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Mostre ed eventi // Pagina 134 di 223
21.02.2011 # 1995

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Roma | Dante Gabriel Rossetti
Edward Burne Jones e il mito
dell'Italia

Fino al 12/06/2011

A 25 anni dalla mostra dedicata a Burne-Jones, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma torna con una grande retrospettiva sull’arte inglese del secondo ‘800 in cui sono esposte più di 100 opere, provenienti da prestatori privati e musei internazionali, molte delle quali per la prima volta in Italia. William Turner, John Ruskin Dante Gabriel Rossetti, Edward Burne-Jones, William Morris, Frederic Leighton, Albert Moore, George F. Watts e John William Waterhouse presero spunto soprattutto dall’arte italiana di Giotto, Crivelli, Carpaccio, Botticelli, Sebastiano del Piombo, Palma il Vecchio, Bergognone, Luini, Tiziano, Veronese, Tintoretto, le cui opere sono qui esposte per fornire un raffronto adeguato con l’arte inglese. Infatti, questo consente di effettuare in loco letture critiche, comprendere perché, ad esempio, Ruskin avesse una particolare predilezione per Luini e non Leonardo, il suo rifiuto per Michelangelo, che ebbe comunque un forte ascendente in ambito tardo preraffaellita e simbolista. Inoltre, fu proprio il gruppo di “preraffalleiti” o primitivi come vennero ribattezzati poi, a rimpolpare le prime collezioni della National Gallery (1834) di Londra, attraverso importanti acquisizioni e acquisti di opere provenienti dall’Italia. In particolare emerge una figura di donna, raffigurata in molti quadri di Dante Gabriele Rossetti, Jane Burden, di umili origini, contesa consorte di William Morris e musa per eccellenza dell’universo preraffalleita. Bellissima, con grandi occhi languidi, bocca carnosa e spesso imbronciata, lunghi capelli scuri, la Burden divenne nei quadri di Rossetti&Co l’eterno femminino regale che non cesserà di esistere fino a Klimt e che sarà così ben rappresentato poi, anche nel cinema muto attraverso il divismo delle attrici.

21.02.2011 # 1546

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Parigi | elles@centrepompidou | artistes femmes dans les collections du Musée national d'art modern

Fino al 21/02/2011

Al quarto e al quinto piano del Centre Pompidou a Parigi, continuano con nuove acquisizioni le esposizioni di collezioni moderne e contemporanee dedicate all’arte”femminile”. Più di centoventi opere e 35 artiste, con almeno un milione di visitatori dalla sua apertura, il 27 maggio 2009. L’intento è quello di supportare il lavoro del Museo Nazionale d'Arte Moderna che vuole promuovere l’arte femminile, attraverso nuove acquisizioni e nuove mostre. Le artiste di spicco della mostra, a rappresentare l’arte iraniana, sono Shadi Ghadirian (1974, Iran) e Sara Rahbar (1976, Iran), che hanno presentato le loro opere al festival nel 2009 Paris Photo e Photo Dock; in buona compagnia con Sandra Vásquez de la Horra, artista cilena classe 1967, vincitrice del Design Award 2009 della Fondazione per l'Arte Contemporanea & Daniel Florence Guerlain. Le artiste francesi presenti sono la visuale Loutz Frédérique (1974, Francia), Lili Reynaud Dewar (1975, Francia). I nuovi acquisti sono due figure di punta della Young British Artists, Emin (1963, Inghilterra) e Angela Bulloch (1966 Canada) assieme a Lucy Skaer (1975), anche lei inglese e vincitore del Premio Turner 2009. E ancora: l'artista afro-americano Adrian Piper, la cui arte è fortemente caratterizzata dal minimalismo e dall’arte concettuale, è stata inoltre, uno dei primi artisti nel 1970 ad affrontare questioni di razza, genere e classe sociale nelle sue opere. Presenti anche opere di Marina Abramovic. La mostra è stata organizzata anche grazie all’aiuto economico di Yves Rocher.

20.02.2011 # 1887

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Lugano | Araki.
Love and Death

