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Mostre ed eventi // Pagina 160 di 218
14.02.2010 # 1353
Roma | Marianne Werefkin. L'amazzone dell'avanguardia

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Roma | Marianne Werefkin. L'amazzone dell'avanguardia

Fino al 14/02/2010

L'opera di Marianne Werefkin, straordinaria pittrice russa ( Tula-Lituania-1860, Ascona-Svizzera-1938) è stata fondamentale dal punto di vista teorico e politico per la nascita dell'arte astratta contemporanea attraverso la "Nuova Associazione degli Artisti di Monaco" nata nel 1909 e antecedente al Blaue Reiter, quel Cavaliere Azzurro, nato nel 1909, di cui, insieme alla Werefkin, hanno fatto parte anche Vasilij Kandinskij, Franz Marc, Paul Klee, August Macke, Alexej von Jawlensky. Il museo di Roma Trastevere le dedica una bellissima retrospettiva con circa 50 tempere, 12 disegni, 20 libretti di schizzi e un diario. Marianne Werefkin è un artista importantissima e cruciale per l'arte astratta contemporanea, anche se pressoché sconosciuta in Italia, ha dato con la sua ricerca artistica un apporto notevole all'arte del primo trentennio del '900 europeo. Nella sua produzione artistica si riconoscono tre momenti fondamentali, in cui si vedono, per cominciare, gli influssi delle correnti mistiche dell'arte di Redon e Kubin, espresso nei lavori in lapis e matite colorate. In seguito, a partire dal 1907, l'artista subisce l'influenza dell'arte francese impressionista e neo-impressionista soprattutto con artisti come Gaugin e Napis in senso strettamente stilistico, aspetto riconoscibile nelle linee e nell'iconografia delle sue opere. L'ultima fase vede una marcata influenza di Eduard Munch attraverso l'uso simbolico e anti-naturalistico del colore, caratterizzato da un forte espressionismo. Dal 1908 al 1913 l'artista completa il suo percorso approdando al lirismo che la contraddistingue, in cui forme, linee e colori sono uniti e assorbiti in una tonalità dominante e in una forma sempre più mistico-visionaria arrivando, verso la fine della sua vita ad aspetti e problematiche più umane legate all'opera d'arte.

21.02.2010 # 1331
Roma | Marianne Werefkin. L'amazzone dell'avanguardia

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Vienna | Annie Leibovitz. A Photographer's Life 1990 – 2005

Fino al 21/02/2010

Al Kunst Haus di Vienna è possibile vedere la mostra dedicata ad una delle più grandi fotografe di tutti i tempi, Annie Leibovitz. In mostra 150 opere tra vita privata e ritratti di celebrità. Le opere della Leibonitz sono ormai entrate a far parte dell’Olimpo della fotografie a sono delle vere e proprie icone di arte fotografica. Le immagini private, invece, sono assolutamente inedite e la cornice viennese del Kunst Haus le ospita per la prima volta. Organizzata dal Brooklyn Museum di New York vede allestiti i ritratti di artisti e politici come Mikhail Baryshnikov, William S. Burroughs, Demi Moore, Bill Clinton, Agnes Martin, Mick Jagger, Matthew Barney, Chuck Close, Robert de Niro e Scarlett Johansson che sono il cuore della mostra. Riguardo le fotografie appartenenti alla sfera privata, spiccano quelle della morte del padre, della nascita delle tre figlie, assieme alle fotografie dei paesaggi americani e giordani e quelle tratte da un bellissimo reportage che la Leibovoitz fece durante l’assedio di Sarajevo. Le immagini tratte dalle grandi riviste rappresentano, inoltre, un pezzo importante della cronaca popolare americana dal 1970. La mostra raccoglie le immagini scattate fino al 1990 e raccolgono in una splendida retrospettiva tutta la vita della grande fotografa. A questo proposito Leibovitz diceva: “This is one life, and the personal pictures and the assignment work are all part of it”. La vita e l’arte indissolubilmente unite.

