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Mostre ed eventi // Pagina 23 di 218
15.06.2015 # 4204

Daria La Ragione // 0 comments

FABRIZIO PLESSI. Digital wall

a Milano fino al 30 settembre 2015

La sede di Banca Generali Private Banking, in Piazza Sant’Alessandro 4 a Milano, ospita dal 21 maggio al 30 settembre 2015 una mostra che segna un’importante evoluzione stilistica nel lavoro di Fabrizio Plessi (Reggio Emilia, 1940), tra i più conosciuti e apprezzati artisti italiani a livello internazionale.
Per la prima volta nella sua lunga carriera, l’artista reggiano, ma veneziano d’adozione, rompe gli schemi che hanno finora caratterizzato la sua opera, presentando in anteprima assoluta Digital wall.
Le opere di Plessi occupano interamente gli spazi della banca milanese, attraverso l’installazione di veri e propri muri digitali. Come lampi trasferiti in verticale sul muro, gli schermi (100x60x4 cm ciascuno) sono montati come grandi mosaici e rimandano filmati appartenenti alla sua cifra espressiva più tipica, legata ai temi dell’acqua, del fuoco, della lava.
Questi due elementi, apparentemente opposti e contrari, convivono attraverso l’uso alchemico del medium digitale del video che dà vita a un gioco di rimandi e di metafore, in grado di innescare visioni pittoriche di grande suggestione.
La novità di Digital wall risiede nello spogliare totalmente gli schermi da ogni supporto, liberandoli da ogni struttura e togliendoli, di fatto, da ogni teatralità che ha contraddistinto, finora ogni lavoro di Fabrizio Plessi.
 Digital wall è anche l’esempio di come l’immaginario Plessi, attraverso la magia delle nuove tecnologie, rimanga strettamente legato alla contemporaneità e ai suoi argomenti più attuali.
“L’impegno per l’arte, nella ricerca di nuove idee e riflessioni culturali da offrire alla gente, è una colonna portante e distintiva nell’universo di iniziative sociali di Banca Generali”- dichiara Piermario Motta, Amministratore Delegato di Banca Generali –“Siamo felici ed onorati di ospitare nella nostra sede di Piazza Sant’Alessandro un artista di fama mondiale come Fabrizio Plessi capace di emozionare con la sua incredibile poetica che sposa l’high-tech all’essenza materica degli elementi. La scelta dell’artista di rappresentare l’evoluzione di una creatività all’avanguardia nel digitale insieme a noi, negli spazi dei nostri uffici, riflette la comune attenzione per l’innovazione e la sensibilità per una cultura della tecnologia che ci caratterizza”.
Accompagna la mostra un catalogo Peruzzo Editoriale, con testo critico di Philippe Daverio.
Tra le novità di Digital Wall si segnala anche “BG Events”, un’applicazione per smartphone e tablet sviluppata in esclusiva da Banca Generali per rendere l’esperienza dei visitatori ancora più unica. Grazie a “BG Events”, infatti, l’utente potrà farsi guidare nella fruizione delle opere direttamente dall’artista tramite contenuti video esclusivi che ne descrivono emozioni, genesi e dinamiche creative.
Scaricabile gratuitamente da Play Store per Android e da Apple Store per iOS, la app “BG Events” si basa sul principio di realtà aumentata (Augmented Reality, AR), ovvero un processo che consente di prendere immagini del mondo fisico e sovrapporle a dati di quello digitale.
FABRIZIO PLESSI. Digital wall
Milano, Sede di Banca Generali Private Banking (piazza S. Alessandro 4 )
21 maggio - 30 settembre 2015

29.05.2015 # 4198

Daria La Ragione // 0 comments

OLIVO BARBIERI. IMMAGINI 1978-2014

a Roma fino al 15 novembre 2015

«Non mi ha mai interessato la fotografia, ma le immagini.

