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Mostre ed eventi // Pagina 9 di 223
29.11.2016 # 4716

Daria La Ragione // 0 comments

MARCO SCHIFANO

a Milano fino al 24 marzo 2017

A due anni dalla sua ultima personale, Marco Schifano (Roma, 1985) torna, dal 24 novembre 2016 al 24 marzo 2017, allo Studio Giangaleazzo Visconti di Milano (corso Monforte 23).

L’esposizione presenta due nuovi cicli fotografici dell’artista romano: Ballet e Le spose di Max. 

La serie Ballet offre, come di consuetudine nel lavoro di Marco Schifano, immagini elusive e seducenti, nate da un lungo e complesso processo di realizzazione, a partire dalle centinaia di scatti dal vivo di rare specie di pesci e fauna marina tropicali, poi pazientemente e “pittoricamente” giustapposti, assemblati e fusi insieme.

Come scrive Gianluca Ranzi nel testo in catalogo, “l’immagine finale che risulta da questo meticoloso quanto fantasioso lavoro riesce a evocare l’aspetto realistico dell’animale, ma al contempo diviene anche qualcosa di completamente altro, una composizione che, attraverso la brillantezza dei colori, la magia delle forme e dei pattern di righe, delle macule e delle geometrie che spiccano sul fondo nero, assume un sapore onirico e conturbante”.

Con Ballet si ripropone uno dei temi principali del lavoro di Marco Schifano, ovvero il dialogo tra tecnologia e natura, tra finzione e realtà, tra messa in posa e naturalezza. La fotografia diviene il mezzo attraverso cui l’artista esprime un sogno privato in cui la natura, l’eros e le metafore dell’arte convivono in nuove forme e inediti insiemi.

Il riferimento al sogno è presente anche nella seconda serie Le spose di Max, in cui c’è un diretto riferimento al famoso quadro di Max Ernst La vestizione della sposa del 1940, oggi nella collezione permanente della Peggy Guggenheim Collection di Venezia.

Come la donna ammantata che compare nell’opera del maestro del Surrealismo, anche le donne fotografate nude a mezzo busto da Marco Schifano portano una maschera rocambolesca e visionaria che copre loro completamente il volto, creando immagini a metà strada tra realtà e illusione, evocative, ma allo stesso tempo di grande presenza.

Le maschere fanno assomigliare le donne a dei totem fatti di fiori, frutta e piume, divinità incombenti, altere e ipnotiche in cui le forme bizzarramente animalesche hanno qualcosa di primitivo e di ancestrale, ma che si distinguono anche per l’eleganza della postura e lo sfarzo della composizione, magicamente dominata da un lussureggiante mondo vegetale.

 


21.11.2016 # 4711

Daria La Ragione // 0 comments

La Collezione Gelman

a Bologna fino al 26 marzo 2016

La straordinaria Frida Kahlo rivive a Bologna grazie a una mostra che sarà inaugurata il 7 novembre a Palazzo Albergati di via Saragozza. Fino a marzo 2017, gli amanti della pittrice messicana potranno ripercorrere la sua storia di artista e donna.

Sempre a Bologna, nel mese di gennaio, il fotoreporter Leo Matiz le aveva dedicato degli scatti suggestivi. 


La mostra organizzata da Arthemisia che nello stesso palazzo ha allestito l’omaggio alla Barbie, sarà un viaggio tra ritratti, autoritratti e opere di Frida che con la sua arte profonda e provocatoria, è riuscita ad affermarsi nel panorama artistico e variegato del Novecento.


Accanto alle sue opere anche quelle del pittore Diego Rivera, il grande amore della pittrice messicana che l’avvicinò all’arte e che sposò nel 1929 conducendo una vita matrimoniale molto sofferta.

Nata in Messico nel 1907, Frida Kahlo condusse una vita molto travagliata, ma nonostante i problemi fisici sin da giovane, riuscì a sviluppare una sua idea di arte legata al contesto politico messicano. La mostra ripercorre, quindi, la sua storia e mette in luce i diversi aspetti della sua poetica: dagli autoritratti fino al rifiuto di un corpo martoriato da un incidente, dal tormento per una maternità mancata fino alle esperienze con il Surrealismo francese.



