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Mostre ed eventi // Pagina 10 di 220
29.07.2016 # 4616

Daria La Ragione // 0 comments

GIOVANNI LONGO. Fragile Landscapes

a Catanzaro fino al 12 agosto 2016

Il MARCA - Museo delle Arti di Catanzaro ospita, fino al 12 agosto, Fragile Landscapes, la personale di Giovanni Longo (Locri, RC, 1985).

La rassegna, curata da Marco Meneguzzo, organizzata dalla Fondazione Rocco Guglielmo in collaborazione con la Provincia di Catanzaro, propone una selezione di venti lavori particolarmente rappresentativi della produzione più recente dell’artista, che consentono di apprezzare l'evoluzione del linguaggio espressivo di Giovanni Longo diventato, nel corso del tempo, sempre più ampio e composito grazie all’assorbimento di intuizioni molteplici che hanno arricchito la sua ricerca pur mantenendone intatta l’unità e visibile la direzione.

Il percorso espositivo si sviluppa attorno al ciclo Fragile Skeletons, sculture realizzate attraverso il recupero di materiali lignei lungo le foci dei fiumi e successivamente assemblati in simbolici scheletri, divenendo perfette sintesi strutturali. 


Quindi prosegue con la presentazione di grafici economici per mezzo dei quali Longo crea maestosi paesaggi dalla connotazione apparentemente astratta e le piante architettoniche da abitare del progettoPlans. Non manca una serie di sperimentazioni minimali, esercizi mentali e materiali di un racconto autobiografico ed esperienziale. È con essi, ad esempio, che Longo ritrae la propria famiglia in un portrait dinamico, composto a partire dalle altezze dei suoi componenti o sfrutta la fluidità casuale di un software per autodefinire l’intimo dialogo di una chat in un sogno che si rincorre e non si concretizza mai.


Un progetto articolato, dotato di piani di lettura molteplici, che Longo sviluppa all’età di trent’anni portando in museo parte di quella generazione da sempre alla spasmodica ricerca del suo stabile baricentro.

A tal proposito il curatore Marco Meneguzzo scrive: “Ogni generazione di artisti riconosce il suo apprendistato nel momento in cui lo lascia, cercando strade diverse – quasi sempre opposte – da quelle che l’ha fatta maturare. Di più, ogni generazione di artisti compie il proprio apprendistato seguendo lo spirito del tempo, il linguaggio codificato e consolidato dei propri maestri: in questo modo, la generazione degli astratti anni Cinquanta è passata quasi tutta per il postcubismo, come la successiva generazione degli artisti cinetici e legati ai gruppi “programmati” viene fuori tutta dall’Informale, e i neofigurativi pittorici degli anni Ottanta dal concettualismo fotografico dei Settanta. 


Oggi è più difficile, perché ormai da un quarto di secolo non esistono tendenze dominanti, e “tutto può funzionare”, secondo l’aforisma ancora valido della Postmodernità. Ebbene, a scorrere i lavori di Giovanni Longo .si può dire che abbia vissuto e viva (bene) questa difficoltà. Tutti i suoi cicli di lavoro, molti dei quali esposti in questa sua prima antologica (sic) mostrano uno sguardo, e un pensiero, a trecentosessanta gradi sulle possibilità d’azione offerte dalle varie gradazioni di linguaggio dell’arte d’oggi. In una specie di bulimia di provare e di urgenza di fare, Longo sperimenta tutti i linguaggi possibili secondo standard operativi non privi di una buona dose di autonomia”.

Accompagna la mostra un catalogo bilingue (italiano/inglese) pubblicato da Rubbettino Editore con i testi di Marco Meneguzzo e una conversazione inedita tra Gregorio Raspa e Giovanni Longo.



29.07.2016 # 4615

Daria La Ragione // 0 comments

CARTA NON RICICLABILE

a Palermo fino al 13 agosto 2016

Viviamo in un era in cui la necessità planetaria è l’eco-compatibile e il riciclo, ma non si deve, comunque, ignorare anche un'altra esigenza: quella del nostro intelletto, che ha bisogno d’essere nutrito e stimolato da svariate forme artistiche, tra cui l’Arte applicata. 

In questa collettiva esponiamo solo opere su carta, supporto che solitamente è sinonimo della spontanea esternazione dell’artista, dove tutto ha origine per essere sviluppato successivamente; ma non è sempre così, esistono, infatti, opere complete e a se stanti, che grazie al supporto cartaceo, riescono a mantenere l’immediatezza, la forza e la freschezza del tratto d’origine. 

