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Mostre ed eventi // Pagina 32 di 223
17.04.2015 # 4125

Daria La Ragione // 0 comments

Tamara de Lempicka

a Torino fino al 30 agosto

La mostra dedicata a Tamara de Lempicka – dal 19 marzo a Torino in Palazzo Chiablese, e in seguito a Budapest all’Hungarian National Gallery – presenta oltre 80 opere dell’artista, in un percorso tematico che permette al pubblico di conoscere le opere più iconiche e note della Lempicka, ma anche nuovi aspetti della sua vita e del suo percorso artistico.
Il percorso si apre con la sezione I mondi di Tamara de Lempicka: un’esplorazione attraverso tutte le case in cui ha vissuto tra il 1916 e il 1980, tra l’anno del suo matrimonio a San Pietroburgo e l’anno della morte a Cuernavaca. I luoghi sono messi in relazione con la sua evoluzione artistica.

La seconda sezione, Madame la Baroness, Modern medievalist, prende il titolo da un articolo dei primi anni Quaranta uscito negli Stati Uniti, dove si parlava del suo virtuosismo tecnico espresso soprattutto nelle nature morte, primo genere in cui l’artista si cimenta fin dall’età adolescenziale e che raggiunge livelli eccelsi negli anni Quaranta. Tra le opere esposte, La conchiglia uno straordinario trompe-l’oeil del 1941
La terza, The Artist’s Daughter presenta quei dipinti dedicati alla figlia Kizette che le portarono i maggiori riconoscimenti: tra le opere esposte, Kizette al balcone e La comunicanda.
Donna dalla natura ambivalente, a una condotta trasgressiva coincide un’insospettabile attenzione per la pittura “devozionale”: Madonne e santi, sono i dipinti riuniti nella quarta sezione, Sacre visioni: dalla Vergine col Bambino (1931), alla Vergine blu (1934). La quinta sezione, Dandy déco, racconta il costante rapporto della Lempicka con il mondo della moda. Qui si trovano molte delle più note icone della Lempicka, da Le confidenze del 1928, alla Sciarpa blu del 1930, allo straordinario Ritratto di Madame Perrot con calle del 1931-1932
Nella sesta, Scandalosa Tamara, si affronta il tema della Coppia: da quella eterosessuale ripresa dal Bacio di Hayez, qui esposto in una versione ad acquerello prestata dalla Veneranda biblioteca ambrosiana di Milano, messa a confronto con un d’après della Lempicka, alle coppie lesbiche messe in relazione con alcuni documenti fotografici di Brassaï e Harlingue sui locali per sole donne dell’epoca. Campeggia in questa sezione il dipinto La prospettiva del 1923, prestito del Petit Palais di Ginevra, primo quadro apprezzato e citato dalla critica del tempo.

La settima sezione – Le visioni amorose – racconta attraverso eccezionali nudi la delicata attenzione riservata a uomini e donne da lei amati: in mostra, l’unico Nudo maschile da lei dipinto, e poi tutte le donne desiderate, con capolavori come La sottoveste rosa, La bella Rafaëla, Nudo con edifici, Nudo con vele. Per la prima volta si espone anche la principale fonte pittorica dei suoi nudi: il dipinto Venere e Amore di Pontormo, in una versione cinquecentesca di manierista fiorentino. Dalla ripresa dell’antico la Lempicka approda allo studio della moderna fotografia di nudo: gli scatti di Laure Albin Guillot e Brassaï rendono evidente la sua ricerca sulle pose e sull’illuminazione da studio fotografico.

Un viaggio dunque articolato, approfondito, affascinante, suggestivo: tutto questo propone la nuova mostra dedicata a Tamara de Lempicka, simbolo di eleganza e trasgressione, indipendenza e modernità.

17.04.2015 # 4123

Daria La Ragione // 0 comments

La Grande Guerra. Società, propaganda, consenso

a Napoli fino al 23 agosto 2015

A Napoli, la mostra racconta il ruolo della propaganda e la risposta sociale ad essa, proiettando lo spettatore nel clima martellante, nel ritmo frenetico e nei diversi linguaggi visivi e verbali di quegli anni. Protagonisti sono quindi non la successione degli eventi bellici o politici, che rimangono come scenario ineludibile, ma quello che si vuole far percepire, le emozioni e le azioni che si vogliono suscitare lontano dal fronte: la pietà, l’orrore, la rabbia, l’orgoglio, il riscatto, soprattutto dopo la sconfitta di Caporetto, e una nuova presa di coscienza da parte dell’intero paese. In mostra, i manifesti dell’epoca  – realizzati anche da artisti come Marcello Dudovich, Achille Luciano Mauzan, Duilio Cambellotti – in quanto strumento privilegiato di comunicazione che può, nei paesi dove la coscrizione non è obbligatoria, richiamare volontari alle armi, e ovunque coinvolgere la popolazione, farla sentire coesa e partecipe, responsabilizzarla, avvertirla dei pericoli imminenti, convincerla ad adottare particolari precauzioni o a fornire supporto economico e aiuti di vario genere. Inoltre un allestimento multimediale, con sonoro e proiezioni grafiche tratte da riviste e giornali d’epoca, contribuisce ad approfondire l’evoluzione del conflitto. Ad accompagnare il visitatore tra i differenti approcci psicologici e sociali alla guerra, anche un continuo confronto con i manifesti stranieri, il ricorso a musiche che testimoniano l’enorme diffusione del tema della guerra in tutti i campi della musica e della canzone di quegli anni –  dalle composizioni d’autore, ai brani popolari, ai canti di guerra –  e un focus sullo straordinario, nuovo linguaggio del Novecento, che ha allora nella Grande Guerra uno dei temi di maggior successo: il cinema.


