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Mostre ed eventi // Pagina 138 di 220
09.01.2011 # 1842
Milano Immagini inquietanti / Disquieting images

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Milano
Immagini inquietanti
/ Disquieting images

09/01/2011

L’arte è anche far vedere ciò che non si vuol vedere. Costringere l’osservatore a buttare un occhio su una realtà censurata, nascosta, ma reale. L’arte non è solo trasfigurazione della realtà, onirismo, simbolismo, surrealismo o iperrealismo. L’arte è comunicazione, espressione anche di un’idea, attraverso un’immagine, ad esempio. Come accade in questa mostra “spiazzante”, in cui sono raccolte una serie di immagini inquietanti che sono sempre state accompagnate da discussioni e censure dal primo ‘900. Inquinamento, sesso, AIDS, mafia, sadomasochismo, guerra, droga, travestitismo, violenza sugli animali, sfruttamento della natura e dell’essere umano; e ancora, immagini di erotismo, malattie terminali, immagini di diversità sociale, di emarginazione, immagini che raccontano di condizioni psicologiche fisiche e sessuali cui viene affiancato, alla Triennale di Milano, un percorso di incontri e convegni basati sia sulla fotografia che sulle arti. In mostra: Julio Cesar Aguilar Fuentes, Diane Arbus, Letizia Battaglia, Nina Berman, Elena Dorfman, Donna Ferrato, Nan Goldin, Philip Jones Griffiths, Pieter Hugo, Alfredo Jaar, Yoshiyuki Kohei, Sally Mann, Robert Mapplethorpe, Mary Ellen Mark, Richard Misrach, James Nachtwey , Michael Nichols, Paolo Pellegrin, Gilles Peress, Eugene Richards, Lise Sarfati, Stephanie Sinclair, Brian Weil, Zalmai.



10.01.2011 # 1861
Milano Immagini inquietanti / Disquieting images

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Napoli | O vero!
Napoli nel mirino

Fino al 10/01/2011

 

Una raccolta di immagini prese dal “vero” a Napoli in mostra al MADRE. In mezzo ai vicoli, nelle periferie postmoderne, personaggi e panorami “paradigmatici”, figli dell’eccesso, nel bene e nel male. Napoli è una città che in tempo di crisi o no, resta sempre uguale  a se stessa, con le sue contraddizioni e la sua voglia di non sottrarsi al racconto, quello vero. E O vero! È anche l’espressione di falsa meraviglia e ironia che il napoletano medio esclama di fronte alla realtà, spesso incredulo. Un’esclamazione che riflette lo spirito disincantato di una città, la disillusione continua che scaturisce in immagini di personaggi che si mostrano per quello che sono o che credono di essere, la voglia di “guardare le cose in faccia”, magari con punti di vista e obiettivi( quelli della macchina fotografica) diversi. Ecco, quindi, le immagini straripanti riferite ai femminielli, alle statue che simboleggiano tutta la prorompente sensualità della città partenopea, i registi che da sempre cercano di raccontarla in maniera reale e un po’ borderline, con amore e con disincanto, gli attori, pieni di passione di coraggio, i fantasmi, gli sposi così scenografici e plateali, l’immondizia, i morti ammazzati, gli emarginati. Anche la finzione, così ben rappresentata quale simbolo della mostra, può determinare un effetto reale che reale non è, o almeno lo è solo in apparenza. 

