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17/09/2021 - Aggiornato alle ore 06:54:24

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28.07.2021 # 5771
Cristina Burns: ESCAPISM

Cristina Burns: ESCAPISM

Quando una pandemia genera la fuga dalla realtà attraverso l’immaginazione. Mostra “digital-fotografica” alla Reggia di Carditello

di Marco Maraviglia

Chi è Cristina Burns

Classe ’82. Americana nata in Spagna ma cresciuta a Napoli dove vive. Non si considera fotografa ma un’allestitrice di fotografie per mezzo di assemblaggi di manipolazione digitale ed è quindi collocabile a cavallo tra la staged photography e quello che definirei surrealismo contemporaneo.

Ha vissuto sette anni con il nonno amante della fotografia che, racconta Cristina, durante la II guerra mondiale invece di procurarsi beni di prima necessità, cercava i chimici per sviluppare le sue foto.

Il padre era fotografo ufficiale per la marina militare. Dato il contesto familiare, è stato inevitabile e naturale per lei avvicinarsi alla fotografia e uno dei regali ai quali si affezionò particolarmente fu una mini macchina fotografica attraverso cui si vedevano immagini di una città. Chi è un po’ boomer sa che stiamo parlando di quei deliziosi souvenir che vendevano ingrappolati fuori agli empori nelle città turistiche.

 

Cristina Burns adora andare in giro per mercatini e, con un’ossessione quasi compulsiva, va a caccia di giocattoli vintage ponendosi domande sulle storie che ci sono dietro, a chi sono appartenuti, che tipi erano i bambini che ci giocavano, se ci giocavano. E ne immagina un vissuto magico e ignoto.

Unendo la passione per la fotografia al collezionismo, inizia a realizzare degli still life con gli oggetti che compra. Inserendoci anche caramelle.

È affascinata dalle caramelle e da tutto il mondo del dolce; per i loro colori invitanti, pur non mangiandone ritenendole nocive.

 

Ci sono caramelle che conservo per anni per i miei still life e restano intatte, non si deteriorano e, anche se non conservate in contenitori, sono snobbate persino dalle formiche.

 

Il mondo immaginario di Cristina Burns: Escapism

Con Candyland,la sua prima personale tenuta nel 2018, Cristina Burns ironizzava, con tratti cinici e taglienti, sulla caducità naturale della vita in contrasto con l’istinto disperato di sopravvivenza umana. Estremizzava con l’immaginazione, una società in cui l’abuso di farmaci, dalla bellezza caleidoscopica, e botulino non sono che un grande inganno, una deriva di uno stile di vita.

 

Ma il lockdown da Covid-19 ha generato poi in Cristina Burns, un punto di rottura, un totale desiderio di fuga dalla realtà.

In un mondo distopico, abbrutito da forza di cose, un sistema sociale che prende pieghe a-sociali, le reazioni degli umani divengono svariate, sfociando a volte in quel che è definito escapismo: il rifiuto di una vita innaturale rischiando di passare dalla padella alla brace come alcoolismo, consumo di droghe, aumento del consumo di videogiochi, pornografia... Lì dove la vita dell’umanità sembra terminata nel marzo 2019.

L’escapismo può fortunatamente generare fughe dalla realtà anche in modi più “sani” come l’immaginazione, sognare un mondo diverso in cui rifugiarsi e Cristina, quasi a voler citare Extraterrestre di Eugenio Finardi, si inventa A new Planet, un pianeta che sia tutto suo, invitante, colorato, protettivo, in cui ella stessa è Candygirl, un autoritratto col volto cosparso di caramelle sciolte, dolci e sgargianti e l’immagine dell’Alien la fa sentire a casa sua.

 

Una giornata illuminante al Museo di Capodimonte

Cristina Burns, in una giornata emotivamente pesante del post-lockdown va al museo di Capodimonte e viene rapita dallo sguardo intenso di Antea del Parmigianino. Vi si appassiona, studia l’autore e viene a conoscenza che l’opera era tra quelle trafugate dai nazisti durante l’ultima Guerra e ritrovate poi da Rodolfo Siviero, grande investigatore e storico dell’arte.

Forte dei suoi “ritrovamenti” di giocattoli vintage in mercatini di modernariato, Cristina comprende, attraverso la figura di Siviero, che un certo valore della vita è dato dal riavvicinamento al passato perduto. Sensazioni fascinose che corrono parallele al suo desiderio di voler riacquisire ciò che era nel mondo pre-pandemico.

Cristina nella sua rielaborazione digitale di Antea (Antea, finalmente ti ho trovata), omaggia quindi Rodolfo Siviero inserendo una sua immagine.

Queste sono solo brevi considerazioni relative ad alcune immagini di Cristina Burns esposte alla Reggia di Carditello e suddivise in alcune serie legate tra loro da un concetto di fondo: voler infondere nello spettatore un senso di benessere attraverso colori sfarzosi e un simbolismo anche religioso, dal mood psichedelico, per condividere quell’escapismo provato dall’artista.

L’Arcangelo Michele combatte il male che potrebbe essere anche il WEB mal fruito; colori sciolti e zuccherosi che incutono dolcezza; ripropone gli animali selvatici nei contesti urbani che aveva già immaginato in tempi non sospetti.

 

In “Urban Fairy Tales”, propongoun’immaginaria rivincita della natura sull’attività umana, attraverso lapresenza di animali che dominano un contesto urbano degradato e forseabbandonato. Attraverso l’opera “The Last Unicorn” auspico un intervento quasimagico che possa salvare l’umanità da irreversibili danni all’interoecosistema.

 

Intersezioni tra passato e contemporaneo, arte antica e nuove tecnologie digitali; Escapism di Cristina Burns è una macchina del tempo che corre verso un’unica direzione su due binari paralleli percorrendo allo stesso tempo passato, presente e futuro; per (ri)prendersi il meglio di ciò che rischiamo di perdere, immaginando un mondo migliore. Non per scappare per sempre con la propria immaginazione, ma per condividere una speranza con l’osservatore. Per cercare di farlo sta rmeglio con se stesso.

 

 

 

Escapism, di Cristina Burns

Periodo: 24 luglio – 15 agosto 2021

 

In collaborazione con:

Fondazione Real Sito di Carditello, Appunti Fotografici

Sede:

Cappella dell’Ascensione, Fondazione del Real Sito di Carditello

via Carditello, 81050 San Tammaro, Caserta

 

Giorni e orari di apertura:

Sabato 24 luglio: 18:00 - 21:00

Domenica 25 luglio: 10:00 - 13:00 / 16:30 -19:00

Mercoledì 28 luglio: 18:00 - 21:00

Venerdì 30 luglio: 18:00 - 21:00

Sabato  31 luglio:16:30 -19:00

Domenica 1 agosto: 10:00 - 13:00 / 16:30 -19:00

Sabato 7 agosto: 16:30 - 19:00

Domenica 8 agosto: 10:00 - 13:00 / 16:30 -19:00

Sabato 14 agosto: 16:30 - 19:00

Domenica 15 agosto: 10:00 - 13:00 / 16:30 -19:00

 

Costo ingresso al Real Sito: 2 euro

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18.07.2021 # 5769
Cristina Burns: ESCAPISM

I Dittici d’Iran di Vanni Pandolfi. Sensazioni e racconti di una terra vista da dentro

Analogie in un libro fotografico, figlio del lockdown, di appunti fotografici presi dal 2011 al 2020 che vede la luce

di Marco Maraviglia

Chi è Vanni Pandolfi

Classe 1982. Laureato in Scienze della Comunicazione presso l’Università di Firenze, per vivere è socio di un’agenzia che si occupa di sorveglianza non armata.

Conserva ancora le fotografie che realizzò a 6-7 anni realizzate con una macchinetta fotografica che regalava un’azienda produttrice di cioccolato.

 

Best Selected,un’invenzione di fotografia condivisa

Vanni Pandolfi, pur occupandosi di altro per lavoro, coltiva ugualmente da sempre la sua passione per la fotografia spostandosi oltre ipropri confini. Oltre quelli che sono i propri servizi fotografici. Crea Best Selected, una vetrina, un contenitore che si occupa di Fotografia intercettando fotografi meritevoli divisibilità sparsi nell’Oceano della rete.