Con “carta NON riciclabile” presentiamo una piccola panoramica sull’Arte Contemporanea Internazionale, con una selezione di opere realizzate da artisti che hanno riservato a questo supporto una ricerca puntuale e delineata, sfruttando il supporto come elemento primario per dare forza ai loro tratti, alle loro pennellate e ai loro collages. 

 

In esposizione opere dei seguenti autori:

Francesca Galliani, Kinki Texas, Joanpere Massana, Nicolò Quirico, MatiasSanchez, Ray Smith



22.07.2016 # 4607

Daria La Ragione // 0 comments

Camille Henrot - luna di latte

a Napoli fino al 3 ottobre 2016

La luna, con il suo perenne moto, da sempre influenza il nostro pianeta, noi, i nostri umori, il nostro immaginario e la nostra storia: sin dall’antichità la luna è simbolo di fertilità e buon auspicio, ma anche di mistero e melancolia. La “luna di latte”, la luna piena del mese di maggio e del risveglio primaverile, produrrebbe creatività e abbondanza. La mostra Luna di latte di Camille Henrot (Parigi, 1978; Leone d’argento alla 55 Biennale di Venezia) esplora il significato culturale e simbolico connesso al “giorno della luna”, il lunedì, reinterpretando il lato oscuro della notte a cui esso è tradizionalmente connesso in un momento di prolifica inventiva, in un sogno produttivo che l’artista decide, in questo caso, di condividere con il pubblico.


Articolandosi nella presentazione di un centinaio di disegni e collage, 7 sculture-bozzetto in diversi materiali e un ciclo di pitture murali, la mostra trasforma il museo in uno spazio-tempo domestico di lavoro creativo, di creazione continua, come lo fu la stanza d’hotel in cui Henri Matisse dipingeva dal suo letto o come è stato, per un anno, lo studio romano dell’artista, appartamento decadente e abbandonato divenuto soglia di passaggio tra sonno e veglia, luce ed ombra, progetto e opera. I materiali presentati a Napoli sono infatti una selezione del materiale preparatorio di Monday, la mostra dell’artista presso la Fondazione Memmo di Roma, progetto che si svilupperà, comprendendo tutti i giorni della settimana, in una grande mostra personale al Palais de Tokyo di  Parigi nell’autunno del 2017.


Decidendo di condividere con il pubblico le fasi preliminari di altre mostre e di rendere visibile un progetto ancora in corso, Henrot ci introduce nel suo stesso processo ideativo e creativo, svelando materiali preziosi, inediti, in genere destinati a rimanere segreti. Sculture-bozzetto, disegni preparatori, interventi a muro, fluttuando tra il figurativo e l’astratto, fra l’affiorare di un’idea e la sua progressiva messa in forma, ricreano l’atmosfera del lavoro in studio, mentre miniature rappresentano allegorie provvisorie, in cambiamento continuo, degli stati emotivi e intellettuali connessi al tema di indagine del progetto, il giorno lunare del “lunedì”: una figura quasi umana che non riesce a lasciare il letto, un personaggio che fissa uno schermo sperando in un miracoloso messaggio, un podio che ospita l’impossibilità di sapere il suo posto nella gara.


La scansione stessa del tempo nei giorni della settimana, i significati storicamente loro attribuiti, vengono così reinterpretati da Henrot – come accaduto, in progetti precedenti, con le narrazioni mitologiche o le carte astrologiche – quali pure convenzioni e finzioni umane, strumenti per imporre ordine sul caos dell’esistenza, dare senso all’ossessivo bisogno di scandire, misurare, possedere il tempo. Bisogno, tensione, funzione analoghi forse a quelli che potremmo esperire introducendoci nello studio di un artista al lavoro, proprio come Henrot ci permette di fare, in occasione di questa mostra.



22.07.2016 # 4606

Daria La Ragione // 0 comments

PALADINO. IL SEGNO LETTERARIO

a Lecco fino al 30 luglio 2016

Dall’11 giugno al 30 luglio 2016 la Galleria Bellinzona a Lecco, nella sua nuova sede di via A. Visconti 12, ospita la mostra Paladino - Il segno letterario: incisioni e litografie 1984 - 2014.