Credo che il mio lavoro inizi laddove finisce la fotografia»

Olivo Barbieri


Attorno a questa affermazione, apparentemente paradossale, prende forma il progetto della mostra, pensata come un itinerario per leggere, con un taglio critico, inedito e ragionato, l’opera di uno dei più importanti autori della fotografia italiana contemporanea.

Una grande retrospettiva che inquadra, attraverso sei sezioni, i diversi temi o aree di ricerca attorno cui Olivo Barbieri ha sviluppato il proprio lavoro artistico.

Fotografie e film illustrano il percorso del fotografo dalla fine degli anni ’70 fino ad oggi: dai primi Flippers ritrovati in una fabbrica abbandonata che giocano con le decadenti icone del moderno, passando per le stranianti immagini notturne dei contesti urbani cui si contrappongono le visioni di volti e paesaggi dei dipinti conservati nei musei; dall’esplorazione delle città italiane e delle periferie degli anni ’80, ai ripetuti viaggi in Cina e in Estremo Oriente, fino alle visioni dall’alto degli anni ’90, primo approccio di quel lavoro sui contesti urbani e naturali che si strutturerà poi in progetto sistematico con la serie site specific_, avviata nel 2003 e tutt’ora in corso.


29.05.2015 # 4197

Daria La Ragione // 0 comments

MAURIZIO SACRIPANTI. EXPO OSAKA ’70

a Roma fino al 25 ottobre 2015

“Uno spazio che si muove può significare un paese che si muove”.

In movimento, pulsante e racchiuso da un involucro che muta in modo imprevedibile, vivente: è il progetto del Concorso per il padiglione italiano all’Esposizione Internazionale di Osaka’70 di Maurizio Sacripanti in cui, allo spazio statico tradizionale, si contrappone uno spazio in movimento dove il tempo, effettiva quarta dimensione, diventa un parametro manipolabile al pari degli altri.

In mostra disegni, fotografie, documenti, un modello e video interviste dedicate allo spazio del padiglione, per conoscere la poetica e le riflessioni progettuali di un grande architetto.

Carlo Scarpa, Luigi Moretti, Pier Luigi Nervi, Ludovico Quaroni, Giovanni Michelucci, Michele Valori, Alessandro Anselmi, a questi autori il MAXXI dal 2010 ad oggi ha dedicato delle mostre monografiche. In questo panorama risulta imprescindibile un omaggio a Maurizio Sacripanti anche in prospettiva dell’avvicinarsi del centenario della sua nascita.


17.05.2015 # 4173

Daria La Ragione // 0 comments

Bob Dylan. Like a Rolling Stone

a Bologna fino al 13 giugno 2015

ONO arte contemporanea presenta Bob Dylan: “LIKE A ROLLING STONE” una retrospettiva che ripercorre i primi anni della carriera di Bob Dylan attraverso le immagini di tre tra i più importanti fotografi che lo hanno immortalato: Barry Feinstein, le cui opere sono presentate per la prima volta in Italia, Joe Alper e Tony Frank. A questi si aggiungono le opere grafiche di Bob Masse, che lavorò alle locandine dei primi concerti di Dylan, quando ancora era pressoché sconosciuto. Gli anni Sessanta rappresentano probabilmente il periodo più controverso, creativo e vitale di Bob Dylan che, a 73 anni, è oggi considerato una delle figure che più hanno influenzato la cultura popolare americana del XX secolo.