21.11.2016 # 4710

Daria La Ragione // 0 comments

Vermeer, La donna con il liuto

a Napoli fino al 9 febbraio 2017

Una giovane donna seduta dinanzi ad una finestra accorda un liuto. Con l’orecchio attento al suono delle corde intona lo strumento guardando, attraverso la finestra, la strada. La luce che penetra nella stanza dalle lastre di vetro piombato, esalta il bagliore delle perle all’orecchio e al collo della donna, così come le borchie in ottone lucido della sedia accanto a lei. Alcuni spartiti musicali sono sparsi sul tavolo al quale è seduta, un altro spartito è caduto sul pavimento di marmo e si trova accanto a una viola da gamba. Sulla parete di fondo della stanza una carta geografica dell’Europa colorata a mano è appesa al muro bianco, altrimenti spoglio. Qualcuno ha spinto la sedia, con pesanti finiture scolpite, lontano dal tavolo. 


Questo è il soggetto, e la scena, rappresentati nel quadro “La Donna con il liuto” del pittore olandese Jan Vermeer (Delft, 1632 – 15 dicembre 1675) conservato al Metropolitan Museum di New York e che dal 18 novembre sarà esposto, per la prima volta a Napoli, al Museo di Capodimonte, per la mostra Vermeer, la donna con il liuto dal Metropolitan Museum aperta sino al 9 febbraio 2017, senza alcuna maggiorazione sul costo del biglietto di ingresso al museo (euro 8 intero; euro 4 ridotto) grazie anche alla Regione Campania. Si tratta di un’opera del massimo esponente della pittura olandese del XVII secolo, prezioso dipinto, parte dell’esiguo numero di opere del maestro che si conservano distribuite nei musei di tutto il mondo, ma nessuna in collezione italiana. 

 

Per ricreare l’ambiente rappresentato nel quadro nella stessa sala sono esposti  due elementi chiave dello sviluppo narrativo dell’opera di Vermeer: il liuto e la carta geografica.


Il liuto presentato da Vermeer sembra essere un esemplare "alla francese" a 11 ordini. Poiché il cavigliere e il numero di corde non sono ben visibili, lo strumento raffigurato potrebbe essere identificato anche con un antico liuto rinascimentale a un numero inferiore di ordini, tuttavia in uso soltanto fino ai primi decenni del XVII secolo, in Francia fino al 1640 circa, e all'epoca in cui fu realizzato il dipinto del tutto obsoleto. Tali considerazioni hanno indotto ad accostare al dipinto di Vermeer un esemplare del 1644, del costruttore parigino Jean Des Moulins, appartenente alle collezioni del Musée Instrumental du Conservatoire di Parigi e custodito presso il Museo della Cité de la Musique. 


La carta geografica esposta (Europa recens descripta, recita il cartiglio in alto a destra) è quella edita postuma da Willem Blaeu e inserita nel suo Theatrum Orbis Terrarum, sive, Atlas Novus (1644), conservata dalla Società Napoletana di Storia Patria e restaurata per l’occasione. Questa incisione si riferisce alla stampa di Hondius del 1623, corredata nella parte superiore dalle vedute di Amsterdam, Praga, Costantinopoli, Venezia, Roma, Parigi, Londra, Toledo e Lisbona, mentre lateralmente sono rappresentati gli abiti maschili e femminili delle principali popolazioni europee (Angli, Galli, Belgi, Castigliani, Veneziani, Germani, Ungari, Boemi, Polacchi, Greci). 


In un’altra sala sono esposti altri 4 dipinti, dalla immensa e prestigiosissima collezione del Museo di Capodimonte, che rappresentano donne suonatrici: l’Autoritratto alla spinetta di  Sofonisba Anguissola (Cremona 1532 – Palermo 1625) datato circa 1559; la Santa Cecilia in estasi di Bernardo Cavallino (Napoli 1616 – 1656 ca) del 1645; la Santa Cecilia al clavicembalo di Francesco Guarino (Sant’Agata Irpina 1611 – Solofra 1654) del 1650 circa e la Santa Cecilia all’organo e angeli musicanti e cantori di Carlo Sellitto (Napoli 1581 – 1614) del 1613 circa. Tutte opere del Seicento quindi che presentano donne “musiciste”, che porranno l’accento sulla differente resa - soggetti analoghi ma pienamente inseriti in un contesto devozionale - per favorire la comprensione del fatto che, nello stesso giro di anni, dipinti con soggetti di donne musiciste potevano avere valenze assai differenti.




