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Mostre ed eventi // Pagina 163 di 223
14.03.2010 # 1346
Catania | Burri e Fontana, materia e spazio.

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Catania | Burri e Fontana, materia e spazio.

Fino al 14/03/2010

 Il primato della materia di Albero Burri e la concezione spaziale di Lucio Fontana, insieme, in una mostra che è dialogo e apertura alla comunicazione e al linguaggio artistico incorniciata dagli splendidi saloni, capolavoro del barocco catanese, di Palazzo Valle, presso la Fondazione Pugliesi Casentino per l’arte di Catania. L’intento della mostra è quello di sottolineare, oltre l’importanza che i due artisti hanno avuto nell’arte contemporanea, anche quella di individuare i nuclei più indicativi della loro opera creativa. Attraverso circa 100 opere scelte da Bruno Corà, curatore della mostra, vediamo dispiegarsi la concezione materia di Burri nelle elaborazioni dei “Catrami”, dei “Sacchi”, delle “Plastiche”, delle “Combustioni”, dei “Ferri”, dei “Cellotex”, dei “Cretti”, fino all’incredibile “Cretto di Gibellina”, un verosimile/inverosimile monumento, labirinto desolato, desolante, vivo e simbolico sorto in un luogo disastrato, ma “adottato” dall’arte e ri-formato da essa, reso significante e vitale, reso, appunto materia. Accanto a questo vediamo i celebri “Concetti spaziali”, di Fontana, a partire dalle sculture del ‘47 o fino ai “Buchi” e i “Tagli _ Attese” degli anni tra il ’49 e del ’58, oppure gli “Ambienti”, le “Nature”, i “Quanta” e i “Teatrini”, arrivando alle eccezionali creazioni in metallo o al neon del suo percorso artistico finale. Una sezione dell’iter espositivo è dedicata alle grafiche dei due artisti in cui si potranno approfondire e analizzare i disegni preliminari alle opere.

28.03.2010 # 1467
Catania | Burri e Fontana, materia e spazio.

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Milano | Green Life: costruire città sostenibili

Fino al 28/03/2010

Ancora una volta al centro delle idee creative e progettuali la visone del futuro, ovvero, come la mente umana, attraverso le sue suggestioni creative, immagina e progetta le città del futuro. A questo proposito Legambiente, Triennale di Milano e Istituto di Ricerche Ambiente presentano Green Life: costruire città sostenibili, una mostra dedicata agli architetti e alle città che hanno saputo darsi una visione del futuro, hanno adottato strategie coraggiose e hanno messo in atto azioni concrete per un'architettura più sostenibile. Parliamo quindi non solo di idee futuribili, legate più alla fantascienza che alla realtà concreta, ma di suggestioni che trovano conferma nella realtà attraverso applicazioni pratiche e funzionali. Si passa di fatto dall'utopia alla realizzazione per dimostrare la possibilità che si può vivere in spazi urbani in maniera più sostenibile. Sono in mostra opere e progetti di Thomas Herzog, Norman Foster, Renzo Piano e Richard Rogers, che nel 1996, promossero la Carta Europea per l'Energia Solare nell'Architettura e nella Pianificazione Urbanistica, a cui aderirono altri progettisti. Piano&Co sono qui presenti con Auer + Weber e l'esperienza di progettazione dell'eco- quartiere di Solar City a Linz. Troviamo Norman Foster con le Vivaldi Towers nel quartiere energeticamente avanzato ad Amsterdam e con il master plan di Eurogate, il quartiere ad edilizia passiva di Vienna. Richard Rogers con il nuovo aeroporto di Barajas; Renzo Piano con la California Academy of Science a San Francisco, Thomas Herzog con Soka Bau, l'edificio per uffici ad alta efficienza energetica a Wiesbaden. E ancora, per dimostrare che urbano e sostenibile è possibile, i recentissimi Linked Hybrid di Steven Holl a Pechino, Manitoba Hydro di KPMB_Architects a Vancouver, il Genzyme Centre di Stefan Behnisch a Boston, tutti certificati LEED. Non mancano le case popolari espandibili con l'autocostruzione di ELEMENTAL Architects in Cile, la scuola di F. Kere in Burkina Faso, il recupero urbano a Dublino di B. Mc Evoy Arch. e le residenze di edilizia sociale di S. Solinas e G. Verd a Siviglia. Da vedere progetti futuri e progetti che sono già in cantiere, come quello pensato per Amsterdam dove entro il 2015 tutte le nuove costruzioni saranno ad emissioni zero e Friburgo, città verde e solare per eccellenza, con gli eco–quartieri di Vauban, Rieselfeld e Sonnenschiff e la simbolica Solar Fabrik, fino a Vienna e Salisburgo con i "Quartieri solari e senza auto" (Floridsdorf, Gneiss Moss, Bike City, Samer Mosi). Si tratta di un concetto, quello del Green Life, che ormai non solo è di moda in tutte le categorie del concept Design, ma diventa sempre di più forma del pensiero in cui dobbiamo imparare a progettare tutto, dal manifesto pubblicitario all'automobile, dal modulo abitativo alla lavastoviglie, se vogliamo essere al passo con i tempi, ma anche e soprattutto per salvaguardare l'ambiente che racchiude le nostre idee creative.

