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Mostre ed eventi // Pagina 127 di 218
15.03.2011 # 1454
Napoli | Napoli novecento ( 1910-1980). Per un museo in progress

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Napoli | Napoli novecento ( 1910-1980). Per un museo in progress

Mostra permanente

Apre a Napoli negli ambienti del Carcere alto di Castel Sant’Elmo, Napoli Novecento, uno spazio completamente nuovo dedicato all’arte del ventesimo secolo. Napoli Novecento è un museo in progress permanente che segue l’apertura del Madre, Museo per l’arte contemporanea Donna Regina, il Pan, Palazzo delle arti Napoli. La vicenda è cominciata con il pittore Filippo Palizzi nel 1891 che fu il primo ad inaugurare nella città una galleria d’arte moderna, aperta nel 1916. Nella mostra permanente di Napoli Novecento, Nicola Spinosa e Angela Tecce hanno riunito in ordine cronologico le opere di circa 100 artisti, divisi per movimenti, a cominciare dal futurismo, dal gruppo 58 e tutti gli altri che hanno caratterizzato la grande storia artistica di questa città e la sua evoluzione sostenuta da galleristi come Lucio Amelio, Lia Rumma, Pasquale Trisorio, Beppe Morra e Alfonso Artico. Tra i nomi degli artisti ospitati nella mostra ci sono Fortunato Depero, Enrico Prampolini, Felice Csorati, Emilio Notte, Carlo Alfano, Joseph Beuys, Jannis Kounellis, Francesco Clemente, Mimmo Paladino.

23.03.2011 # 2019
Napoli | Napoli novecento ( 1910-1980). Per un museo in progress

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Roma | Max Papeschi
a LIFE less ordinary

23/03/2011

Quando l’orrore ha il sorriso di un cartoon. Gli attoniti e sorridenti personaggi di cartone di Max Papeschi, ospiti alla Galleria Mondo Bizzarro di Roma, spiazzano, possono anche innervosire, ma di certo, raccontano una verità. La verità che raccontano riguarda la censura , il mascheramento, dei fatti più sanguinosi accaduti durante il XX secolo, con l’aiuto di cartoon. Risultato: una realtà rimossa, decontestualizzata, come se non fosse mai esistita o come se fosse anch’essa un’invenzione, lontana dai nostri occhi e  soprattutto, dai nostri cuori. Topolino, Pippo, Burt Simpson, sono sulle copertine di un falso Time, con il loro sorriso disegnato si stagliano innanzi a guerre sanguinose, conflitti terribili e fatti drammatici: chi ha il fucile in mano, chi campeggia con una grossa svastica sul braccio, tutti rappresentano bene l’orrore, il disagio e l’angoscia stridente. Papeschi è un’artista che ha da sempre creato scompiglio, si è fatto accusare perfino di apologia di reato, quando in realtà la sua è un’opera di denuncia.  La sua digital art o pop art come la si voglia chiamare,  coglie nel profondo l’ésprit du temps, con i suoi colori accesi, i sorrisi da cartoons, l’immobilismo e l’abitudine di fronte al male, che forse, è peggiore del male stesso.


22.03.2011 # 2042
Napoli | Napoli novecento ( 1910-1980). Per un museo in progress

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Firenze | Picasso, Miró, Dalí.
Giovani e arrabbiati: la nascita
della modernità

