alexa
  • Adobe-Authorized-Training-Centre
  • Autodesk-Authorised-Training-Centre
  • Pearson-Vue-Authorized-Training-Centre
Mostre ed eventi // Pagina 131 di 218
01.02.2011 # 1957

Ilas Web Editor // 0 comments

Milano | Graphic Design Worlds

Fino al 31/03/2011

Che direzione sta prendendo il Graphic Design oggi? Una cosa è certa, è sempre in movimento e dialoga con tutte le discipline possibili, a cominciare con l’ arte, la musica, la moda, il cinema, l’architettura. I graphic designer rappresentano un territorio in continua trasformazione che offre nuove prospettive per capire la direzione e gli sviluppi della cultura e della società contemporanea. La mostra ospitata alla triennale è un qualcosa di organico, di mobile, un’esperienza in itinere accompagnata da un diario di bordo, A Diary of an Exhibition, attivo dalla primavera 2010, un blog che ne è un po’ il making of( con video, recensioni e interviste). La mostra di fatto vive su più fronti, dal blog, alle interviste, alla mostra in sé, al lavoro dei graphic designers. In più, incontri, interviste, workshop, attività didattiche. Un laboratorio vivo e pulsante, in cui espongono: Åbäke, Brave New Alps, Anthony Burrill, Nazareno Crea, De Designpolitie, Dexter Sinister, Julia, Elliott Earls, Daniel Eatock, Experimental Jetset, FF3300, Fuel, Tommaso Garner, Mieke Gerritzen, Invernomuto, Christophe Jacquet (Toffe), KesselsKramer, Kasia Korczak, Zak Kyes, Harmen Liemburg, Lupo&Burtscher / Lungomare, Geoff McFetridge, Metahaven, Joseph Miceli, M/M (Paris), Na Kim, Norm, Radim Pesko, Mathias Schweizer, Studio Temp, Tankboys, Thonik, Francesco Valtolina. In mostra saranno inoltre presenti interventi del critico Max Bruinsma e della storica Emily King, in collaborazione rispettivamente con Thonik e M/M (Paris).

01.02.2011 # 1956

Ilas Web Editor // 0 comments

Bologna e Milano |
Happy Tech, macchine
dal volto umano

Fino al 31/03/2011

Ma l’arte è visionaria? Che rapporto c’è tra l’arte e la scienza, l’intuizione artistica e il progresso scientifico? Si, l’arte è spesso, decisamente visionaria. Lo è anche neo confronti della scienza e magari me coglie aspetti sorprendenti, anticipa e prevede sviluppi futuri, anche se drammatici e catastrofici. La mostra che si snoda tra Palazzo Re Enzo a Bologna( 3-13 febbraio) per poi proseguire alla Triennale Bovisa di Milano( 23 febbario-31 marzo) propone il connubio arte e scienza in questo modo: ogni artista espone la sua opera in rapporto con un “exhibit scientifico” che consente di conoscere e provare una tecnologia legata al tema dell’opera. L’idea è “quella di offrire al visitatore la possibilità di guardare alla relazione uomo-tecnologia da due punti di vista, quello dell’arte e quello della scienza, insieme”. Ci sono le Macchine inutili di Bruno Munari ( approccio utopistico e spesso fiducioso ottimismo) e il video di Nam June Paik Global Guerre, che hanno in comune una visone di bellezza connaturata all’’elemento tecnologico. Ci sono gli archivi digitali e gli e-books di Candida Hofer versus la biblioteca dell’Archinginnasio di Bologna. Tra visoni fantascientifiche e tecnologie avveniristiche, eco design( il futuro?), le energie rinnovabili, internet, gli androidi, le città virtuali, tutto è un invito a guardare il futuro attraverso l’”alone” dell’arte. Affascinante, intrigante, divertente, istruttivo, magari anche un aiuto a non prendere la tecnologia troppo seriamente. *Tra gli artisti in mostra: Tony Cragg, Cao Fei, Martino Gamper, Rainer Ganahl, Candida Höfer, Alfredo Jaar, Thorsten Kirchhoff, Armin Linke, Vik Muniz, Mark Napier, Tony Oursler, Pipilotti Rist, Thomas Ruff, Tom Sachs, Bill Viola.

