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Blog // Pagina 5 di 27
30.09.2016 # 4669

Daria La Ragione // 0 comments

Dove - Real beauty (for men)

Blog! di Daria La Ragione

Non sbagliano un colpo quelli Dove!

Sono anni che ci raccontano la bellezza autentica, che ci spiegano quanto sia irreale il concetto che stiamo costruendo di perfezione, anni eppure ancora non ci annoiano.

Il nuovo spot arriva perfino a proporre una metrica per valutare la bellezza: la frequenza cardiaca.

La storia è ben costruita, perché all’inizio ci lascia quasi delusi: uomini in poltrona, davanti a loro uno schermo su cui vengono proiettate foto di donne molto avvenenti, a loro viene chiesto di descrivere in cosa consista la bellezza che hanno davanti; lo sguardo, l’inaccessibilità, le labbra, l’idea di innocenza, la sfrontatezza. Insomma un bouquet di ovvietà che ci propinano ogni giorno le riviste, i social network, la televisione etc.

Quando la donna in questione piace molto, allora la frequenza cardiaca aumenta leggermente.

Poi sullo schermo le sconosciute lasciano il posto a una donna cara, amata: una figlia, una moglie, una nonna, una sorella.

E la musica cambia: allora la bellezza diventa una questione di intimità, di vicinanza, di condivisione, di percorsi comuni.

E la frequenza cardiaca sale e tanto, perché la vera bellezza tocca il cuore.

 



Cosa mi è piaciuto di questo commercial Dove è fin troppo ovvio. Poi però c’è anche qualcosa che mi ha lasciato un po’ di amaro in bocca: erano solo uomini, soltanto uomini chiamati a parlare (a giudicare?) della bellezza femminile.

Insomma lo stereotipo che si vuole combattere forse non è quello giusto: prima ancora della bellezza falsificata, bisognerebbe iniziare a discutere della necessità che sia uno sguardo maschile a decidere se una donna è bella o non lo è. la risposta potrebbe perfino essere un SÌ, non ne ho idea, ma credo che sia proprio arrivato il momento di cominciare a porre la questione.


Advertising Agency: Black Ship, Lisbon, Portugal

Creative Director / Copywriter: Henrique Neves

Art Director: Daniel Neves, Luis Stone

16.09.2016 # 4667

Daria La Ragione // 0 comments

KnowNo: se non posso dire no, allora non posso dire sì

Blog! di Daria La Ragione

KnowNo è un progetto nato per ribadire un concetto che purtroppo ha ancora bisogno di chiarezza: no vuol dire no, ma se una persona non è in condizioni di pronunciare il suo diniego non significa che abbia acconsentito.

Per il momento è poco più di un fail, ed è un peccato.

Dall’8 settembre, giorno in cui è partita la campagna, a oggi, il numero di like sulla pagina Facebook è tristemente basso, ancora peggio l’engagement su Instagram: l’invito a stampare il cartello con il claim della campagna e a condividerlo è stato seguito da pochissimi. L’hashtag funziona un po’ meglio su Twitter, ma non c’è da emozionarsi.

Come mai?


Proviamo a fare delle ipotesi.

Il commercial è abbastanza coinvolgente: è un montaggio di alcune performance in cui giovani donne (e un uomo) dormono per strada su letto, divani, coperte, circondate (ma non necessariamente) da bottiglie vuote, ai loro piedi un cartello che dice: se non posso dire no, allora non posso dire sì.

il messaggio è che quando una persona è ubriaca fradicia, sconvolta, quando non è pienamente padrona di sé, non è nemmeno in grado di partecipare volontariamente a un atto sessuale.

Ed è un messaggio importante almeno per un motivo: non c’è moralismo; quella concezione becera e medievale per cui il fatto di ubriacarsi, (insieme a un potenziale partner sessuale per di più, vergogna!), significa mettersi nelle condizioni di subire la volontà altrui, perché non si è abbastanza responsabili, caste, previdenti. Ecco, questa campagna non si ferma nemmeno a controbattere, perché in effetti dire “non è vero che te la sei andata a cercare” è già un modo di dare credito a questa obiezione assurda. 

Quindi, elementi a favore: è ben fatto, è un ottimo messaggio.

Però….


