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Mostre ed eventi // Pagina 14 di 223
28.06.2016 # 4569

Ilas Web Editor // 0 comments

GUERRA, CAPITALISMO & LIBERTÀ

a Roma fino al 4 settembre 2016

Guerra, Capitalismo & Libertà, sono le tematiche contemporanee affrontate in questa mostra attraverso le opere del principale street artist internazionale noto come Banksy. 


Una grande mostra sull’artista che si terrà a Palazzo Cipolla, dal 24 Maggio al 4 settembre 2016. La mostra comprende un esteso corpus artis su Banksy proveniente da collezioni private internazionali. Saranno esposti dipinti originali, stampe, sculture e oggetti rari, molti di questi mai esposti in precedenza. 

È una mostra no-profit, caratterizzata da una forte componente didattica destinata alle scuole, che costituisce un’esauriente rassegna scientifica dell’artista noto come Banksy. 


L’artista, originario di Bristol, ha influenzato enormemente la scena artistica a livello mondiale ed è oggi considerato il massimo esponente del movimento artistico conosciuto come Street Art. Nella mostra sarà messa in luce la sua visione artistica di fronte agli avvenimenti sociali e politici internazionali, dalla serigrafia di alcune scimmie che dichiarano ‘Laugh Now But One Day I’ll Be in Charge’ (Ridete adesso ma un giorno saremo noi a comandare), passando per l’agghiacciante immagine di ‘Kids on Guns’. 


Banksy è una delle figure più discusse, dibattute e acclamate dei nostri tempi, il suo anonimato ha catturato l’attenzione del pubblico internazionale già dalla fine degli anni Novanta. È un artista urbano che utilizza una vasta gamma di supporti, dalla pittura su tela, alle serigrafie e sculture, alle grandi installazioni, creando delle scenografie animate in cui ha coinvolto, occasionalmente, anche animali viventi. I suoi lavori sono caratterizzati da umorismo e umanità, intendono dare voce alle masse e a chi, altrimenti, non sarebbe ascoltato da nessuno. Un esempio è il suo recente commento alla crisi dei rifugiati: un grande stencil fuori l’ambasciata francese di Londra. Il suo anonimato e il suo rifiuto a conformarsi spiegano la difficoltà a inquadrare e definire un artista di tale portata; proprio per questo, non è mai stata esposta all’interno di un museo privato, una rassegna delle sue opere. La Fondazione ha riunito questa collezione, ampia e senza precedenti, grazie a prestatori provenienti da tutto il mondo. La mostra metterà in luce le grandi capacità artistiche di Banksy, attraverso la sua carriera ed evidenziandone le principali fonti di ispirazione: GUERRA, CAPITALISMO e LIBERTÁ.



15.06.2016 # 4558

Daria La Ragione // 0 comments

Terrae Motus

a Caserta dal 1 giugno 2016

Mercoledì 1° giugno 2016 alle ore 15.00 apre al pubblico il nuovo allestimento completo, anche se ancora provvisorio, della collezione Terrae Motus, che il gallerista napoletano Lucio Amelio progettò e costituì progressivamente a partire dall’inizio degli anni '80, chiamando a raccolta decine di artisti per dedicare un'opera che testimoniasse una reazione personale e collettiva al terremoto dell'Irpinia del 1980. La collezione è composta di 72 opere, per lo più di grandi dimensioni, e assume rilievo internazionale per l'unità di tema e di tempo nonché per l'importanza degli artisti coinvolti. Nel 1993 fu affidata in legato da Amelio alla Reggia di Caserta, che assunse l'obbligo di esporla in maniera permanente e completa. Ora, con la cessione al MiBACT da parte dell'Aeronautica e della Scuola di Amministrazione di notevoli spazi al piano nobile del complesso vanvitelliano, si può dare seguito al sogno del gallerista. La collezione viene infatti esposta per buona parte nella grande sala che, dietro la Cappella Palatina, segue gli appartamenti storici aperti al pubblico, e si configura dunque come il loro proseguimento nei nuovi territori della Reggia disponibili per l'arte e la cultura, che in futuro saranno destinati, oltre che a Terrae Motus, a spazi per mostre temporanee, laboratori d'arte e al nuovo centro congressi della Reggia. L'allestimento è provvisorio e permette di vedere tutte le opere senza attendere che sia completato il percorso “finanziamento/progetto/cantiere”, che richiederà almeno due anni. Ma non solo: la riconsegna immediata alla comunità della collezione farà sì che l'allestimento permanente e l'ordinamento finale delle opere venga elaborato nel vivo di un confronto critico aperto, trasparente e allargato, capace di coinvolgere anche il grande pubblico. Quando aprirà il cantiere per realizzare la presentazione finale di Terrae Motus negli spazi restaurati, per un anno la collezione potrà essere esposta in alcune grandi capitali del mondo, contribuendo all'arricchimento della cultura figurativa internazionale e alla fama della Campania e dell'Italia nel mondo.

