alexa
  • Adobe-Authorized-Training-Centre
  • Autodesk-Authorised-Training-Centre
  • Pearson-Vue-Authorized-Training-Centre
Mostre ed eventi // Pagina 11 di 220
28.06.2016 # 4571

Daria La Ragione // 0 comments

MARK HANDFORTH – SMOKE

a Genova fino al 5 settembre 2016

Villa Croce presenta SMOKE di Mark Handforth, una mostra che riunisce, opere già esistenti e nuovi lavori, creati in risposta agli ambienti del Museo. L’artista americano si è distinto a livello internazionale per la creazione di sculture pubbliche di grandi dimensioni che nascono dal confronto con le proporzioni stranianti delle metropoli americane e con gli elementi minori del paesaggio urbano quali segnali stradali, panchine, e impianti d’illuminazione pubblica. Il titolo della mostra nasce proprio dalla fascinazione dell’artista per la resa grafica della parola “smoke” (fumo) nella segnaletica stradale americana. Per Mark Handforth, SMOKE è insieme parola, segno e indicazione di una condizione ambientale offuscata che determina la dissoluzione della forma e il movimento dei contorni.


Alterando i materiali e i rapporti di scala di oggetti ordinari e consueti, l’artista sviluppa una ricerca scultorea che è insieme seria e ironica, ludica e formale, monumentale e melanconica. L’intervento dell’artista sui segni e i simboli del quotidiano, genera un repertorio di oggetti dilatati, spesso dotati di una fisicità irruente e di una impetuosa carica vitale, dai quali fluiscono libere associazioni mentali e una molteplicità di interpretazioni poetiche e irreverenti della realtà.


Attraversato da continue allusioni all’estetica Pop e Minimal, il lavoro di Handforth declina il rigore di forme plastiche astratte all’interno di una dimensione figurativa immediata e riconoscibile nella quale convivono oggetti prosaici e icone universali. L’ingrandimento delle proporzioni e l’accentuata distorsione degli oggetti quotidiani trasformano radicalmente il rapporto fra lo spettatore e l’opera, mentre lo spazio in cui le sculture sono collocate viene travolto dalla loro una potente energia plastica.


Per la mostra a Villa Croce, l’artista reinterpreta l’architettura e gli spazi dell’edificio neoclassico creando una surreale successione di lampioni contorti, mandala fluorescenti fatti di neon, enormi ‘grucce’ deformate e grandi stelle ammaccate che scandiscono un percorso narrativo caratterizzato dalla tensione dinamica tra forme organiche e geometriche, fra concetti d’immanenza e di cambiamento, di naturale e di artificiale, di astrazione e rappresentazione simbolica. La grande scultura, posizionata all’esterno fronte mare, riconfigura il rapporto fra il museo, l’orizzonte mediterraneo, e il porto sottostante. Creata appositamente per la mostra, Flagpole è un’enorme bandiera dall’asta deforme che, a dispetto delle dimensioni imponenti, trasmette un’idea di precarietà, suggerendo l’assurdità di ogni pretesa territoriale, l’impossibilità della conquista oppure, forse, un’ultima richiesta di aiuto. Se per Mark Handforth: “l’arte è una forma di danza, il punto non è starsene fermi”, SMOKE compone una coreografia di forme nello spazio capace di mettere in discussione l’universo simbolico e le coordinate percettive dello spettatore trasformandolo in personaggio che, come in Alice nel Paese delle Meraviglie, diventa gigante o minuscolo, trovandosi sospesi sopra a pavimenti luminosi o a fianco di stelle cadute dal soffitto.



28.06.2016 # 4570

Daria La Ragione // 0 comments

Gianni Berengo Gardin

a Roma fino al 28 agosto 2016

Vera fotografia, a cura di Alessandra Mammì e Alessandra Mauro, organizzata da Azienda Speciale Palaexpo in collaborazione con Contrasto e Fondazione Forma per la Fotografia, ripercorre la lunga carriera di Gianni Berengo Gardin (Santa Margherita Ligure, 1930), il fotografo che forse più di ogni altro ha raccontato il nostro tempo e il nostro Paese in questi ultimi cinquant’anni. La sua vita e il suo lavoro costituiscono una scelta di campo, chiara e definita: fotografo di documentazione sempre, a tutto tondo e completamente.

