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Mostre ed eventi // Pagina 130 di 218
13.02.2011 # 1796

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Vienna | Hyper Real. The passion of the real in Painting and Photography

Fino al 13/02/2011

Più reale del reale. Il realismo sotto i molteplici punti di vista di 100 artisti, protagonisti dell’iperrealismo ( nato nel 1960), con connessioni anche con la pop art di Lichtenstein e Warhol. Al Mumok di Vienna, è possibile ammirare le opere di un gruppo di pittori usciti dall’espressionismo astratto e rivolti verso la tradizione pittorica realista. Di qui invenzioni di successo come la trasformazione della fotografia in pittura, attraverso la rappresentazione dell’american dream e del lifestyle americano ( che è stato sa sempre al centro anche della pop art). Protagonisti i fotografi Jeff Wall, Andrei Gursky e artisti come Gerhard Richter, Richard Hamilton, Domenico Gnoli, Richard Estes, Ralph Goings e Don Eddy. In mostra, una quarantina di opere molto suggestive. La collezione è stata messa su dall’industriale della cioccolata Peter Ludwing, assieme alla moglie Irene e le opere provengono da vari musei in tutto il mondo.

11.02.2011 # 1981

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Tours | Émile Zola photographe /
André Kertész.
L’intime plaisir de lire

Fino al 29/05/2011

Quello di Émile Zola e di André Kertész è un incontro simbolico, uno scambio proficuo tra l’arte fotografica e la letteratura. Da un lato abbiamo il celebre scrittore, noto per il naturalismo letterario, per i suoi soggetti presi tout court dalla realtà di tutti i giorni. Dall’altro abbiamo il fotografo, che non pretende d’immortalare la realtà così com’è ma così come la sente, preso dalla sua immaginazione. Un connubio unico, irresistibile, fatto di immagini reali oppure di immagini che comunque, erano già impresse nei loro occhi e nella loro mente?* Leggere, scrivere e fotografare. Tre attività che danno accesso alla comprensione, alla rappresentazione e all’interpretazione del mondo, sono i soggetti principali di questo fotografare e di questo leggere. La realtà “ad oltranza” di Zola e il piacere scaturito dalle visoni letterarie di Kertész sino in mostra al Castello di Tours, in Francia.

07.02.2011 # 1964

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Roma | Pablo Echaurren |
Crhomo Sapiens

Fino al 13/03/2011

Pablo Echaurren, classe 1951, è un artista poliedrico e surrealista. Egli spazia tra arte e letteratura, cinema, musica, va dalla produzione di ceramiche agli arazzi, dal collage alle arti applicate. Ciò che di Encharren colpisce di più, però, oltre alle indubbie capacità artistiche, è l’essere stato “dentro” l’essenza dell’evoluzione artistica del XX secolo, la sua vicinanza con artisti cruciali, attori di questi cambiamenti, attraverso medium come il collage, il fumetto e non solo. Basta semplicemente, riportare tout court una parte della sua biografia. Nato a Roma nel 1951, da Angela Faranda, attrice italiana, e dal pittore cileno Roberto Sebastian Matta Echaurren, Pablo Echaurren., a 18 anni viene scoperto dal Arturo Schwarz, patron del dada-surrealismo in Italia, titolare all’epoca di una galleria milanese. Tra il 1973 e il 1975 Echaurren espose a Roma, Milano, Basilea, Philadephia, Zurigo, Berlino, New York, Bruxelles. Poi ( dal sito web): “Nel 1975 partecipa alla Biennale di Parigi. Nel 1983 è al Palazzo delle Esposizioni di Roma (con Altan e Andrea Pazienza), dove tornerà nel 1995 con una mostra personale di omaggio al futurismo. È presente in numerose rassegne, tra cui, Anniottanta (Bologna, 1985), XI Quadriennale (Roma, 1986), Artoon (Roma, 1989). Giovanissimo, entra in contatto con Louis Aragon e Max Ernst. I primi a segnalare il suo lavoro sono Cesare Vivaldi, Emilio Villa, Henry Martin, Giuliano Briganti e Achille Bonito Oliva. In seguito ne scrivono , fra gli altri, Renato Barilli, Enzo Siciliano, Enzo Biffi Gentili, Giovanni Testori, Maurizio Calvesi, Paola Pallottino, Vincenzo Mollica. Sullo sfondo dell’ultima pop art, dell’arte povera, del minimalismo e del concettuale, nei primi anni settanta Pablo Echaurren mette a punto un proprio universo lessicale in cui confluiscono varie sollecitazioni: il mondo miniaturizzato di Oyvind Fahlström e di Gianfranco Baruchello, il segno dell'antico maestro giapponese Hokusai, le citazioni fumettistiche di Roy Lichtenstein, ma anche le immagini scientifiche dei libri di storia naturale, zoologia e botanica, nonché l’orizzonte del comico. In un secondo momento, il confronto con il patrimonio iconografico della storia dell’arte si allarga in un costante dialogo con le avanguardie storiche, futurismo, dadaismo, cubismo, che egli rivisita con lo sguardo d'un abitante del villaggio globale, nutrito di immagini telematiche e messaggi massmediatici.” Ma Echaurren è anche scrittore e cineasta. La biografia annovera tra l’altro, la pubblicazione di biografie illustrate, dedicate a F.T. Marinetti, Tristan Tzara, Picasso, Dino Campana, Ezra Pound, Vladimir Majakovskij e la a personale all’Auditorium di Roma (2006), a cura di Achille Bonito Oliva, dedicata alla sua band preferita, i Ramones, nel 2007 Echaurren ha girato il film The Holy Family , con Uliano Paolozzi Balestrini e la partecipazione del batterista Marky Ramone. La mostra è ospitata alla Fondazione Roma Museo ed è un vero e proprio tributo all’opera di questo straordinario artista in tutte le sue declinazioni.