Fino al 17/07/2011

Si può senza alcun dubbio affermare che Picasso, Mirò e Dalì sono gli artisti spagnoli che rifondarono l’arte del ventesimo secolo. Ognuno di loro ebbe un ruolo a dir poco decisivo nell’arte moderna: Picasso con i suoi lavori pre-cubisti del 1907, Mirò con le opere dal 1915 al 20, Dalì nel quinquennio 1920-25. Tutti e tre cresciuti in Catalogna e resi famosi in Francia. Tutti e tre “arrabbiati”, forse Mirò il meno “arrabbiato”. Ci sono gli schizzi del giovane Picasso e delle sue prostituite del “Bordello filosofico”, le prostitute spagnole del Carrer de Avinyo. L’arte extraeuropea, primitiva, lo sedusse fino a fargli dipingere i volti come maschere, assimilandoli ad una specie di archetipo. Ma al contempo, a Parigi, restò affascinato dal mondo notturno di Toulouse Lautrec, il mondo del teatro e del cabaret, con le attrici e le ballerine. Picasso resterà un punto di riferimento anche per Dalì e Mirò che, giunti a Parigi, vanno subito in cerca del maestro. La mostra è raccontata come una sorta di film realizzato a colpi di flashback. Ma qual’era il sostrato culturale da cui i tre venivano? La Catalogna era il frutto di istanze bizantine, con la fissità delle icone, medievali e germaniche con Bosh, ma anche il tardogotico vi aveva attecchito, come il romanico. Mirò, un miniaturista e Dalì che muove i primi passi decisivi verso una forma di surrealismo che lo contraddistinguerà per tutta la sua carriera. Inediti soprattutto, tanti e cruciali per comprendere da cosa l’arte moderna ha preso le mosse. La mostra è patrocinata da: Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Ministero degli Affari Esteri, Ambasciata di Spagna in Italia, Governo della Catalogna, Comune di Barcellona, Comune di Malaga. Promossa e Organizzata da: Ente Cassa di Risparmio di Firenze, Fondazione Palazzo Strozzi, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Soprintendenza PSAE e per il Polo Museale della città di Firenze.

20.03.2011 # 1963
Napoli | Napoli novecento ( 1910-1980). Per un museo in progress

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Venezia | Jheronimus
Bosh

20/03/2011

Chi non ama Bosch, tra i più visionari artisti della storia dell’arte? Che appartenga ad un’epoca ormai così apparentemente lontana dalla “nostra”, è un dettaglio insignificante.  Jheronimus Bosch (‘s Hertogenbosch, Olanda 1450 – 1516), in realtà Jeroen Anthoniszoon van Aken( ma aveva scelto, appunto, Bosh come nome d’arte), è fantastico e inquietante, un’artista spesso difficilmente interpretabile per la critica più allineata. La mostra presentata a palazzo Grimani a Venezia, in realtà, non è una grande mostra, ma presenta tre grandi opere, provenienti dal Palzzo Ducale di Venezia: la Visione dell’Aldilà (1500 – 1503), il Trittico di santa Liberata (1505) e il Trittico degli eremiti (1510). Tutte opere dal tema strettamente religioso. Ma interpretate alla maniera di Bosh, spesso caricaturale, ai confini del grottesco, del deforme, forse perché magari con quel tratto deformante soleva immaginare vizi e virtù, bassezze  ipocrisie,  paure e inquietudini degli esseri umani, che, sovente, cercavano nella religione e nella rappresentazione della santità, un tentativo di espiazione. Una cosa è certa: l’umanità p condannata all’inferno per i suoi peccati e deve espiare per forza, attraverso la passione di Cristo, magari. Magari, appunto, calcava un po’ la mano nel rappresentare i vizi, i peccati capitali e quant’altro ci potesse essere di”orrendo” nel comportamento e nella moralità umana. Ma se non avesse “calcato la mano” così, non lo avremmo amato come lo amiamo ancora e soprattutto oggi.  La decadenza, l’orrore, gli spettri del presente, trovano un perfetto riscontro nelle opere di Bosh.  Anche se, la soluzione che ci propone (la meditazione sulla vita dei Santi e sulla Passione di Cristo) probabilmente va un po’ reinterpretata e sostituita, magari, con un po’ di meditazione e di ricerca del sé perduto, oppure, con una semplice auto analisi collettiva e un parziale abbandono di tutto ciò che appare strettamente materiale e che, quindi, confonde troppo gli animi, disperdendone l’essenza  e creando, appunto “ipotetici” mostri.


06.03.2011 # 1896
Napoli | Napoli novecento ( 1910-1980). Per un museo in progress

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Miami Beach | Isaac
Julien. Creative
Caribbean Network

