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Mostre ed eventi // Pagina 162 di 220
14.02.2010 # 1337
Roma | Calder  | Calder nelle fotografie di Ugo Mulas

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Roma | Calder | Calder nelle fotografie di Ugo Mulas

Fino al 14/02/2010

Al Palazzo delle Esposizioni di Roma doppia mostra dedicata ad Alexander Calder ( 1898-1976 ). Sono presenti sia le opere del grande artista, che una visone particolare delle opere dovuta all’occhio del celebre fotografo Ugo Mulas. Calder è uno degli artisti più celebri e affermati al mondo. Concentrato da sempre sull’idea di movimento con i suoi “mobile”, nel 1933 affermava: “Perché non rappresentare le forme in movimento? Non un semplice movimento di traslazione o rotativo, ma una composizione di diversi moti di vario tipo, velocità e ampiezza. Così come si possono comporre colori o forme, così si può comporre il movimento». Questa mostra è infatti un invito a partecipare a questa idea di movimento spaziale ed è anche un’occasione unica per poter ammirare opere che provengono dalle più importanti collezioni pubbliche e private del mondo, come dal Museum of Modern Art di New York, dalla Fondazione Solomon R. Guggenheim di New York , dal Whitney Museum of American Art di New York, dalla National Gallery of Art di Washington, dal Centre Pompidou di Parigi; dalla Menil Collection di Houston, dalla Raymond e Patsy Nasher Collection di Dallas, dal Ludwig Museum di Colonia e dalla Fondazione Calder di New York. La sua arte è caratterizzata inoltre dall’uso di materiali come il filo di ferro. Egli fu da sempre convinto di dover occupare lo spazio con le sue figure astratte ma subì comunque l’influenza di grandi artisti contemporanei come Duchamp, Léger, Mirò e Mondrian trasferendosi a Parigi nel 1926. Ogni sua opera è intrisa da una grande energia e secondo la concezione dell’artista, alla fine dovrà essere lo spettatore a plasmare l’opera attraverso la sua visione, collocandola visivamente nello spazio. Al primo piano del Palazzo delle Esposizioni, in un trait d’union organico e in armonia con la mostra di Calder si possono ammirare gli scatti che Ugo Mulas, circa un’ottantina, ha dedicato al grande artista americano. Le sue immagini rafforzano e completano la mostra per il grande valore critico e interpretativo. Mulas, prima di dedicarsi alle sue Verifiche, lavorò molto con gli artisti e sull’arte e di Calder, nel testo che gli dedicò, L’Amicizia, disse “L'ambiente, l'uomo, l'amicizia hanno influito, spesso in modo decisivo, sul mio lavoro. E Calder ne è stato un protagonista. Per lui volevo fare qualcosa di molto bello, volevo delle fotografie che fossero significative del suo atteggiamento - dell'aspetto giocoso della sua opera - e poi fotografie affettuose, con la moglie, con le figlie coi nipoti, nella casa americana, a Roxbury, in quella sull'Indre, a Sachè, insomma foto da album ricordo. Dalle foto non doveva trasparire altra intenzione che quella di dichiarare il mio amore per la sua opera e la gioia che mi dava la sua amicizia. Un omaggio totale cercando di cogliere anche l'aspetto fisico, da patriarca un po' ironico, un po' burlone. Mi piaceva il fatto che si dedicava a tutto con uguale intensità, che riuscisse a costruire dei forchettoni o dei mestoli per la cucina non meno belli delle sue sculture (…) l'impegno e l'abilità con cui si muove per realizzare delle teste o delle figure con un solo filo di ferro, senza mai tagliarlo (…) oppure le gouaches fatte senza pennelli, giocando sul movimento e l'inclinazione del foglio (…)”. Celebri sono i suoi studi, spesso diventati libri, ripresi anche negli atelier degli artisti e sull’arte, tra cui : sulle Biennali di Venezia (dal 1954 al 1972, Le verifiche e la storia delle Biennali, a cura di Tommaso Trini, Venezia 1974), su David Smith (Giovanni Carandente, Voltron: David Smith, New York 1964), sugli artisti americani (New York: arte  e persone, con Alan R. Solomon, Milano, New York, Barcellona 1967), su Lucio Fontana (Lucio Fontana, con poesie di Nanni Balestrini, Milano 1968), su Fausto Melotti (Fausto Melotti, lo spazio inquieto, a cura di Paolo Fossati, con un testo di Italo Calvino, Torino 1971), Marcel Duchamp (Marcel Duchamp, Milano 1973), Pietro Consagra (Fotografare l’arte, con introduzione di Umberto Eco, Milano 1973), su Arnaldo Pomodoro (Guido Ballo, Alberto Boatto, Gillo Dorfles, Libro per le sculture di Arnaldo Pomodoro, Milano 1974).

