Serena Salerno. La fotografia come forma di intimità
La luce, nelle sue fotografie, non è mai semplice illuminazione. È materia emotiva.
LeggiGiovanni A. Scognamiglio //
Serena Salerno. La fotografia come forma di intimità
La luce, nelle sue fotografie, non è mai semplice illuminazione. È materia emotiva.
Ci sono immagini che raccontano ciò che vediamo. E poi ci sono immagini che sembrano trattenere qualcosa di più fragile: una presenza, un silenzio, una distanza emotiva, una verità che non vuole essere spiegata.
La fotografia di Serena Salerno appartiene a questa seconda possibilità dello sguardo.
Nata a Torre Annunziata, in un paesaggio dominato dalla presenza magnetica del Vesuvio e dalla luce inquieta del Mediterraneo, Serena Salerno ha costruito nel tempo un linguaggio visivo intimo, essenziale, profondamente riconoscibile. Le sue fotografie non cercano mai l’effetto immediato. Non seducono con il rumore dell’immagine spettacolare. Preferiscono avvicinarsi lentamente, come accade con le cose che chiedono attenzione.
Il suo lavoro abita uno spazio sottile tra ritratto, diario personale e fotografia d’autore. Ogni immagine sembra nascere da un incontro prima ancora che da uno scatto. C’è sempre una relazione, una soglia attraversata con delicatezza, un patto silenzioso tra chi guarda e chi viene guardato.
La luce, nelle sue fotografie, non è mai semplice illuminazione. È materia emotiva. Accarezza, rivela, protegge. Costruisce atmosfere sospese, dove i corpi, i volti, gli ambienti e i gesti quotidiani sembrano sottratti al tempo ordinario per diventare memoria.
Quando il corpo femminile entra nel suo lavoro, anche nella nudità, non diventa mai oggetto di esposizione. È piuttosto un territorio poetico, fragile e potente insieme, attraverso cui parlare di identità, vulnerabilità, libertà e presenza.

La scelta dell’analogico accompagna con coerenza questa visione. La pellicola impone lentezza, ascolto, attenzione. Ogni fotogramma diventa una decisione. Ogni attesa fa parte dell’immagine. In un tempo dominato dalla produzione continua e distratta di fotografie, Serena Salerno sceglie una pratica più raccolta, quasi meditativa, dove l’errore, la grana e l’imperfezione diventano parte della verità dello sguardo.
Il suo percorso l’ha portata a confrontarsi con contesti professionali e culturali di rilievo, fino a vivere e lavorare a Parigi, città che continua a essere uno dei centri simbolici della fotografia contemporanea. I suoi lavori sono stati pubblicati e selezionati da realtà come PhotoVogue, Perimetro, FOLKR, Flewid e altre piattaforme dedicate alla ricerca visiva contemporanea.

Ma ciò che rende Serena Salerno una voce interessante non è soltanto il riconoscimento esterno. È la coerenza con cui porta avanti una fotografia silenziosa e intensa, capace di restituire dignità alle persone ritratte senza mai trasformarle in icone fredde o immagini da consumare.
Le sue fotografie chiedono tempo. Non si esauriscono nello sguardo rapido. Restano, sedimentano, aprono domande. Parlano di corpi, case, pelle, luce, attese, solitudini, vicinanze. Parlano soprattutto della possibilità, sempre più rara, di guardare qualcuno senza possederlo.
In questo sta forse la forza più profonda della sua ricerca: nella capacità di trasformare l’intimità in linguaggio, la fragilità in immagine, la presenza umana in una forma di poesia visiva.

Attualmente Serena Salerno sta lavorando al suo primo libro, un diario visivo e intimo che attraversa tredici anni di fotografie dedicate al corpo femminile e alla presenza delle donne. In questo progetto, immagini, testi e poesie si intrecciano fino a costruire un percorso emotivo aperto, fragile e necessario, attraverso cui lo spettatore è invitato a entrare nell’origine più profonda della sua ricerca.
Non si tratta soltanto di una raccolta fotografica, ma di un’analisi sensibile del mondo femminile osservato da zone d’ombra, da sentimenti condivisi e spesso taciuti, da quella materia emotiva che accompagna molte esperienze delle donne e che raramente trova uno spazio autentico di parola. Il libro nasce così come una forma di attraversamento: dei corpi, della memoria, dell’identità, delle ossessioni che diventano linguaggio e delle ferite che, lentamente, possono trasformarsi in immagine.
Il libro sarà pubblicato dalla casa editrice indipendente Miracoli Visivi ( https://www.instagram.com/miracoli_visivi) grazie al grande supporto di Alessia Rollo ( https://www.instagram.com/alesrollo )
Per ILAS è motivo di orgoglio ritrovare Serena Salerno tra le proprie ex allieve e vedere il suo percorso affermarsi con una voce così personale, sensibile e riconoscibile nel panorama della fotografia contemporanea.
Serena Salerno su instagram https://www.instagram.com/_serenasalerno_?
Sito internet
www.serenasalerno.com
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