Ogni anno e da quattro anni, Vanni seleziona infatti le immagini più interessanti per realizzare dei volumi fotografici usando Blurb, un noto servizio di stampa on demand, rendendoli acquistabili in rete. E nuovi autori emergono. O perlomeno resterà traccia cartacea dei loro lavori.

Un’iniziativa lodevole che fa comprendere il senso di condivisione, senza gelosie o altro genere di sovrastrutture, di VanniPandolfi.

 

L’Iran di Vanni Pandolfi

Credo che nell’immaginario collettivo l’Iran sia solo guerre e petrolio. Le scene che ci mostra la tv difficilmente ampliano le nostre conoscenze di un Paese che in realtà è culla di civiltà millenarie. Un Paese demonizzato dall’Occidente, dalle tensioni internazionali derivate dalla rivoluzione del’79, che ne mostra solo i problemi che riguardano la classe dirigente con il resto del mondo.

 

È invece un paese meraviglioso, con una storia gloriosa e antica. Culla di civiltà millenarie. Deserti, montagne con ghiacciai, foreste, e il mare delGolfo Persico. Completo dal punto di vista naturale. Con un popolo accogliente,educatissimo, pieno di vita.

 

Vanni conosce nel 2011 Yasmine durante una serata magica in discoteca e comprendono che il loro incontro non è un semplice colpo di fulmine. Si sposeranno l’anno dopo.

Con lei inizierà a conoscere quel Paese in tutti i suoi aspetti culturali, paesaggistici, sociali, fotografandoli come appunti di viaggio.

 

Nell’ultimo viaggio ho notato differenze soprattutto nelle condizioni economiche. L’embargo e le sanzioni internazionali stanno facendo soffrire soprattutto il popolo piuttosto che la classe dirigente. C’è una crisi pesante,e la forbice tra ricchi e poveri si è allargata enormemente ingoiando la classe media giù verso la povertà.

 

Ma l’Iran è comunque un Paese ricco di energie dove, sì,circolano nelle strade i "controllori della moralità” che vigilano sul rispetto delle leggi emanate dal Governo riguardo quegli aspetti riconducibili alla morale islamica, ma c’è un mix di contaminazioni tra l’antico e il moderno,dove le “generazioni tecnologiche”, l’influenza occidentale, musica di ogni genere e quant’altro, creano un qualcosa di elettrizzante e stimolante.

E con l’arte dell’ospitalità che crea le condizioni per far sentire a casa propria anche lo straniero.

 

I Dittici d’Iran

Il libro è uno di quelli “figli del lockdown”. Mesi pandemici che hanno dato a tanti il tempo di risistemare idee, riprendere in mano progetti lasciati accantonati o di organizzarne di nuovi. Vanni Pandolfi in quei mesi fa mente locale sul suo archivio di nove anni di fotografie realizzate in Iran e fa nascere il suo racconto fotografico.

 

Sono nati così questi dittici che rappresentano frammenti di esistenze e momenti eccezionali della mia vita. Ogni dittico è un grumo di significati ed emozioni da decifrare riguardate vari aspetti “complessi” del Paese Iran e delle persone a me care che lo abitano.

 

Quando ho visto Ditticid’Iran di Vanni Pandolfi, mi sono sentito come scoprire le chiavi per accedere in un territorio ubicato oltre il mondo. Accompagnato dalla sua presenza nella mente, ascoltavo le sue essenziali parole che leggevo nelle didascalie. Brevi riflessioni personali e simil-poetiche che accompagnano le foto. Pregne di evocazioni, sensazioni, soffi di percezioni che immergono il lettore in atmosfere a cavallo tra l’antico e l’oggi, tra il mistico e il metropolitano. Silenzi senza tempo da ascoltare e poi sonorità urbane, miscelate al ritmo di arpeggi e rock.

È l’Iran di Vanni Pandolfi, o almeno quello che ho interpretato. Con le sue connessioni, contaminazioni e contraddizioni tipiche di un Paese che ha attraversato millenni di civiltà.

Con la giusta scelta del bianconero per concentrare l’attenzione sui soggetti-pensieri e le vignettature che richiamano l’effetto Holga, si stimola l’osservatore a scrutare con più attenzione e più a lungo le immagini per coglierne il senso delle analogie dei dittici.

Moschee ed altri luoghi di culto, interni di appartamenti,le strade, il bazar di dieci chilometri, le donne, le pause, le spiagge sul MarCaspio dove assaporare il tramonto su un tappeto persiano, i deserti e le montagne, i luoghi dove si incontrano i giovani, le feste, le amicizie di pochi attimi fatte nel traffico tra i finestrini delle auto... Vanni Pandolfi ci racconta con una fiaba fotografica una parte di quell’Iran ai più sconosciuta attraversandolo con immagini di Teheran, Esfahan, Shiraz, Kashan, villaggi nel nord sul Mar Caspio, Abyane, la zona del Gilan, le rovine di Persepolis.

L’Iran di Vanni Pandolfi, un Paese col un indice di criminalità tra i più bassi del mondo. La sua seconda casa.

 

 

Dove trovare Dittici d’Iran (2011-2020)

https://it.blurb.com/b/10768128-dittici-d-iran-2011-2020

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13.07.2021 # 5766
Cristina Burns: ESCAPISM

Danel, il figlio de la Revolución, con la passione del ring in mostra

Federico Righi espone a MUSEUM venti immagini che documentano la vita di una nascente stella del pugilato cubano

di Marco Maraviglia

Chi è Federico Righi

Lasciando stare che è un plur ilaureato (Ingegneria e Architettura), Federico Righi è un grande appassionato di fotografia facendo della street photography una sua ragione di vita in cui la Leica è ormai da anni sempre a tracolla come fosse un tutt’uno con lui stesso. Non va a caccia di scene di strada di proposito ma immortala ciò che gli si presenta innanzi, con colpo d’occhio.

Partecipa a mostre personali, collettive e competizioni fotografiche anche internazionali, dandogli riscontri positivi.


Cuba. Maggio 2012

Chi l’ha detto che i workshop fotografici sono un’industria per spillar quattrini agli aspiranti fotografi? Non è sempre così, basta individuare quelli in cui ci sono fotografi professionisti che hanno tutti gli strumenti e le abilità nel riuscire a trasferire le proprie conoscenze. Federico Righi nel maggio 2012 partecipa a uno di quei workshop giusti, organizzato da Nicolas Pascarel che conosce Cuba quasi come se fosse la sua seconda casa.

Il workshop si sviluppa su diversi temi e Federico Righi si appassiona alla storia di Danel, un ragazzo diventato pugile quasi per caso.

 

Federico Righi racconta Danel, una storia minimalista

Checché se ne dica, tra i frutti della rivoluzione cubana c’è l’istruzione gratuita per ogni grado ma la vita di Danel prese una piega diversa di cui ad oggi non sappiamo quale sia stato l’esito e Federico Righi si è ripromesso di tornare a trovarlo.

Danel era un ragazzo che studiava ingegneria ma la sua vita cambiò nel momento in cui i suoi genitori morirono a poca distanza l’uno dall’altro. Sebbene gli studi universitari fossero gratuiti, doveva pur mantenersi per vivere e si trasferì all’Avana iniziando a fare molteplici lavori fin quando fu assunto come guardia giurata.

Da ragazzino un suo idolo era Teófilo Stevenson, campione di pugilato cubano e, senza tante pretese, Danel inizia a frequentare una palestra dove viene notato dall’ex pugile Carlos Manuel Miranda che lo invita a frequentare la scuola di boxe allestita al piano superiore della sua casa. Miranda da talent scout diventa il coach di Danel che fa un primo incontro nella categoria welter e stravince.

Federico Righi si appassiona a questa storia e intende documentarne alcuni suoi aspetti entrandoci dentro perché, detto un po’ alla Robert Capa, se non sei vicino non potresti fare buone foto.


