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Mostre ed eventi // Pagina 24 di 220
26.06.2015 # 4228

Daria La Ragione // 0 comments

MISSONI, L'ARTE, IL COLORE

a Gallarate, fino all'8 novembre 2015

L’esposizione si apre con la suggestiva video-installazione di Ali Kazma Casa di moda, nata nel 2009 per mettere in luce l’esclusivo connubio tra l’aspetto artigianale che affonda nella tradizione e il design contemporaneo, l’approccio rispettoso del materiale e del lavoro della maison Missoni e la volontà dell’artista di osservare da dietro le quinte il mondo glamour della moda e, più ampiamente, dell’attività umana.

Nella sezione Le Radici sono chiarite le origini della ricerca dei Missoni, le prime risorse e fonti d'ispirazione, nel campo delle arti visive e della moda. Il quadro di riferimento è quello della nascita delle avanguardie storiche in Europa, dall'astrattismo lirico di Sonia Delaunay, imprescindibile insieme a Kandinsky, al Futurismo di Balla e Severini e, come ricorda Luciano Caramel nel suo testo, “pregnante soprattutto il rimando a Klee, fondamentale per la comprensione della complessa cultura e pratica pittorica di Missoni”.
Importante per la narrazione è anche l'affermazione, negli anni Trenta, di gruppi, riviste e ricerche volte alla definizione di una pittura e di una scultura geometrica, di carattere costruttivista e concretista. In questo contesto si afferma un linguaggio espressivo basato sulla ritmica composizione di forme e colori utilizzati in modo puro, che i Missoni traducono e rielaborano nei motivi centrali del proprio processo creativo.
Questa sezione infatti, come ricorda Emma Zanella nel suo saggio in catalogo, insieme a i primi “astrattisti italiani Munari, Veronesi, Soldati, Rho, Fontana o Vedova, traccia i confini di specifici territori di ricerca sul colore, sulla forma, sulla linea, sul ritmo che hanno caratterizzato la non figurazione europea nella prima metà del XX secolo e che hanno costituito i presupposti culturali e progettuali del mondo creativo di Missoni”.
Ne è un esempio Sonia Delaunay, le cui opere rivelano particolari affinità con i Missoni per modalità di lavoro e per esiti formali, non solo perché anche Sonia, con il marito Robert, ha messo a disposizione la propria capacità inventiva per il mondo della moda, della produzione di tessuti e del disegno di costumi teatrali, quanto perché l’assonanza dei due mondi tocca le corde fondamentali della loro poetica, per metodo e per risultati.
Altro esempio è Spitz-Rund (Aguzzo-rotondo) di Wassily Kandinsky, dipinto che raccoglie e sintetizza l’esperienza del maestro russo a contatto con la Bauhaus di Weimar e Dessau, evidente nella marcata geometrizzazione delle forme e nell’uso di colori dalle risonanze psichico ed emotive, mentre allo studio del colore in movimento si dedica Luigi Veronesi tra i precursori più acuti e sperimentatori dell’arte astratta nell’ambiente artistico milanese dagli Anni Trenta in avanti, del quale si presentano due film astratti di straordinaria attualità, Film 4 (1940), Film 6 (1941), in cui le linee e i colori si muovono in composizioni libere, dominate dal ritmo.

La mostra prosegue con Il colore, la materia, la forma, una serie di installazioni immersive, progettate da Luca Missoni e Angelo Jelmini, caratterizzate da una profonda fusione tra la ricerca di materia e colore, proprie del fashion design e dimensione ambientale, mutuata dalle arti visive. Realizzare abiti per i Missoni significa, infatti, dare spazio al colore, alla materia e alla forma, immaginate e plasmate secondo una rigorosa e personale ricerca estetica. “I filati sono il medium per il colore che, lavorato a maglia, prende profondità e rilievo”, scrive Luca Missoni nel testo in catalogo, e lo confermano queste grandi e scenografiche installazioni che avvicinano il visitatore all’elasticità della materia e alla ricerca delle tonalità del colore, mostrando l’eleganza e la morbidezza del filato e del tessuto a maglia, principale cifra stilistica della maison documentata anche dagli oltre cento abiti storici esposti.

