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Libri e riviste // Pagina 21 di 106
13.01.2015 # 3993

Daria La Ragione // 0 comments

Da Corot a Monet

a cura di S.F. Eisenman

Da Corot a Monet. La sinfonia della natura propone per la prima volta un’analisi approfondita e complessiva del rapporto tra Impressionismo e Natura e di come gli Impressionisti, con il loro linguaggio artistico innovativo, non solo abbiano reso testimonianza visiva dell’impatto della modernità sul paesaggio francese, in una coesistenza di passato e presente, ma abbiano abbracciato una nuova prospettiva olistica, che rivela il dinamismo e la contingenza di ogni sistema sociale e naturale.
Curato da Stephen F. Eisenman, Ordinario di Storia dell’Arte alla Northwestern University di Chicago, e pubblicato in occasione della nuova mostra del Vittoriano, il volume esamina la corrente pittorica impressionista secondo una prospettiva originale e innovativa, mettendo per la prima volta in relazione le straordinarie innovazioni, attraverso le quali gli Impressionisti rivoluzionarono la pittura tradizionale, con una comprensione più ampia della natura, della cultura e della modernizzazione del loro tempo.
Oltre 170 opere, tra dipinti, opere su carta e fotografie d’epoca, ripercorrono l’evoluzione della rappresentazione della natura nella pittura francese dell’Ottocento, partendo dalle prime innovazioni ai canoni classici apportate dai pittori della Scuola di Barbizon, esplorando a fondo la rivoluzione degli Impressionisti, per arrivare al trionfo cromatico delle Ninfee di Monet.
Attraverso una selezione di dipinti provenienti dai più importanti musei, gallerie e collezioni private di tutto il mondo, Da Corot a Monet. La sinfonia della natura guida il lettore in un percorso affascinante nella pittura di paesaggio dell’Ottocento francese, presentando, accanto ai capolavori di grandi maestri dell’impressionismo come Monet, Sisley e Pissarro, le opere meno conosciute dei pittori della Scuola di Barbizon e dei realisti francesi, accostate a fotografie d’epoca, che raffigurano gli stessi panorami immortalati nelle tele.

13.01.2015 # 3992

Daria La Ragione // 0 comments

Italian Glamour

a cura di E. Quinto, P. Tinarelli

Collezionare abiti mette in relazione con un oggetto che di per sé può sorprendere per la qualità dell’esecuzione, per i colori, la forma, ma è soprattutto nel suo trascorso che recupera un ulteriore significato. La moda è storia degli uomini, storia delle loro scelte ideologiche, della loro evoluzione sociale, dei loro desideri, della loro quotidianità e dei loro sogni. Nell’universo del nostro vivere contemporaneo, le linee disegnate dagli stilisti hanno assunto un ruolo sempre più importante e da protagonista proprio per la loro capacità di significare, di determinare e interpretare il mutamento dei gusti e delle abitudini. È un fenomeno ampio e complesso, che tocca rilevanti e molteplici aspetti: da quelli più strettamente legati alla creatività a quelli specificatamente organizzativi e industriali.
Questo volume offre una vasta e ragionata iconografia del Made in Italy dal dopoguerra al XXI secolo: dalle storiche creazioni delle Sorelle Fontana, di Emilio Pucci, Guccio Gucci, Salvatore Ferragamo, Roberto Capucci ed Emilio Schuberth negli anni cinquanta, all’alta moda degli anni sessanta con i grandi sarti Forquet e Valentino; dagli anni settanta con le collezioni di Missoni, Krizia, Lancetti, Mila Schön ai grandi stilisti degli anni ottanta e novanta Armani, Versace, Ferré, Fendi, Coveri, Moschino, al passaggio al nuovo millennio e alle ultime novità dei nostri giorni.

13.01.2015 # 3991

Daria La Ragione // 0 comments

Storia della moda

Enrica Morini

Nel corso degli ultimi tre secoli è nata la moda moderna. È uscita dalle corti e, accompagnando tutte le trasformazioni sociali di questi trecento anni, ha interessato un numero sempre maggiore di persone fino a diventare un fenomeno di massa.
In questo lungo percorso si è data un’organizzazione professionale, produttiva e commerciale, anch’essa cresciuta e modificatasi nel corso del tempo: dalle marchandes de modes all’haute couture, fino alla confezione industriale. Contrariamente a quanto avveniva in precedenza, la moda moderna ha attribuito un ruolo preminente all’aspetto creativo. I couturier delle maison parigine e gli stilisti sono spesso stati gli interpreti del nuovo. Alcuni dei loro nomi sono indissolubilmente legati ai più importanti cambiamenti culturali e di stile di vita che si sono verificati dalla metà dell’Ottocento a oggi.
A lungo essi sono stati i punti di riferimento fondamentali per l’intera industria della moda, ma soprattutto per il pubblico che si serviva nei loro atelier, che acquistava nelle loro boutique o che guardava i loro modelli sulle riviste per scegliere il guardaroba per la nuova stagione.
La moda moderna è nata a Parigi e lì è rimasta per più di due secoli, ma nel corso del Novecento altri centri hanno saputo interpretare meglio o in modo più tempestivo i mutamenti in atto: New York, Firenze e Roma, Londra, Milano e poi ancora Parigi.