06/03/2011

Isaac Julien è un rappresentante, di fama e di successo, della Videoarte. Ma cos’è la video arte? Si può considerare arte tout court oppure ha a che vedere con il cinema, con il cortometraggio, che a sua volta è considerato un’opera d’arte? Quando si parla di un certo cinema, a volte, si usa la parola “capolavoro”. La Videoarte è un messaggio, è la trasmissione di un’idea attraverso un mezzo a suo modo artistico. L’arte di mettere insieme immagini, anche un’unica immagine, imprimendole un’idea specifica, attraverso un linguaggio fortemente voluto e spesso coniato dall’artista spesso, a volte preso in prestito da altri codici rappresentativi, come pittura, performance, istallazioni, cinema d’autore, pittura, fotografia, scultura, tutto può servire allo scopo. Julien, artista londinese con origini creole, si presenta con una personalità ibrida, amante della cronaca, delle leggende, delle favole e di allegorie sensuali e incombenti. L’oggetto principale della sua opera è spesso il conflitto di identità scaturito dalle società multietniche, la diversità culturale, sociopolitica e sessuale. Sopra tutto, il mare, costante che l’artista usa per placare gli istinti di libertà e avventura, mare che separa e che unisce, spesso un ostacolo insormontabile ma anche simbolo di vita e di liberazione( come i viaggi degli immigrati per approdare su lidi migliori). Si attinge a man bassa da favole, leggende e storie vere, spesso tragedie, come quella accaduta a un gruppo di 20 clandestini cinesi morti annegati mentre pescano molluschi nella baia di Morecambe in Inghilterra. I clandestini sono simbolicamente avvolti nel mito, in un istallazione video di 55 minuti, Ten Thousand Waves. C’è un po’ anche dell’allegoria di Géricault, con la sua Zattera della medusa e tra gli interpreti figurano, oltre alle moltissime comparse, attori emergenti, un video artista, un maestro calligrafo, una poetessa(  Wang Ping la cui Small Boat fa da sfondo a tutta la videositallazione). Prima dell’esposizione presso il Bass Museum di Miami Beach, Julien ha esposto alla Haywartd Gallery di Londra fino al 9 gennaio 2011 e, spempre per restare nel Vecchio continente, le sue opere sono trattate dalla galleria londinese Victoria Miro.



06.03.2011 # 1730
Napoli | Napoli novecento ( 1910-1980). Per un museo in progress

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Passariano di Codroipo | Munch e lo spirito del nord | Scandinavia nel secondo ottocento

Fino al 06/03/2011

Quanto può essere miracoloso un girasole fiorito su una spiaggia del nord Europa? In una luce estiva intensa e digradante verso il bagliore notturno, di quelle notti estive scandinave che durano poche ore. Ci sono i fiordi norvegesi, le lunghe notti finlandesi, le lune estive abbaglianti, le luci e i sogni delle estati svedesi e c’è Munch. Con 30 quadri malinconici e sognanti e 10 opere su carta che identificano lo “ spirito del nord”, compreso in 130 dipinti di Norvegia, Svezia, Finlandia e Danimarca. Paesaggi, più che figure, compaiono a rappresentare luci e ombre del nord. I paesaggi la fanno da padroni per via di quell’esclusivo rapporto che l’uomo del nord ha con la natura, un rapporto privilegiato che lo avvicina alla sua idea divina. L’asse uomo, arte, natura, Dio è sempre presente nelle opere scandinave, anche in quelle letterarie e filosofiche. A Villa Manin possiamo ammirare le opere della "Golden Age" in Danimarca, con le opere prima di Eckersberg e poi di Kobke, Lundbye, P.C. Skovgaard e Dreyer. Per la Norvegia una breve presentazione sarà riservata a Dahl, Fearnley, Balke e Gude; in Svezia almeno a Larson, Berg e Wahlberg e in Finlandia a von Wright e Holmberg. Il percorso tende ad evidenziare come il paesaggio fisico diventi man mano paesaggio dell’anima. Si prosegue con Ring, Philipsen, Krøyer e soprattutto Hammershøi (cui sarà dedicata un'intera sala a Villa Manin) in Danimarca. Si continua con Hertervig, Cappelen, Killand, Thaulow, Krøgh, Sohlberg in Norvegia; e poi Larrsson, Nordström, Zorn, Ekström, Prince Eugen, Strindberg in Svezia; Edelfelt, Gallen- Kallela, Järnefelt, Churberg, Halonen, Thesleff in Finlandia. Un’ottima occasione per il pubblico italiano di conoscere, con una mostra ampia e documentata, pittura in Scandinavia e di coglierne e comprenderne più da vicino l’humus e l’essenza primaria. Dopo questa mostra anche Munch avrà una “luce diversa”.