Federico Righi entra nella vita di Danel

Vicino, vicinissimo, Federico Righi diventa per qualche giorno l’ombra di Danel. Lo ritrae in palestra durante gli allenamenti in condizioni critiche. Palestra poco areata, alto tasso di umidità che si condensa a terra, tanta sudorazione non solo degli atleti ma anche di Federico; luce al neon debole che lo costringe a usare tempi di esposizione lenti rischiando di ottenere foto inaccettabilmente mosse. Coglie i dettagli, il sudore che scende sul volto di Danel, particolari della muscolatura del boxer, le mani fasciate dopo aver tolto i guantoni, l’intensità degli sguardi che evocano impegno, concentrazione. Sacrificio.

Nella precarietà di una palestra arrangiata, le immagini in bianco nero di Federico Righi esaltano una bellezza nascosta che trasmettono quell’energia coinvolgente che quasi sembra di esserci anche tu. Dentro. Da vicino.

Ma il reportage non si limita solo agli allenamenti in palestra.

 

Un giorno accompagnai Danel a casa, quasi due ore dal centro dell’Avana, prendemmo un taxi e poi un autobus e poi, a piedi, per le campagne.Giungemmo ad un caseggiato, costituito, perlopiù, da baracche in legno e poche abitazioni in muratura. Danel, viveva in una baracca tinta di un rosa acceso.

 

Federico Righi entra nella vita di Danel ritraendolo nel suo contesto privato. Nella sua casa tinta di rosa che è un misto di muratura e lamiere; con conigli, piantine speziali che coltiva, galli da combattimento che dal 1980 sono nuovamente legali nel Paese. E conosce la sua compagna che potrebbe essere la madre.

Perché Cuba ha i suoi lati che condizionano tristemente il benessere della popolazione: se sei giovane e povero, non puoi permetterti di vivere con una ragazza coetanea. Un gap generato dalla prostituzione a Cuba.

 

Mi domando spesso se Danel fosse riuscito a coronare il suo sogno di diventare un pugile professionista.

Io spero di sì e, appena mi sarà possibile, tornerò a cercarlo presso la scuola di Carlos Miranda all’Avana.

 


Danel, il figlio de la Revolución, con la passione del ring

di Federico Righi


Rassegna Un Altro Sguardo sulla Fotografia, a cura di Mario Laporta

MUSEUM – Largo Corpo di Napoli, 3

Fino al 14 luglio

Ingresso libero

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04.02.2021 # 5611
Cristina Burns: ESCAPISM

La Lente Artistica Ultra-Wide 2.8/17 è ora disponibile su Kickstarter

Una prospettiva completamente nuova con la lente progettata per mirrorless full-frame e compatibile con fotocamere M Mount

di Adelma Rago

Fermarsi in mezzo alla folla che percorre le strade urbane, immergersi nelle profondità della foresta nuotando tra pini imponenti, lanciarsi nel deserto sabbioso, navigando in vasti panorami aperti e, soprattutto, fotografare tutto questo. Nuove possibilità ultra grandangolari e dettagli sbalorditivi sono due delle principali caratteristiche della lente artistica Lomography Atoll Ultra-Wide disponibile da oggi su Kickstarter.



Con l’obiettivo artistico Lomography Ultra-Wide Atoll è possibile avvicinarsi incredibilmente al soggetto, catturando allo stesso tempo l’azione tutt’intorno con dettagli unici. Atoll può fotografare un oggetto in primo piano a una distanza di 0.1m, mantenendo anche lo sfondo a fuoco. Il mirino garantisce una composizione accurata con le fotocamere analogiche e l’opportunità di riempire ogni angolo di 103° con colore, carisma e chiarezza.

La lente artistica Atoll Ultra-Wide è un modo completamente nuovo di vedere il mondo, una prospettiva piacevolmente ampia e un invito a far esplodere le proprie aspettative. Gli scatti ultra grandangolari aumentano le dimensioni relative e vantano una profondità impressionante per fotografie e video accattivanti, stimolanti e coinvolgenti.




FOTO E VIDEO


L’obiettivo artistico Lomography Atoll Ultra-Wide è stato progettato pensando sia ai fotografi che ai video maker: passare tra le due configurazioni non è mai stato così facile. Catturare paesaggi, azione, fotografia di strada e di viaggio, oltre a video mozzafiato, dal documentario dinamico all’incredibile avventura d’azione. Con un moderno meccanismo di messa a fuoco elicoidale, ghiera controllo del diaframma smorzato e un breve raggio di messa a fuoco, è possibile regolare perfettamente la messa a fuoco e l’f-stop mentre la fotocamera è in uso, per un controllo creativo, rapido e silenzioso.


L’OFFERTA 


Su Kickstarter la Lente Artistica Lomography Atoll Ultra-Wide sarà disponibile per i sostenitori ad un prezzo iniziale di 399 USD, con un risparmio fino a 150 USD e data di consegna a partire da agosto 2021. Per maggiori informazioni o per sostenere il progetto clicca qui.




SPECIFICHE TECNICHE


*Per ulteriori specifiche, consultare la pagina di Kickstarter


- Lunghezza focale: 17 mm

- Copertura formati: 35 mm / full-frame

- Campo visivo: 103°

- Paraluce Lotus: Sì

- Costruzione lente: 13 elementi multistrato, 10 gruppi

- Messa a fuoco: Manuale

- Minima distanza di messa a fuoco: 0.1 m (Canon RF, Nikon Z, Sony E), 0.25 m (attacco M)

- Apertura massima: f/2.8

- Costruzione apertura: 8 lamelle, f/2.8–f/22

- Anello di apertura: smorzato

- Scala di profondità di campo: Sì

- Attacco: Canon RF/ Nikon Z/ Sony E (con adattatore close-up) e M (nativo)

- Contatti elettrici: No

- Telemetro M Mount: Sì

- M Mount Frameline: 28 mm

- Mirino ottico esterno: Sì

- Materiali: Alluminio anodizzato sabbiato

- Dimensioni (inclusi paraluce lotus e adattatore close-up): 89 mm (Sony E) / 91 mm (Nikon Z) / 87     mm (Canon RF) / ø73 mm × 79 mm (M)

- Disponibile su Kickstarter: Da 399 USD

- Prezzo al dettaglio stimato: Da 549 USD

- Data di consegna : agosto 2021


Altri dettagli:


- Progettato per fotocamere full-frame mirrorless Canon RF/Nikon Z/ Sony E e fotocamere analogiche e digitali con M mount

- Notevole campo visivo ultra grandangolare di 103° con distorsione minima, colori vibranti e forti contrasti

- Distanza di messa a fuoco minima di 0.1 m con fotocamere Canon RF, Nikon Z, Sony E e 0.25 m con fotocamere M mount

- Ottime prestazioni in condizioni di scarsa illuminazione e design ottico rettilineo migliorato

- Compatto e ottimizzato per foto e video con meccanismo di messa a fuoco elicoidale, ghiera controllo del diaframma smorzato e distanza di messa a fuoco ridotta




CHE COS’È LOMOGRAPHY?


Fondata a Vienna nel 1992, la Lomographic Society International è un’organizzazione attiva a livello globale dedicata alla fotografia analogica, sperimentale e creativa. Attraverso i suoi prodotti che comprendono pellicole innovative, fotocamere, prodotti istantanei, obiettivi e accessori fotografici, si dedica alla progettazione e alla produzione di tutti gli strumenti fotografici necessari per creare, catturare e raccontare il mondo. Attraverso i Negozi Online e gli Embassy Stores, rifornisce non solo tutti i "Lomografi” ma anche laboratori fotografici specializzati, gallerie, musei e punti vendita partner internazionali. Lomography ha una forte presenza sui social media con 1,5 milioni di follower su Facebook, Instagram, YouTube e Twitter. Con l’hashtag #HeyLomography su un proprio scatto, si ha la possibilità di apparire sui loro social.


CHI SONO I LOMOGRAFI?