I dialoghi tra l'intensa attività creativa di Ottavio e Rosita Missoni e la cultura visiva italiana sono, tra gli anni Cinquanta e Ottanta, molto intensi. Un'ampia selezione di opere, provenienti anche dalla stessa collezione del MA*GA, documenta questa costante relazione: i riferimenti, le persistenze e le variazioni di motivi sono ricorrenti opera dopo opera. Troviamo così le tele di Ottavio Missoni confrontarsi con i grandi maestri dell'astrattismo italiano del secondo dopoguerra, dagli autori di Forma 1 come Dorazio e Accardi, al MAC di Munari e Dorfles, fino alle sperimentazioni optical e cinetiche di Dadamaino e Colombo che ci permettono di farci notare come, tra anni Settanta e Ottanta, l'uso di segno e colore si faccia più rarefatto e concettuale conferendo una chiave di lettura del tutto inedita ed autonoma ai molteplici studi e bozzetti realizzati dallo stesso Ottavio Missoni.

Alle opere più significative di Ottavio Missoni è dunque dedicata l’ultima sala della mostra, presentando un’inedita installazione. Si tratta di una serie di grandi Arazzi realizzati in patchwork di tessuto a maglia, allestiti in uno spazio immaginato, ancora una volta da Luca Missoni e Angelo Jelmini, come scenografico e suggestivo. Questo per sottolineare l'importanza che gli arazzi hanno avuto per Ottavio Missoni il quale, a partire dagli anni Settanta li elegge come esclusiva tecnica di espressione artistica, capace di concentrare in modo peculiare gli interessi trasversali, sia nella moda che nell'arte, per materia e colore. “Del resto, se in un primo tempo qualcuno si interrogò dubbioso sulla possibile attribuzione delle opere tessili di Ottavio Missoni, appunto in quanto tali, all’arte […] – scrive ancora Luciano Caramel – ben presto l’equivoco fu contraddetto dai fatti”.

MISSONI, L’ARTE, IL COLORE

Gallarate, Museo MA*GA (via De Magri 1)

19 aprile - 8 novembre 2015


26.06.2015 # 4224

Daria La Ragione // 0 comments

BAROCCO A ROMA. LA MERAVIGLIA DELLE ARTI

a Roma fino al 26 luglio 2015

La mostra Barocco a Roma. La meraviglia delle arti, curata da Maria Grazia Bernardini e Marco Bussagli, con il contributo di un prestigioso comitato scientifico (Marcello Fagiolo, Christoph L. Frommel, Anna Lo Bianco, Stéphane Loire, Eugenio Lo Sardo, Antonio Paolucci, Francesco Petrucci, Pierre Rosenberg, Sebastiano Schütze, Maria Serlupi Crescenzi, Rossella Vodret, Alessandro Zuccari), documenta il percorso artistico e intellettuale che ha reso Roma la 'capitale' del Barocco e modello per le grandi città d'Europa e Oltreoceano.


Il percorso espositivo spiega in modo sintetico e chiaro l’evoluzione dell’arte barocca dalla sua nascita nei primi due decenni del Seicento, alla sua massima ‘esplosione’ figurativa sotto il pontificato di Urbano VIII e continua con l’attenzione riservata all’urbanistica da papa Alessandro VII Chigi, che diede alla città di Roma un nuovo ‘volto’.