 


In mostra sono esposti i suoi principali reportage. Accanto alle celebri immagini, altre poco viste o inedite propongono nuove chiavi di lettura per comprendere il suo lavoro e il ruolo di visione consapevole della realtà che una “vera fotografia” può offrire.
Essere fotografi per Berengo Gardin significa assumere il ruolo di osservatore e scegliere un atteggiamento di ascolto partecipe di fronte alla realtà, come hanno fatto i grandi autori di documentazione del Novecento. In questi anni, del resto, l’autore è stato sempre in prima linea nel raccontare quel che doveva essere cambiato, quel che doveva essere celebrato. Con la sua macchina fotografica si è concentrato a lungo soprattutto sull’Italia, sul mondo del lavoro, la sua fisionomia, i suoi cambiamenti, registrati come farebbe un sismografo. Oppure sulla condizione della donna, osservata da nord a sud, cogliendo le sue rinunce, le aspettative e la sua emancipazione. O sul mondo a parte degli zingari, cui l’autore ha dedicato molto tempo, molto amore e molti libri.

 

“Quando fotografo ­– ha detto Berengo Gardin – amo spostarmi, muovermi. Non dico danzare come faceva Cartier-Bresson, ma insomma cerco anch’io di non essere molto visibile. Quando devo raccontare una storia, cerco sempre di partire dall’esterno: mostrare dov’è e com’è fatto un paese, entrare nelle strade, poi nei negozi, nelle case e fotografare gli oggetti. Il filo è quello; si tratta di un percorso logico, normale, buono per scoprire un villaggio ma anche, una città, una nazione. Buono per conoscere l’uomo”.

 
Circa 250 fotografie, stampe vintage in formato 30x40, suddivise per sezioni: Venezia, Milano, Il mondo del lavoro, Manicomi, Zingari, La protesta, Il racconto dell’Italia, Ritratti, Figure in primo piano, La casa e il mondo, Dai paesaggi alle Grandi Navi. Nelle sale ci sono anche 24 stampe di grandi dimensioni: foto scelte e commentate da amici, intellettuali e colleghi. Veri e propri commenti d’autore.




28.06.2016 # 4569

Ilas Web Editor // 0 comments

GUERRA, CAPITALISMO & LIBERTÀ

a Roma fino al 4 settembre 2016

Guerra, Capitalismo & Libertà, sono le tematiche contemporanee affrontate in questa mostra attraverso le opere del principale street artist internazionale noto come Banksy. 


Una grande mostra sull’artista che si terrà a Palazzo Cipolla, dal 24 Maggio al 4 settembre 2016. La mostra comprende un esteso corpus artis su Banksy proveniente da collezioni private internazionali. Saranno esposti dipinti originali, stampe, sculture e oggetti rari, molti di questi mai esposti in precedenza. 

È una mostra no-profit, caratterizzata da una forte componente didattica destinata alle scuole, che costituisce un’esauriente rassegna scientifica dell’artista noto come Banksy. 


L’artista, originario di Bristol, ha influenzato enormemente la scena artistica a livello mondiale ed è oggi considerato il massimo esponente del movimento artistico conosciuto come Street Art. Nella mostra sarà messa in luce la sua visione artistica di fronte agli avvenimenti sociali e politici internazionali, dalla serigrafia di alcune scimmie che dichiarano ‘Laugh Now But One Day I’ll Be in Charge’ (Ridete adesso ma un giorno saremo noi a comandare), passando per l’agghiacciante immagine di ‘Kids on Guns’. 


Banksy è una delle figure più discusse, dibattute e acclamate dei nostri tempi, il suo anonimato ha catturato l’attenzione del pubblico internazionale già dalla fine degli anni Novanta. È un artista urbano che utilizza una vasta gamma di supporti, dalla pittura su tela, alle serigrafie e sculture, alle grandi installazioni, creando delle scenografie animate in cui ha coinvolto, occasionalmente, anche animali viventi. I suoi lavori sono caratterizzati da umorismo e umanità, intendono dare voce alle masse e a chi, altrimenti, non sarebbe ascoltato da nessuno. Un esempio è il suo recente commento alla crisi dei rifugiati: un grande stencil fuori l’ambasciata francese di Londra. Il suo anonimato e il suo rifiuto a conformarsi spiegano la difficoltà a inquadrare e definire un artista di tale portata; proprio per questo, non è mai stata esposta all’interno di un museo privato, una rassegna delle sue opere. La Fondazione ha riunito questa collezione, ampia e senza precedenti, grazie a prestatori provenienti da tutto il mondo. La mostra metterà in luce le grandi capacità artistiche di Banksy, attraverso la sua carriera ed evidenziandone le principali fonti di ispirazione: GUERRA, CAPITALISMO e LIBERTÁ.