I Lomografi sono tutti coloro appassionati di fotografia e con una forte voglia di sperimentare. Desiderosi di immortalare tutti i ricordi, raccontare storie, e scattare su pellicola, negli ultimi 20

anni la comunità creativa composta da 1 milione di Lomografi ha caricato oltre 15 milioni di foto sul loro sito, il più grande archivio online di fotografia analogica e sperimentale nel mondo. 

I Lomografi utilizzano strumenti fotografici innovativi per stimolare la loro immaginazione, e scoprire nuovi trucchi durante i workshops, partecipano ai concorsi di Lomography e contribuiscono al Lomography Magazine. La loro sete di viaggiare, sperimentare, commettere errori, condividere e vivere la vita in tutta la sua bellezza e bizzarria, è ciò che li rende speciali.


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11.01.2021 # 5602
Cristina Burns: ESCAPISM

Memorie di palazzo: pagine di scatti che raccontano l´autentico microcosmo racchiuso nelle portinerie di Napoli e Milano

“Una città senza portinaie, non ha storia, non ha gusto, è insipida, come una minestra senza pepe né sale...” diceva Céline

di Adelma Rago

Memorie di palazzo è un progetto di Antonella Cappuccio e Filippo Cristallo che si propone di raccontare attraverso volti, oggetti, azioni, il mondo racchiuso nei limitati metri quadri delle portinerie del centro di Napoli e Milano.




Il progetto


Ovunque ci si trovi, nel quartiere Magenta, residenza della buona borghesia meneghina o nel popolarissimo cuore antico di Napoli, le portinerie conservano il loro carattere di microcosmi, che tanto cinema e letteratura hanno ispirato. 

“Una città senza portinaie, non ha storia, non ha gusto, è insipida, come una minestra senza pepe né sale, una ratatouille informe”, scriveva Louis-Ferdinand Céline nel suo Viaggio al termine della notte, scoprendo Manhattan senza portinerie. 


Le foto restituiscono non solo i variegati ambienti delle guardiole, ma anche l´immagine dei custodi che le abitano, palesando una prima significativa differenza tra le due città: nel capoluogo lombardo il mestiere del portinaio, “a rischio di estinzione”, ha subito negli ultimi anni un´inversione di rotta. La maggior parte dei custodi è straniera, di nazionalità filippina, srilankese, peruviana e albanese. Siamo lontani dalle portinaie de L’Adalgisa di Gadda ma la funzione sociale della portineria in molti casi è rimasta la stessa. A Napoli la figura del guardaportoni non ha subito grandi cambiamenti rispetto alla descrizione che ci ha lasciato Matilde Serao ne Il ventre di Napoli: “Per disimpegnare gli obblighi del proprio mestiere, svariati e non senza difficoltà, i portinai napoletani adoperano la sveltezza naturale del loro ingegno, fanno le ambasciate, distribuiscono le carte da visita, dividono le lettere e i giornali...” “La portineria bene avviata, con gli inquilini che vanno e vengono” citando Totò, nei panni del portinaio Antonio Bonocore de La banda degli onesti, a Napoli si eredita, passa di padre in figlio, veri e propri archivi ambulanti di vita condominiale tra strada e casa.




Gli autori


Antonella Cappuccio è nata ad Avellino nel 1980. Si è laureata a Napoli con una tesi in Storia della critica d´arte e ha conseguito a Milano il diploma di specializzazione in Storia dell´arte medievale e moderna. Dal 2013 è docente di Storia dell’arte. Nel 2017 ha realizzato con Filippo Cristallo il progetto fotografico Memorie di palazzo esposto nell´ambito del Festival Fotografia Europea di Reggio Emilia, al Museo Antropologico Visivo di Lacedonia e nel 2018 al PAN (Palazzo delle Arti di Napoli). Nel 2019 porta a termine il suo progetto fotografico I_mago Maradona, pubblicato dalle riviste Clic.hè magazine, Positive magazine, Witness Journal e dal quotidiano La Repubblica.


Filippo Cristallo è nato e vive ad Avellino dove ha avuto inizio la sua passione per la fotografia. Si è dedicato prevalentemente al reportage, affascinato dagli strumenti espressivi e dalle possibilità interpretative che questo genere mette a disposizione. Nel 2013 prende parte alla collettiva 12x12 al Teatro Gesualdo di Avellino con Napoli e...

Nel 2015 espone al Circolo della Stampa di Avellino il reportage My MexicoDa questo lavoro l´anno seguente nasce il libro Dia de Muertos dedicato alla Festa dei Morti messicana. Nel 2017 realizza con Antonella Cappuccio il progetto Memorie di palazzo. Nello stesso anno realizza il progetto Senza Tempo, esposto ad Avellino al Circolo della Stampa. La mostra è accompagnata dal libro omonimo edito da Edizioni ZEROTRE.

I suoi lavori sono stati pubblicati dalle riviste Witness Journal, Clic.hè magazine, Positive Magazine e Discorsi fotografici.


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16.11.2020 # 5597
Cristina Burns: ESCAPISM

Oliviero Toscani Bazaar aggiorna il catalogo: fino al 31 dicembre, cinque nuove serie e un regalo per chi acquista

Una fotografia è una testimonianza, ed essa acquista valore quando il soggetto ritratto ha moltissimo da raccontare.

di Adelma Rago

Oliviero Toscani Bazaar, fino al 31 dicembre 2020, presenta cinque nuove serie. I protagonisti sono: Andy Warhol, Jasper Johns e Robert Rauschenberg. Trittici fotografici, firmati da Oliviero Toscani, dedicati a tre giganti dell’arte, tratti da reportage realizzati negli anni Settanta, a New York, per Vogue.

A Natale regala Warhol o preferisci Robert Rauschenberg o forse Jasper Johns o tutti e tre insieme? Puoi. Sul catalogo online Oliviero Toscani Bazaar, basta scegliere. In più, Oliviero Toscani ti regala una foto. Davvero, sarà che è Natale.

Una fotografia è una testimonianza, una prova di un determinato momento, questo vale per tutti e soprattutto vale quando i protagonisti sono persone che hanno moltissimo da raccontare e, ancora di più, quando vengono ritratti nel loro mondo, immersi nel loro spazio.


Un’espressione seria, un’altra ancora più determinata poi, subito dopo, un sorriso da ragazzino, una posa da pin-up e, un istante dopo, un cane in braccio, ecco Andy Warhol.

I ritratti sono stati scattati per un servizio di moda, poi pubblicato su Vogue, nel suo studio di Canargie Hall a New York, a metà anni Settanta. Warhol si era vestito con abiti che non avrebbe mai indossato, era come un travestimento che lo divertiva molto. Quando, qualche tempo dopo, venne in Italia, disse a Toscani che la gente per strada lo riconosceva perché lo aveva visto su Vogue.

Lo studio di Jasper Johns, l’ordine, a cosa stava lavorando in quel momento, quanti e quali oggetti? Toscani ha fotografato Jasper Johns nel suo studio a Bowery Street nel 1971, a New York. Jasper era particolarmente di buonumore quel giorno perché il figlio della sua cameriera correva come un matto e gli metteva allegria.

La grande chiesa sconsacrata di Lafayette Street, un bimbo e tre cani intorno a Robert Rauschenberg, un bicchiere tra le mani, i lavori più recenti al muro e tutta quella luce.

L’incontro tra Rauschenberg e Toscani avviene nel studio dell’artista a New York, a Lafayette Street nel 1971. Era una vecchia chiesa sconsacrata e il fotografo ricorda che era piena di gente rumorosa, assistenti di Robert, amici e cani.



C’è chi ritrae il mondo un momento prima che succeda, chi ferma nell’immagine l’atto nel mentre, chi racconta il momento dopo, poi c’è chi come Toscani trae l’essenza. Ecco forse lui non ritrae, ma trae. Una sottrazione la sua, attentissima seppur velocissima, anche nelle foto più colorate, più ricche, in camera c’è solo quel che deve esserci, senza scampo. Così una foto diventa un’icona.