19.02.2010 # 1410
Roma | Marianne Werefkin. L'amazzone dell'avanguardia

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Londra | Richard Hamilton

Fino al 25/04/2010

Alla Serpentin Gallery di Londra apre il 3 marzo un interessante retrospettiva dedicata a Richard Hamilton, classe 1922, pionieristico artista inglese che ha abbracciato diversi mezzi di comunicazione, dalla pittura alla tipografia, dall’istallazione al design industriale, fino all’incisione. Hamilton ritrae, attraverso stampe e dipinti la politica internazionale, le sommosse, gli atti di terrorismo, il modo in cui questi conflitti sono rappresentati dai media e in particolare dalla televisone e da Internet. L’artista inglese, che ha cominciato ad operare negli anni ’50, nel ’69 osservava che, mentre negli anni cinquanta si era diventati più consapevoli della possibilità di poter vedere il mondo intero, da quel momento in poi la visione del mondo diventata sempre più immediata e sintetica, grazie alla stessa grande matrice visiva costituita da tv, giornali e riviste. Le sue opere sono contraddistinte dalla frammentazione dell’immagine e dalla manipolazione dello spazio in riferimento a generi e stili diversi in maniera sempre critica, modo controbilanciato da un lirismo allegorico attraverso cui egli esplora il modus operandi dell’artista come in un’infinita serie di specchi che riflettono la stessa immagine da studiare. Negli anni cinquanta Hamilton fu il leader del gruppo della Pop Art inglese e membro di un gruppo indipendente formato da artisti e scrittori londinesi presso l'Istituto d'Arte Contemporanea. Sue retrospettive sono state ospitate alla Galleria di Hannover (1964) e alla Tate Gallery (1970 e 1992). Hamilton è stato rappresentante della Gran Bretagna alla Biennale di Venezia del 1993.

14.02.2010 # 1337
Roma | Marianne Werefkin. L'amazzone dell'avanguardia

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Roma | Calder | Calder nelle fotografie di Ugo Mulas

Fino al 14/02/2010

Al Palazzo delle Esposizioni di Roma doppia mostra dedicata ad Alexander Calder ( 1898-1976 ). Sono presenti sia le opere del grande artista, che una visone particolare delle opere dovuta all’occhio del celebre fotografo Ugo Mulas. Calder è uno degli artisti più celebri e affermati al mondo. Concentrato da sempre sull’idea di movimento con i suoi “mobile”, nel 1933 affermava: “Perché non rappresentare le forme in movimento? Non un semplice movimento di traslazione o rotativo, ma una composizione di diversi moti di vario tipo, velocità e ampiezza. Così come si possono comporre colori o forme, così si può comporre il movimento». Questa mostra è infatti un invito a partecipare a questa idea di movimento spaziale ed è anche un’occasione unica per poter ammirare opere che provengono dalle più importanti collezioni pubbliche e private del mondo, come dal Museum of Modern Art di New York, dalla Fondazione Solomon R. Guggenheim di New York , dal Whitney Museum of American Art di New York, dalla National Gallery of Art di Washington, dal Centre Pompidou di Parigi; dalla Menil Collection di Houston, dalla Raymond e Patsy Nasher Collection di Dallas, dal Ludwig Museum di Colonia e dalla Fondazione Calder di New York. La sua arte è caratterizzata inoltre dall’uso di materiali come il filo di ferro. Egli fu da sempre convinto di dover occupare lo spazio con le sue figure astratte ma subì comunque l’influenza di grandi artisti contemporanei come Duchamp, Léger, Mirò e Mondrian trasferendosi a Parigi nel 1926. Ogni sua opera è intrisa da una grande energia e secondo la concezione dell’artista, alla fine dovrà essere lo spettatore a plasmare l’opera attraverso la sua visione, collocandola visivamente nello spazio. Al primo piano del Palazzo delle Esposizioni, in un trait d’union organico e in armonia con la mostra di Calder si possono ammirare gli scatti che Ugo Mulas, circa un’ottantina, ha dedicato al grande artista americano. Le sue immagini rafforzano e completano la mostra per il grande valore critico e interpretativo. Mulas, prima di dedicarsi alle sue Verifiche, lavorò molto con gli artisti e sull’arte e di Calder, nel testo che gli dedicò, L’Amicizia, disse “L'ambiente, l'uomo, l'amicizia hanno influito, spesso in modo decisivo, sul mio lavoro. E Calder ne è stato un protagonista. Per lui volevo fare qualcosa di molto bello, volevo delle fotografie che fossero significative del suo atteggiamento - dell'aspetto giocoso della sua opera - e poi fotografie affettuose, con la moglie, con le figlie coi nipoti, nella casa americana, a Roxbury, in quella sull'Indre, a Sachè, insomma foto da album ricordo. Dalle foto non doveva trasparire altra intenzione che quella di dichiarare il mio amore per la sua opera e la gioia che mi dava la sua amicizia. Un omaggio totale cercando di cogliere anche l'aspetto fisico, da patriarca un po' ironico, un po' burlone. Mi piaceva il fatto che si dedicava a tutto con uguale intensità, che riuscisse a costruire dei forchettoni o dei mestoli per la cucina non meno belli delle sue sculture (…) l'impegno e l'abilità con cui si muove per realizzare delle teste o delle figure con un solo filo di ferro, senza mai tagliarlo (…) oppure le gouaches fatte senza pennelli, giocando sul movimento e l'inclinazione del foglio (…)”. Celebri sono i suoi studi, spesso diventati libri, ripresi anche negli atelier degli artisti e sull’arte, tra cui : sulle Biennali di Venezia (dal 1954 al 1972, Le verifiche e la storia delle Biennali, a cura di Tommaso Trini, Venezia 1974), su David Smith (Giovanni Carandente, Voltron: David Smith, New York 1964), sugli artisti americani (New York: arte  e persone, con Alan R. Solomon, Milano, New York, Barcellona 1967), su Lucio Fontana (Lucio Fontana, con poesie di Nanni Balestrini, Milano 1968), su Fausto Melotti (Fausto Melotti, lo spazio inquieto, a cura di Paolo Fossati, con un testo di Italo Calvino, Torino 1971), Marcel Duchamp (Marcel Duchamp, Milano 1973), Pietro Consagra (Fotografare l’arte, con introduzione di Umberto Eco, Milano 1973), su Arnaldo Pomodoro (Guido Ballo, Alberto Boatto, Gillo Dorfles, Libro per le sculture di Arnaldo Pomodoro, Milano 1974).