31.01.2011 # 1953

Ilas Web Editor // 0 comments

Riehen | SEGANTINI


Fino al 25/04/2011

In Giovanni Segantini (1858-99) non c’è solo il mito della montagna e il divisionismo. I Giovanni Segantini si ammirano il bisogno di appartenenza, legato in maniera indissolubile al mito contadino e soprattutto alla montagna come luogo non solo fisico, ma spirituale, dell’anima. Il divisionismo, è un pretesto per sezionare la realtà in migliaia di frammenti che, ad una certa distanza, la restituiscono ancora più viva e vibrante. Una settantina di sue opere sono adesso esposte alla Fondazione Beyeler in Svizzera , a Riehn. E la Svizzera deve molto a questo artista eccezionale, per certi versi apolide. Segantini non ha avuto vita facile. Nato povero in Tirolo, è rimasto orfano in tenera età e da Milano è “emigrato” a Savognin, da cui ritrasse le splendide vedute della Alpi svizzere. Dopo il lago brianzolo e la celebre Ave Maria a trasbordo, arriva a quell’incredibile opera che è Trittico delle Alpi. Che passi dall’acqua alla montagna, il risultato è simile. Ovvero, la ricerca di un mondo perfetto, qualcosa che esiste soltanto nella mente, nella memoria e forse in qualcosa che non si è mai visto se non a tratti. Un’illuminazione improvvisa, un bagliore lontano, qualcosa che si è sognato o che si è vissuto, anche per poco, durante l’infanzia, ma che ha sublimato e segnato tutta la vita. Quello di Segantini è un mondo fatto di luce, colore, atmosfere vibranti, serene, qualcosa di veramente sublime. Non a caso, le ultime parole dell’artista, in punto di morte, sono state: “voglio vedere le mie montagne”, come per avere, l’ultima, salvifica, illuminazione.

30.01.2011 # 1908

Ilas Web Editor // 0 comments

Parigi | Basquiat

30/01/2011

Basquiat è uno di quegli artisti morti troppo presto ma che hanno lasciato il segno. Come Masaccio, Janis Joplin, Jimi Hendrix e Jim Morrison, è morto tra i 27 e i 28 anni. Basquiat, un graffitaro che si firmava SAMO (per « Same Old Shit ») sui muri di New York, alla fine degli anni ’70, periodo d’oro per i graffitari occidentali. Presto Jean-Michel Basquiat, nato a Brooklyn nel 1960 e morto di overdose nell’’88, passò dai muri ai quadri. Il suo stile è spesso stato considerato naif, ma di fatto resta un artista che ha riscritto e reinterpretato l’espressionismo contemperaneo. Un universo fatto di mitologia voudou e biblica, così come accadeva per molti media dell’epoca( fumetti, pubblicità, musica , mondo della boxe) che cercavano di affermare la loro “negritudine”. Egli definì anche una contro cultura urbana, violenta, anarchica, underground e piena di libertà e vitalità. Basquiat ebbe presto un grande successo e fu il primo artista “nero”  ad esporre alla Biennale del Whitney Museum of American Art à New York. Il Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris (11, avenue du Président Wilson) presenta una retrospettiva dedicata a Jean-Michel a 50 anni dalla sua morte, composta di un centinaio di opere maggiori, tra quadri, oggetti e disegni. In attesa, inoltre, del docufilm  di Tamra Davis, The Radiant Child.




30.01.2011 # 1879

Ilas Web Editor // 0 comments

Milano | Arte della
civiltà islamica

30/01/2011

Dopo Cina e Giappone, non poteva mancare al Palazzo reale di Milano una grande mostra dedicata all’arte islamica. Un tuffo in una civiltà millenaria attraverso la splendida collezione al-Sabah degli Sceicchi Nasser Sabah Ahmed al-Sabah e Hussah Sabah Salem al-Sabah. La mostra è interessante perché raccoglie, attraverso gli oggetti, i tappeti, i tessuti, i vetri smaltati, gli ori, i capitelli, gli oggetti in avorio, i pugnali di giada e le pedine degli scacchi in cristallo di rocca le suggestioni, gli incroci culturali, le influenze e le commistioni che l’arte islamica ha registrato nel corso dei secoli, attraverso la sua diffusione nel bacino del mediterraneo e non solo. Quando pensiamo all’arte islamica non dobbiamo orientarci esclusivamente verso un’arte racchiusa nei bei palazzi arabi o nei minareti in terra araba, ma alla anche alla Spagna ad esempio, con le sue città così marcatamente influenzate dalla cultura artistica islamica. 350 opere che testimoniano, nella preziosità degli ori e dei tessuti, nella sapienza calligrafica dei manoscritti, una cultura millenaria, diffusasi fino alla fine del 1500 e oltre in tutta l’Europa meridionale. Dalla Spagna all’’Estremo Oriente, la mostra si snoda in un percorso geografico e un o di tipo storico-estetico, in cui si evidenziano la calligrafia, la decorazione geometrica, gli arabeschi e l’arte figurativa che smentisce il luogo comune che vede l’arte islamica sostanzialmente come iconoclasta.Le opere sono state scelte da Giovanni Curatola, professore di Archeologia e storia dell’arte musulmana alle Università di Udine e Milano.