Cinquant’anni fa veniva pubblicata, nel disco Highway 61 Revisited la canzone “Like a Rolling Stone” che, con i suoi cinquanta versi della stesura iniziale, cambiò le regole della composizione della musica popolare. Ispirato dalla musica folk e politicamente impegnata di Woody Guthrie, Robert Zimmerman (il nome d’arte è un omaggio al poeta gallese Dylan Thomas) lascia la nativa Duluth in Minnesota per approdare nella New York in cui i poeti della beat generation avevano già scritto pagine memorabili della cultura moderna e il fermento creativo era al suo apice. Sarà proprio Allen Ginsberg ad ammettere che con l’avvento di Bob Dylan il testimone viene passato alla generazione successiva. Le prime canzoni di protesta sociale che Dylan compose furono talmente incisive da proiettarlo, dallo sconosciuto ragazzo di campagna quale era, a “paladino” dei diritti sociali. Dylan suonò con l’allora compagna Joan Baez alla March on Washington for Jobs and Freedom del 28 agosto 1963 durante la quale poté assistere al discorso di Martin Luther King Jr. nel quale pronunciò lo storico “I Have a Dream”, che il cantante accrediterà come passaggio fondante del proprio pensiero. Le foto in mostra ripercorrono i primi anni della carriera di Dylan, dai concerti al Caffè Lena - una storica Coffe House nello stato di New York -, in cui presentava sul palco le prime canzoni di protesta fino alla svolta elettrica che, pur alienandogli numerosi fan della prima ora, lo farà assurgere a figura chiave della scena musicale e culturale di quel periodo.

Tra gli scatti presentati per la prima volta in Italia quelli di Barry Feinstein relativi al secondo tour inglese, considerato da molti non solo il miglior live di Bob Dylan ma con ogni probabilità uno dei migliori della storia della musica popolare contemporanea.


17.05.2015 # 4172

Daria La Ragione // 0 comments

Stratis Vogiatzis. Memorie sospese

a Torino fino al 21 Giugno 2015

Saranno esposte 26 fotografie della collezione Inner World, un progetto realizzato tra il 2007 e il 2010 sull’isola di Chios.
Stratis Vogiatzis è un sognatore e un artista appassionato, determinato a conservare i valori in cui crede. Dopo aver lavorato in diversi paesi del mondo, con questo progetto torna alla sua amata terra e rivisita i luoghi della sua infanzia. Con la macchina fotografica Vogiatzis cattura un pezzo della cultura popolare dell’Egeo, scopre e ci rivela il mondo nascosto dei cosiddetti “villaggi del mastice” di Chios.
Questi borghi medievali sono diventati ricchi e famosi grazie alla coltivazione di un piccolo albero che "lacrima" una resina profumata ampiamente utilizzata dal 14° secolo. In epoca recente questo commercio ha perso la sua importanza, così interi villaggi sono stati abbandonati.

Case, bar, negozi, cantine, scuole: luoghi dimenticati di una cultura popolare collettiva, che è rimasta come sospesa nel tempo e nella memoria. Stratis usa il suo talento e la sua sensibilità per esplorare, senza invadenza, questi luoghi privati, per cogliere l'anima delle persone che vi abitavano, per intuire il senso della loro vita. La figura umana è completamente assente negli scatti, ma dietro ogni assenza si avverte una presenza forte: gli oggetti abbandonati, tracce evidenti di semplice vita quotidiana, tradiscono abitudini e raccontano tradizioni. La polvere che li ricopre è un monito all’effimera condizione dell’esistenza. Sono cose lasciate come se all’improvviso qualcuno potesse entrare… le persone non torneranno, ma hanno lasciato un segno indelebile. Sono paesaggi interiori e scenari al limite tra memoria e realtà, che diventano testimonianze di un passato recente, un documento storico di vita vissuta.

Le immagini sono sobrie ed essenziali, mai pretenziose, caratterizzate da colori drammatici e dettagli così sorprendenti da creare un'intensa atmosfera emotiva. Avevo la netta sensazione che ogni stanza fosse il ritratto del suo proprietario, uno spaccato nell'anima delle persone che l’avevano abitata. Si potrebbe pensare che gli oggetti, dopo così tanti anni trascorsi a fianco delle persone e delle loro storie, abbiano acquisito un'anima. Mi muovevo e respiravo lentamente per paura di disturbare questo rapporto erotico tra gli oggetti e il tempo.
Stratis Vogiatzis



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