Numerosi i capolavori dell’arte barocca presentati al pubblico: Ritratto di Costanza Bonarelli di Gian Lorenzo Bernini, Atalanta e Ippomene di Guido Reni, Trionfo di Bacco di Pietro da Cortona, Santa Maria Maddalena penitente di Giovan Francesco Barbieri detto il Guercino, Il Tempo vinto dall’Amore e dalla Bellezza di Simon Vouet, i bozzetti del Bernini per le statue di ponte Sant’Angelo e per l’Estasi di Santa Teresa, il prezioso arazzo Mosè fanciullo calpesta la corona del faraone su cartone di Nicolas Poussin nonché disegni progettuali di Francesco Borromini e Pietro da Cortona. Grazie all’intervento di restauro sostenuto dalla Fondazione Roma-Arte-Musei sarà inoltre possibile ammirare gli Angeli musici di Giovanni Lanfranco, opere sopravvissute all’incendio ottocentesco della Chiesa dei Cappuccini a Roma.

 

L’esposizione vanta tra i prestatori alcuni dei musei più prestigiosi al mondo: Musée du Louvre, Museo statale Hermitage di San Pietroburgo, Kunsthistorisches Museum, Museo Nacional del Prado, Victoria & Albert Museum, Musei Vaticani, Musei Capitolini e Galleria degli Uffizi.

 

La mostra è promossa dalla Fondazione Roma e organizzata dalla Fondazione Roma-Arte-Musei, con la partecipazione di: Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e al Turismo-Sovrintendenza Capitolina e Dipartimento Cultura; Musei in Comune; Archivio Storico Capitolino; Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico-Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della Città di Roma, Galleria Nazionale di Arte Antica in Palazzo Barberini; Archivio di Stato di Roma; Galleria Doria Pamphilj; Palazzo Colonna; Propaganda Fide; Palazzo Chigi in Ariccia; Musei Vaticani.



15.06.2015 # 4211

Daria La Ragione // 0 comments

La poetica ironia di Giovanni Gastel

a Bibbiena (Ar) fino al 6 settembre 2015

Sedici celle del carcere mandamentale di Bibbiena, in provincia di Arezzo, struttura ottocentesca rifunzionalizzata e trasformata in spazio per la creatività.
Questa l’inedita cornice in cui Giovanni Gastel, il più importante fotografo italiano di moda, espone dal 13 giugno al 6 settembre: in occasione del decimo compleanno di CIFA, Centro Italiano della Fotografia d’Autore che ha sede nelle ex prigioni della città toscana.

Ad essere esposte 150 polaroid in formato 20x25, pezzi unici realizzati negli ultimi trent’anni di attività di Gastel, testimonianza della sua costante ricerca nel campo della comunicazione per immagine. Ogni scatto appartiene infatti a storiche campagne pubblicitarie per brand del lusso, della moda, della cosmesi; progetti condotti con originalità e un’irresistibile curiosità nei confronti di soluzioni formali ed estetiche sempre differenti.

Lo spirito giocoso, non convenzionale e irriverente dell’artista emerge con vitalità coinvolgente fin dal titolo della mostra stessa, curata da Giovanna Calvenzi e Claudio Pastrone: “La poetica ironia di Giovanni Gastel”. Il fotografo milanese assembla o disarticola forme e colori, texture e ambientazioni, mettendosi alla prova con veri e propri “effetti speciali analogici”, che da sempre gli permettono di esprimere al massimo la sua inventiva.

Ad accompagnare la mostra, concepita come un immediato instant show, è un volume monografico della collana FIAF Grandi Autori della fotografia Contemporanea che racconta attraverso 80 opere e le parole degli stessi Gastel e Calvenzi il processo creativo dell’artista.

