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Mostre ed eventi // Pagina 140 di 218
14.11.2010 # 1757
Pisa | ABC e altri giochi di Bruno Munari

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Pisa | ABC e altri giochi di Bruno Munari

Fino al 14/11/2010

Quale artista e designer ha attraversato il ‘900 attraversando tutte le forme espressive, inventando nuovi modi e nuovi mondi attraverso cui vedere l’arte e la comunicazione visiva più di Bruno Munari? I suoi libri illeggibili, i prelibri per bambini in cui il libro è visto prima di tutto come oggetto, le macchine inutili, cose che cambiano forma e diventano altro semplicemnte cambiando punto di vista. Munari è l’artista geniale, il designer che ha aiutato l’arte a superare il Gap che, dopo il secondo dopoguerra, l’Itala aveva accumulato con Europa e America. Munari è tra quelli che hanno portato in alto la bandiera del design e della comunicazione visiva italiana nel mondo, attraverso le invenzioni, la sapienza progettuale e l’ABC espressiva delle arti applicati. La mostra ospitata a Pisa presso il Centro Espositivo San Michele degli Scalzi, in collaborazione con Eni e Toscana Energia è rivolta a tutti, dai bambini in su. Esposti una serie di disegni e bozzetti originali preparatori al libro gioco per bambini ABC, pubblicato nel 1960. Nei suoi libri, infatti, a partire da Da cosa nasce cosa a Fantasia e via dicendo, Munari lascia grande spazio ai bambini e allo sviluppo della fantasia, da non confondere con l’immaginazione. Il concetto è quello di mescolare le cose per trovare soluzioni nuove, di non ripetere sempre gli stessi schemi, ma magari di crearli e di disfarli subito dopo per far nascere qualcosa di diverso, di nuovo. Cambiare punto di vista sulle cose, capire come utilizzare al meglio le potenzialità di un oggetto, comprendendone in pieno la sua funzione. Il gioco, in tutto questo, riveste un ruolo primario ed è parte integrante e fondante del percorso espressivo e creativo di un adulto. Ma per comprendere il suo spirito creativo la cosa migliore è citare le sue stesse parole : “Nella realtà, tutti quelli che hanno la stessa apertura visiva e vedono il mondo nello stesso modo, non hanno osservazioni diverse da comunicarsi. Solo chi ha una apertura visiva diversa vede il mondo in un altro modo e può dare al prossimo una informazione tale da allargargli il suo campo visivo.
Mescolate quindi i disegni, cambiate i colori degli occhi, abituiamoci a guardare il mondo con gli occhi degli altri”.

21.11.2010 # 1747
Pisa | ABC e altri giochi di Bruno Munari

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Vicenza | Respiro

Fino al 21/11/2010

Soffio vitale, vita, respiro. Cinque grandi artisti contemporanei si confrontano su questo tema in maniera originale, in vari luoghi e attraverso varie forme espressive legate al suono e all’immagine in movimento, per la città di Padova. Videoarte soprattutto, con rassegne cinematografiche ma anche manifesti che toccano i temi sociali più scottanti dell’umanità, Aids, follia, droga, inquinamento e degrado ambientale. I manifesti sono firmarti da artisti come Sol Lewitt, Robert Raushenberg, Ilya Kabalov, mentre il percorso di suoni e immagini concepito dai cinque artisti presenti andrà da Palazzo Bizzarri Malvezzi al Teatro Comunale, passando per lo spazio Monotono con la scultura che respira di Nikos Nevridis. Un elefante immerso nell’acqua è invece il soggetto dell’indiano Sheba Chhachhi e si continua con il cortometraggio del duo italiano Masebo, i paesaggi di montagna che ondeggiano al ritmo del respiro dell’iraniano Farid Rahimni e l’americano Vito Acconci con un istallazione sonora molto interessante. Il programma completo sul sito.