06.02.2011 # 1883

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Parigi |
André Kertész

06/02/2011

André Kertész (Budapest, 1894 - New York, 1985) è uno dei più grandi fotografi del ventesimo secolo, sia dal punto di vista della ricchezza della sua opera che per la longevità della sua carriera. Indimenticabile resta il suo modo di raccontare le immagini, da Parigi a New York. La galleria Jeu de Paume, a Place de la Concorde a Parigi, gli dedica finalmente una degna retrospettiva, un’esposizione monografica che riunisce i documenti originali e le opere più importanti e rappresentative. In particolare, nell’opera di Kertész si elabora una poetica della fotografia “un véritable langage photographique” secondo le sue stesse parole. Il percorso di immagini che qui viene proposto vuole valorizzare l’autonomia di ogni singola fotografia, in rapporto a delle serie ricorrenti come le distorsioni, i palazzi di New York, i camini o la solitudine. Un artista in cui la tradizione mitteleuropea, fatta di nostalgie, di verità e di contrasti, si amalgama alle immagini delle metropoli, di una Tour Eiffel accostata a dei mattoni che sembra provenire da un improbabile cantiere, un immagine spoetizzante ma al contempo vera e malinconica. Quella malinconia tipica ungherese, quel “véritable langage photographique” che gli consente di raccontare le città, i palazzi, le strade in cui, in solitudine, degli uomini passeggiano o anche di piscine in cui, sempre in solitudine, altri uomini nuotano. Ogni fotografia è un racconto, un paesaggio, un moto dell’anima.

06.02.2011 # 1849

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Roma | Jamie Shovlin
Hiker Meat

06/02/2011

Al MACRO di Roma è in scena il cinema. Un cinema mai visto, mai esistito, soltanto immaginato, cerato ad hoc come si crea un archetipo o un mito. E così la colonna sonora, fusa assieme alle scene e alla storia del film, sceneggiato e raccontato i tutti i suoi fantasmagorici pezzi, in tutte le sue immaginifiche inquadrature dall’artista londinese Jamie Shovlin. Shovlin, classe 1978, ricostruisce dal “nulla” un omaggio al cinema d’exploitation degli anni ’70. Manifesti, locandine, oggetti di scena e un archivio inventato, tutto concorre a cerare il film-caso. Il fim è Hiker Meat del regista Jesus Rinzoli. Entrambi mai esistiti, sia chiaro. Ma lo spunto di riflessione è forte e suggestivo. “Finanziato grazie a una combinazione di fondi derivanti dalla Svensk Filmindustri ed il denaro di dubbia provenienza dell’industria cinematografica pornografica francese, Hiker Meat nasce come un intenzionale e surreale sguardo verso i meccanismi più reconditi della immaginazione comunista, caratterizzando così la regia dissoluta e provocatoria di Rinzoli. Nota per le estese sequenze oniriche e la martellante colonna sonora, il film divenne una delle prime vittime della nascente campagna Video Nasty promossa dalla BBFC (British Board of Film Classification) nel 1984. Anche prima del suo ritiro dagli scaffali dei videonoleggi britannici Hiker Meat era già stato oggetto di numerosi tagli e ri-editazioni sollecitati dal distributore del film, Pieter Jons, e dovuti al difficile soggetto del film. Come spiega Rinzoli ‘Jons vide il film come pesante critica al sogno americano – e per questo come prodotto non commerciabile nel mondo occidentale – e troppo pro-comunista; mi ordinò di girare più spezzoni e di cambiare il film. Quando ho educatamente rifiutato, lui stesso ha deciso di cambiare il film’. Le alterazioni post-produzione inclusero ulteriori tagli ed un nuovo doppiaggio del film di Rinzoli, risultando in una grande varietà di versioni differenti in circolazione. Jons inoltre modificò il titolo del film a seconda del luogo in cui questo veniva proiettato, alterando drasticamente il suo significato in molte nazioni. Il distributore insistette inoltre nell’aggiunta di una sequenza onirica totalmente estranea (proveniente da un film che Rinzoli stava girando in quel momento), di numerose scene hard e di più sangue nei tanti omicidi presenti nel film”. Jamie Shovlin ha esposto i suoi lavori nel 2006 “In Search of Perfect Harmony” alla Tate Britain e “Lustfaust: A Folk Anthology 1976-1981”( I Lustfaust, una band immaginaria da lui inventata, che fa anche da colonna Sonora a Hiker Meat), presso la Freight & Volume Gallery di New York, nel 2007 “A Dream Deferred” alla Haunch of Venison di Londra, nel 2009 “The Nature of Our Business” presso Outpost a Norwich. In Italia ha partecipato alla sezione Present/Future di Artissima nel 2007 ed eseguito la performance Lustfaust al MADRE di Napoli nel 2008. L’artista è stato presente in mostre collettive organizzate presso l’ICA di Londra (2006), il Manchester Museum (2007), l’IKSV di Istanbul nel 2009.