27.03.2010 # 1398
Catania | Burri e Fontana, materia e spazio.

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Roma | Chris Burden | The Heart: Open or Closed

Fino al 27/03/2010

 


Alla Gagosian Gallery di Roma espone il controverso artista americano Chris Burden ( Boston, 1946), dopo un percorso in nome dell'arte e della provocazione che lo ha portato ad atti estremi. Burden nel '71 si fece sparare ad un braccio, per il suo desiderio di lavorare in condizioni estreme, a contatto con il rischio, andando diverse volte vicino alla morte. Nel 2009 , altro esperimento estremo, quello di esporre 100 lingotti d'oro alla galleria di Larry Gagosian a Beverly Hills, dal valore di 3 milioni di dollari. I lingotti furono poi sequestrati prima dell'inaugurazione perché erano stati comprati da un miliardario texano impelagato in una frode fiscale. Nella mostra di Roma, invece, non ci saranno lingotti o pallottole, ma istallazioni ispirate al rapporto architettura e cultura, in un'atmosfera basata sul contrasto odio e amore, dove accanto a situazioni serene e rilassanti, fatte di tendaggi preziosi e strutture che ricordano parchi vittoriani, gazebo e tende nomadi, appare un video, The Rant, in cui Burden si presenta con le sembianze di un predicatore xenofobo proclamando discorsi di odio e di intolleranza. La scelta è dovuta al significato simbolico che Burden attribuisce alla città di Roma, sede della mostra, che secondo l'artista, è " basata sul rapporto tra odio, amore e religione".

 

21.03.2010 # 1309
Catania | Burri e Fontana, materia e spazio.

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Palermo | La camera dello sguardo-Fotografi italiani

Fino al 21/03/2010

Palazzo S.Elia di Palermo ospita una mostra imperdibile: 50 anni di grande fotografia italiana vissuti attraverso gli occhi di 29 maestri, da Claudio Abate, Olivo Barbieri, Gabriele Basilico, Gianni Berengo Gardin, Antonio Biasucci, Lisetta Carmi, Elisabetta Catalano, Mario Cresci, Luciano D'Alessandro, Franco Fontana, Francesco Jodice, Mimmo Jodice, Raffaella Mariniello, Paolo Mussat Sartor, Ferdinando Scianna, Paul Thorel, Aniello Barone, Luca Campigotto, Federico Garolla, Mario Giacomelli, Luigi Ghirri, Ugo Mulas, Lia Pasqualino, Beatrice Pediconi, Dino Pedriali, Paolo Pellegrin, Marialba Russo, Paola Salerno a Oliviero Toscani. Promossa dalla Provincia e organizzata da Civita Sicilia, Camera dello sguardo per osservare e catturare la realtà e ritrarre un mondo dalla giusta distanza. Un grande evento culturale, un viaggio per immagini dall'Italia e dal mondo degli anni'50 fino ad oggi, caratterizzato dall'eterogeneità espressiva dei vari artisti che hanno saputo cogliere, ognuno di loro, aspetti importanti del vissuto quotidiano ma anche scorci significativi di grandi città. Foto storiche e artistiche insieme, grande testimonianza di una cultura eccezionale, quella italiana, ricca di innumerevoli suggestioni che vanno da uno sguardo distaccato, assente, quasi nichilista, ma che riesce a cogliere l'intimo profondo delle persone, come in Gianni Berengo Gardin fino a Basilico, Scianna e alle provocazioni di Oliviero Toscani, passando attraverso l'humus antropologico del divenire con il distacco, la "civile ipocrisia" del fotografo, per citare il curatore Achille Bonito Oliva.

14.03.2010 # 1285
Catania | Burri e Fontana, materia e spazio.