28.02.2010 # 1313
Roma | Calder  | Calder nelle fotografie di Ugo Mulas

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Roma | Sandro Chia. Della pittura, popolare e nobilissima arte

Fino al 28/02/2010

Questa del Gnam, Galleria nazionale d'arte moderna di Roma è la più grande retrospettiva che un museo italiano abbia mai dedicato a Sandro Chia per in 40 anni di carriera. Chia proviene dalla Transavanguardia, un movimento artistico nato negli anni settanta che si proponeva di andare oltre la pittura e per usare le parole dell'artista: "In quegli anni Settanta eravamo un manipolo di ragazzacci provenienti dall'arte concettuale che, proprio per questo, facevamo i conti con l'azzeramento del linguaggio. Eppure, avevamo imparato qualcosa e con noi la Transavanguardia ha inaugurato la meta-pittura, che sarebbe la pittura senza talento". Curata da Achille Bonito Oliva, che in quegli anni decodificò e promosse il movimento, che comprendeva anche Enzo Cucchi, Francesco Clemente, Nicola De Maria, Mimmo Paladino, la mostra consta di circa 61 opere di cui cinque sculture e 56 opere monumentali. In Chia, fiorentino del '46, l'impianto monumentale si associa ad una poetica della natura, un lirismo e un'energia vitale assimilata attraverso colori vivaci e accesi. Sandro Chia ci porta in una dimensione panteistica, in cui l'opera monumentale, gigantesca, vede figure titaniche immergersi in un quadro naturale che fa da sfondo e cornice in una visione bucolica, pastorale in cui l'essenza umana si fonde con l'essenza naturale. Gli ispiratori di Chia, ancora oggi, sono Chagall, Cézanne, Picasso, De Chirico, il Carrà metafisico a quello novecentista, e Duchamps e in proposito egli dice "Cezanne o Picasso non volevano essere abili artigiani della pittura, che comunque resta, come forma espressiva, l'unica maniera rigorosa per applicarsi all'uomo, all'emozione. Ogni quadro è un nuovo teatro. Ogni quadro è lo spazio tra un capolavoro e l'altro. I capolavori sono stati già tutti fatti in passato, ma visitando i grandi musei ho subito capito che c'è sempre posto per un altro lavoro. Io non sono Antonello da Messina o Piero della Francesca, ma proprio da questo traggo la mia libertà".

27.02.2010 # 1239
Roma | Calder  | Calder nelle fotografie di Ugo Mulas

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Roma | DAVID CERNY - The Solo Show | CO2 Contemporary Art

Fino al 27/02/2010


L'artista Ceco David Cerny espone le sue opere più famose alla CO2 contemporary art di Roma, in una mostra curata da Maria Letizia Bixio. L'artista è noto per le provocazioni e geniali istallazioni degli ultimi anni, tra cui l'opera presentata nella Hall del Parlamento europeo, dove espose un'istallazione chiamata Entropa, che consisteva nella costruzione di una cartina dell'Europa molto folkloristica e stereotipata, basta pensare all'Italia che fu rappresentata come un intero campo di calcio. In quell'occasione ebbe una grande eco internazionale grazie alla stampa, soprattutto per l'ironia usata nell'opera che colpì molti visitatori corsi a vedere la sua istallazione. Le opere qui esposte sono inedite in Italia. Vedremo un opera molto provocatoria, SHARK basata sul ritratto di Saddam Hussein con il linguaggio artistico di Damien Hirst, il tutto accompagnato durante l'intera esposizione da SMALLNESS, una serie di miniature in bronzo e marmo da vedere rigorosamente da molto vicino, quasi gattonando, per poterne cogliere, vista la piccolezza ( appunto "smallness") i particolari. Cerny è un artista proveniente dall' ex blocco socialista, è uno che ha vissuto la rivoluzione di velluto nella repubblica Ceca che oggi festeggia i vent'anni dalla caduta del socialismo, un mese dopo la caduta del muro di Berlino. Questa mostra assume, quindi, anche un valore celebrativo legato a questo anniversario, vissuto non solo in Germania ma anche in Cecoslovacchia che all'epoca si divise, invece, in due stati che abolirono completamente dal loro nome la parola socialista, la Repubblica Ceca e la Slovacchia.

21.02.2010 # 1331
Roma | Calder  | Calder nelle fotografie di Ugo Mulas

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Vienna | Annie Leibovitz. A Photographer's Life 1990 – 2005