15.06.2016 # 4557

Daria La Ragione // 0 comments

The Mind's Eye. Henri Cartier-Bresson

a Napoli fino al 28 luglio 2016

Il genio della composizione, la sorprendente intuizione visiva, la capacità di catturare momenti fugaci e significativi fanno di Henri Cartier-Bresson,1908_2004, uno dei più grandi fotografi del Ventesimo secolo.

La sua ricerca lo ha spinto in ogni luogo del mondo, lui è stato testimone dei momenti più significativi della storia, Cartier-Bresson ha fuso la poesia alla potenza della testimonianza generando una nuova grammatica visiva.

Ha attraversato: surrealismo, Guerra Fredda, Guerra Civile Spagnola, seconda Guerra Mondiale con uno sguardo lucido attento e mai retorico. Dal 1926 al 1935,

Cartier-Bresson frequenta i surrealisti, compie i primi passi nella fotografia e intraprende i suoi primi viaggi; dal 1936 al 1946, si assume un grande impegno politico lavorando per la stampa comunista e affrontando grandi esperienze nel cinema. Dal 1947 al 1970, apre la prestigiosa agenzia Magnum Photos allontanandosi dal fotoreportage. 

Al PAN una mostra delle sue opere fotografiche, una selezione dell'immenso corpus di immagini che Cartier-Bresson ci ha lasciato: l'esposizione, al secondo piano, coprirà l'intero percorso professionale del grande fotografo.

Saranno esposte 54 opere fotografiche tra le più importanti icone del grande maestro.

Questa un'occasione imperdibile per ammirare alcuni tra i capolavori più toccanti e 

realistici del famoso fotografo francese, considerato un pioniere del foto-giornalismo.


20.05.2016 # 4547

Daria La Ragione // 0 comments

DOPPIO RITRATTO - ANTONIO E XAVIER BUENO

a Firenze fino al 18 settembre 2016

Contrappunti alla realtà tra avanguardia e figurazione


Dal 21 maggio al 18 settembre 2016, Villa Bardini a Firenze ospita una grande mostra in grado di ripercorrere, in parallelo, l’intera parabola artistica dei due fratelli Bueno.

L’esposizione, dal titolo DOPPIO RITRATTO - Antonio e Xavier Bueno. Contrappunti alla realtà tra avanguardia e figurazione, curata da Stefano Sbarbaro, è promossa dalla Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron e dall’Ente Cassa di Risparmio di Firenze in collaborazione con l’Associazione Culturale Bueno.

La rassegna raccoglie oltre 130 opere tra le più significative della produzione dei due pittori di origine spagnola. Il nucleo più consistente è rappresentato da quelle concesse dagli eredi a cui si sommano i prestiti provenienti da importanti realtà museali, da prestigiose fondazioni e da collezionisti privati con diversi inediti.

Il progetto segue le fortunate iniziative realizzate a Villa Bardini attorno alle figure di Pietro Annigoni e Gregorio Sciltian e chiude il doveroso approfondimento (impreziosito anche dalla monografica su Alfredo Serri) sull’intricata e breve esperienza del Gruppo dei Pittori Moderni della Realtà (1947-1949).

Il catalogo della mostra - Edizioni Polistampa - contiene contributi di Susanna Ragionieri, Giorgio Bedoni e l’introduzione di Philippe Daverio, presidente onorario dell’Associazione Culturale Bueno che ha sede a Firenze.

La mostra celebra e documenta la vicenda creativa e umana di due complesse personalità votate alla più autentica pratica pittorica che, con originalità, ebbero modo di avvicinarsi al vivace ambiente culturale fiorentino a partire dagli anni quaranta, guadagnandosi in un lungo e tormentato percorso di crescita e adattamento stilistico, un ruolo da protagonisti nel panorama artistico italiano del secondo Novecento.