10.01.2011 # 1846
Milano Immagini inquietanti / Disquieting images

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Berlino | Color fields


Fino al 10/01/2011

La pittura Art Field è stata definita dagli storici con una molteplicità di termini: Abstract Sublime, Cool Art, Hard-Edge painting, Lyrical Abstraction e Post Painterly Abstraction. Assieme a laser e computer, i colori vinilici della pittura Color Fields si diffondono negli States, negli anni ’70. Il motto è “la superficie è il messaggio”, con il titolo Color Fields che appare per la prima volta nel saggio di Irvin Sandler, Abstract espressionism. In questa mostra ospitata al Guggenheim di Berlino ci sono i protagonisti di questa pittura. 14 tele realizzate tra il 1959 e il 1971, 13 artisti uniti dall’astrazione post pittorica, campi cromatici e geometrici, un colore che si stende veloce e piatto sulla tela, in cui il pigmento è l’unico vero protagonista. Si va dalla pittura a macchia di Helen Frankenthaler, con un effetto di sospensione dei piani visivi, alle tele inclinate di Morris Louis, con il colore espresso nelle sue gamme assolute. E ancora, con Mark Rothko, il colore diventa suo dinamismo vivo inserito in una potenza architettonica, mediante la sovrapposizione di stesure cromatiche. Si raccontano gli Intervalli di colori, analizzati da Gene Davis fino all’abolizione del quadro inteso come pittura, di Frank Stella, reso simile ad un oggetto colorato, presentato come un pattern geometrico completamente autoreferenziale. Una pittura che esula dal contesto della pop art, che approfondisce il discorso dei Colorama, i giganteschi e coloratissimi poster pubblicitari con immagini di vita americana della middle class, piazzati in tutti i luoghi pubblici. Ma, in color fields, resta solo il colore.

09.01.2011 # 1890
Milano Immagini inquietanti / Disquieting images

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New York | John
Baldessarri: Pure
Beauty

09/01/2011

Chi è John Baldessari? Un artista nato in California,  di 79 anni suonati, con all’attivo oltre 200 mostre personali e 900 collettive. Probabilmente uno dei più influenti artisti di arte concettuale ancora vivente. Baldessari ha sperimentato un genere a metà tra arte presa altrove,come fotografie, dipinti, stampe, cosa tipica delle Pop Art, combinandole con testi e parole, cosa tipica, invece, dell’arte concettuale. Troviamo un condensato di tutto questo nei famosi Phototext, in cui l’artista, sosteneva di dover a tutti i costi costringere ad una riflessione il fruitore. Un altro spunto per comprendere l’arte di Baldessari è la citazione di un  altro artista nei suoi confronti( Nam June Paik) riguardo al fatto di “apprezzare più quello che egli lascia fuori che dentro”. Baldessari, affermò infatti di dare molta più importanza proprio all’assenza, a ciò che nell’arte restava fuori. Quando le sue opere cominciarono a diventare veri e propri eventi che tutti si aspettano, come nel caso dell’opera del ‘71 Sto facendo arte, in cui ripete continuamente per 13 minuti Non farò più arte noiosa, allora cambia subito registro e passa ad altro. Baldessari è anche l’artista che brucia le sue opere. I dipinti realizzati tra il ‘53 e il ‘66 vengono radunati in una cerimonia  e bruciati, poi raccolti in un’ urna. In seguito egli pubblica in proposito un necrologio con la scritta Requiescat in pace, John Baldessari, Pittore. Un atto rituale di purificazione, insomma, attraverso il quale si apre una nuova “poetica” artistica. Come il mettere insieme immagini prese dai bugigattoli di Los Angeles, immagini riferite  a film di vario genere, privati dal loro significato, in fotocomposizioni in cui l’artista imprime vigore attraverso un’azione significante, la pittura di un cerchio ad esempio.  Nel 2009 la Biennale di Venezia gli assegna il Leone d’oro alla carriera, una consacrazione. Questa mostra ospitata al Metropolitan di New York è la chiusura di una retrospettiva aperta l’anno scorso alla Tate di Londra, che è passata per Barcellona e Los Angeles, dal titolo Pure Beauty, come la prima mostra personale di Baldessari. Un tributo, con opere di 5 decadi di lavoro di un artista ritenuto leggendario.