Oliviero Toscani Bazaar, a cura di Nicolas Ballario, oltre alla nuova serie dedicata all’arte con 5 trittici, offre più di 100 fotografie4 formati4 prezzi - dai 250 ai 550 euro - una firma (una volta acquistata l’immagine arriva firmata), tiratura aperta (sempre). Le foto a disposizione vengono aggiornate, periodicamente. In più, ad ogni acquisto superiore a 500 euro, corrisponde un regalo: il Babbo Natale, immagine protagonista di una campagna Fiorucci del 1975.




Se vi sembra un’operazione democratica, lo è. Se vi sembra una buona occasione, anche. Se vi sembra il primo shop on line di un fotografo di chiara fama, pure. Buon divertimento e, se non fossimo stati abbastanza chiari, questi sono i più classici “consigli per gli acquisti”.

Oliviero Toscani Bazaar è stato sviluppato da Otium.

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27.05.2020 # 5538
Cristina Burns: ESCAPISM

La databilità della fotografia: lo specchio dei tempi ma non sempre

La fotografia ha un suo design influenzato da mode, contesti sociali, contaminazioni culturali, tecnologie. Alcune considerazioni per una filologia della fotografia tra vintage e fake-photography

di Marco Maraviglia

La databilità della fotografia
Anni fa, durante un seminario di fotografia, fui colpito dall’intervento di uno dei più grandi picture editor di un’agenzia fotografica. Egli illuminò i tanti fotografi presenti in sala con le sue considerazioni sulla databilità della fotografia.

Praticamente suggeriva che, per allestire un archivio fotografico le cui foto potessero avere una maggiore possibilità di vendita estesa nel tempo, era preferibile fare attenzione affinché le immagini non fossero troppo databili.

La databilità della fotografia è determinata dalla presenza nell’inquadratura di elementi che caratterizzano l’epoca in cui è stata presa: auto, persone (il look in certi periodi non perdona), stravolgimenti urbanistici, o altri elementi che ne possano definire il periodo.

Una foto scattata alla facciata del Duomo Milano, senza inquadrare persone, “invecchia” più tardi e ha quindi un tempo di fruibilità, in termini editoriali, di gran lunga superiore a quella che riprende dei turisti in una gondola di Venezia. L’abbigliamento dei turisti, le fotocamere appese al collo, il tipo di occhiali da sole indossati… possono far risalire al periodo dello scatto.

Le foto lockdown
Nei mesi scorsi, al di là delle effettive esigenze professionali di alcuni fotografi, c’è stato un certo “sciacallaggio” nell’andare a fotografare le città deserte. In barba alle norme del lockdown da Covid19. Tra qualche decennio molte di queste immagini saranno facilmente temporalizzate perché in certi luoghi italiani nemmeno a Ferragosto c’è assenza di turisti.

 

Probabilmente tra cento anni chi vedrà immagini di animali nelle grandi città o una foto scattata dall’alto di un palazzo o verso un balcone da una certa altezza, potrà determinare il periodo in cui è stata scattata: marzo/aprile 2020. Ma non è detto. Un tricolore appeso o un gruppo di persone affacciate e che applaude potrebbe essere un elemento che confermi il periodo. Ma ancora non è detto.

Ma sicuramente varrà per tutte quelle immagini in cui compaiono umani occidentali con “museruola”, mascherine di ogni tipo indossate rigorosamente o “fantasiosamente”: primavera/estate 2020.

Dico “umani occidentali” perché ad esempio in Cina da tanti anni usano la mascherina per strada.



databilità della fotografia Gioconda
Databile intorno al ´600 o in periodo lockdown da Covid19?



Databilità della fotografia determinata dal look e dintorni
La società del look determina trasformazioni nel design improntando caratteri stilistici riconoscibili a distanza di anni. Il taglio dei capelli, i corpi tatuati, il borsello da uomo degli anni ’70 e poi il marsupio degli anni 80-’90 che diventa tracolla, zainetto… E poi, ancora, la macchina da scrivere che viene sostituita da un computer che negli anni (mesi a volte) assume nuove sembianze, il cellulare che da citofono-style diventa smartphone, il grammofono che passa il testimone al giradischi, mangiadisci… iPod…

Tutte cose che i costumisti o gli scenografi dei film ambientati conoscono alquanto bene perché sono quelli che provvedono a recuperare gli oggetti di scena per ricreare atmosfere medievali o di epoche più recenti.

Ma a volte si può cadere in errore come l’uso della balestra in Il gladiatore, ambientato in epoca romana quando invece questo tipo di arma è dell’epoca medievale. O altri errori come in certi film degli anni ’60 in cui ci sono forzatamente SOLO arredamenti di quel periodo o automobili prodotte durante il boom economico quando invece nella realtà circolavano ancora le Topolino o altre auto di almeno un decennio precedente.

Alcune considerazioni sulla databilità della fotografia
Con l’ingresso della fotografia nel mondo dell’arte contemporanea, il design definito dalle estetiche tradizionali o contemporanee è stato spesso sostituito dal “concept”: un certo “retroscena” talvolta eccessivamente sovrastrutturato, del pensiero dell’artista fotografo. Alcune di queste necessitano del “bugiardino” di un critico, di un gallerista, di uno storico dell’arte o dello stesso fotografo per essere comprese. Perché non tutte le fotografie possono essere come barzellette che non hanno bisogno di spiegazioni.

La fotografia ha un design che ne può definire la databilità, certo. Ma non sempre. Perché la fake-photography, quella realizzata intenzionalmente per indurre in errore l’osservatore riguardo il periodo storico, è sempre in agguato.

Una coppia di sposi ritratti in una stampa virata color seppia con vignettatura sfumata può ricreare un’atmosfera vintage. In tal caso potrebbe succedere, se questa foto è decontestualizzata dalle altre foto dell’album cerimoniale che l’accompagnano, di aver bisogno di un esperto di moda per poter risalire al periodo in cui sarebbero stati disegnati gli abiti. Un esperto di processi fotografici ci potrebbe anche dire a quale epoca risale il tipo di supporto su cui è stampata la foto.

Il corpo umano ha subìto trasformazioni estetiche nei tempi. Quindi, anche se ci troviamo di fronte a una fotografia di nudo, a prescindere dalla sua estetica compositiva, potremmo a volte stabilire un range temporale in cui è stata realizzata in base all’anatomia del corpo.

Il boom delle palestre della fine degli anni ’80, la chirurgia estetica, le beauty-farm, un’alimentazione più attenta… hanno trasformato i canoni estetici del corpo nelle varie epoche eliminando pancetta e cellulite. sostituendosi a ventri piatti e “tartarughe”. Oggi qualcuno potrebbe considerare la Venere Callipigia un po’ molliccia o conclamare che Betty Page non era bella perché aveva le costole troppo sporgenti. Vallo a dire a un’intera generazione di camionisti e di adolescenti dell’epoca!

La databilità della fotografia, l’attribuzione secondo le evoluzioni tecnologiche
Così come un medio esperto di storia dell’arte riesce ad inquadrare il periodo storico di un dipinto, la databilità della fotografia è individuabile dal “carattere” della fotografia stessa.

I selfie con la bocca a culo di gallina? Qualcuno potrà stimare che si tratti del periodo in cui c’è stato il boom della vendita di smartphone e spesso non oltre il 2015 perché poi sostituito dal fish gape, l’espressione a pesce con la bocca socchiusa.

La post-produzione, la manipolazione delle immagini fotografiche con software digitali, ha definito ulteriori trasformazioni nel design della fotografia contemporanea.

Un giorno lontano l’HDR e l’effetto Dragan saranno certamente riconducibili intorno alla metà del primo decennio del XXI secolo.

I fotomontaggi digitali nascono poco prima dello stesso secolo di cui sopra, in concomitanza della nascita del Photoshop.

Ma attenzione a non confondere un’opera fotografica di Jerry Uelsemann con quella di altri artisti più recenti dediti al fotomontaggio. Perché il primo ha realizzato i suoi fotomontaggi solo e sempre in camera oscura almeno 30 anni prima del Photoshop. Raggiungendo gli stessi risultati!