Fino al 21/02/2010

Al Kunst Haus di Vienna è possibile vedere la mostra dedicata ad una delle più grandi fotografe di tutti i tempi, Annie Leibovitz. In mostra 150 opere tra vita privata e ritratti di celebrità. Le opere della Leibonitz sono ormai entrate a far parte dell’Olimpo della fotografie a sono delle vere e proprie icone di arte fotografica. Le immagini private, invece, sono assolutamente inedite e la cornice viennese del Kunst Haus le ospita per la prima volta. Organizzata dal Brooklyn Museum di New York vede allestiti i ritratti di artisti e politici come Mikhail Baryshnikov, William S. Burroughs, Demi Moore, Bill Clinton, Agnes Martin, Mick Jagger, Matthew Barney, Chuck Close, Robert de Niro e Scarlett Johansson che sono il cuore della mostra. Riguardo le fotografie appartenenti alla sfera privata, spiccano quelle della morte del padre, della nascita delle tre figlie, assieme alle fotografie dei paesaggi americani e giordani e quelle tratte da un bellissimo reportage che la Leibovoitz fece durante l’assedio di Sarajevo. Le immagini tratte dalle grandi riviste rappresentano, inoltre, un pezzo importante della cronaca popolare americana dal 1970. La mostra raccoglie le immagini scattate fino al 1990 e raccolgono in una splendida retrospettiva tutta la vita della grande fotografa. A questo proposito Leibovitz diceva: “This is one life, and the personal pictures and the assignment work are all part of it”. La vita e l’arte indissolubilmente unite.

19.02.2010 # 1410
Roma | Calder  | Calder nelle fotografie di Ugo Mulas

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Londra | Richard Hamilton

Fino al 25/04/2010

Alla Serpentin Gallery di Londra apre il 3 marzo un interessante retrospettiva dedicata a Richard Hamilton, classe 1922, pionieristico artista inglese che ha abbracciato diversi mezzi di comunicazione, dalla pittura alla tipografia, dall’istallazione al design industriale, fino all’incisione. Hamilton ritrae, attraverso stampe e dipinti la politica internazionale, le sommosse, gli atti di terrorismo, il modo in cui questi conflitti sono rappresentati dai media e in particolare dalla televisone e da Internet. L’artista inglese, che ha cominciato ad operare negli anni ’50, nel ’69 osservava che, mentre negli anni cinquanta si era diventati più consapevoli della possibilità di poter vedere il mondo intero, da quel momento in poi la visione del mondo diventata sempre più immediata e sintetica, grazie alla stessa grande matrice visiva costituita da tv, giornali e riviste. Le sue opere sono contraddistinte dalla frammentazione dell’immagine e dalla manipolazione dello spazio in riferimento a generi e stili diversi in maniera sempre critica, modo controbilanciato da un lirismo allegorico attraverso cui egli esplora il modus operandi dell’artista come in un’infinita serie di specchi che riflettono la stessa immagine da studiare. Negli anni cinquanta Hamilton fu il leader del gruppo della Pop Art inglese e membro di un gruppo indipendente formato da artisti e scrittori londinesi presso l'Istituto d'Arte Contemporanea. Sue retrospettive sono state ospitate alla Galleria di Hannover (1964) e alla Tate Gallery (1970 e 1992). Hamilton è stato rappresentante della Gran Bretagna alla Biennale di Venezia del 1993.

14.02.2010 # 1353
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Roma | Marianne Werefkin. L'amazzone dell'avanguardia

Fino al 14/02/2010

L'opera di Marianne Werefkin, straordinaria pittrice russa ( Tula-Lituania-1860, Ascona-Svizzera-1938) è stata fondamentale dal punto di vista teorico e politico per la nascita dell'arte astratta contemporanea attraverso la "Nuova Associazione degli Artisti di Monaco" nata nel 1909 e antecedente al Blaue Reiter, quel Cavaliere Azzurro, nato nel 1909, di cui, insieme alla Werefkin, hanno fatto parte anche Vasilij Kandinskij, Franz Marc, Paul Klee, August Macke, Alexej von Jawlensky. Il museo di Roma Trastevere le dedica una bellissima retrospettiva con circa 50 tempere, 12 disegni, 20 libretti di schizzi e un diario. Marianne Werefkin è un artista importantissima e cruciale per l'arte astratta contemporanea, anche se pressoché sconosciuta in Italia, ha dato con la sua ricerca artistica un apporto notevole all'arte del primo trentennio del '900 europeo. Nella sua produzione artistica si riconoscono tre momenti fondamentali, in cui si vedono, per cominciare, gli influssi delle correnti mistiche dell'arte di Redon e Kubin, espresso nei lavori in lapis e matite colorate. In seguito, a partire dal 1907, l'artista subisce l'influenza dell'arte francese impressionista e neo-impressionista soprattutto con artisti come Gaugin e Napis in senso strettamente stilistico, aspetto riconoscibile nelle linee e nell'iconografia delle sue opere. L'ultima fase vede una marcata influenza di Eduard Munch attraverso l'uso simbolico e anti-naturalistico del colore, caratterizzato da un forte espressionismo. Dal 1908 al 1913 l'artista completa il suo percorso approdando al lirismo che la contraddistingue, in cui forme, linee e colori sono uniti e assorbiti in una tonalità dominante e in una forma sempre più mistico-visionaria arrivando, verso la fine della sua vita ad aspetti e problematiche più umane legate all'opera d'arte.