Storia della Moda. XVIII-XXI secolo è la nuova edizione di Storia della Moda. XVIII-XX secolo. Il libro uscito nel 2000, di cui sono conservate la struttura e la metodologia, è stato rivisto in tutte le sue parti, ma soprattutto è stato aggiornato con l’aggiunta di capitoli relativi alla moda italiana, al prêt à porter più recente e alla nuova haute couture di Karl Lagerfeld per Chanel e di John Galliano per Dior.


16.11.2014 # 3921

Daria La Ragione // 0 comments

Paolo Scheggi / La misura umanistica dello spazio

Francesca Pola

Realizzato in collaborazione con l’Associazione Paolo Scheggi e pubblicato in occasione della prima personale londinese dell’artista, la monografia è dedicata alla produzione degli anni sessanta, il decennio creativo più fecondo e cruciale di Scheggi che precede la morte avvenuta nel 1971 a soli 31 anni.

Il brillante lavoro di Scheggi si è sviluppato nel dopoguerra a Milano, un contesto artistico effervescente e internazionale, arricchito dalla presenza cruciale di Lucio Fontana e di artisti sperimentali della nuova generazione italiana: quelli che gravitavano intorno alla galleria Azimut e alla rivista Azimuth (come Piero Manzoni, Enrico Castellani, Agostino Bonalumi, Dadamaino) e quelli vicini all’Arte Programmata (come Gianni Colombo). Con loro, l’opera di Scheggi condivide il desiderio di andare oltre la pittura tradizionale in una nuova dimensione creativa e percettiva: oggettiva, fisica e spaziale.

Nel 1962, dopo varie sperimentazioni tridimensionali, Scheggi ha sviluppato le Intersuperfici o Zone riflesse: tele con ritagli, sovrapposti, per creare fisicamente e otticamente spazi complessi, volti a indagare le dinamiche della percezione e il coinvolgimento. In questa visione spaziale, il suo lavoro è inoltre caratterizzato da un ampio approccio interdisciplinare che intreccia la sua indagine pittorica con l'architettura, la moda, la poesia, le prestazioni, e la filosofia.

La monografia riunisce esempi capitali del lavoro di Scheggi sull’indagine spaziale della superficie: dai primi assemblaggi di metallo del  ciclo delle lamiere, alle costruzioni complesse della maturità, le Intersuperfici e le Strutture modulari. Una selezione di oltre trenta dipinti, tra cui alcune tele inedite provenienti da collezioni private italiane, costituisce il cardine della mostra e permette di evidenziare e riaffermare il ruolo fondamentale svolto da Scheggi nello sviluppo dell’arte moderna in Italia


16.11.2014 # 3920

Daria La Ragione // 0 comments

Amedeo Modigliani et ses amis

Jean Michel Bouhours

Nato a Livorno nel 1884, Amedeo Modigliani inizia a quattordici anni la propria formazione nel disegno e nella pittura presso lo studio di Guglielmo Micheli, per poi approfondirla nel 1902 seguendo le lezioni dell’anziano maestro toscano Giovanni Fattori. Nel 1906 si trasferisce a Parigi, attirato dall’effervescenza della Ville Lumière e dalla sua varietà di movimenti d’avanguardia che formano l’attualità artistica di questo inizio del XX secolo. Modigliani entra a far parte della cosiddetta “scuola di Parigi” (denominazione assegnatale solo più tardi, nel 1925), che riunisce artisti provenienti da diversi orizzonti, in particolare dai paesi dell’Est, che non si sono schierati sotto le bandiere del cubismo, del futurismo e, più tardi, del dada e del surrealismo. Del resto, questi “franchi tiratori” della pittura non si lasceranno attrarre neanche dall’astrazione e preferiranno collocare la loro modernità pittorica nell’ambito dell’arte figurativa.

Il volume, che raccoglie oltre settanta opere appartenenti al Centre Pompidou di Parigi e una quarantina di opere di Modigliani provenienti da diverse collezioni, vuole raccontare l’esperienza artistica di quel periodo affiancando i capolavori del maestro livornese a quelli di artisti dell’epoca quali Pablo Picasso, Marc Chagall, Fernand Léger, Maurice Utrillo, Chaime Soutine, Dufy Raoulk, Constantin Brancusi, Henri Laurens, Gino Severini, Juan Gris, Leopold Survage, Moise Kisling, Ossip Zadkine, solo per citarne alcuni. Opere che ricreano l’atmosfera culturale in cui maturò la vicenda artistica di Modì nell’incessante e tormentata ricerca del bello. Oltre all'introduzione del curatore del volume, Jean-Michel Bouhours, il volume presenta i testi di Doïna Lemny (Modigliani e Brancusi, un’amicizia sotto il segno della scultura), Francis Carco (Il nudo nella pittura moderna), Laurence des Cars (Destini incrociati. Modigliani e Paul Guillaume), Sophie Krebs (“Parigi! Parigi! Fine della corsa”), Nathalie Ernoult (Un’amicizia a Montparnasse: Diego Rivera, Marevna e Amedeo Modigliani), la Cronologia illustrata


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