L’universalità per by-passare la databilità della fotografia
La databilità della fotografia è configurata dal suo design. Il fotografo può scegliere se dare una veste contemporanea al suo lavoro o essere trasversale, borderline per dargli un tocco di universalità rendendolo evergreen. Fuori tempo. Valido in ogni epoca.

Come per certi testi di grandi autori che hanno lavorato sui sentimenti umani, universali, e quindi adattabili in ogni epoca.

In ogni caso, se tra cento anni dovessero sfuggirci elementi per definire la databilità della fotografia, se i file digitali dai quali è possibile risalire a una data certa saranno andati distrutti e resteranno solo le stampe senza una data sul retro scritta dall’autore, probabilmente adotteremo l’analisi al radiocarbonio (carbonio-14) con buona pace dei tribunali.

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27.04.2020 # 5517
Cristina Burns: ESCAPISM

Tim Dunk, come reinventarsi una professione in tempi di Lockdown

Si chiama Facetime photoshoots e forse ha già rivoluzionato il mondo della fotografia. Il suo ideatore, Tim Dunk lo ha pensato per riuscire a superare questo momento di lockdown e continuare a fare la sua professione

di Paolo Falasconi

In copertina photo: © Tim Dunk

In questi giorni mi sono posto spesso la domanda di che cosa resterà, nel mondo del graphic design, di questo momento che stiamo vivendo. Che tipo di esperienza è stata questa per il nostro mestiere e quali cambiamenti, se ce ne saranno, hanno modificato il modo di pensare, di progettare.

Di certo, se qualcosa di buono ci sarà, non potrà non riguardare la creatività. Intanto riesco già a vedere qualche cambiamento nei modi che le persone hanno trovato per rimanere creativi.


Guardiamo al mondo della fotografia
: mi ha colpito l’idea di un fotografo inglese, il cui nome è Tim Dunk. Specializzato in foto per il wedding, (è stato nominato da Rangefinder Magazine uno dei 30 fotografi emergenti al mondo nel settore) che si è inventato un nuovo e interessante modo per continuare a svolgere il proprio lavoro, seppure restando a casa.

Come egli stesso spiega nel proprio sito personale, è possibile ottenere una sessione di shooting, con tanto di consigli su come impostare le luci, tutto questo da remoto sfruttando il cloud e i sistemi di comunicazione offerti da telefoni e tablet. Una volta ottenuta la serie di scatti e caricati sul cloud, dalla sua postazione passa alla post-produzione per poi restituire l’immagine finale all’acquirente.

Non contento di questa idea, ha inserito nel proprio sito una serie di istruzioni sotto forma di risposte alle domande per permettere ad altri colleghi di cimentarsi con questo progetto. Geniale.


photo: © Tim Dunk

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26.04.2020 # 5519
Cristina Burns: ESCAPISM

Fotografi in quarantena, “La finestra sul cortile” ai tempi del Covid

Sabry Ardore, Giancarlo De Luca, Giorgio Galimberti, Francesco Rastrelli, Francesca Sciarra, Carmen Sigillo, ecco come alcuni fotografi stanno vivendo la loro quarantena privata e professionale

di Marco Maraviglia

Photo copertina: © Francesco Rastrelli


Fotografi in quarantena. Ne ho individuati sei tra quelli che non hanno accantonato del tutto la loro fotocamera e cercando di tirare fuori alcuni loro pensieri.

Il Coronavirus è un virus che si è abbattuto sulla nostra vita stravolgendone il normale corso dei giorni. Nel frattempo ognuno cerca di trascorrere queste giornate cercando di non annoiarsi.

I fotografi in quarantena stanno approfittando per ripulire l’archivio fotografico, fare back-up, (ri)programmare servizi fotografici, progettare mostre, approfondire aspetti della postproduzione con tutorial e webinar…

 

Francesco Rastrelli rientrò in Italia dall’Australia, dopo un rocambolesco viaggio, all’inizio del lockdown. Si mise subito in quarantena e comunque non si è mai fermato. Fotograficamente parlando.

25 giorni per spostare tra oltre 700 plasticoni circa 20.000 diapositive, …, guardarle minuziosamente con lentino sul tavolo luminoso, avere il coraggio di tenerne solo un esemplare, il migliore, e buttare gli altri…. ha reso questo periodo di chiusura da covid, per me un incredibile viaggio nel mio passato di fotografo analogico, ho riesplorato fondali mediterranei e tropicali, rivisto vecchi amici, avventure dei miei reportages. – Francesco Rastrelli



Per Giorgio Galimberti, abituato anche lui a stare sempre in giro per lavoro, essere fotografo in quarantena è stato un impatto brusco che oggi lo fa sentire “piu’ maturo e consapevole rispetto a due mesi fa”.

© Giorgio Galimberti

Inizialmente, come per tutti credo, ho vissuto un momento surreale e faticavo a riempire le mie giornate, poi nel giro di poco ho iniziato a impiegare questo infinito tempo per migliorare la mia fotografia; sistemando l’archivio, dando un restyling al sito web e documentando con la mia fotocamera ogni singola attività che svolgevo… ad ascoltare le tante dirette interessanti che trasmettono sui social network… non ho passato nemmeno una giornata ad annoiarmi sul divano… la programmazione di marzo, aprile e maggio intanto è saltata, Work shop commissionati, mostre e festival… – Giorgio Galimberti




A Sabry Ardore, nonostante abbia fatto molti viaggi per lavoro, non le dispiace trascorrere molto tempo a casa “ci sono abituata perché non uscivo molto nemmeno ai tempi pre-covid19”.

© Sabry Ardore

… ho fotografato i miei genitori, in occasione del loro 46° anniversario di matrimonio. Gli ho fatto indossare corna ed ali come se fossero l’angelo e il diavolo, con la mascherina chirurgica… ho fotografato tutti gli oggetti in più che ho in casa (forbici, accendini, ombrelli…)… per raccontare la “disposofobia” ovvero l’accumulo compulsivo di oggetti in parecchie quantità… sto realizzando scatti che magari avevo in mente di fare da tempo, ma che ho sempre rimandato… Ogni anno ero presente al Napoli Comicon a scattare foto ai cosplayers e farmi conoscere. Annullato… Quest’anno dovevo partire per la mia terza stagione consecutiva come fotografa nei villaggi turistici… – Sabry Ardore



Per Giancarlo De Luca le giornate volano grazie all’attenzione rivolta verso figli costretti anche loro a stare in casa, le video-chiamate ai parenti e amici più stretti, il “cinema” in casa ma…

© Giancarlo De Luca

Mi manca molto la vita di tutti i giorni mi manca molto la routine, quella routine che qualcuno disse “se la ami allora sei davvero felice”… Dentro di me ho costantemente una immagine di quando tornerò in strada, nella mia città, quando riprenderò la mia reflex appesa al chiodo per raccontare qualcosa: è l’immagine di me stesso al centro della Galleria Umberto I di Napoli che piango e urlo con tutta la mia voce, uno sfogo fatto di gioia e amarezza, di speranza e di dolore per quanto è stato … – Giancarlo De Luca



Francesca Sciarra sta approfittando per ampliare il suo progetto Family Tales raccontando innanzitutto la propria vita in casa con i figli.

© Francesca Sciarra

La nostra quarantena in casa ha il sapore della famiglia di una volta. Il tempo passa lentamente e si riempie ogni giorno di qualcosa di nuovo, non ci sono scadenze e non c’è fretta, e le abitudini sono sempre là a coccolarci. Certo, il lavoro manca e le relazioni si allentano… ma sapendo che è questa una condizione che finirà, noi ci dedichiamo a viverla qui e ora nel migliore dei modi… Programmo la giornata quel tanto che basta per fare varie cose, senza stancarmi o annoiarmi. Il mio pensiero è rivolto al benessere della mia famiglia, a garantire armonia e serenità ai miei figli. Sto leggendo molto e approfitto di questo tempo per approfondire le mie conoscenze in materia fotografica… viceversa, sto evitando di ascoltare notizie e di informarmi sul Covid. L’unica cosa che mi manca è il contatto con la natura… – Francesca Sciarra



Carmen Sigillo, avvocato e vincitrice di vari premi per il suo progetto fotografico Born in Italy, inizialmente è stata assalita dalla mancanza di percezione del suo ruolo in questo vuoto. “Chi sarai domani? Cosa vorrai domani?”.