15.06.2015 # 4210

Daria La Ragione // 0 comments

PERCEZIONI VISIVE.

a Forte dei MArmi (Lu) fino al 15 settembre

Dal 13 giugno al 15 settembre 2015, la Galleria Spirale Milano apre una sede temporanea sul litorale lucchese a Forte dei Marmi (via Giosuè Carducci 45) e ospita la mostra Percezioni visive. Integrazione tra spazi reali e spazi virtuali che propone 36 opere di Agostino Bonalumi, Enrico Castellani, Lucio Fontana, Paolo Scheggi, esponenti storici di quella corrente definita da Gillo Dorfles, Arte oggettuale, cui si affianca una corposa sezione dedicata a Giuseppe Amadio, in collaborazione con l’Archivio Giuseppe Amadio.
Caratteristica comune agli artisti oggettuali è la creazione di elementi tridimensionali, dei veri e propri quadri-oggetto, senza alcun riferimento figurativo, nei quali la tela, spesso monocroma, viene movimentata da strutture sottostanti, siano esse sagome di legno e metalli o chiodi, per conferirle un significato scultoreo. In queste opere, che richiamano Marcel Duchamp nelle sue sperimentazioni dadaiste, ma anche Man Ray e la Pop Art, la tela, il telaio e le intromissioni formano un elemento unico inscindibile nelle sue parti, pena la perdita della sua stessa essenza.
Dal canto suo, Giuseppe Amadio, fa propria la lezione di questi artisti, giungendo a nuovi esiti espressivi, seppur in coerenza con quei dettami. Come scrive Vittorio Sgarbi nella monografia su Giuseppe Amadio, dal titolo ‘estro...ri...flessioni’: “anche nelle estroflessioni di Amadio, ogni oggetto è una storia diversa, un’avventura della forma che si giustifica per proprio conto, frutto di un’idea primaria, certo, ma anche di una messa in pratica che diventa basilare nell’elaborazione del fatto artistico e si rifiuta di essere un semplice pretesto del dettato iniziale, un modo come un altro per affermare la bontà del suo credo, riproponendo, semmai, i diritti di una precisa capacità configurativa, perfino artigianale, volta a escogitare, plasmando nella dimensione mediana e sfuggente, ancora in attesa di definizione, del “poco più che piatto”, o “poco meno del tutto tondo”, se si preferisce, quella che in passato era riconosciuta al bassorilievo, ovvero alla scultura che più di ogni altra, esprimendo la sua massima disponibilità a illustrare il tema nobile per eccellenza, l’historia, ambiva alla sovrapposizione con la pittura”.

15.06.2015 # 4209

Daria La Ragione // 0 comments

EC-CEL-LEN-ZA

a Milano fino all'8 agosto 2015

Dal 12 giugno all’8 agosto 2015, la sede milanese della Galleria Giovanni Bonelli (via Porro Lambertenghi 6) ospita la mostra [ec-cel-lèn-za], che prende le proprie mosse programmatiche proprio dal significato stesso del termine che indica ‘elevata superiorità’, ‘perfezione’, in questo caso riferito alle opere d’arte.
Non una semplice collettiva, quanto una rassegna di otto artisti italiani (Agostino Arrivabene, Alessandro Brighetti, Bertozzi & Casoni, Angelo Filomeno, Jacopo Mazzonelli, Luigi Ontani, Fabio Viale, Massimo Vitali), il cui lavoro, sebbene si distingua per tecnica, linguaggio o approccio metodologico, risulta accomunato dal fine, che risiede nella ricerca della massima qualità delle loro creazioni.
L’esposizione, curata da Flavio Arensi, col contributo di Desalto e del Consorzio Vini Mantovani, si propone quindi di rivelare le diverse espressioni di eccellenza italiana, nelle molteplici forme che l'arte può assumere.
Ognuno di questi autori è apprezzato a livello internazionale per la specifica qualità del lavoro, che si esplicita nelle fotografie panoramiche di Massimo Vitali, nelle iperrealistiche ceramiche del duo Bertozzi&Casoni, nei raffinati ricami di Angelo Filomeno, nei virtuosismi pittorici di Agostino Arrivabene, e ancora nelle sperimentazioni plastiche di Alessandro Brighetti, nelle geniali invenzioni di Jacopo Mazzonelli, o nell’edonismo di Luigi Ontani.

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