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Mostre ed eventi // Pagina 145 di 223
17.11.2010 # 1778
Milano | Robert Doisneau. Dal mestiere all'opera e Palm Springs 1960

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Milano | Robert Doisneau. Dal mestiere all'opera e Palm Springs 1960

Fino al 17/11/2010

Il mondo era il suo teatro, la sua personale riserva di caccia. Un cantore, un menestrello, un amante di stornelli piuttosto che di canzoni sofisticate. Questo grande fotografo francese, nato a Gentilly, nord di Parigi, nel 1912, si appostava negli angoli più remoti delle strade di Parigi, per cogliere un momento in cui cercava “ di mostrare un mondo in cui la gente è gentile, in cui si trova la tenerezza che vorrei ricevere. Le mie foto sono la prova che un mondo cos’ può esistere”. Un passato di lavoro alla Renault( esperienza che, a suo dire, decretò anche la fine della sua gioventù), azienda lasciata per intraprendere il mestiere di fotografo presso l’agenzia Rapho, con cu cominciò i suoi primi reportage. Vissuto in un periodo in cui ebbe la fortuna di conoscere Prévert, Man Ray, Rolleiflex e il poeta Robert Giraud, con cui girò la Parigi notturna del jazz, i café esistenzialisti di Sartre e Cocteau, lavorò per Vogue e per Life. Nel 1960 la rivista Fortune lo incaricò di raccontare per immagini la vita di una città tutta nuova, particolare, “nata come un fiore sgargiante nel deserto della California”: Palm Springs. Doisneau la raccontò in maniera ammirevole, significativa, attraverso la sabbia del deserto, le palme, il cielo blu cobalto, gli abiti chiassosi dei suoi abitanti, i cocktail e i campi da golf, componendo il suo personale puzzle dell’american dream, non stemperato dal bianco e nero ma reso vivido dai colori, pieni, quasi pittorici, ma reali come mai. La mostra è presente per la prima volta in Italia, con l’album dedicato a Palm Spring e non solo. Scatti del periodo parigino, durante la guerra, scatti di momenti catturati durante la sua “caccia personale”. Amico e collaboratore di Daniel Pennac e di Mario Capanna, ne condivise la sensibilità e la filosofia di vita. Uno che voleva affrontare il lavoro un po’ come fanno gli artisti di strada, cogliendone l’immediatezza, la poesia, la prosaicità, la verità e l’umanità nascosta. Di sé, infine, diceva di “affrontare il lavoro come fosse l’unico antidoto all’angoscia di non essere”. La mostra è nata dalla collaborazione con la famiglia Doisneau e la Fondation Cartier-Bresson di Parigi: Dal mestiere all’opera e Palm Springs 1960.

30.11.2010 # 1722
Milano | Robert Doisneau. Dal mestiere all'opera e Palm Springs 1960

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Milano | Fantasilandia

Fino al 30/11/2010

Otto artisti tra i migliori esponenti del pop surrealism espongono a Milano alla galleria Antonio Colombo; tra misticismo, meraviglia, voglia di rompere le convenzioni, figurativismo, onirismo, figure metaforiche, gli artisti spaziano sul concetto Fantasilandia, laddove la loro fantasia senza limiti li può portare. Un modo per guardare da vicino i principali esponenti del Pop Surrealismo americano, come Gary Baseman, Tim Biskup e Eric White, i fuoriclasse del Low Brow come Anthony Ausgang ( proveniente dall’ambiente lowbrow, cultura alternativa dell’hot rod, ovvero automobili customizzate e dell’illustrazione ), Gary Taxali e Heiko Müller, il pittore Nicola Verlato che ha introdotto il movimento in Italia così come lo storyteller della pittura Gabriele Arruzzo. La mostra è curata da Julie Kogler. In più, per completare il quadro d’insieme, è utile raffrontare questa mostra, anzi completarla con la mostra Pop Surrealism ( che abbiamo già segnalato in queste pagine ) ospitata a Palazzo Collicola di Spoleto. 40 artisti americani di rilievo per comprendere meglio l’essenza di questo straordinario movimento, che abbraccia soggetti iconografici ordinari mischiati ai mostri contemporanei, un mix di leggende, miti tradotti in immagini di grande effetto, oniriche e surreali, un po’ come passare dall’altra parte dello specchio, citando il romanzo di Lewis Carrol.

25.11.2010 # 1835
Milano | Robert Doisneau. Dal mestiere all'opera e Palm Springs 1960

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Lucca | LUCCAdigitalPHOTOfest!

Fino al 12/12/2010

Il tema di quest’anno è la donna. Fotografa e artista, soggetto o musa ispiratrice. Torna, alla sesta edizione, il festival dedicato alla fotografia tout court. Ma non solo. Video arte, conferenze, incontri e workshop si snoderanno in una ambiente suggestivo e affascinante come il centro storico di Lucca. Il percorso spazia dal fotogiornalismo, con un reportage sulla denuncia della violenza domestica di Donna Ferrato, che mette i riflettori in particolare su un quartiere di New York, Tribeca; ma anche moda e percorsi meno trend, con una retrospettiva dedicata a Eikoh Hosoe. Ci sono le venti immagini dell’artista americana, scomparsa tragicamente 30 anni fa, inquietante e talentuosa, Francesca Woodman, ma c’è spazio per molti italiani di gran pregio come Paola Binante con la mostra Paralipomeni. Ospite d’onore, l’artista americana Sandy Skoglund. Ecco l’elenco di tutti gli artisti, tra video arte e fotografia, che espongono al Ldpf: Sandy Skoglund Bye bye Baby Marilyn Giorgia Fiorio Horst P. Horst Jan Saudek Donna Ferrato Michel Comte Francesca Woodman Sara Munari Missirkov/Bogdanov Nicola Quiriconi Paola Binante World Press Photo 2010 Tracey Moffatt Andrea Di Martino Rania Bellou