Per quanto sia ben girato, il commercial è poco coinvolgente: il tema sembra riguardare persone lontane e il target non si direbbe molto ben definito. Sono le donne? Ma loro lo sanno già che se sono incosciente allora non possono essere consenzienti. Sono gli uomini? E in che modo questo messaggi potrebbe convincerli a non abusare di una donna semisvenuta?

È l’opinione pubblica? In questo caso si poteva forse tentare una strada che coinvolgesse in modo più personale sul tema, facendo capire che a chiunque può capitare di trovarsi in difficoltà.

La gestione dei social è abbastanza triste: non c’è engagement, probabilmente non ci sono investimenti, tutto è lasciato alla buona volontà di qualcuno.

Risultato: 306 like sulla pagina e molta tristezza.


Advertising Agency: MarcUSA, Chicago, USA

Creative Directors: Snake Roth, Stephanie Franke

Art Director: Carly Neville

Copywriter: Tommy Crossen

Director: Robert Stockwell

  

08.09.2016 # 4658

Daria La Ragione // 0 comments

Lexmark e la responsabilità sociale

Blog! di Daria La Ragione

È un fatto che da quando esistono i computer usiamo un sacco di carta inutile: perché stampiamo cose che potremmo leggere online, per non stancarci, per sottolineare, per pigrizia, perché siamo spesso resistenti all’innovazione etc.

Lexmark ha una lunga tradizione di attenzione al tema della sostenibilità, iniziata 25 anni fa con il primo programma di raccolta delle cartucce esauste e poi rigenerate: oltre 42 milioni di Kg di materiali riutilizzati. L’attenzione va anche in direzione della riduzione dell’inquinamento dovuto al trasporto dei prodotti; inoltre l’azienda si propone di riciclare il 75% dei propri rifiuti.

Insomma una storia credibile.

Ultimo arrivato è il sistema Unison, che consente di ridurre significativamente le emissioni di carbonio.

L’azienda comunica alcune delle sue attività a favore dell’ambiente qui e qui.



E anche la sua ultima multisoggetto, uscita ad agosto in Colombia, rientra in queste attività: una seria di annunci in cui la stampante è stilizzata per ricordare un animale.

«Quanto meno riusciamo a vedere una stampante come una stampante, tanto più essa sarà sostenibile per il pianeta.»

Un invito a usare con responsabilità questa tecnologia, facendoci personalmente carico dell’impatto che i nostri gesti hanno sull’ambiente.

Advertising Agency: Publicis Visage, Kiev, Ukraine

Creative Director: Anton Savchuk

Head of the Creative Team: Artem Karelin

Art Director: Anastasia Roganova








Perché questa lunga premessa sulla storia di Lexmark?


Perché un paio di mesi fa mi sono trovata a partecipare a una discussione a cui ho ripensato oggi: una bottiglia di acqua minerale, non ricordo quale, recava sull’etichetta l’avviso che in molti casi si può tranquillamente bere l’acqua dell’acquedotto locale, risparmiando in tal modo l’inquinamento che deriva da tutto il ciclo che porta il prodotto bottiglia sullo scaffale del supermercato.

La questione era stata lanciata da un amico che si chiedeva che senso avesse scrivere una cosa del genere, e che si rispondeva pensando a una presa in giro del consumatore.

Io avevo allora provato a suggerire che il posizionamento di un’azienda può anche essere onesto; non tutte le aziende vogliono vendere a chiunque, anzi, sempre di più cercano un mercato specifico, magari una nicchia a cui rivolgersi per costruire un rapporto di fiducia. Per questo motivo, se hai a cuore l’ambiente, potresti coerentemente rivolgerti a un mercato che non compra l’acqua minerale per berla a casa tutti i giorni, ma solo in alcune occasioni o solo dove quella del rubinetto è terribile, o a chi usa una stampante e però ha a una coscienza ecologista, e parlare a queste persone in modo onesto e responsabile, senza che questo significhi circuirle con una subdola manovra di psicomarketing della scuola di Okuto. 

31.08.2016 # 4644

Daria La Ragione // 0 comments

Whirlpool Care Counts per i bambini

Blog! di Daria La Ragione

Qualche volta resto senza parole. Questo è uno di quei casi: grazie a questa campagna Whirlpool ho appena scoperto che ci sono bambini, negli USA ma probabilmente ovunque nel mondo, che non vanno a scuola perché non hanno vestiti puliti da indossare.