L’esposizione è dedicata all’attività grafica del maestro di Paduli come ricercato interprete di testi classici e capolavori letterari. In particolare, vengono presentate le trenta acqueforti realizzate da Mimmo Paladino per la collana edita dall’Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani, in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, dedicata ai grandi classici della letteratura italiana di Dante, Petrarca, Boccaccio, Machiavelli, Ariosto, Tasso, Galilei, Goldoni, Foscolo, Leopardi, Manzoni, Carducci, Verga, D’Annunzio, Pirandello.


Si tratta di un panorama di autori e di pagine che esalta la varietà e la modulazione regionale del sentire italiano e del farsi dell’Italia: la Toscana delle “tre corone” e di Machiavelli, base di lingua e di riflessione morale e politica essenziale per la modernità europea; la Venezia di Goldoni, la Lombardia di Manzoni, la Sicilia di Verga e Pirandello, altrettante “stazioni” del viaggio italiano attraverso i Lumi, il romanticismo, il realismo, e poi la pluralità di poetiche del Novecento.


Per le prime cento copie di ciascun volume, Mimmo Paladino ha creato due acqueforti, raffiguranti una il ritratto dell'autore classico e l’altra un'immagine significativa dell’opera.

Si va dai profili dai caratteri aguzzi per Ludovico il Moro, Gian Galeazzo Visconti e gli altri ritratti contenuti nelle pagine deIl Principe di Machiavelli, alle macchie di colori assoluti, per le novelle di Boccaccio, dove il segno della matita di contorno non trova quasi mai appiglio, lasciando spazio a una narrazione delle disavventure di Calandrino o delle trovate geniali di Chichibio.


E se l’universo dantesco appare come il luogo da cui trarre maggiore invenzione, attraverso un complicato gioco di sovrapposizioni di materiali, carte e polveri colorate, la fantasia di Paladino si dipana attraverso le epoche regalando i muti paesaggi lunari dell’Orlando furioso e il Dialogo disincantato della Terra e della Luna di Leopardi. Echi dal siciliano Teatro dei Pupi risuonano nelle scimitarre saracene della Gerusalemme liberata di Tasso, mentre un teatro di maschere e crinoline si alternano nel Settecento illuminato di Goldoni e una solitudine chiassosa occupa il palco de Il giuoco delle parti o la tenue malinconia del L’uomo dal fiore in bocca pirandelliano.

 

A corollario, la rassegna propone una serie di opere grafiche che illustravano i Flores Seraphici (1992 - 1993), Philobiblon(1996), Iliade e Odissea (2001), Rabanus Maurus (2004), Pinocchio (2005), Don Chisciotte (2005) e una piccola antologica di lavori che testimoniano l’evoluzione stilistica di Mimmo Paladino, dal 1982 al 2011.



06.07.2016 # 4579

Daria La Ragione // 0 comments

ESCHER

a Milano fino al 22 gennaio 2017

Maurits Cornelis Escher, scomparso nel 1972, ha lasciato un vastissimo corpus di opere che non solo non mostrano i segni del tempo, ma possono essere considerate di essenziale influenza sulle nuove tecnologie digitali, che sembrano rincorrere i risultati da lui già raggiunti nel secolo scorso.

Promossa dal Comune di Milano-Cultura, la mostra è prodotta da Palazzo Reale di Milano, Arthemisia Group e 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE ed è curata da Marco Bussagli e Federico Giudiceandrea.

Con oltre 200 opere, l’itinerario del progetto espositivo sarà un viaggio all’interno dello sviluppo creativo dell’artista, partendo dalla radice liberty della sua cultura figurativa, soffermandosi sul suo amore per l’Italia e individuando nel viaggio a L’Alhambra e a Cordova la causa scatenante di un interesse per le forme geometriche già ampiamente presente nella sua vena creativa.

Snodo centrale della mostra è il momento della maturità artistica di Escher con i temi della tassellatura e degli oggetti impossibili. Questi due aspetti dell’opera di Escher introducono al suo rapporto con le Avanguardie storiche - come il Futurismo - e un chiaro riferimento al Surrealismo, punto nodale del suo intreccio creativo. Sono quelli di Escher degli attraversamenti che intersecano movimenti italiani ed europei, in parte anticipandoli addirittura. Inevitabile e necessaria una sezione dedicata agli aspetti matematici e di percezione visiva dell’Universo Escher. Infine, una sezione è dedicata a documentare quanto la lezione di Escher sia stata centrale nella cultura, nell’editoria e nella musica del Novecento.


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