09.01.2011 # 1881
Milano Immagini inquietanti / Disquieting images

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Rovereto | Dana Schutz.
Contemporanea

09/01/2011

Il Mart di Rovereto dedica, per la prima volta in Europa, una retrospettiva ad una delle più sorprendenti e interessanti artiste americane degli ultimi 5 anni, Dana Schutz . La Schutz, classe 1976, non ama definire la sua pittura surrealista ma appartenente alla grande tradizione espressionista americana. Le sue tele, infatti, hanno l’effetto di ricordare che “[…] un quadro [è] ancora, nonostante tutto, un luogo dove certe cose accadono al di là della socialità e della legge, della la razionalità e della sensibilità così come le conosciamo”. E ancora, per il curatore del catalogo Alessandro Rabottini “Sembra che per i personaggi di Dana Schutz introdurre qualcosa nel proprio corpo, perforarlo o inghiottire non corrisponde necessariamente all’atto dell’introiezione, come se al corpo sia stata sottratta qualsiasi occasione di simbolizzazione – almeno per quanto riguarda il dominio dell’arte – e ogni tipo di corrispondenza tra sensibilità e conoscenza, per quanto invece concerne l’orizzonte della psicologia.”
A parere di Rabottini, questa scissione è responsabile del paradossale effetto umoristico del lavoro di Dana Schutz: “[…]come accade nei film comici, quando un’azione rovinosa e, si suppone, estremamente dolorosa, non produce affatto la morte ma solleva, al contrario, il riso in virtù della sua ciclica reversibilità”. I dipinti della Shutz, che sceglie l’arte della pittura, un’arte che è tutt’altro che in declino, non sopravanzata come si vorrebbe da performance o istallazioni che tengano, è assimilabile ad artisti come Guston e per questo, nei suoi modi grotteschi, violenti ma che sfiorano la comicità, legata anche alla migliore tradizione pittorica europea. Al Mart sono esposti, tra gli altri, i "Self-Eaters" (Autofagi) che hanno segnato la produzione attuale di Dana Schutz, figure appartate dedite ad azioni crudeli, compulsive e multitasking - come in "Swimming, Smoking, Crying" (2009) o "Shaking, Cooking, Peeing" (2009) – o scompaginate da mutamenti corporei provocati dall’esterno tramite organi sensibili come bocca, dita e occhi, come in "Bird in Throat" (2010), "Finger in Fan" (2010), e "Poke" (2010). La retrospettiva dedicata a Dana Shutz cerca di ripercorre la genesi della sua arte pittorica, secondo quanto sostiene la stessa Shutz, ovvero di cercare un’arte che “galleggi dentro e fuori dai generi pittorici” e in cui “ Le nature morte diventano personificate, i ritratti diventano eventi, e i paesaggi diventano architetture”.

09.01.2011 # 1808
Milano Immagini inquietanti / Disquieting images

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Murcia | Manifesta 8



Fino al 09/01/2011

Una biennale”nomade”, itinerante. Ogni anno, una diversa location, che culmina in una mostra di almeno tre mesi. Quest’anno tocca a Murcia, in Spagna e si basa in maniera particolare sul dialogo con l’Africa settentrionale, del resto non molto lontana da qui. Perché Manifesta si sposta continuamente? Per non “fossilizzarsi” nei centri spesso visti come dominanti, cercando di reinventare una”mappatura” diversa di una nuova “topografia culturale”. In ogni biennale di Manifesta c’è un dibattito aperto sugli sviluppi emergenti dell’arte contemporanea, sulle tendenze e gli imput in ambito europeo. Manifesta non è solo expò, ma anche dibattiti, seminari, convegni costruttivi, con al centro il desiderio di esplorare il territorio ospitante dal punto di vista anche psicologico, rafforzando i contatti tra produzione artistica e territorio geografico. Il valore di Manifesta vede ogni anno la partecipazione di artisti, professionisti, tirocinanti, curatori da 40 paesi diversi e con la prospettiva di aprirsi, nei prossimi anni, anche a 30 paesi in cui in un futuro prevedibile l’Europa potrebbe espandersi. Manifesta è coglierne la società che cambia, insomma, nel suo divenire artistico e paneuropeo. Prima di Murcia Manifesta è stata a Rotterdam (1996), Lussemburgo (1998), Lubiana(2000), Francoforte (2002), San Sebastian (2004), Nicosia (2006 - annullato), Trentino-Alto Adige (2008).