15.06.2016 # 4558

Daria La Ragione // 0 comments

Terrae Motus

a Caserta dal 1 giugno 2016

Mercoledì 1° giugno 2016 alle ore 15.00 apre al pubblico il nuovo allestimento completo, anche se ancora provvisorio, della collezione Terrae Motus, che il gallerista napoletano Lucio Amelio progettò e costituì progressivamente a partire dall’inizio degli anni '80, chiamando a raccolta decine di artisti per dedicare un'opera che testimoniasse una reazione personale e collettiva al terremoto dell'Irpinia del 1980. La collezione è composta di 72 opere, per lo più di grandi dimensioni, e assume rilievo internazionale per l'unità di tema e di tempo nonché per l'importanza degli artisti coinvolti. Nel 1993 fu affidata in legato da Amelio alla Reggia di Caserta, che assunse l'obbligo di esporla in maniera permanente e completa. Ora, con la cessione al MiBACT da parte dell'Aeronautica e della Scuola di Amministrazione di notevoli spazi al piano nobile del complesso vanvitelliano, si può dare seguito al sogno del gallerista. La collezione viene infatti esposta per buona parte nella grande sala che, dietro la Cappella Palatina, segue gli appartamenti storici aperti al pubblico, e si configura dunque come il loro proseguimento nei nuovi territori della Reggia disponibili per l'arte e la cultura, che in futuro saranno destinati, oltre che a Terrae Motus, a spazi per mostre temporanee, laboratori d'arte e al nuovo centro congressi della Reggia. L'allestimento è provvisorio e permette di vedere tutte le opere senza attendere che sia completato il percorso “finanziamento/progetto/cantiere”, che richiederà almeno due anni. Ma non solo: la riconsegna immediata alla comunità della collezione farà sì che l'allestimento permanente e l'ordinamento finale delle opere venga elaborato nel vivo di un confronto critico aperto, trasparente e allargato, capace di coinvolgere anche il grande pubblico. Quando aprirà il cantiere per realizzare la presentazione finale di Terrae Motus negli spazi restaurati, per un anno la collezione potrà essere esposta in alcune grandi capitali del mondo, contribuendo all'arricchimento della cultura figurativa internazionale e alla fama della Campania e dell'Italia nel mondo.

15.06.2016 # 4557

Daria La Ragione // 0 comments

The Mind's Eye. Henri Cartier-Bresson

a Napoli fino al 28 luglio 2016

Il genio della composizione, la sorprendente intuizione visiva, la capacità di catturare momenti fugaci e significativi fanno di Henri Cartier-Bresson,1908_2004, uno dei più grandi fotografi del Ventesimo secolo.

La sua ricerca lo ha spinto in ogni luogo del mondo, lui è stato testimone dei momenti più significativi della storia, Cartier-Bresson ha fuso la poesia alla potenza della testimonianza generando una nuova grammatica visiva.

Ha attraversato: surrealismo, Guerra Fredda, Guerra Civile Spagnola, seconda Guerra Mondiale con uno sguardo lucido attento e mai retorico. Dal 1926 al 1935,

Cartier-Bresson frequenta i surrealisti, compie i primi passi nella fotografia e intraprende i suoi primi viaggi; dal 1936 al 1946, si assume un grande impegno politico lavorando per la stampa comunista e affrontando grandi esperienze nel cinema. Dal 1947 al 1970, apre la prestigiosa agenzia Magnum Photos allontanandosi dal fotoreportage. 

Al PAN una mostra delle sue opere fotografiche, una selezione dell'immenso corpus di immagini che Cartier-Bresson ci ha lasciato: l'esposizione, al secondo piano, coprirà l'intero percorso professionale del grande fotografo.

Saranno esposte 54 opere fotografiche tra le più importanti icone del grande maestro.

Questa un'occasione imperdibile per ammirare alcuni tra i capolavori più toccanti e 

realistici del famoso fotografo francese, considerato un pioniere del foto-giornalismo.


Inside Ilas