14.02.2010 # 1308
Roma | Marianne Werefkin. L'amazzone dell'avanguardia

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Vienna | Brus e Rainer

Fino al 14/02/2010

Am Horizont der Sinne, am horizont der dinge, ovvero Sull'orizzonte dei sensi, Sull'orizzonte delle cose, così si intitola la mostra su Arnulf Rainer (1929) e Günter Brus (nato nel 1938) che il Museo Albertina di Vienna ospita in collaborazione con la Galerie Heike Curtze di Vienna e Berlino. Le opere presenti sono circa settanta e hanno come caratteristica fondamentale quella di mostrarci il percorso dei due artisti, l'approccio prettamente pittorico di Rainer e di Brus convogliato in un discorso che potremmo definire letterario. I due artisti hanno avuto un'altra pubblicazione congiunta nel 1986, con il titolo di Depth Obscured, ma lavorando, come in questo caso, in maniera distinta l'uno dall'altro. Pur lavorando in maniera indipendente tra loro è inevitabile il dialogo pittorico, che vede l'immagine di Brus, alquanto poetica sfociare nelle ridipinture sfocate di Rainer, quasi come se vi fosse un nesso profondo tra le opere, una sorta di continuazione ideale, o meglio, come se l'opera, dopo essere stata dipinta, avesse una vita propria e si evolvesse in stati successivi. Tutto questo porta ad un'interazione dei linguaggi e della forma pittorica, fatto che nel panorama artistico contemporaneo, ha una collocazione di tutto rispetto, sia per l'ormai consolidata fama di entrambi gli artisti, che per il messaggio straordinario che viene fuori dalle loro opere.

14.02.2010 # 1279
Roma | Marianne Werefkin. L'amazzone dell'avanguardia

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Genova | Otto Hofmann. La poetica del Bauhaus

Fino al 14/02/2010

Al Palazzo Ducale di Genova si celebrano i 90 anni del Bahaus con un'ampia e unica prospettiva dedicata ad Otto Hofmann ( 1907-1996) che nel gruppo nato a Dessau fu tra i più interessanti. La mostra consta di circa quattrocento opere tra dipinti, disegni, fotografie, ceramiche, oggetti, lettere e documenti  arrivati da diversi Musei europei, da collezioni pubbliche e private, nazionali e internazionali, e dallo studio dell'Artista.

Attraverso le opere dell'artista tedesco si ricostruisce la storia del Bahaus, la censura, gli intenti e soprattutto è occasione per approfondire gli aspetti poetici dell'arte astratta del secolo scorso. La mostra è curata da Giovanni Battista Marini, in collaborazione con il Goethe Institut Genua e promuove l'interdisciplinarietà di questo personaggio e delle opere a cavallo tra gli anni 20 e 90. Si comincia con le opere di Dessau, dal 1927 al 1930 fino al divieto di esporre e di dipingere venuto dai Nazisti che avevano classificato la sua arte come Arte degenerata. A questo periodo seguì quello della prigionia in Russia, con la produzione di delicati acquerelli, fino alle opere del dopoguerra caratterizzate dalla sofferenza per il disordine politico e l'instabilità del periodo storico, dovuta all'avvento del Comunismo nella Germania Est in cui lasciò nel 51 tutte le sue opere. I suo spostamenti vanno da Berlino, Parigi e il Canton Ticino e testimoniano inoltre di come egli abbia dato una grande impronta anche al Design, attraverso le porcellane e la Grafica con le xilografie e le litografie. La mostra è supportata dalle sue fotografie, oltre a quelle originali di molti artisti Bauhaus , come Moholy-Nagy, Lucia Moholy, Florence Henri, Walter Peterhans, Lux Feininger, Piet Zwart, Franz Roh, Greta Stern. Interessanti sono i quaderni esposti che contengono appunti di studio durante le lezioni di Klee e Kandinskij, tenute al Bauhaus dal 1928 al 1930 e nel 2008 la mostra si è tenuta proprio nelle case di questi due grandi artisti, progettate da Gropius.