© Carmen Sigillo

…non riuscivo a programmare le mie giornate. Ero completamente travolta dall’odore della morte, dalla paura per i miei cari, dalle continue edizioni dei tg. Mi sembrava di soffocare. Col passare dei giorni, devi darti un programma per non alienarti completamente. E quindi trascorro le mie giornate fotografando, allenandomi e studiando. L’essenziale: le tre cose che mi riescono meglio. – Carmen Sigillo



Fotografi in quarantena che, pur restando a casa, non fermano i propri occhi. E stanno dietro al mirino di una fotocamera. Da casa. In casa.

Come James Stewart che interpretava proprio un fotografo in La finestra sul cortile e che, costretto su una sedia a rotelle, fotografava il vicinato dalla propria finestra con un epilogo tutto hitchcockiano.
Qui Hitchcock c’entra poco. È tutto alla luce del giorno o della sera.
Il disagio, il surrealismo dalle atmosfere dechirichiane e distopiche che nemmeno Fritz Lang o Spielberg avrebbero mai immaginato.

I fotografi in quarantena hanno prodotto immagini che probabilmente potranno servire un giorno per una pubblicazione di interesse antropologico, sociologico, storico. Oltre che fotografico. Uno storytelling condiviso. Per sorridere magari un giorno a questa clausura forzata. Rimpiangendo forse quelle immagini degli animali di ogni specie che si sono appropriati dei territori urbani in tutto il mondo. Dei mari caraibici anche in prossimità delle coste delle città.

… finita la paura, torneremo ad essere quelli di prima, nel bene e nel male. E questo è forse un peccato: un’occasione mancata per migliorarci tutti. – Carmen Sigillo

Penso che la gente fuori… non sarà più quella di prima e soprattutto non sarà più buona di prima come si dice, perché già vittima di cosi tante ingiustizie e privazioni che non consentirà facilmente ad altri di crearne ulteriori, di qualunque natura esse siano. – Giancarlo De Luca

Nel frattempo non si riesce a non pensare al disagio estremo di tante persone claustrofobiche, famiglie indigenti, lavoratori messi in cassa integrazione.

Il mio pensiero fisso e costante è per le persone ammalate, per chi soffre per la perdita dei suoi cari per chi ha vissuto sulla propria pelle la sofferenza della malattia… Noi dobbiamo modificare il nostro stile di vita e cercare di combattere per ripartire con energia… – Giorgio Galimberti

Il pensiero frequente in questi giorni e ciò che mi rattrista di più sono i bambini, quelli che sono stati dimenticati dai vari decreti e quelli che più di tutti noi hanno rispettato l’isolamento. I bambini, incapaci di comprendere l’assenza dei nonni, dei compagni di scuola, delle corse all’aria aperta. I bambini che purtroppo ritengo siano tra quelli che dopo tutto questo avranno bisogno di maggiore attenzione. – Carmen Sigillo


Passerà, tutto passa. Niente è per sempre. La voglia di normalità resta nell’anima di ogni individuo.

I fotografi in quarantena torneranno alla loro vita di sempre, probabilmente migliorata professionalmente per quella soglia di sensibilità e di empatia sviluppata in questo periodo. E ripartire.

Fotocamera al collo, auto con i vetri abbassati, il mio amico Fabio come passeggero e partire per un viaggio nella nostra Italia. – Giorgio Galimberti

Appena tutto sarà finito…, andrò a fare un giro in una di quelle barchette che affittano a Mergellina, con mio padre per andare a pescare, come ai vecchi tempi e per ammirare il mare trasparente come non lo si era mai visto prima. – Sabry Ardore


 Eravamo liberi e c’è tanta voglia di riavere quella libertà che ci è stata negata improvvisamente. Tutto passa. Non può essere altrimenti.

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26.04.2020 # 5518
Cristina Burns: ESCAPISM

Con #createyourlight Nikon regala l’immagine dell’umanità in questo momento unico nella storia

Nikon lancia una sfida a tutti i fotografi con l´obiettivo finale di documentare questo momento unico nella storia dell´umanità. Ciascuno è chiamato a condividere i propri scatti ispirati da un tema

di Paolo Falasconi

In copertina photo: © Lily Rose

Nikon lancia una sfida a tutti i fotografi con l’obiettivo finale di documentare questo momento unico nella storia dell’umanità. Ciascuno è chiamato a condividere i propri scatti ispirati da un tema che cambia ogni due settimane.

Ciascun tema è accompagnato da una apposita sezione curata da esperti che forniscono, attraverso un video, una serie di indicazioni, trucchi e suggerimenti per realizzare al meglio il tipo di scatto che la challenge richiede. Una occasione per ripassare alcune tecniche fotografiche o magari acquisire nuove conoscenze pratiche.

Non ci sono limiti di sorta, essendo il contest aperto a tutti e i video sono liberamente consultabili. Tra tutti gli scatti condivisi sui social con l’hashtag #createyourlight, l’azienda sceglierà per ogni tema una serie di fotografie che poi caricherà nella galleria di immagini #CreateYourLight sul sito Web Nikon, per realizzare una mostra duratura della creatività in questi tempi senza precedenti.


Di seguito un video relativo al primo tema:



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23.04.2020 # 5515
Cristina Burns: ESCAPISM

Oltre 100 fotografi Napoletani insieme per PhotoLifeNapoli

L´iniziativa per raccogliere fondi a favore della Fondazione Giovanni Pascale

di Sarah Galmuzzi

Credits - In copertina © Peppe Avallone

Sono oltre 100 i fotografi professionisti napoletani protagonisti del progetto solidale PhotoLifeNapoli, un’iniziativa nata sulla scia di 100 fotografi per Bergamo tra le città più colpite dal Coronavirus.
Ciascuno dei fotografi coinvolti ha deciso di mettere in vendita un proprio scatto d’archivio al costo di 200 euro, una cifra solidale, nella maggior parte dei casi ben più bassa delle quotazioni individuali.

PhotoLifeNapoli nata con un tam tam di telefonate tra i più prestigiosi fotografi della nostra città ha registrato sin dalle prime ore un entusiasmo in parte inaspettato: immediata infatti la risposta della cittadinanza che a poche ore dalla pubblicazione aveva già acquistato buona parte degli scatti in vendita: un’occasione certo golosa per i collezionisti, ma anche l’opportunità di aiutare  la Fondazione G. Pascale nel suo lavoro di ricerca e prevenzione intorno al Coronavirus.
L’iniziativa, che nasce da idea di Gianni Fiorito, fotografo di scena per “The Young Pope” e Anna Camerlingo, già apprezzatissima fotografa per il cinema e impegnata sul set di importanti produzioni Rai (I bastardi di Pizzofalcone, per dirne solo una) ha trovato riscontro immediato tra i colleghi, una risposta unica e compatta che ha consentito di raccogliere un interessante ed inedito bouquet che pure racconta bene ‘lo stato della fotografia’ napoletana.


Credits - dall´alto: © Antonio Gibotta, © Alfonso Grotta, © Angelo Marra, © Antonio Biasiucci, © Pierluigi De Simone, © Anna Camerlingo, © Amedeo Benestante


Non solo Napoli, al centro degli scatti dei 100 professionisti, ma anche alieni, città aliene ed alienanti, ritratti caustici, tanta cronaca, visioni oniriche, lave, turbini, una discreta dose di amarcord, volti noti, foto pubblicitarie.
Il concept del sito photolifenapoli.com è stato realizzato da Alessandro Leone, mentre lo sviluppo dell’applicazione è stata di Giovanni Ferricchio


Per chi volesse contribuire alla raccolta fondi questo è l’Iban della Fondazione G. Pascale:
IT86 I030 6903 5681 0000 0300 008

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08.03.2020 # 5478
Cristina Burns: ESCAPISM

Escursione nel mondo delle agenzie fotografiche online e microstock

Opportunità per i fotografi: lavorare in tutto il mondo senza spostarsi dalla propria città. Alcune testimonianze e suggerimenti di Nora Bo, Vincenzo De Bernardo, Massimo Lama e Francesca Sciarra

di Marco Maraviglia

Quando all’inizio del XXI secolo iniziarono a nascere le prime agenzie fotografiche online, non pochi fotografi pensarono che il digitale avrebbe fatto morire il mercato fotografico.