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Catanzaro | Antoni Tàpies. Materia e tempo

Fino al 14/03/2010

Al Marca di Catanzaro, in mostra dipinti, sculture, disegni, composizioni calligrafiche, libri illustrati e per la prima volta in Italia i famosi”muri” di Antoni Tàpies, il più importante artista spagnolo del dopoguerra. Tra i principiali maestri dell’informale, la sua arte trova piena espressione nella poetica dei “muri”, ovvero strutture di una certa grandezza, dotate di incisioni o dipinte che significano diverse cose: dalla separazione alla clausura e all’isolamento, fino al senso di equilibrio o all’annientamento delle passioni. Le sue opere hanno influenzato Joseph Beuys e Jannis Kounellis. Classe 1923, la giovinezza di Tàpies è contraddistinta dalla dittatura di Franco e dalla guerra civile spagnola, un dramma che ancora si sente nella sua opera, che ne è la linfa vitale. I suoi inizi si ispiravano al surrealismo, poi fu influenzato da Klee, Ernst, Mirò, che con la sua ricerca sui mondi invisibili ebbe un grande ascendente sul suo lavoro. Nel 1940 Tàpies partecipò alla fondazione del gruppo Dau al Set ( La settima faccia del dado), un’alternativa alla dittatura franchista, che si ispirava al dadaismo e al surrealismo. Nel 1950, a Parigi, conobbe Picasso, ma dopo un anno ritorna in Spagna, in piena dittatura e viene continuamente sorvegliato. Nonostante questo riesce a produrre i suoi lavori più importanti ed espone a New York, Londra, Vienna, Colonia e Buffalo, dove ottiene la consacrazione internazionale.Vivendo concretamente, continuando a lavorare senza avere gli atteggiamenti da star system che hanno oggi gli artisti famosi, Tàpies continua la sua ricerca artistica intorno alla materia, in cui l’arte serve sostanzialmente a migliorare la società per poterla guardare da un altro punto di vista. Nei suoi lavori si mescolano arte e filosofia, magia e pensiero concreto che si interroga sulle questioni fondamentali dell’umanità, come la morte.

14.03.2010 # 1276
Catania | Burri e Fontana, materia e spazio.

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Milano | Maurice Henry. Une poétique de l'humour

Fino al 14/03/2010

Il disegno umoristico caratterizzò gran parte della sua vita. La galleria Gruppo Credito Valtellinese gli dedica una mostra, la più importante e ampia fin'ora in Italia, dove è possibile ammirare oltre trecento opere tra cui disegni surrealisti e umoristici, oggetti-sculture e dipinti su tela. Maurice Henry, nato nel 1907 e morto nel 1984, surrealista per vocazione, appartenne al gruppo Le Grand Jeu nel 1927 assieme ad Harfaux, Daumal, Vailland, Gilbert-Lecomte che si ispiravano a Breton. Le sue prime opere sono caratterizzate da un umorismo enigmatico, che ha il carattere liberatorio e un po' catartico nei confronti di un mondo in cui c'è ben poco da ridere. Così, il motto di spirito, può aiutare e in questo caso l'humour poétique ci regala un sorriso in un contesto, allora come oggi, poco divertente. Dal 1964 frequenta Milano con assiduità e la città resta colpita dallo spirito di questo grande artista, dalla sua poetica pittorica, dalla mondanità. Breton disse di lui : "L'immagine surrealista, in tutta la sua freschezza originaria, continua a manifestarsi in Maurice Henry. Ogni volta che, in un mattino ancora insonnolito, mi porta la primizia d'uno dei suoi disegni fatti per il giornale sono contento e penso che con i bei modi, i suoi, abbiamo capito il mondo". Fu pittore, scenografo e regista e lascia oltre a numerose opere pittoriche anche moltissimi disegni e illustrazioni comparsi sulle riviste francesi dagli anni trenta ai sessanta, che rivelano la complessità della sua opera. La mostra, esaustiva nella rappresentazione di questa complessità, celebra anche il periodo post-humour, dal 1968, ovvero quando Henry lasciò la Francia e si stabilì a Milano dedicandosi alla pittura. Di grande livello i curatori della mostra: Arturo Schwarz, Alain Jouffroy, Daniel Abadie, George Fall, Nelly Feuerhahn, François Dufrêne e Dominique Stella, con opere provenienti dal Centre Pompidou di Parigi, dal Musée Tomi Ungerer di Strasburgo e da collezioni straniere e italiane, da Guido Peruz e l'Archivio Maurice Henry.