21.11.2010 # 1743
Pisa | ABC e altri giochi di Bruno Munari

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Düsseldorf | Nam June Paik | Quadriennale 2010

Fino al 21/11/2010

Nam June Paik è il pioniere della video arte e l'artista della celebre frase "Il futuro è ora". Paik è anche l'artista che, nel movimento Fluxus, quello di Joko Ono, portò avanti un discorso legato alla tecnologia nell'arte, alla vanità, all'esclusività e alla bellezza. Tutto si esprimeva bene in questo concetto "La nostra vita è per metà naturale e per metà tecnologica. Non si può negare che l'high tech rappresenti il progresso. Ne abbiamo bisogno per lavoro. Eppure, se si segue solo l'high tech si fa la guerra. Per questo bisogna mantenere forte l'elemento umano per condurre una vita modesta e naturale". L'elemento umano, quelli erotico ( perché l'erotismo deve essere prerogativa di tutte le arti tranne che della musica? Si chiedeva Paik), ad esempio, portato avanti con le sue performances musicali, accanto alla violoncellista Charlotte Moormann che suonava due piccolissimi monitor che sui seni nudi. Televisori accatastati, montor, fili, le sue istallazioni sono sempre state molto partecipate dal pubblico. I suoi video manipolati, su cui il pubblico poteva intervenire, il mix di elementi tecnologici come registratori, strumenti musicali come pianoforti, ma anche pupazzi, specchi e oggetti zen, tutto era concepito per realizzare una performance totale e completa, che si svolgesse all'unisono. Musica, immagini e performance, che diedero una svolta epocale al mondo artistico contribuendo ad abbattere ulteriormente convenzioni sociali anche attraverso lo scandalo e lo stupore. Leone d'oro alla Biennale di Venezia 1990, negli ultimi tempi si era diretto verso l'esplorazione della tecnologia laser, attraverso la proiezione di immagini su garze, sculture e cascate d'acqua. La mostra si inserisce nell'ambito della quadriennale 2010 al Kunst Plast di Düsseldorf. ed è curata da Nam June Paik Kyung-Sook Lee, Tate Liverpool e Susanne Rennert del Museum Kunst Palast.

17.11.2010 # 1778
Pisa | ABC e altri giochi di Bruno Munari

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Milano | Robert Doisneau. Dal mestiere all'opera e Palm Springs 1960

Fino al 17/11/2010

Il mondo era il suo teatro, la sua personale riserva di caccia. Un cantore, un menestrello, un amante di stornelli piuttosto che di canzoni sofisticate. Questo grande fotografo francese, nato a Gentilly, nord di Parigi, nel 1912, si appostava negli angoli più remoti delle strade di Parigi, per cogliere un momento in cui cercava “ di mostrare un mondo in cui la gente è gentile, in cui si trova la tenerezza che vorrei ricevere. Le mie foto sono la prova che un mondo cos’ può esistere”. Un passato di lavoro alla Renault( esperienza che, a suo dire, decretò anche la fine della sua gioventù), azienda lasciata per intraprendere il mestiere di fotografo presso l’agenzia Rapho, con cu cominciò i suoi primi reportage. Vissuto in un periodo in cui ebbe la fortuna di conoscere Prévert, Man Ray, Rolleiflex e il poeta Robert Giraud, con cui girò la Parigi notturna del jazz, i café esistenzialisti di Sartre e Cocteau, lavorò per Vogue e per Life. Nel 1960 la rivista Fortune lo incaricò di raccontare per immagini la vita di una città tutta nuova, particolare, “nata come un fiore sgargiante nel deserto della California”: Palm Springs. Doisneau la raccontò in maniera ammirevole, significativa, attraverso la sabbia del deserto, le palme, il cielo blu cobalto, gli abiti chiassosi dei suoi abitanti, i cocktail e i campi da golf, componendo il suo personale puzzle dell’american dream, non stemperato dal bianco e nero ma reso vivido dai colori, pieni, quasi pittorici, ma reali come mai. La mostra è presente per la prima volta in Italia, con l’album dedicato a Palm Spring e non solo. Scatti del periodo parigino, durante la guerra, scatti di momenti catturati durante la sua “caccia personale”. Amico e collaboratore di Daniel Pennac e di Mario Capanna, ne condivise la sensibilità e la filosofia di vita. Uno che voleva affrontare il lavoro un po’ come fanno gli artisti di strada, cogliendone l’immediatezza, la poesia, la prosaicità, la verità e l’umanità nascosta. Di sé, infine, diceva di “affrontare il lavoro come fosse l’unico antidoto all’angoscia di non essere”. La mostra è nata dalla collaborazione con la famiglia Doisneau e la Fondation Cartier-Bresson di Parigi: Dal mestiere all’opera e Palm Springs 1960.