Sullo sfondo dei profondi cambiamenti culturali nei vivaci anni del dopoguerra, segnati dall’antinomia avanguardia e figurazione, l’indagine approfondisce, per la prima volta, la simbiosi esistenziale tra i due fratelli mettendone in luce, da una parte, i punti di tangenza nel delicato meccanismo dei reciproci condizionamenti e scambi di influenze, specie negli anni della formazione e, dall’altra, le fasi del distacco e dell’affrancamento individuale che portarono alle rispettive maturità stilistiche.


DOPPIO RITRATTO – Antonio e Xavier Bueno

Contrappunti alla realtà tra avanguardia e figurazione

Firenze, Villa Bardini (Costa San Giorgio 2 – Tel. biglietteria/bookshop 055 2638599)

21 maggio – 18 settembre 2016

20.05.2016 # 4546

Daria La Ragione // 0 comments

SOL LEWITT

a Milano fino al 25 novembre 2016

La mostra presenta 34 opere su carta - gouache, disegni, acquerelli - e tre progetti per i famosi Wall Drawings dell’artista americano, uno dei padri fondatori dell’arte concettuale.

"Mi piacerebbe produrre qualcosa che non mi vergognerei di mostrare a Giotto"
Sol LeWitt

Dal 24 maggio al 25 novembre 2016, lo Studio Giangaleazzo Visconti di Milano (c.so Monforte 23) dedica una mostra a Sol LeWitt, artista americano (Hartford, 1928 - New York, 2007) tra i più influenti della seconda metà del Novecento, uno dei padri fondatori dell’arte concettuale.


I suoi lavori sollecitano prima di tutto la mente dell’osservatore piuttosto che il suo occhio o le sue emozioni e si definiscono concettuali nella misura in cui è l’idea a presiedere all’esecuzione dell’opera.
L’esposizione propone 34 opere su carta - gouache, disegni, acquerelli - e tre progetti per i famosi Wall Drawing, i suoi murales, che rappresentano la sua cifra espressiva più alta e riconoscibile.


Il disegno e la pittura murale sono i due poli attorno ai quali si sviluppa la produzione dell’artista a partire dal 1968. È in questo periodo che LeWitt argomenta come l’idea sia la componente fondamentale della sua arte, ponendo l’esecuzione e l’oggetto come secondari. È infatti significativo che la realizzazione dei Wall Drawing sia lasciata ai suoi assistenti, e il risultato finale sia presentato insieme al progetto esecutivo, esposto a fianco del murales per aiutare l’osservatore a comprenderne l’idea di base e la conseguente complessità di sviluppo.

“Dal punto di vista espressivo - afferma Gianluca Ranzi nel testo in catalogo - quanto interessa a LeWitt è principalmente dato dal fatto che non solo il pensiero deve presiedere e superare d’importanza la realizzazione, ma che quest’ultima deve racchiude in sé il pensiero rendendolo manifesto allo spettatore”.


“Per far comprendere questo concetto - continua Gianluca Ranzi - LeWitt è ricorso all’esempio della musica: essa, come la udiamo, è il risultato finale, mentre le note che la producono esistono solo per essere lette da chi le può comprendere e utilizzare, cioè i musicisti che eseguono il pezzo musicale indicato sulla partitura. Il pubblico invece ascolterà la musica che nasce dall’esecuzione ma sarà all’oscuro delle unità minime che la sovrintendono, così come delle modalità del loro armonico relazionarsi le une con le altre”.


Le opere presenti in mostra ricostruiscono di fatto l’evoluzione creativa di LeWitt, da alcuni esempi di quella rigorosa e schematica moltiplicazione di un cubo di base (Cube Without a Cube, 1982, matita su carta, 56x56 cm) o di un rettangolo (Folded Paper, 1971, carta piegata, 15x30 cm) che svelano in bianco e nero il principio delle sue note sculture a griglie modulari, fino alle grandi figure di solidi geometrici irregolari che anche nell’uso astratto e matematico del colore si ricollegano alla pittura di Piero della Francesca (Geometric Figure, 1997, gouache su carta, 152,9x173 cm), per finire con molti significativi esempi delle famose linee colorate ondulate o aggrovigliate che sono alla base di importanti interventi pubblici come quelli per l’Ambasciata Americana alla Porta di Brandeburgo a Berlino o per la Metropolitana di Napoli.