23.11.2010 # 1829
Milano | Robert Doisneau. Dal mestiere all'opera e Palm Springs 1960

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Parigi | Half Life di Michael
Ackerman

Fino al 11/12/2010

Sono immagini fin troppo riconoscibili quelle di Michael Ackerman. Nato in Israele, classe 1967, cresciuto tra New York, Cracovia e Berlino, ha impiegato sette anni per completare il suo terzo libro Half Life, da cui è tratta questa mostra alla Galerie Vù di Parigi. Le immagini di Ackerman sono in bianco e nero, sfocate, come istanti tratti dalla memoria, dal sogno, dal ricorso, ectoplasmi del suo vissuto. Riconoscibili perché ogni immagine rimanda a luoghi e situazioni della sua vita, con una linearità continuamente spezzata e rimandi continui, uomini senza nome che rinviano all’universo di Jean Genet. Il collegamento tra le fotografie è illusorio perché non fa altro che mettere in crisi gli equilibri, fragile e allucinati. Davanti alle immagini di Ackerman, spesso “nude e crude”, si pensa agli orrori ( ad esempio la Shoah)della seconda guerra mondiale, ad un mondo triste e duro, fatto di edifici tetri e soffocanti, di grigiore diffuso, con corpi rappresentati come nature morte. I volti e i corpi umani non diventano tutt’uno con l’insieme, ma appaiono isolati, come icone mortuarie. Apparizioni, incubi, sogni diurni che lasciano il segno, che non si dimenticano.

21.11.2010 # 1747
Milano | Robert Doisneau. Dal mestiere all'opera e Palm Springs 1960

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Vicenza | Respiro

Fino al 21/11/2010

Soffio vitale, vita, respiro. Cinque grandi artisti contemporanei si confrontano su questo tema in maniera originale, in vari luoghi e attraverso varie forme espressive legate al suono e all’immagine in movimento, per la città di Padova. Videoarte soprattutto, con rassegne cinematografiche ma anche manifesti che toccano i temi sociali più scottanti dell’umanità, Aids, follia, droga, inquinamento e degrado ambientale. I manifesti sono firmarti da artisti come Sol Lewitt, Robert Raushenberg, Ilya Kabalov, mentre il percorso di suoni e immagini concepito dai cinque artisti presenti andrà da Palazzo Bizzarri Malvezzi al Teatro Comunale, passando per lo spazio Monotono con la scultura che respira di Nikos Nevridis. Un elefante immerso nell’acqua è invece il soggetto dell’indiano Sheba Chhachhi e si continua con il cortometraggio del duo italiano Masebo, i paesaggi di montagna che ondeggiano al ritmo del respiro dell’iraniano Farid Rahimni e l’americano Vito Acconci con un istallazione sonora molto interessante. Il programma completo sul sito.

21.11.2010 # 1743
Milano | Robert Doisneau. Dal mestiere all'opera e Palm Springs 1960

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Düsseldorf | Nam June Paik | Quadriennale 2010

Fino al 21/11/2010

Nam June Paik è il pioniere della video arte e l'artista della celebre frase "Il futuro è ora". Paik è anche l'artista che, nel movimento Fluxus, quello di Joko Ono, portò avanti un discorso legato alla tecnologia nell'arte, alla vanità, all'esclusività e alla bellezza. Tutto si esprimeva bene in questo concetto "La nostra vita è per metà naturale e per metà tecnologica. Non si può negare che l'high tech rappresenti il progresso. Ne abbiamo bisogno per lavoro. Eppure, se si segue solo l'high tech si fa la guerra. Per questo bisogna mantenere forte l'elemento umano per condurre una vita modesta e naturale". L'elemento umano, quelli erotico ( perché l'erotismo deve essere prerogativa di tutte le arti tranne che della musica? Si chiedeva Paik), ad esempio, portato avanti con le sue performances musicali, accanto alla violoncellista Charlotte Moormann che suonava due piccolissimi monitor che sui seni nudi. Televisori accatastati, montor, fili, le sue istallazioni sono sempre state molto partecipate dal pubblico. I suoi video manipolati, su cui il pubblico poteva intervenire, il mix di elementi tecnologici come registratori, strumenti musicali come pianoforti, ma anche pupazzi, specchi e oggetti zen, tutto era concepito per realizzare una performance totale e completa, che si svolgesse all'unisono. Musica, immagini e performance, che diedero una svolta epocale al mondo artistico contribuendo ad abbattere ulteriormente convenzioni sociali anche attraverso lo scandalo e lo stupore. Leone d'oro alla Biennale di Venezia 1990, negli ultimi tempi si era diretto verso l'esplorazione della tecnologia laser, attraverso la proiezione di immagini su garze, sculture e cascate d'acqua. La mostra si inserisce nell'ambito della quadriennale 2010 al Kunst Plast di Düsseldorf. ed è curata da Nam June Paik Kyung-Sook Lee, Tate Liverpool e Susanne Rennert del Museum Kunst Palast.