17.11.2010 # 1685
Pisa | ABC e altri giochi di Bruno Munari

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New York | Colorama

Fino al 17/11/2010

Presso la Eastman House la mostra che celebra l'America dei Colorama. Dagli anni 50 al 1990, chiunque passasse per la Grand Central station di New York non poteva fare a meno di vedere i cartelloni che rappresentavano scene tipicamente americane retroilluminate, gigantografie di 5x18 m, che pubblicizzavano le pellicole Kodak e rappresentavano cowboy, bellezze al bagno, famiglie davanti al caminetto, zucche di Halloween, i windsurf, i concorsi delle Miss, le ampie gonne anni 50 e la febbre da discoteca degli anni 70. E ancora, lo sport, le fattorie, i panorami cittadini, quando negli State c'era ancora la moda di conservare album enormi. I colorama diffondevano il tipico america style middle class, ne raccontavano la vita e la famiglia, le aspirazioni, i viaggi e il tempo libero. A 60 anni dal primo cartellone, in mostra alla Eastman House di Rochester( New York) ben 565 Colorama che illustrano un'epoca e le sue aspirazioni, almeno nel mondo della pubblicità.

14.11.2010 # 1679
Pisa | ABC e altri giochi di Bruno Munari

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Modena | Daido Moriyama. Visioni dal mondo

Fino al 14/11/2010

S'inaugura a settembre la più grande retrospettiva italiana dedicata ad una delle figure più importanti della fotografia nipponica, Daido Moriyama, con 270 immagini dagli anni 60 fino ad oggi. L'obiettivo è quello di ricostruire un percorso storico-artistico di grande significato e impatto sul presente, utile a comprendere le direzioni e le dinamiche della fotografia contemporanea. Daido Moriyama. Visioni dal mondo, rappresenta la ricerca quotidiana che spinge l'artista a ricercare per tutta la vita, in ogni anfratto, paesaggio, attraverso i contrasti e i bianchi e neri, l'essenza di una quotidianità attraversata dal senso del tempo e dalla sua frammentarietà. L'inaugurazione ( 18 settembre) convergerà con l'apertura del Festival Filosofia sul tema della fortuna. Con una selezione di 30 immagini studiata per questa particolare occasione, Moriyama risponderà alla domanda suggerita da Fondazione Fotografia: are you a lucky artist? La mostra è ospitata a Modena, Ex Ospedale Sant'Agostino e promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio. Nota biografica (dal sito): Daido Moriyama Hiromichi (Daido) Moriyama nasce a Ikeda-cho, Osaka, nel 1938. Il padre è impiegato per una società di assicurazioni e a causa del suo lavoro la famiglia si trasferisce in diverse città del Giappone. Nel 1961 Moriyama è a Tokyo per aderire al collettivo di fotografi VIVO che si scioglie però a distanza di breve tempo. Dopo aver lavorato come assistente di Eikoh Hosoe, nel 1964 inizia la carriera di freelance e tre anni più tardi vince il premio come artista emergente della Japan Photo-Critics Association. Negli stessi anni inizia a collaborare con diverse riviste, la più importante delle quali, benché uscita in tre soli numeri, è PROVOKE, fondata da Takuma Nakahira, Takahiko Okada, Yutaka Takanashi e Koji Taki. Oltre alle due celebri serie realizzate per PROVOKE – l'una notturna, scattata in un love hotel, l'altra realizzata in un drugstore ad Aoyama durante gli scontri del 1968 tra polizia e oppositori dell'Ampo – tra gli anni Sessanta e Settanta Moriyama realizza importanti lavori quali Japan: a photo theater, Scandal, Pantomime, Accident, Farewell photography, Hunter. Negli anni Novanta arriva il successo internazionale che lo porta ad esporre in diverse gallerie e musei di tutto il mondo tra cui: San Francisco Museum of Modern Art (1999, 2009); Metropolitan Museum di New York; Fotomuseum di Winterthur (1999), White Cube, Londra (2002), Fondation Cartier pour l'art contemporain, Parigi (2003), Kunsthaus di Graz; Museum of Contemporary Art di Vigo, Spagna (2005), Museum of Contemporary Art, Tokyo (2008).