20/02/2011

Nobuyoshi Araki, classe 1940, è oggi uno degli artisti più celebrati al mondo. La mostra di Lugano, presso il Museo d’arte in Villa Malpensata, lo celebra con 18 serie della sua grande opera di cui molte opere sono per la prima volta mostrate al di fuori del Giappone. Amore, morte, erotismo, il vuoto, sono i temi ricorrenti della sua opera fotografica. L’amore per la moglie Yoko, seguito con la macchina fotografica fino alla scomparsa di lei, immortalata attimo per attimo, nell’amplesso, nel momento del riposo e nel momento della morte. Così come fa anche con l’amata gatta Chiro, portatagli dalla moglie poco prima di morire. Ne fotografa tutti gli istanti, in una modalità simile a quella in cui, nella serie Sentimental Journey/ Winter Journey, fotografa la moglie. Nelle serie Tokyo Nude e Nude ( Bondage), ci sono quelle foto “erotiche” che lo hanno in qualche modo reso celebre( gli ingrandimenti dei genitali femminili, che negli anni ’70 fecero scalpore e a cui rimandano continuamente anche le foto del cibo e dei fiori). Ma il tema è sempre e comunque collegato alla morte, al deperimento, come nel modo ossessivo in cui fotografa i fiori e il cibo, l’atto stesso della decomposizione in cui si prefigura un qualcosa di erotico, che assomiglia al sesso, ma anche alla gioventù che svanisce, man mano, come appassiscono i fiori. Fiori che immortala dettagliatamente affinché, quelle foto, quando Araki scopre di soffrire di cancro vengano messe sulla sua tomba. I nudi legati, invece, rappresentano il modo in cui egli tiene legata una donna perché non può legarne il cuore. Una sorta di emblema del possesso, che si esprime, in un’azione, quella del legare una persona, che tradisce un senso d’impotenza attraverso un’azione di forza. Ci sono poi le facce dei giapponesi, di ogni tipo e classe sociale, che rispondono ai criteri in voga un tempo, della fisiognomica, oggi scomparsi. Un volto, un carattere, un destino. Roba vecchia, insomma, anche se Araki si diverte molto a fotografare volti non solo nell’amata Tokio, ma anche fuori. Emblematica la serie Skyscape, che viene poi ripresa con l’intervento diretto dell’artista in Sky letters, Sky paintings. I cieli sono fotografati, così come ne è immortalato il vuoto. In occidente il vuoto rappresenta qualcosa di negativo, l’horror vacui. Nella cultura orientale no, il vuoto è qualcosa da riempire, è il presupposto al pieno. Ecco perché, alla fine Araki con la pittura interviene direttamente nell’opera,lasciando un segno di sé in quei cieli,” riempiendoli di sé”. Araki fotografa sempre, ogni due o tre minuti è pronto a scattare, al punto che rivela che anche con sua moglie, più che un rapporto è stato un rapporto fotografico. La vita, le immagini e i volti quotidiani, come la serie ambientata in metropolitana, lo affascinano. La macchina posata sulle ginocchia, scatta le foto e coglie sprazzi di vita istantanei, atteggiamenti che suggeriscono storie e vicende umane che non conosceremo mai, ma che attraverso quelle immagini possiamo divertirci ad immaginare. Su di lui influirono i neorealismo italiano, con De Sica e Rossellini( come si può ben vedere nella serie dedicata ad un quartiere di Tokyio in cui sono immortalati i ragazzini, dopo la guerra, Satchin). E la polaroid? Più che la fotografia digitale, Araki ha amato l’immediatezza della Polaroid, quel restituire immediatamente l’immagine reale, un’immagine non asettica come nel digitale, non morta o fredda, ma bagnata, viva, sensuale. Le foto di Araki sono struggenti, le pose spesso rituali sono di un fascino altissimo, quasi indescrivibile, tutto è molto reale e simbolico al tempo stesso e aperto a tutte le possibili letture, come la vita stessa. Araki, nel 1981, realizzò anche il suo primo ed unico film, Diario di una studentessa, che racconta le vicende di una giovane che vuole sfondare nel settore del soft-porno. Dagli anni ’80 espone in tutto il mondo e il suo lavoro è apprezzato sia dal pubblico che dalla critica. Ha all’attivo circa 16000 fotografie scattate in un decennio, 200 mostre personali e 150 collettive e su di lui sono state realizzate ad oggi quasi 300 pubblicazioni in tutto il mondo.




20.02.2011 # 1856

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Londra |
Shadow Catchers
Exhibition

20/02/2011

L’Albert and Victoria Museum di Londra nasconde nei suoi saloni d’epoca, tra i suoi marmi vittoriani, una mostra di raro interesse per tutti quelli che indagano la realtà con un obiettivo fotografico, ma non solo. Una mostra che si chiama letteralmente Mostra dei Cacciatori d’ombre. Laddove l’irreale, ciò che non si vede, viene catturato con un obiettivo fotografico, ombre che si vedono apparire dove non dovrebbero essere. Cinque artisti contemporanei( cinque maestri di indiscusso talento) ma non giovanissimi, Floris Neusüss, Pierre Cordier, Susan Derges, Garry Fabian Miller e Adam Fuss, con una capacità straordinaria di fissare ombre e superfici ipersensibili alla luce, sia con una fotocamera che senza. Tutti, però, fissano frammenti, immagini, tracce, segni, memorie e sogni. Il mondo in cui ci si addentra è infatti proprio quello del sogno e dell’immaginazione, un mondo fatto di oggetti e di visoni.Oniriche.


18.02.2011 # 1991

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Milano | Invito al Viaggio 2



26/03/2011

L’esposizione presentata al Centro Pecci di Milano è un invito al viaggio, tema comune alle opere selezionate ma anche metafora dello spostamento spaziale. Di fatto, il Centro Pecci di Milano è come un’arteria del Centro Pecci di Prato, viva e pulsante realtà museale toscana. Le opere, raccolte in più di 20 anni sono di una bellezza straordinaria, testimonianza unica e rara di tutto ciò che gravita intorno al tema del viaggio. Impressioni, sensazioni, umori, immagini che sembrano provenire direttamente dall’onirico o dall’inconscio, trasfigurate e trasfiguranti, evanescenti, astratte, pittoriche, nitide. Non c’è limite allo sguardo che gli artisti che espongono in questo Invito al Viaggio, parte seconda, offrono allo spettatore. L’introduzione è affidata a Lucio Fontana, con il Progetto per Concetto spaziale (1966). Proseguono gli ambienti con le opere di Pinot Gallizio, Fabio Mauri, Mario Merz, Superstudio, Loris Cecchini, Enzo Cucchi, Remo Salvadori, Gilberto Zorio.