Fan Ho, la città trasformata in fotografia
A Torino, cento fotografie raccontano la Hong Kong degli anni Cinquanta e Sessanta attraverso lo sguardo di uno dei grandi maestri della street photography asiatica.
LeggiPaolo Falasconi //
Fan Ho, la città trasformata in fotografia
A Torino, cento fotografie raccontano la Hong Kong degli anni Cinquanta e Sessanta attraverso lo sguardo di uno dei grandi maestri della street photography asiatica.
Fan Ho. Il maestro della fotografia di Hong Kong, è una mostra che porta per la prima volta in Italia un’ampia selezione del lavoro di uno dei più importanti fotografi asiatici del Novecento.
Ospitata negli spazi di Palazzo Falletti di Barolo, l’esposizione presenta 100 fotografie, realizzate principalmente tra gli anni Cinquanta e Sessanta, e ripercorre la ricerca di Fan Ho (1931–2016), fotografo autodidatta nato a Shanghai e trasferitosi a Hong Kong a diciotto anni. La mostra è curata da Elisa Maupas e Sarah Van Ingelgom ed è prodotta e organizzata da Ares in collaborazione con Blue Lotus Gallery di Hong Kong.
Fan Ho osservava una città in trasformazione, ma il suo interesse non era semplicemente documentario. Le strade, i mercati, i vicoli e le persone diventavano materia per costruire immagini estremamente rigorose, nelle quali la realtà urbana veniva progressivamente trasformata in una composizione.
È forse questo l’aspetto più interessante della sua fotografia: Fan Ho non si limita a trovare una fotografia dentro la realtà, costruisce la realtà fotografica attraverso il suo sguardo.
Linee architettoniche, scale, muri, finestre, fumo, ombre e figure umane vengono organizzati all’interno dell’inquadratura con una precisione quasi geometrica. Il risultato è una fotografia sospesa tra realismo e astrazione, nella quale la città diventa quasi un set cinematografico.
La luce ha un ruolo fondamentale. Controluce e chiaroscuri permettono a Fan Ho di isolare le figure, nasconderne i dettagli o trasformarle in silhouette. In questo modo le persone che attraversano le sue immagini non sono soltanto soggetti fotografici, ma diventano elementi della composizione, quasi segni grafici all’interno dello spazio.
È particolarmente evidente in fotografie come Approaching Shadow e Street Scene, due delle opere più note presenti in mostra. In questi scatti la realtà urbana viene ridotta all’essenziale: luce, ombra, geometria e presenza umana.


C’è poi un elemento che rende il lavoro di Fan Ho particolarmente interessante anche dal punto di vista del processo fotografico. L’autore considerava fondamentale il lavoro in camera oscura e utilizzava anche il ritaglio del negativo per modificare l’equilibrio dell’immagine, eliminando gli elementi superflui e rafforzando linee, volumi e contrasti. La fotografia, quindi, non terminava con lo scatto: continuava nella costruzione dell’immagine finale.
Questa attenzione alla composizione è una delle ragioni per cui il lavoro di Fan Ho continua a essere così attuale. In un’epoca nella quale fotografare è diventato tecnicamente semplicissimo, le sue immagini ricordano che la fotografia non coincide con la capacità di registrare ciò che abbiamo davanti agli occhi. Fotografare significa scegliere.
Scegliere cosa lasciare nell’inquadratura e cosa escludere. Decidere da dove guardare. Aspettare che una persona attraversi esattamente quel punto dello spazio. Utilizzare una fonte luminosa per dividere l’immagine. Trasformare una strada in una geometria. Dare ritmo a una fotografia attraverso linee, pieni, vuoti e contrasti.
In questo senso, osservare Fan Ho significa osservare il momento in cui la fotografia smette di essere soltanto documentazione e diventa costruzione visiva.
Un approccio che continua a parlare alla fotografia contemporanea e che rende questa mostra particolarmente interessante anche per chi sta imparando a sviluppare un proprio linguaggio fotografico: prima ancora della macchina fotografica, dell’obiettivo o della tecnica, viene lo sguardo.
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FAN HO. Il maestro della fotografia di Hong Kong
Palazzo Falletti di Barolo
Via delle Orfane 7, Torino
11 settembre 2026 – 10 gennaio 2027
A cura di Elisa Maupas e Sarah Van Ingelgom
100 fotografie
Martedì–domenica, 10.00–19.00. Chiuso il lunedì.