Le assenze di questi bambini, oltre al disagio creato da situazioni di estrema povertà (come la bambina che dice “la lavatrice l’abbiamo, è l’energia elettrica che manca”), li mettono in una condizione di difficoltà sempre crescente anche per quanto riguarda l’apprendimento: è inevitabile che restino indietro rispetto alla classe ed è questo che li rende i migliori candidati all’abbandono scolastico.

Abbandonare la scuola significa aumentare esponenzialmente le possibilità di essere disoccupati e anche di finire in carcere.

Insomma, la scuola è importante, tanto, per questi bambini e per le loro famiglie.

Con Care Counts, un programma talmente semplice da sembrare assurdo, Whirlpool ha deciso di installare in alcuni edifici scolastici delle lavasciuga, rivolte agli studenti che hanno difficoltà.

Questo semplice gesto ha ottenuto risultati sorprendenti: nel primo anno 17 scuole e 2300 capi lavati e asciugati; più del 90% degli studenti che fanno parte del programma ha aumentato il numero di presenze rispetto all’anno precedente, di quasi due settimane; questi ragazzi, che non hanno più dovuto sentirsi a disagio con i compagni, hanno iniziato a prendere parte alle attività extrascolastiche; il prossimo anno il programma prevede di aumentare la presenza a più di 30 scuole, ma sono 300 le scuole che hanno espresso la volontà di aderire al progetto.




E qui apro una parentesi: mi è capitato spesso di parlare con degli studenti, che a lezione hanno esclamato “si, ma lo fanno solo per vendere!”, a proposito di aziende che investivano in progetti di promozione sociale e creavano poi campagne pubblicitarie ad hoc.

Ora, non credo esista una sola azienda che non abbia come obiettivo la vendita. In caso contrario avrebbe vita molto breve. Il modo in cui l’obiettivo viene perseguito fa però tutta la differenza: cercare di dare un contributo positivo alla società è un atto che non può essere messo sullo stesso piano di chi persegue una finalità commerciale senza farsi carico della minima responsabilità sociale.

Quindi ben vengano le aziende che come Whirlpool, Dove, Always si impegnano per dare un contributo significativo a cause importanti, pur perseguendo dei legittimi obiettivi di mercato.

Advertising Agency: DigitasLBi, USA

Creative Director: Louie Calvano

Associated Creative Director: Chris Jansma

Sr. Art Directors: Bryan Haupt, James Collins

Sr. Copywriter: Samantha Bordignon

 

19.08.2016 # 4636

Daria La Ragione // 0 comments

Il 6x3 diventa un reality

Blog! di Daria La Ragione

TombRaider Survival Billboard è una via di mezzo tra una campagna pubblicitaria, un reality e una follia.

Il problema era trovare il modo di promuovere l’uscita dell’ultimo video gioco della serie per XBox, in un periodo affollatissimo per il settore: Fall out, Doom, Assassins Creed, Halo, Call of Duty tutti usciti in contemporanea, tutti pesi massimi.

La difficoltà di ottenere attenzione in un momento del genere è altissima, l'unica possibilità era puntare su qualcosa di veramente disruptive.

Perciò la sede inglese di McCann ha pensato di creare un manifesto che fosse anche un reality: otto partecipanti, su altrettante piattaforme, esposti - proprio come succede a Lara Croft nel gioco - a intemperie di ogni sorta. 

Solo che: a scegliere quali accidenti debbano abbattersi sui partecipanti, non è Giove Pluvio, ma una volontà sadica, quella degli spettatori, che dal web potevano decidere se far piovere o nevicare sui concorrenti. 


In molti sono rimasti svegli per fare il tifo, sapere chi avrebbe ceduto, appassionati a questa sfida di forza interiore (e di anticorpi) ed è stata questa la chiave di volta: coinvolgere gli spettatori facendo loro dimenticare che si trattava, a ben guardare, soltanto di pubblicità.

32000 commenti in un giorno è un risultato davvero considerevole, per una campagna crossmediale, che trasforma il mezzo più tradizionale che ci sia in un canale di entertainment, un sito dedicato che trasmetteva in diretta tutto quello che accadeva, 3.500.000 views in un giorno, la possibilità per i sostenitori dell’uno o dell’altra di incitarli con tweet e commenti su Facebook e tanti di quei rilanci su siti e riviste tradizionali da far impallidire il più bravo media planner.



Advertising Agency: McCann, London, United Kingdom