11.11.2016 # 4701

Daria La Ragione // 0 comments

World Press Photo Napoli

a Napoli fino al 27 novembre 2016

La Fondazione WORLD PRESS PHOTO dal 1955 tutela la libertà di informazione, inchiesta e espressione

come diritti inalienabili promuovendo e tutelando il foto-giornalismo di qualità.

Oggi la 61° Mostra Internazionale WORLD PRESS PHOTO 2016 è il concorso di fotogiornalismo più prestigioso al mondo, che vede annualmente la partecipazione di circa 6.000 fotoreporter delle maggiori testate editoriali internazionali come National Geographic, BBC, CNN, Le Monde, El Pais.

Ogni anno, una giuria internazionale seleziona tra 100.000 scatti i 150 migliori che vanno a comporre la celebre mostra apprezzata da milioni di visitatori in tutto il mondo.

WORLD PRESS PHOTO rappresenta l’eccellenza della fotografia d’attualità con la foto vincitrice dell’anno “World Press Photo of the Year” e le diverse categorie: natura e ambiente, vita quotidiana, mutamenti climatici e sociali, ritrattistica e reportage di guerra.

La mostra internazionale "World Press Photo 2016" aprirà a NAPOLI presso il MUSEO PIGNATELLI (Riviera di Chiaia 200) dal 4 al 27 novembre 2016.


11.11.2016 # 4700

Daria La Ragione // 0 comments

Alexey Kondakov per Napoli

a Napoli fino al 27 novembre 2016

Alexey Kondakov per Napoli è il titolo della prima mostra personale dell’artista ucraino in Italia. La mostra, a cura dell’organizzazione ShowDesk, è realizzata con il patrocino morale dell’Assessorato alla cultura ed al turismo del comune di Napoli e si propone come la tappa conclusiva del progetto di residenza d’artista che ha visto Alexey Kondakov ospite nel cuore della città di Napoli. 

La residenza si è svolta dal 22 agosto al 5 settembre, accogliendo Kondakov come primo protagonista del progetto “Artist in Recidence” promosso da ShowDesk, volto alla valorizzazione del territorio e del patrimonio artistico lo- cale. Attraverso la residenza si ricerca un dialogo concreto tra gli artisti con- temporanei e la poliedrica realtà napoletana. Un momento di confronto crea- tivo tra una città dalle innumerevoli fonti di ispirazione e le molteplici sensazioni suscitate nell’animo dell’artista, che avrà modo di osservare, vivere ed elaborare il territorio attraverso l’esperienza diretta. 

Durante il soggiorno partenopeo, l’artista ha realizzato 16 opere inedite che, ispirate al contesto vissuto, indagano e raccontano il tessuto urbano. Kondakov presenta un personale ritratto narrativo della città, irrompendo negli schemi precostituiti dell’osservatore, insinuandosi nella percezione dello spazio e del tempo, alla ricerca di nuove interpretazioni. 

La pratica artistica di Kondakov si basa sulla tecnica del collage digitale attraverso la quale egli racconta storie che spesso l'osservatore completa con il proprio immaginario. L'uso della luce e la tecnica compositiva – che vede protagonisti soggetti estratti da pittura prevalentemente romantica – creano un un evidente cortocircuito con le ambientazioni periferiche e i contesti urbani, restituendo all'osservatore scenari illusori che spesso evocano stupore e incredulità. Dando voce al silenzio dell’immaginazione, Kondakov omaggia la città di Napoli con un personale racconto fatto di interpretazioni, toni soffusi, colori e sensazioni velate, per un ritratto del paesaggio urbano fuori dal comune, aldilà degli stereotipi.