.
- Luca Stoppini
Le immagini di Luca Stoppini è come se sfidassero l‘equilibrio frattale. C‘è in esse armonia e ritmo anche se lontane dall‘omotetia geometrica. Del resto, chi ha lavorato per oltre 30 anni per la Condé Nast come art director, non poteva non avere un senso rivoluzionario dell‘estetica, addestrato e maturato per catturare l‘attenzione dell‘osservatore.
Fotografie, o porzioni di esse, distorte, deformate, fino a privarle di ogni riferimento tangibile, concreto, visibile. Parti di corpo umano divengono materiale fluido, come colori a olio sulla tavolozza e da avvicinare tra di loro, componendo forme sinuose, tortuose e a spirali ma senza mescolarli. Senza diluirli, anzi, alternando vuoto e pieno affinché il momento finale di questa danza emotiva, si compia. Sembrano bocche di piantine carnivore o fiori tropicali? La risposta è ciò senti.
Sono alchimie foto-grafiche. «Pittografie in cui si avverte il sapore di un‘attesa che riposa, per esplodere negli occhi di chi guarda» (Maria Savarese). Produzione dell‘invisibile, dell‘inesistente per (di)mostrare che può esistere e avere un suo perché. Come in una ricerca di laboratorio dove si manipolano molecole per guarirne o produrne delle altre. Qui il laboratorio è il software, si usano gli strumenti digitali di elaborazione dell‘immagine come lo strumento “altera” o il filtro “fluidifica” del Photoshop, introducendo ulteriori livelli che vanno ad interagire con i pre-esistenti, fin dove il tutto si compie. Dove la fotografia, il pieno, si annulla nel vuoto rigenerando altro pieno nel colore.
Immagino esista una ventiquattresima coppia di cromosomi. Molecole che riempiendosi e svuotandosi costantemente modificano e rendono fluide le geometrie del corpo. Le emozioni sono il motore che genera questo movimento. Il mio continuo scansirlo vuole renderle visibili. Appena entrato alle Scalze lo scambio tra pieno e vuoto mi ha colpito fisicamente. Come quando per la prima volta percepisci fisicamente le onde sui cui corre la musica. La forma del tuo corpo viene plasmata dall‘emozione; pieno e vuoto sono lì, davanti a te. Immobili, immediatamente reattivi alle tue emozioni. Luce e buio, enorme e microscopico, rumore e silenzio. Sacro e umano. Esiste lì una decadenza che vive di luce propria. Attraversandola ti fai dieci volte più alto, nello scoprirla minuscolo. Voglio in questa mostra entrare leggero come l‘aria che muove una tenda, violento come il vento che fa sbattere la finestra, che rompe i vetri. Come uno specchio in queste immagini voglio riflettere l‘emozione che ha modificato il mio corpo durante questi anni.
- Luca Stoppini
Un sottile concept intimo ed emotivo maturato negli spazi che ospitano la mostra dove i grandi spazi sono un‘alternanza di pieno e vuoto. E dove le stesse immagini di Luca Stoppini, si alternano nei vuoti degli spazi della chiesa.
Tre grandi fotografie (3x4 m) a terra e in controfacciata una di altrettanti dimensioni mentre lungo tutto il perimetro delle pareti, sette opere di grandezza inferiore.
Fotografie che sembrano un tutt‘uno con il contesto circostante e che avviano un dialogo visivo capace di riempire quel senso di smarrimento che si avverte quando si percorre la chiesa.
In questo luogo il pieno e il vuoto è lì, davanti a te pronto allo scambio. Apparentemente immobile ma immediatamente reattivo alle tue emozioni. La luce e il buio, l‘enorme e il microscopico, il suono e il silenzio e ovviamente il sacro e il profano. Esiste lì una decadenza che vive di luce propria. Attraversandola ti fai alto più di dieci volte la tua statura e minuscolo nello scoprirla.
- Luca Stoppini
La Chiesa di San Giuseppe degli Scalzi è quindi il luogo che si presta all‘esposizione. Un HUB di rigenerazione urbana che, grazie al Forum Tarsia, dal 2005 lavorò per restituire alla cittadinanza “Le Scalze”.
Bio (dal comunicato stampa)
Nasce a Milano nel 1961. Vive e lavora tra Milano e Parigi
Luca Stoppini è un professionista dell‘immagine a 360°. Per più di trent‘anni direttore artistico di Vogue Italia e de L‘Uomo Vogue, oggi direttore creativo di ICON Mondadori, ha curato il concept visuale di molte campagne e pubblicazioni della moda, affiancando sul set molti dei più grandi e conosciuti fotografi di moda e vanta collaborazioni con case editrici internazionali come Skira, Rizzoli International, Thames&Hudson e musei come Triennale di Milano, Victoria and Albert Museum di Londra. Designer grafico, ma anche artista puro, Stoppini ha sperimentato una varietà di materiali e di tecniche, per realizzare opere immagini bi e tridimensionali che sono state esposte nel contesto di personali e collettive in diverse parti del mondo, entrando a far parte di
alcune importanti collezioni d‘arte contemporanea. Fra i suoi strumenti più consoni, veloce e versatile per prendere appunti visivi non stop, per annotare estemporaneamente situazioni e momenti, ma anche per registrare e trasporre soggetti, suggestioni, colori e patine della vita nel suo lavoro d‘artista, la macchina fotografica digitale si è trasformata in una congeniale, irrinunciabile estensione dello sguardo di Luca Stoppini. Un mezzo per accostare, rilevare e penetrare situazioni diverse, un modo di accostare, decodificare, penetrare le forme della vita vita e le dinamiche dell‘arte.
LUCA STOPPINI
Tra il muro della terra e i martìri
mostra fotografica a cura di Maria Savarese
Con il sostegno di Kiton
Chiesa S. Giuseppe delle Scalze
Salita Pontecorvo, 65 - Napoli
Dall‘1 aprile al 13 aprile 2023
orario: 10.00 - 16.00
domenica chiuso
ingresso libero
per ulteriori informazioni:
Ufficio stampa
Guardans-Cambó
tel. 02 43990159
press@guardanscambo.com