31.03.2015 # 4102

Daria La Ragione // 0 comments

MARC CHAGALL. SEGNI E COLORI DELL'ANIMA

a Cava de' Tirreni fino al 28 giugno 2015

L'esposizione propone una selezionata scelta di incisioni e litografie realizzate tra gli anni Venti e gli anni Cinquanta, nel periodo in cui Chagall scopre le potenzialità espressive legate alla valenza del segno, quanto all’uso del colore, sia della stampa in cavo che di quella in piano, dando vita a pagine di grande intensità dove ingenuità e candore, spiritualità e poesia, vita e morte si intrecciano in un sentimento di stupefacente  leggerezza. È questo,  del  resto,  l’aspetto  che  il  percorso  della  mostra intende restituire. Un’esposizione che trova nel peculiare uso delle tecniche grafiche da parte del maestro russo il suo punto di forza. Chagall inventore di forme, ma anche alchimista del colore è quanto lasciano emergere i lavori in mostra:  settantacinque  opere  tratte  dai  noti  cicli  illustrativi  Le anime morte, Le Favole di La Fontaine, La Bibbia, Chagall 1957, Dessins pour la Bible, cui si affiancano alcune litografie a colori quali Hommage à Marc Chagall del 1969, Chagall monumentale del 1973, Sole e cavallo rosso del 1979 e l’acquaforte La nuit des amoreux a Saint Paul del 1968.

31.03.2015 # 4101

Daria La Ragione // 0 comments

Napoli Patria della Fantascienza.

a Napoli fino al 30 aprile 2015

Dagli infiniti mondi di Giordano Bruno al primo viaggio alla Luna di Ernesto Capocci

A conclusione delle manifestazioni organizzate nel 2014 per il 150° anniversario della morte di Ernesto Capocci, l'Osservatorio Astronomico di Capodimonte gli dedica una mostra dal tema  suggestivo e a lui caro.
Capocci astronomo stimatissimo e ascoltato dagli scienziati del suo tempo, fu anche colui che convinse Macedonio Melloni a trasferirsi a Napoli per fondare il primo Osservatorio Vulcanologico del mondo. Ai suoi innumerevoli risultati astronomici Capocci unì un impegno politico che lo condusse prima a essere eletto deputato del Parlamento napoletano del 1848 e poi nominato senatore del primo Parlamento italiano del 1861.
Si distinse inoltre per la sua raffinata produzione letteraria, pubblicando: tra l'altro "Relazione del primo viaggio alla Luna fatto da una donna l'anno di grazia 2057" (1857), un racconto fantascientifico ad uso divulgativo che anticipa di ben otto anni il più noto romanzo di Jules Verne "De la Terre à la Lune".
Prendendo spunto dalla primogenitura fantascientifica di Capocci, l'Osservatorio Astronomico di Capodimonte vuole celebrare il suo direttore con una mostra che ne ricordi la figura e l'attenzione verso la divulgazione della scienza.
La mostra iconografica vuole sottolineare inoltre quegli aspetti della cultura napoletana che, da Giordano Bruno e i suoi "infiniti mondi", passando per Archerio Filoseleno e il racconto dei "Seleniti", fino  al viaggio fantastico di Pulcinella sulla "bella Cinzia", come Capocci definisce la Luna, hanno sempre caratterizzato l'interesse scientifico verso l'ignoto.

22.03.2015 # 4090

Daria La Ragione // 0 comments

Georges Rouault - MISERERE

a Milano fino al 16 aprile 2015

Vertice assoluto della grafica del Novecento, il Miserere di Georges Rouault (Parigi 1871-1958), definito il più grande interprete dell’arte sacra del Novecento, è il protagonista della mostra ospitata, dal 17 marzo al 16 aprile 2015, alla Galleria Bellinzona di Milano (via Volta 10).
L’esposizione presenta l’intero ciclo dell’opera realizzata tra il 1914 e il 1927, composta da 58 tavole, suddivise in due temi, religioso e profano. Il primo è legato alla vicenda del Cristo sofferente e l'altro dedicato alla vicenda umana, al pellegrinaggio di dolore sulla terra, reso ancora più tragico dalla guerra.
Georges Rouault, con una sensibilità conosciuta da ben pochi autori a lui contemporanei, rappresenta l'uomo - sia esso un clown, un giudice, un contadino, una donna dell’alta borghesia, una prostituta - ponendolo isolato al centro della scena terrena, prostrato, schernito e addolorato.
Il peso della condizione umana, il senso della morte, le ansie e le paure generate dalla guerra, la condanna di una nascente società borghese, insensibile, cinica e indifferente alle condizioni di emarginazione delle fasce più deboli, sono i temi ricorrenti che si trovano all’interno della suite. Il riscatto dell’umanità offesa si esprime solo nel sacrificio di Cristo, che rappresenta il punto da cui ripartire alla rifondazione dei valori umani.
La mostra è accompagnata da una testimonianza di Stefano Zorzi, importante collezionista d’arte, che racconta il proprio incontro con il Miserere, e descrive la gioia del possesso e la quotidianità di una convivenza con questo capolavoro.