In effetti, alcune agenzie fotografiche tradizionali, abituate a gestire il lavoro con diapositive e stampe fotografiche, non ebbero la prontezza di adeguarsi alle nuove tecnologie e chiusero.

Ma oggi i vecchi pregiudizi si sono ribaltati e le agenzie fotografiche online e i microstock sono un’opportunità di lavoro molto flessibile per i fotografi, anche non professionisti, che hanno la possibilità di confrontarsi con un mondo globalizzato e in tempo reale.

Le agenzie fotografiche online sono un mercato in cui si può lavorare spesso con la massima libertà progettuale, senza vincoli di orari, senza particolari limiti sulla propria produzione.


Come si fa a lavorare per le agenzie fotografiche online?
Occorre mandare un curriculum? Assolutamente no. Il CV consiste nelle immagini che vengono proposte.

Vincenzo De Bernardo, fotografa in vari ambiti, si sta specializzando anche in clip perché anche i video sono richiesti dalle agenzie fotografiche online. “E sono pagati più delle foto”, dice Francesca Sciarra.



Finalmente qualcuno che senza conoscenze dirette o raccomandazioni valutasse e rendesse disponibili i miei lavori. Una decina di anni fa passai una selezione abbastanza severa. Si mandavano 10 foto e superavi la prova se ne accettavano almeno 7.

– Vincenzo De Bernardo



Nora Bo, fotografa che ha attraversato l’ambito del fotogiornalimo e della moda negli anni ’90, una volta abbandonata la camera oscura, fu attratta dalle nuove esperienze del digitale iniziando a postare le sue foto sui social. Fu così che la notò un editor di Getty Images e iniziò una collaborazione che ancora dura.

Sicuramente chi lavora anche nella grafica ha più dimestichezza rispetto al fotografo naturalista, per esempio, nel creare delle immagini che siano utilizzabili in ambiti creativi o editoriali…

– Nora Bo


Massimo Lama è un fotoamatore che attualmente collabora con circa venti piattaforme. Principalmente di microstock e ritiene che il workflow, il caricamento delle immagini, è estremamente semplice perché ben guidato.

È giusto però sapere che le foto di street e foto che normalmente vengono esposte in gallerie non hanno valore commerciale per le agenzie fotografiche online e di microstock. Le foto di persone o di certi luoghi spesso necessitano di liberatoria e questo implica una perdita di tempo.

– Massimo Lama


Le foto sono caricate in alta definizione. Ogni giorno i siti delle agenzie fotografiche online e microstock si implementano con migliaia di file da 25-35Mb l’uno con tutte le opportune keywords per farli trovare dal motore di ricerca interno della piattaforma. Qualche agenzia le filtra perché, come precisa Francesca Sciarra, “è richiesto generalmente un minimo sia in termini di risoluzione che di dimensione delle immagini, al di sotto del quale il sistema le rifiuta”.

C’è chi carica 1500 foto all’anno, con una vendita media di 200 foto/mese (perché se royalty-free possono essere riutilizzate da più clienti) e chi ne vende anche 600 caricandone molte meno.

Certo, gli incassi non sono strepitosi per i microstock (1,00-10,00 euro/foto) ma alla lunga, per un fotoamatore che svolge comunque altro tipo di lavoro o per il fotografo professionista che ha altra clientela diretta, son sempre soldini.

Ma c’è chi riesce a guadagnare sufficientemente per vivere con la sola vendita delle proprie foto grazie alle agenzie fotografiche online.

Il lavoro che si impiega ripaga poco all’inizio, ma è un investimento per il futuro. Pian piano che il portfolio cresce, il rapporto lavoro/guadagno si ribalta a favore del guadagno.

– Francesca Sciarra



Quali foto accettano le agenzie fotografiche online e di microstock?
Tutto può servire, paesaggi, città, lifestyle, concettuali, food, ritratti (con liberatorie se i soggetti sono riconoscibili!)… ma è utile che siano progettate a tavolino.

Produco sempre immagini ad hoc. Ad esempio di un luogo che visito cerco di realizzare un reportage completo di paesaggi naturali, urbani, monumenti, dettagli, folklore, tipicità ecc…

Avere un portfolio coerente è una scelta vincente per fidelizzare i clienti, i quali finiscono per riconoscerti in un genere e in uno stile e continuano a servirsi delle tue immagini.

– Francesca Sciarra

 

Solo quando ti metti nei panni di un cliente, ti rendi conto che devi produrre lavori con un potenziale commerciale, cioè vendibili. Difatti il consiglio che mi sento di proporre a tutti è quello, prima di scattare, di porsi la fatidica domanda “A chi può servire questa foto? Alla stampa, online, TV, editoria in genere?”. Se si trova una risposta possibile, si procede.

– Vincenzo De Bernardo


Se si tratta di agenzie fotografiche online ben strutturate come la Getty Images e con un buon rapporto di fiducia, Nora Bo precisa che, qualora nella banca immagini il cliente non abbia trovato ciò che cercava, si può interagire direttamente coi clienti per richieste specifiche o con gli editor dell’agenzia.

Penso che la qualità delle immagini a disposizione del mercato sia mediamente più alta e che si stiano delineando delle direzioni etiche che prima non c’erano.

– Nora Bo


Vale a dire che, ad esempio, la Getty Images ha messo al bando tutte quelle immagini in cui i corpi femminili sono più magri o più formosi rispetto alla realtà.

Anche le foto prese con un buon cellulare vanno bene, ma un’agenzia fotografica online seria come la Getty Images, precisa la stessa Nora Bo, vuole che tali immagini siano caricate in una specifica collezione categorizzata come “mobile”.


Quanto tempo impiega il lavoro con un’agenzia fotografica online o di microstock?
Al di là del tempo impiegato per progettare servizi o immagini singole ad hoc, il tempo di caricamento ed inserimento dei metadati può essere anche di un paio d’ore alla settimana. Senza vincoli di orario. Il WEB è sempre acceso per tutti!

E con soddisfazioni economiche grandi o piccole che siano.

Quando paga un’agenzia fotografica online?
A seconda del tipo di piattaforma. Non c’è una regola fissa per tutte.

Per alcune occorre raggiungere un minimo di 100 dollari, altre pagano ogni volta che si matura un credito di 50 dollari o anche 25… Il pagamento avviene tramite Paypal di solito.

– Vincenzo De Bernardo


 

Ogni inizio mese al raggiungimento di un minimo variabile ma dipende dall’agenzia. Tuttavia il fotografo può scegliere a volte la soglia minima del proprio pagamento… Ti faccio un esempio: il minimo previsto dell’agenzia è $50, io posso scegliere di essere pagata al raggiungimento di $100.

Adobe stock invece paga quando tu lo richiedi, in qualunque momento del mese.

– Francesca Sciarra


Insomma, lavorare per le agenzie fotografiche online, tutto sommato è un’esperienza suggerita dal piccolo campione di fotografi coinvolto per la stesura di questo articolo.

Penso che il microstock abbia data maggior attenzione alle immagini di qualità e abbia aperto nuovi orizzonti a tanti fotoamatori. La selezione delle foto, basata su criteri tecnici e di marketing, fa sì che abitui il fotografo alle critiche senza che si scoraggi e ad avere un atteggiamento professionale quando fotografa. Dà un cambiamento della mentalità del fotoamatore, normalmente libero da vincoli di mercato, stimolandogli il coraggio di spiccare il balzo nel mondo della foto professionale.,

– Massimo Lama


 

Non resta che provare!

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